v1:
Alessandro accese gli abbaglianti, ma la campagna rimase immersa nell'oscurità.
[la v2 colma i dettagli mancanti nella v1]
v2:
Alessandro ruotò la leva a sinistra del volante. Il fascio di luce degli abbaglianti si proiettò lungo la strada sterrata, attraverso la polvere, sfiorò i tarassachi che crescevano lungo il ciglio e si perse, in fondo, in una cortina di nebbia e buio.
Premesso che il pov appartiene a Marco, ecco che la "campagna" assume una forma nella v2.
v1:
v2:«Non si vede una mazza» mormorò.
Marco, seduto accanto a lui, aspirò dalla sigaretta e appoggiò il braccio sul bordo del finestrino. Buttò via il fumo dalla bocca e osservò il foglio che teneva nell'altra mano. [e la sigaretta che fine fa?] C'erano le foto di due ragazze, con poche righe di testo riportate affianco.
«Spero solo che siano davvero queste» disse Marco.
Non si vede una mazza» disse Alessandro.
Marco, seduto nel posto accanto, aspirò dalla sigaretta e appoggiò il braccio sul bordo del finestrino. Buttò via il fumo e lanciò il mozzicone fuori dalla macchina. [mozzicone è meglio di sigaretta, edit di Anacroma]
«Spero solo che siano davvero queste» disse Marco.
Da notare, oltre alla sigaretta, il foglio che Marco guarda nella v1. Riesce a leggere nonostante il buio?
v1:
«La mia è uguale alla foto, l'ho vista in webcam» fece Alessandro, senza distogliere lo sguardo dalla strada. [che senso ha dire ciò che non avviene? È facile che confonda] «Io ci ho solo parlato in chat. Ma... cioè, stavano su un sito di incontri, ma a me non sembrano cerchino proprio l'anima gemella...»
v2:
«Spero solo che siano davvero quelle delle foto» disse.«La mia è uguale alla foto, l'ho vista in webcam» fece Alessandro, il viso rivolto alla strada.
«Io ci ho solo parlato in chat. [aggiunta la spiegazione a ciò che dice dopo] La mia sta nella sezione – come si chiama? – insomma, quella per storie serie. Ma... cioè, a me non sembra che cerchino proprio l'anima gemella... C'hanno due facce da porche... » [tocco zozzo di classe]
Da notare l'eliminazione della negazione. Per qualcuno può essere solo l'ennesima postilla dello Show, don't tell, ma ragionandoci su, dal punto di vista funzionale, la cosa ha senso: è più immediato dire ciò che avviene, non ciò che non avviene. (Questo me lo fece notare il Duca in un racconto, e lo trovai assai sensato.)
v1:
Alessandro rise. «Che ti frega? Per una sola sera va bene. Piuttosto, tu lo vedi, 'sto casale?» [poco credibile]
v2:
Alessandro rise. «Meglio, coglione! Ma 'sto casale? Non è che l'abbiamo superato?» [altro tocco di classe e di credibilità]Niente da aggiungere.
Marco guardò prima attraverso il finestrino e poi attraverso il parabrezza. Quindi distese un braccio e indicò davanti a sé: «Eccolo, vedi?» [azione frettolosa e poco convincente, aggiustata nella v2] Alessandro esitò [qualcuno mi dica come si esita], poi ingranò una marcia superiore e l'auto accelerò, sobbalzando sulla strada sterrata. Il casale abbandonato era un'ombra tra le ombre;
Marco si voltò a destra, sporse la testa dal finestrino, quindi tornò dentro e lo richiuse. «Ale, io qua non ci sto a vedere proprio un – aspetta! Aspetta!» Distese un braccio e indicò davanti a sé: «Eccolo, vedi?» La macchina decelerò, poi Alessandro ingranò la terza e Marco sbatté contro lo schienale. [gli effetti sono mostrati, le cause inferite] “Se rotoliamo con la macchina in una pineta potrebbe essere la volta buona che la smette di guidare così” pensò Marco. [pensiero: esplicito aggancio di un pov]
i fari della macchina si proiettarono sui muri scalcinati stampandovi la sagoma dell'erba e dei cipressi che vi crescevano davanti. [il gerundio dà una continuità che, in una frase lunga e con subordinate, può affaticare]
I fari della macchina illuminarono dei muri scalcinati e vi stamparono sopra le ombre dell'erba alta e dei due cipressi posti davanti.
Alessandro spense il motore ma tenne acceso il quadro. [sbrigativo ma abbastanza chiaro] «E ora?» disse.«Un attimo» fece Marco. Si frugò nelle tasche dei jeans. Accese la luce sul tettuccio, rivelando una barba vecchia di qualche giorno e una stempiatura evidente [in questa v, il pov era di Alessandro]. Estrasse dalla tasca posteriore un foglio malridotto, piegato in quattro. Dopo averlo disteso, disse: «Ecco, i numeri di cellulare. Chiamiamo... uhm... Aneta o... Greta?»
Alessandro frenò all'improvviso e la macchina sgommò per mezzo secondo. Girò la chiave [causa mostrata], il motore si spense [ovvia conseguenza] ma gli indicatori del quadro rimasero accesi. [chiarimento meno ovvio] «E ora?» disse.«Un attimo» fece Marco, frugando nelle tasche dei jeans. Accese la luce sul tettuccio. Estrasse dalla tasca posteriore un foglio raggrinzito, piegato più volte. Dopo averlo disteso e stirato, disse: «Ecco, i numeri di cellulare. Chiamiamo... uhm... Aneta o... Greta?»
«Aneta. Dammi qua.» Alessandro prese il cellulare dopo che Marco ebbe composto il numero. Era libero.
«Aneta» fece Alessandro.«Dài a me, che tu non ci sai fare.»Marco compose il numero e azionò il vivavoce un attimo prima che l'amico gli togliesse il cellulare di mano. [aggiustatina di coerenza per evitare di modificare tutto in blocco, a causa del pov]
«Pronto?» rispose una voce femminile.«Ehi, ciao Aneta, sono Alessandro!»
«Ehi, ciao, Alessandro? Dove siete?» Una voce femminile dalla pronuncia incerta. [ripetizione, per giunta]
Marco intanto gesticolava con ampi gesti delle braccia, come se avesse vinto la sua squadra del cuore, saltellava sul sedile e si sfregava le mani. [imperfetti troppo generici di azioni continuate in maniera poco chiara]
«Pronto?» rispose una voce femminile.
«Ehi, ciao Aneta, sono Alessandro!»
«Ehi, ciao Alessandro! Dove siete?»
Riconosciuta la cadenza non italiana, Marco strinse i pugni all'altezza della pancia e li agitò avanti e indietro. [alias: ma vaiii. Breve e chiaro. Credo.]
«Oh, be', noi siamo davanti al casale, ma voi piuttosto dove siete? Non vi...»Nell'oscurità la luce di un cellulare [come si fa a riconoscere subito che si tratta di un cellulare?] danzò e tracciò un arco. La luce si fece più vicina, poi sparì. I fari della macchina [che spreco di batteria! È più logico spegnerli] illuminarono due ragazze che avanzavano, entrambe in minigonna, una nera, l'altra rosso scuro. [una descrizione frettolosa, giustificata in parte per i limiti del concorso]
«Oh, guarda, noi siamo davanti al casale, ma voi piuttosto dove siete? Non vi...»Nell'oscurità davanti a loro comparve una luce azzurognola che tracciò un arco. [se si capisce che la ragazza ha allontanato il cellulare per segnalare, bene. Sennò pazienza] La luce si fece più grande, poi sparì. Davanti al bagliore delle luci di posizione [più plausibile dei fari] comparvero due paia di gambe nude [si mostrano gradualmente]. Man mano che si avvicinavano, le luci rivelarono due minigonne, nera quella a sinistra, bordeaux quella a destra.Alessandro ruotò la leva dei fari.La luce inondò le due ragazze. Entrambe con una camicetta in tinta con la gonna, sbottonata sul davanti. La bionda era quella con la minigonna nera, l'altra era mora.
Quando passarono davanti ai fari e la luce le inondò, Marco emise un verso stridulo e diede una serie di pacche sulla spalla di Alessandro, e nell'agitarsi faceva ballare la macchina sulle sospensioni. «Evvai, Ale, evvai!» diceva. [imperfetto aspecifico, lungi da me]Una delle due donne, quella con la minigonna nera, giunta accanto alla portiera del conducente si chinò.Alessandro era ormai certo che le due non fossero in cerca dell'anima gemella.
A Marco sembravano gemelle. Emise un verso stridulo e diede una serie di pacche sulla spalla di Alessandro, saltellò sul sedile e la macchina dondolò sulle sospensioni. «Evvai, Ale! Evvai!»
Una delle due ragazze, quella con la minigonna nera, giunta accanto alla portiera del conducente si chinò.
“Guarda che tette” pensò Marco. “Altro che storia d'amore, queste ci distruggono.” [cambio pov]
Abbassò il finestrino.«Ciao, Alessandro» disse la ragazza. Labbra rosse, matita sottile agli occhi, viso bianco e capelli biondi.Dall'altra parte della macchina l'amica bussò al finestrino di Marco.«Possiamo entrare?» continuò la ragazza.“Sarebbe di certo meno squallido” pensò Alessandro. Gli sembrava di contrattare con una prostituta. [cambio pov] «Sicuro» disse invece con un sorriso. «Entrate.» Accese la radio, e le casse spararono i Pantera. Sussultò, e in fretta armeggiò coi tasti. In radio passavano Laura Pausini. Sospirò, ma tenne la stazione.Le due entrarono. L'amica di Aneta sghignazzava. Marco le sorrideva, più elettrico che mai.Alessandro si girò, e ora i quattro si potevano guardare in faccia, sotto la luce del tettuccio.«Io sono Aneta, comunque, piacere» disse la ragazza porgendo la mano ad Alessandro e Marco.«Io Greta» disse l'amica, tra un risolino e l'altro [per un riassunto andrebbe bene, ma perde potenza nel “live”], e fece “ciao” con la mano. Aveva i capelli neri, ma per il resto poteva essere la sorella gemella di Aneta.
Alessandro abbassò il finestrino.«Ciao, Alessandro» disse la ragazza. Labbra rosse, matita sottile agli occhi, viso bianco [capelli già descritti prima].Dall'altra parte della macchina l'amica bussò al finestrino di Marco e salutò.«Possiamo?» continuò la ragazza bionda [bisognava specificare].Alessandro sorrise. «Sicuro! Entrate.» Accese la radio e le casse spararono un riff di chitarra distorta [mostrato, edit suggerito da Anacroma]. Sussultò e armeggiò coi tasti. “Queste coi Pantera scappano.”La musica si interruppe e un disco uscì dallo stereo con un ronzio. Un secondo dopo Laura Pausini risuonò nell'abitacolo. [altro mostrato]Le due entrarono. L'amica di Aneta sghignazzava – “come una stupida”, pensò Marco. Le sorrise.Alessandro si girò, e ora i quattro si potevano guardare in faccia, sotto la luce del tettuccio.«Io sono Aneta, comunque, piacere» disse la ragazza, e strinse la mano prima ad Alessandro e poi a Marco. [strinse implica anche il porgere; risparmio di parole]
«Io Greta» disse l'amica, infossò la testa nelle spalle e fece “ciao” con la mano.
«Bene, allora» disse Alessandro. «Che bel posticino...»
Le due risero. «Stiamo girando da un bel po' per trovarlo. Come mai proprio... qui?»
«È una storia lunga» rispose Aneta. «Diciamo che ci ha accompagnate un amico. Per sicurezza.»«Fa caldo qua dentro...» si lamentò Greta, come una bambina. «Marco, andiamo a fare due passi?»Prima che la domanda fosse finita, [fa un po' barzelletta] Marco aveva già spalancato la portiera ed era uscito dall'auto; prelevò la ragazza e i due scomparvero. Aneta occupò il posto di Marco, vicino al conducente. «Studi filosofia, quindi?» [il pov, ricordo, era di Alessandro]
«Bene, allora» disse Alessandro. «Che bel posticino, comunque...»Le due risero.
«Stiamo girando da un bel po' per trovarlo» continuò. «Come mai proprio...qui? Sembra di stare in Saw.» [esplicativo e divertente]
«È una storia lunga» rispose Aneta. «Diciamo che ci ha accompagnate un amico. Per sicurezza.»
«Cosa è Saw?» disse Greta. [show di quanto è scema] «Uff, fa caldo qua dentro... Ale, andiamo a fare due passi? Parliamo un po' da soli...»
Alessandro uscì dall'auto, aprì la portiera della ragazza e i due scomparvero. [più veloce]
Aneta fece l'occhiolino a Marco, uscì dalla macchina e occupò il posto di Alessandro. [cambio pov, cambio logistica] «Studi Filosofia, quindi? L'ho letto sul tuo profilo.»«Sì, già... sono al terzo anno. Più per sport, eh. [humor +5] E te che fai?»
«Studiavo lettere, in Romania» rispose. Spense la luce del tettuccio. «Poi ho lasciato.» Posò una mano sulla coscia di Alessandro. [causa limiti di lunghezza, i dettagli non ci sono sono] «Senti, che ne dici se lasciamo perdere le presentazioni e...»Alessandro annuì al buio e con foga e si sfilò la giacca. Si accorse che per sbaglio aveva premuto l'accendisigari, ma non se ne curò.Aneta si mise a cavalcioni sul ragazzo, aiutandolo a spogliarsi.
«Io studiavo Lettere, nel mio paese» rispose. «Trăiască România!» gridò. [credibilità + 20] Ridacchiò con la mano sulla bocca e spense la luce del tettuccio. «Ho lasciato l'università. Pochi soldi.» Posò una mano sulla coscia di Marco. «Senti, che ne dici se...»
Marco annuì con foga. Realizzò che erano al buio e lei non poteva vederlo, quindi mormorò «sì» e aprì la zip della giacca di pelle. [credibilità +30] Si divincolò sul sedile mentre se la sfilava, e col ginocchio premette l'accendisigari. “Al diavolo, non andremo mica a fuoco.Aneta gli si mise a cavalcioni e tirò il maglione che si stava sfilando da sopra la testa.
Poi dall'esterno provenne un grido.
“Marco che fa il cretino” pensò Alessandro.
Aneta cominciò a baciarlo. [come si comincia una cosa? Facendola. Quindi: via il verbo]
Ci fu un altro grido, che si smorzò all'istante. «Ma che cazzo...» disse Alessandro [ma se aveva la lingua occupata!], scrutando attraverso il finestrino. Tornò a osservare la ragazza e vide il suo viso contrarsi, la bocca aperta da cui brillavano canini appuntiti. Lei lo strinse con forza mentre, ruggendo, si abbassava su di lui. [frettoloso, cliché vari]Alessandro la allontanò, mentre Aneta lo stringeva fino a fargli sanguinare la pelle; l'accendisigari emise uno scatto [Deus ex machina], il ragazzo lo prese e lo premette sulla guancia di Aneta, che sfrigolò e cominciò a raggrinzirsi. Alessandro si tolse la ragazza dalle gambe e uscì veloce dalla macchina.
Qualcuno fuori gridò. «Marco» borbottò Alessandro. «Il solito cretino.» [edit suggerito da Anacroma sull'altra versione]
Aneta lo baciò sulle labbra.Marco spalancò la bocca e fece vagare la lingua contro i denti di lei.
Ci fu un altro grido che si smorzò in meno di un secondo.Alessandro si staccò da Aneta. «Ma che cazzo...» disse. Accese la luce e schermò con una mano il riflesso sul finestrino. [allungo un po' per necessità di “suspence”] Fuori non c'era nessuno.Si girò verso Aneta. «Credo che dovremmo...»La ragazza aveva le pupille dilatate fino a nascondere l'iride. Spalancò la bocca [evito il cliché vampiresco], posò una mano sulla spalla sinistra di Marco, l'altra sulla tempia, gli piegò la testa di lato e si abbassò su di lui.“Vuole un po' di preliminari” pensò Marco, mentre la testa di lei scompariva dalla vista. [la cosa più ragionevole che pensi in certe occasioni] Un dolore acuto si irradiò dalla base del collo.Marco gridò e fece leva con le mani contro il petto di Aneta, che in risposta lo cinse in una morsa.Un altro lampo di dolore al collo; Marco allungò una mano verso il cruscotto. I polpastrelli sfiorarono dei tasti, poi la leva del cambio, infine l'accendisigari. Lo premette, lo estrasse e lo conficcò nella nuca della ragazza. [meno deus ex machina, più verosimile]Aneta urlò e un odore di bruciato si diffuse nell'abitacolo.
Marco la spinse contro il parabrezza, aprì lo sportello e mise un piede fuori. L'altro gli si incastrò nel bordo dell'apertura. Cadde su un fianco.
[tutto ciò che manca qui è ciò che dovrebbe accadere naturalmente, senza forzature causate da limiti di lunghezza o nodi narrativi]
Si rialzò. La ragazza, col sedere sul cruscotto, lo guardò da dietro i capelli che le cascavano sugli occhi. Si aggrappò all'estremità del tettuccio e ruotò verso di lui.Marco chiuse lo sportello con un calcio.Lo sportello rimbalzò sulle dita di Aneta, che gridò e si accovacciò sul sedile.
Sentiva dei rumori [di che tipo?] dal casale abbandonato. Vi si diresse, camminando nell'erba alta. Non era neanche arrivato che Marco sbucò dalle tenebre, aggrappandosi allo stipite della porta. Si trascinava sulla pancia, il volto corrugato nello sforzo [immagino un ano al posto della faccia]. Alzò lo sguardo verso l'amico. Una parte del collo era rossa, lucida, e altri schizzi gli macchiavano una guancia. La pelle era ingrigita, gli occhi cerchiati di nero.
Nel casale abbandonato echeggiava dello sferragliare. Marco avanzò, l'erba alta che gli strusciava contro i pantaloni. “Dobbiamo andarcene subito, queste so' più drogate di noi.”L'entrata del casolare era una voragine nera coi cardini che spuntavano di sbieco dallo stipite. Una figura strisciò fuori dall'ombra.«Ale!» disse Marco. «Cazzo, quella è pazza! Ehi, ma che t'è successo?»Il ragazzo artigliò il terreno e si tirò avanti, gli occhi strizzati e la bocca piegata di lato. Alzò lo sguardo verso di lui. Aveva chiazze lucide sulla guancia, la camicia bianca era macchiata di scuro sul petto e sul colletto. Sotto il bagliore delle luci di posizione della macchina, la pelle pareva ingrigita, gli occhi cerchiati di nero.
Alessandro inciampò in un'asta di ferro che gli lacerò i pantaloni. [che sia un'asta si deve scoprire subito dopo] L'afferrò e si avvicinò all'amico. «Ora chiamo un'ambulanza, tieni duro...» disse. [non traspare dolore]
Marco scosse la testa, tossì, mugugnò e non si mosse più. [non muoversi = star fermo: dire ciò che succede, non ciò che non succede]
Marco fece un passo in avanti e qualcosa di duro gli sbatté contro la tibia. Strinse i denti e mormorò: «cazzo!» Si chinò e raccolse un'asta di lamiera. L'afferrò e si avvicinò all'amico. «C-chiamo un'ambulanza. Tieni duro...» disse. [T-traspare un po' più di dolore]
Alessandro fece di no con la testa e un accesso di tosse lo scosse. [non “scosse la testa” perché lo “scuote” poi la tosse.] Gli ultimi due colpi furono dei sussulti privi di fiato. Il ragazzo si distese e giacque immobile.
Alessandro si voltò verso la macchina. Aneta barcollava verso di lui sorridendo. Gli saltò addosso, e lui le conficcò la barra nel collo. [velocissima e indolore (o quasi): come non dovrebbe essere una scena d'azione]Aneta cadde in ginocchio rantolando.Greta uscì dall'ombra soffiando come un gatto, afferrò Alessandro e insieme rotolarono nell'erba.Il ragazzo si dimenò finché non sentì più la presa della ragazza. [poco emozionante] Si alzò aggrappandosi alla barra di ferro.Alzò la testa.
Un fruscio alle sue spalle. Marco si voltò verso la macchina.
In mezzo ai due fari si stagliava la sagoma nera che doveva essere di Aneta. [pittoresco +30] Barcollò verso di lui, poi accelerò e gli saltò addosso.
Marco scartò a destra e menò un fendente con la lamiera.
Aneta cadde supina, si rannicchiò ed emise dei gorgoglii.
“L'ho uccisa?”
Una donna gridò dall'altra parte. Marco si voltò a sinistra: era Greta, e lo guardava, i denti scoperti e la bocca contornata di sangue. Soffiò, come un gatto.
Marco alzò l'asta di lamiera davanti a sé. «Ferma là!» gridò. «Ma che cazzo vi siete calate?»Greta, curva e con le braccia aperte come un portiere, si sdoppiò in due.
Marco strizzò gli occhi e i doppioni si unirono. Il collo e lo stinco pulsavano, e ora anche i palmi gli dolevano. “Devo aver stretto troppo forte quest'affare” pensò. “Dovrò farmi un'antitetanica... Appena esco fuori da 'sta storia.”Indietreggiò, l'asta tesa verso la ragazza insanguinata.«Sta' ferma là o t'ammazzo» disse Marco. I contorni della sua ombra si stavano definendo. “Pochi metri, sono quasi arrivato alla macchina.” Fece qualche altro passo indietro. Greta era ancora immobile, e soffiava. L'ombra di Marco si fece più nitida.
Un'enorme sagoma nera lo sovrastava.«Basta, Greta» disse. Aveva un voce cavernosa. I fari della macchina lo illuminavano da dietro e nascondevano le sue sembianze. «Lascialo a me, ora.»La figura si chinò sul ragazzo.“Incontri online...” pensò Alessandro, amareggiato.Non riuscì a gridare.
All'improvviso un'altra ombra si proiettò accanto alla sua.«Opreste-te, Greta, draga mea» disse una voce baritonale alle sue spalle.Marco si voltò di scatto, il cuore in gola.Le luci di posizione illuminavano l'orlo di un cappotto nero di lana. Il resto si confondeva col buio.«Poti sa te duci, acum» disse la figura. Tutt'a un tratto i fari scomparvero.Le gambe di Marco tremavano. “Tanto casino per una scopata” pensò. Brandì l'asta con più forza. “Ecco, è finita.”Qualcosa gli alitò sul collo. E aveva un buon profumo. Svanì in un istanteMarco espirò. “Se ne sono andati? Cazzo, che fame. Chissà se Ale è ancora vivo” pensò. “Credo che gli resti poco.” Ingoiò un boccone di saliva. Si leccò le labbra. “Non gli scoccerà farsi dare un morsetto, ora come ora.”Si voltò. Lasciò cadere l'asta per terra e avanzò nell'oscurità, verso l'entrata del casolare.“È facile, basta seguire l'odore del suo sangue.”


Ciao Federico!
RispondiEliminaMi piace come hai trattato la questione ed anche i tuoi commenti al racconto sono interessanti (e divertente [stereotipi +50]).
Il racconto in sé (l'ho letto! Questa volta non sono un'altro barbaro-lurker girovago nei blog!) è un filare liscio verso la fine. A livello di stile, tanto di cappello. Certo, con le correzioni si potrebbe dire "col senno di poi", ma il punto dell'accendisigari mi era parso ottimo anche nella stesura iniziale. Provvidenziale, ma non improvviso deus ex-machina.
Come storia, "cista" [Giovanile +15]. Una unica scena, un posto immaginabile, dialoghi credibili. Senza dubbio il limite al racconto ha imposto un taglio di finalità che però, nella seconda versione, mi è parso concretizzarsi col trasformarsi del POV in qualcosa. A questo punto però una unica stupidissima domanda: perché "incontri" come titolo? Ok, l'azione si sviluppa su un incontro con due belle pollastrelle. Ma il POV è Marco, l'azione porta tutta verso il vampiresco, il finale è tutto aperto su una trasformazione e di trasformazioni si tratta anche prima: non credo che i due ragazzotti facciano spesso conoscenze in rete. Vediamo due ragazzi che sono trasformati da questa FIGATA di incontro e uno di essi poi si trasforma in altro. Io analizzerei meglio e cercherei un titolo più adeguato. Uno Pittoresco +60! ;-)
- S.G.
Hai totalmente ragione. Non sono bravo a dare i titoli, e di solito mi baso sul finale su o parole emblematiche nel racconto per trarne un titolo. Nel caso di "Incontri", la scelta è caduta sulla parte finale della v1. Poi l'ho lasciato così, e ammetto di non essermi preoccupato affatto di trovare un altro nome.
RispondiEliminaSembra una cavolata, ma è difficile scegliere un buon titolo!
Oltretutto, il finale in v1 e in v2 è diverso. :D
Certo. Però nettamente superiore. Insomma, nel due alla fine accade qualcosa. Se ho capito bene nella versione uno invece si chiude con questo pensiero di Alessandro e basta.
RispondiEliminaComunque era un consiglio, poi ognuno deve vedersela coi suoi titoli! Ahahahah... -.-''
Comunque grazie per aver condiviso queste correzioni. Ripeto, spassose e utili - alcune pure incontrate in prima persona! ;-)
S.G.