venerdì 24 luglio 2009

Impressioni | The Varangian way – Turisas


Il primo brano è To Holmgard and beyond. È un brano potente. Ha un tono epico – enfatizzato dalle trombe e dai cori – e duro, grazie al doppio pedale ben dosato della batteria. La strofa è piuttosto tranquilla, e la voce è pulita. Ciò che personalmente ritengo assai apprezzabile è appunto (oltre alle melodie) la voce, che nei suoi toni più epici si alza fino a diventare rauca: non growl né falsetto né urlo alla Hansi Kursh. Un urlo rauco ma che mantiene la nota, per così dire.

Il secondo brano, A portage to the unknown, si apre in maniera piuttosto folk. I cori che seguono – evocativi, da veri “uomini del nord” -- sono ciò che più mi piace di questo gruppo. Anche qui il refrain è tranquillo, doppio pedale martellante, e c'è del growl. L' “orchestra” è una componente fissa in tutti i brani. Questo brano, però, è qualche gradino più in basso del precedente.

Cursed by iron è il terzo brano. È più duro degli altri, è più metal e meno folk – eccetto nella strofa. Non mi è piaciuto più di tanto. Ancora più in basso del precedente.

Il quarto è Fields of gold. Oramai gli elementi che compongono i precedenti brani, dapprima in modo indipendente, per brano, ora si ritrovano pressoché in ogni altra traccia. In questa c'è l'orchestra, il growl, un uso alternato del palm-muting... In questo, come negli altri brani, c'è un intermezzo, per così dire, strumentale. Questi intermezzi, pur mantenendo gli accordi base del brano cui appartengono, vi si discostano leggermente, variando. Questo merita un punto a favore.

In the court of Jarisleif è il quinto brano, e mi fa domandare a quale popolazione nordica si rifà il gruppo. Perché questo brano ha una melodia incredibilmente giudaico-gitana. Non male, ma parlando di saghe nordiche, a mio avviso stona un po'.

Il sesto brano è Five hundred and one. Si apre col pianoforte che esegue una melodia rotta subito dopo dal growl, l'orchestra e gli accordi distorti. Dopo due minuti il ritmo si fa cavalcante. Poi varia, e si apre un intermezzo ameno di archi e voce. Il testo è molto bello. Evocativo, come i cori prima citati, che dopo questo intermezzo si ripropongono. L'orchestra si affianca agli accordi in distorsione per tutto l'album.

Il settimo brano è The Dnieper rapids. Si apre con le trombe e procede con le chitarre elettriche. In questo brano c'è un'aggiunta: cori femminili. Un breve assolo – in effetti, non ci sono veri e propri assoli, in questo album e, se rifletto bene su ogni brano, mi pare che non ce ne siano proprio. Per il resto, il brano non aggiunge nient'altro né si distingue per qualcosa. A mio parere, si può premere il pulsante Avanti, e ascoltare il piccolo capolavoro dell'album.

Miklagard Overture, a mio avviso il miglior brano dell'album. Se tutte le tracce non piacciono, questa, da sola, credo sia in grado di risollevarlo del tutto ed elevarlo ai massimi livelli di epicità.

Perché di questo si parla. Di cultura norrena, pagana, eroi e divinità.

Il brano si apre con sei note di tromba accompagnate da accordi di chitarre distorte e altre trombe su toni più alti: sembra di entrare con l'esercito in un castello medievale che ti acclama. Subito dopo questa introduzione trionfale, la strofa si svolge su un arpeggio in acustico e una voce pulitissima. Il ritornello passa al growl e alla distorsione, e pochi secondi dopo la voce torna pulita. Quindi si riprende col tema principale di Miklagard, la voce torna growl.

In palm-muting si svolge la seconda strofa. Quindi di nuovo il ritornello, in growl, orchestra e distorsione. La batteria si fa martellante nei momenti giusti. Il ritornello si ripete ancora, e ora il tema di Miklagard si insinua nella testa e non esce più. Dopo il ritornello, la melodia viene ripresa in assolo da trombe in tonalità basse – la base di accordi distorti è una costante, inutile ripeterlo, credo –, e dopo entrano in contrasto trombe in tonalità alta. Quindi in seguito entrano anche dei cori. Quindi dopo 5 minuti e 12 secondi, tutto cambia, ritmo e melodia, per un intermezzo propriamente progressive. Per meno di un minuto. Poi torna l'arpeggio, il testo magnifico, la voce pulitissima e modulata. Il cantante non ha niente da invidiare a nessuno. Si ripropone quindi il ritornello.

E il brano si chiude col tema principale cantato dal coro, e termina con un “gran finale”.

Su otto brani, ne ho apprezzati la metà. La qualità di questo gruppo è quella di saper accostare il suono delle trombe trionfali con melodie epiche; la voce del cantante, che sa essere pulita, cantare rauca, e diventare growl nei momenti giusti. Non sempre è così: nei brani che non mi convincono, come The Dnieper rapids, c'è solo growl (e cori). E questo mi sembra un po' monotono, e non sarebbe neanche tanto diverso dalle centinaia di band black-pagan/folk/celtic metal.

Perlomeno, la varietà di orchestra, cori, trombe, voce pulita e growl, contribuiscono a un gradevole ascolto; melodie interessanti ed esaltanti. Non è un gruppo pesante o monotono.

Da ascoltare se si apprezza il black insieme al pagan (e derivati).


Link utili:
Un incredibile video di Miklagard Overture, live al Nummirock 2008.

martedì 7 luglio 2009

Libertà!


Sono stato piuttosto assente per tutto giugno. Questo perché avevo gli esami di maturità, e tutti sanno quale gran rottura sono - stanchezza e stanchezza, ci rimetti la vista, ti cadono i capelli, ti spuntano brufoli da stress... vabe', non esageriamo -, e quanto impegno prendono.
Tra la fine della scuola e l'inizio degli esami c'è stato un periodo di relax, diciamo. Ho scritto un racconto e letto Il profeta di Gibran.
Ma... È stato un periodo intensissimo di studio. Mi dà soddisfazione la recensione di Black Clouds & Silver Linings, ferma lì da un mese, che riceve giorno dopo giorno commenti e opinioni differenti.
Fatto sta che ora sono ufficialmente un uomo libero! Fino a ottobre, almeno. Ma anche dopo ottobre, posso reputarmi ancora libero di fare quello che voglio, visto che la scuola, fino a diciotto anni, è niente più che una specie di asilo nido per bimbi cresciuti. La scuola che dovrebbe insegnare la cultura ed educare al comportamento, un'istituzione-barzelletta piena di contraddizioni. E la maturità? A che serve? Dimentichi tutto poco dopo. E ti aiuta nello studio? Non credo, visto che all'esame può capitare che ti facciano domande su cose che non puoi in alcun modo sapere, visto che i libri di testo riportano solo superficialmente argomenti molto vasti, e l'unico modo per prepararsi alla perfezione sarebbe studiare tutti i testi originali (i testi greci, latini, italiani, inglesi, filosofici, storici). E, oltretutto, lo studio fatto risulta inutile se la facoltà che si prenderà in futuro avrà tutt'altro indirizzo. Un bello spreco di tempo ed energie.
Orsù non ci pensiamo. Il mio esame è andato bene, e ancora non mi capacito dell'idea di non aver alcun obbligo, quando mi sveglio... Di non dover studiare nulla, o preoccuparmi per qualcosa. Se non di fare quello che voglio durante la giornata, senza programmarla, accettando le cose così come vengono.
Questo significa: vita mondana alla grande (cazzeggio, feste, bevute, cene con amici), ozio (leggere, scrivere, suonare, poltrire e leggere ancora), e attività fisica (palestra, nuoto, corsa).

E soprattutto... D'ora in poi posso dar vita a qualcosa di grande, e non parlo di racconti lunghi, ma di romanzi. E non parlo di romanzi alla Strazzu o alla Ghirardi. Chi ha letto i miei ultimi racconti, riconosce l'impegno che metto in tutti e l'evoluzione di ognuno, capirà che per me un racconto deve essere decente nel vero senso dela parola, per essere pubblicato. E ne sa qualcosa il Duca, che nonostante i suoi gusti particolari (oplologia, ottocento, governi monarchici, sesso, stranezze bizarro e weird, ancora sesso...) mi dà opinioni oggettivissime riguardo ai racconti che gli invio. E non appena mi dice che un racconto non lo convince, lo cestino (o meglio, metto da parte e non tocco più) senza tante storie: non lo pubblico se non è decente. E per decente - il Duca e Gamberetta possono dirvelo - non si intende la comune immondizia pubblicata, e, solo perché data alle stampe, valutata come "capolavoro".
Il mio impegno nello scivere non potrà mai decadere, e io sono sempre affamato di consigli utili per migliorare, soprattutto quelli contestualizzati, di chi se ne intende, motivando il suo parere, come il mitico Angra, di cui mi fido ciecamente.

Si chiude una porta e si apre un portone. Addio scuola. Benvenuta vita.

venerdì 22 maggio 2009

Impressioni - Black Clouds & Silver Linings

Black Clouds & Silver Linings è l'ultimo album dei Dream Theater, ed esce il 23 giugno in anteprima mondiale.
Tuttavia, dopo l'uscita del singolo estratto dall'album, A rite of passage, su internet circolava, oltre al singolo, un altro brano, A nightmare to remember.
Come si spiega? Personalmente, dubito che un hacker sia riuscito a entrare nell'hard disk dei Dream Theater per rubare due canzoni. Ritengo probabile che i DT stessi abbiano rilasciato online, da finti pirati, la traccia extra. Magari per sapere le impressioni del pubblico.
Tuttavia, da qualche giorno si trova online l'intero album. A un mese prima dall'uscita. Allora mi dico: è probabile che i DT abbiano rilasciato l'intero album per avere dei pareri completi, sapendo che i fan compreranno comunque il loro album, e che comunque i loro fan li seguiranno a migliaia nei concerti che organizzeranno. Ergo: da questo episodio, da questa fuga di album, loro non ci perdono niente.
Io ho ascoltato l'album (comprerò non il cd, ma l'edizione speciale) e ho voluto scriverne le mie impressioni.

La prima canzone, A nightmare to remember, è ispirata a un incidente d'auto che Petrucci ha avuto da giovane.
Si sentono già dall'inizio le tastiere (dalla massiccia presenza per tutto il cd) di Rudess con effetti da film horror. Si ha quindi un riff duro in palm muting per la prima strofa, segue un breve assolo con l'effetto wah, ricorre quindi il tema principale, per così dire, e si sente il suono di una frenata e uno schianto. Si ha una parte acustica, un arpeggio, che poi diventa il riff per la strofa successiva, quindi si ha una "svolta" nella melodia, un ritornello, torna il riff arpeggiato ma questa volta con distorsione. Torna la voce di LaBrie, il riff continua in palm-muting. Dopo il ritornello, c'è un assolo di Rudess affiancato da uno di Petrucci. Abbastanza "banali", entrambi: con certi capolavori alle spalle, come Scenes from a memory, possiamo definirli tali. Dopo il turno di Petrucci torna Rudess con un assolo di continuum. Piccola nota: in questo album l'uso del continuum è maggiore rispetto a tutti gli altri, a mio avviso.
Dopo questo "stacco" strumentale di assoli, interviene un doppio pedale frenetico e la voce di Portnoy (affiancata da Petrucci o Labrie, o forse affiancata da una seconda voce di Portnoy, semplicemente overdubbata). La voce in questione è dura: non è un growl, ma l'atmosfera gothic, il doppio pedale "black", e il tono incavolato di Portnoy colora di nero questo album - che, in effetti, è stato definito piuttosto Gothic, dalla band. Dopo un altro ritornello, si ha il riff di chitarra e continuum e la canzone termina.
Mentre la distorsione va quasi in feedback verso la dissolvenza, si ha il secondo brano, A rite of passage (brano che non ha nulla a che vedere con le esperienze dei membri della band, ma tratta genericamente della massoneria), che invece comincia con quella distorsione in crescendo. Parte un riff dal gusto orientale, e per il resto della canzone si ha una normale successione di strofa-ritornello, il ritornello scandito dai cori Portnoy-LaBrie. Verso i 5 minuti c'è la classica "svolta" che i Dream Theater sfruttano in molte delle canzoni relativamente lunghe (in effetti questa dura "solo" 8.31 minuti, 5 minuti circa nella versione per le radio e le tv.) Anche per A rite of passage, gli assoli sono notevoli ma non particolarmente epici. Personalmente, apprezzo la potenza dei cori nel ritornello e della melodia stessa. Ma la canzone può "passare" come un brano da svago. È ben lontano dai brani di gran lunga più impegnativi dei Dream, e anche da quelli semplici ma toccanti.
Il terzo brano, Wither, scritta da Petrucci, tratta del blocco dello scrittore (una sensazione familiare... :D). Si apre con un breve arpeggio che, personalmente, ricorda molto One dei Metallica. Dopo 10 secondi entra LaBrie. La canzone è lenta, sentimentale, classico schema strofa-ritornello. Anche questa traccia non può rappresentare l'essenza dei Dream Theater. Essenzialmente, credo che sia perché riprende sonorità già sentite. Sonorità marcate Dream Theater. Quindi, si potrebbe asserire di buon grado che è un'ottima canzone Dream Theater, ma non ha nessun particolare elemento che la renda indimenticabile, per così dire. Rich Wilson la paragona a Vacant. Vacant è assai più triste di Wither: non so cos'abbia in mente costui. Ma da un certo punto di vista, il paragone è azzeccato. Nessuno si filava Vacant, forse una delle canzoni più "insulse" di Train of Thought. E nessuno si filerà Wither, forse? Scherzi a parte, il brano passa così come viene: ha una melodia facile da ricordare, rispetto alle variazioni degli altri brani, che ti confondono in un primo momento. Tuttavia, non aggiunge gran prestigio all'album.
In un crescendo parte The Shattered Fortress, quatro brano, ultimo capitolo della twelve-step-suite di Portnoy, ovvero la suite degli Alcolisti Anonimi, ideata da Portnoy ispirandosi alla sua esperienza personale (da cui ne è uscito nella miglior maniera, e con un tatuaggio sulla mano: un triangolo racchiuso in un cerchio: Stay sober!). Il brano parte con una melodia quasi familiare suonata da tastiere, chitarra e basso (credo anche il basso: il povero Myung è sempre in disparte, e suona uno strumento che di sicuro non è noto per spiccare, letteralmente, nelle band rock... Eccetto Primus e compari.) Questa melodia è familiare, e s'intuisce a cosa rimanda... a 1.38 si sente il tema di This dying soul, e all'improvviso (1.52) cambia e si sente il riff di chitarra della parte finale di The Glass Prison, quindi il riff varia in una melodia che riterrei ex-novo, per poi riprendere il riff di The Glass Prison (d'ora in poi: "TGP"), con aggiunte dark, "tastiere-horror" del malvagio Rudess, verso 3.30 circa parte il riff iniziale di The Root of all evil (d'ora in poi: "TROAL"). A questo punto sembra di ascoltare un vero e proprio medley, in cui cambia solo il testo dei brani (ma non sempre, temo!). A 4.56 circa parte Repentance con lo stesso testo. Quindi a 5.23 parte la melodia iniziale di This dying soul (d'ora in poi: "TDS"), che dopo due secondi si trasforma in un riff ex-novo. Segue assolo di Rudess. La canzone, ora si capisce che è potente. A 6.09 cambia tempo e riff, e si capisce che il brano è proprio forte, da headbanging, altroché! A 6.55 si placa tutto e comincia un arpeggio acustico, una voce distorta parla, quindi LaBrie attacca con dei versi di TDS, "It's time to take that step into the kingdom"; quindi la melodia si trasforma, diventa la parte finale di TROAL, cui segue un assolo di Petrucci, in linea con la melodia, che si mantiene sempre sul dark, e su duri toni metal. Si ha poi un'altra melodia ex-novo, e a questo punto non si capisce se sei tu a non riconoscere un altro richiamo alle canzoni precedenti o se invece si tratta di una melodia nuova. A 11.43, a un minuto dalla fine, si può sentire la parte iniziale di TGP, che conclude la canzone. O meglio, effettivamente, a pochi secondi dalla fine, c'è qualche accenno di TROAL.
Il brano è a mio parere molto potente: impossibile arrestarsi, una volta partito, si deve ascoltare con tutto l'impeto che porta. Può essere definito un "misero" medley: a mio avviso, è un'ottima canzone punto e basta.
Abbiamo poi una drammatica quinta traccia, The best of times, scritta in onore del padre di Mike, Howard Portnoy, morto di cancro il 4 gennaio di quest'anno. Il brano inizia con le note di un piano, accompagnato poi da un triste "violino", e poi ancora da un lento assolo di chitarra in acustico. A quasi tre minuti si sente un'assai frenetica (e allegra) melodia di chitarra elettrica in crescendo. A 3.54 LaBrie inizia a cantare. L'inizio può avere un gusto di Hollow Years, ma la canzone si evolve in maniera diversa. Il tema principale di The best of times viene spesso reso dalle tastiere, in "orchestrato". Il brano però si mantiene abbastanza lento, con note suonate da pennate "da spiaggia" sulla chitarra in acustico. Verso i 10 minuti, Petrucci suona il tema principale della canzone in assolo, con qualche variazione, scale, sweep, e mi ricorda molto - nello schema in cui si svolge - The ministry of lost souls, in cui, nella parte finale, il tema veniva riproposto con tonalità leggermente diverse fino alla fine, occupando alcuni minuti. Idem qui.
Ahimè, anche The best of times può passare così come viene. Con tutto il rispetto verso Portnoy, forse questa è la canzone che meno mi ha "ispirato", di tutto l'album.
L'ultima, la sesta traccia, è The count of Tuscany, scritta da Petrucci, riguardo a una sua esperienza personale. A suo dire, un conte che lo aveva terrorizzato mentre visitava la Toscana.
Il brano inizia con un arpeggio e con un assolo di Petrucci. Dopo l'intro, l'arpeggio varia, entra l'orchestra di Rudess, e la batteria di Portnoy, che come sempre tiene il tempo seguendo e "battendo" fedelmente sulle note di Petrucci e Rudess, come se Mike stesso suonasse le note senza musica ma con le bacchette. Una serie di assoli si svolge fino ai 3.30 circa, dopodiché l'atmosfera si fa più tesa. Il ritmo diventa più frenetico, la batteria va in controtempo, l'atmosfera è oscura, parte la strofa e poi un ritornello:
I wanna stay alive
Everything about this place
Just doesn't feel right
Ha inizio quindi una parte strumentale. Ricomincia la strofa, e l'atmosfera è oscura, e questo Conte della Toscana mi ricorda molto Dracula. Quindi la parte strumentale si srotola fino a 10.20 circa, in cui si ha un svolta con un assolo lento di Petrucci, quindi tutto si ferma, e Rudess ci regala un momento di paradiso con un assolo di continuum con echo e sottofondo di tastiere, simile a Octavarium, ma ancora più leggero. Si interrompe, e qui c'è la parte che probabilmente amo di più, di tutto il disco. Semplici pennate su chitarra acustica, quattro accordi, Sol#m, Si, Fa#, Mi. Quindi LaBrie canta: "Could this be the end?/Is this the way I die?/Sitting here alone?/No one by my side/I don't understand/I don't feel I deserve this/What did I do wrong?/I just don't understand". Gli accordi vanno poi in distorsione, entra la batteria, e il brano è ormai in apoteosi. Si conclude con la voce di LaBrie in eco e in dissolvenza, per poi lasciare spazio alle cicale, alla notte.
Quest'ultimo brano a mio avviso è il migliore dell'album.
Molti fan dei Dream Theater già storcono il naso, sentendo le nuove tracce. Una cosa è certa: Black Clouds & Silver Linings ha un tono dark, gothic, che nessun altro album dei Dream Theater aveva. C'è un maggior uso del continuum, e una sperimentale tendenza all'uso di suoni black metal. Sicuramente non raggiunge vecchi capolavori della band, ma non è assolutamente da sottovalutare, anzi. È sperimentando, innovando, che si migliora. E a mio modesto avviso, i DT continuano su una linea giusta. Basta avere una mentalità più aperta per accogliere tutta la bellezza del nuovo album.

domenica 3 maggio 2009

Global Metal, un documentario sul Metal nelle varie culture del mondo


Questo è un documentario sul Metal inteso come cultura, stile di vita.
Quello sopra è solo la prima parte del documentario. Qui trovate le restanti 10 parti.
È molto più di uno stupido documentario. Alcune frasi sono molto importanti. Per esempio, in Brasile il Metal è arrivato, nell' '85, dopo la caduta della dittatura, insieme alla democrazia (Rock in Rio dell' '85 come viene mostrato nel film), e come tale è simbolo di libertà di espressione. E nei paesi arabi, portare i capelli lunghi e le magliette nere dei gruppi è anch'esso segno di libertà, dato che nei primi tempi venivano picchiati e arrestati, dato che il Metal era considerato come Anti-moralistico.
Invece è un mezzo che accomuna persone, ignorando politica e religione. Come dice un ragazzo, nel video, "i musulmani dovrebbero essere come me, lavoro, prego, ascolto musica".
Godetevi il documentario, se masticate un po' di inglese.

venerdì 10 aprile 2009

Viaggi e terremoti


Durante questi giorni sono stato in viaggio in Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia, e ho visitato Auschwitz.
Il viaggio è stato infernale, per il semplice fatto che per arrivare fino a Tarvisio son passate 16 ore di viaggio, in un pullman a due piani, dove non si respirava - non capisco ancora perché l'autista ogni tanto spegnesse l'aria, mah.
Vorrei poter dire che i paesi dell'est Europa sono interessanti, belli, e consigliare a tutti di visitarli.
Ma non è così.

Bratislava è una città orribile. Mi spiace dirlo, ma è così. La gente non sa parlare inglese (in tutti i paesi slavi sembra essere così), e coi loro occhietti chiari e il viso scavato e squadrato sembrano architettare qualcosa di brutto. L'albergo in cui sono stato, a tre stelle, ne valeva 1½. La gente del luogo sembra criminale, e l'unica parola che quei tipi conoscevano, mentre camminavamo per la strada (di sera), era "Fuck you", e lo dicevano ridendo. Mah. Qrwa mac.
Campagna polacca. La casa più lussuosa che ho visto.

Le case in periferia sono delle baracche: le assi di legno sono tutte storte e si capisce che sono state montate alla bell'e meglio, una ad una. Sembra che con un calcio crollerà tutto. E davanti alle case c'è un orticello, terra scura, delimitato da una staccionata, anche questa instabile e approssimativa. In quelle campagne sperdute, deserte, ho visto più di qualcuno che zappava la terra del suo orticello, e qualche bambino seduto sul terreno. Dicono che in Ucraina c'è più miseria.
Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia non sono molto diverse. La Polonia sembra più "avanti", ma non di molto. O almeno, solo Cracovia sembrava una specie di Roma, con meno turisti.
Brutta esperienza coi taxisti. Tutti stronzetti cogli occhi azzurri, malvagi, che per fare un paio di kilometri ti facevano sborsare 30 zloty. Uno di questi mi è sembrato che stesse taroccando il tassametro, allungando un dito furbetto dalla mano poggiata sul cambio. E facevano tutti finta di non capire quello che dicevo. Non sarò un asso in inglese, ma ho cercato di esprimere un concetto in mille modi. "Is it near?", "Is it far?", "Does it need much time?". Insomma, mi so' arrangiato, ma loro mi guardavano ebeti e borbottavano qualcosa nella loro fottuta lingua, come per dire: "Boh, non ho la più pallida idea di cosa tu voglia dire, guido e basta".

Auschwitz. Potrei dire tante cose, ma a che serve? Posso solo mostrarvi alcune foto.
Il paesaggio di quelle regioni.

Auschwitz Birkenau, ingresso. Ridere non fa, soprattutto se immagini che come tu ci stai andando per visitarlo come turista, qualcun altro, da quei binari, lo vedeva avvicinarsi e sotto sotto sapeva che ci sarebbe rimasto. Morto.
Quelle recinsioni elettrificate facevano un certo effetto. E anche gli edifici, nati per essere "tranquillizanti", non lo erano affatto. E neanche il mio brutto muso lo è tanto.

Ebrei che ostentano la stella di David, seduti sul terreno su cui sono morti migliaia di altri loro fratelli. La guida ha detto che effettivamente non apprezzava molto questi ebrei che vanno ad Auschwitz avvolti in quelle bandiere. In effetti la cosa è sembrata fastidiosa anche a me. Non so spiegarmelo, però.
C'era una strana atmosfera, e avevo deciso di scattare una foto al sole nascosto. In quel momento la guida ha alzato la mano. Non ricordo cosa stesse dicendo, ma la foto che ne è uscita è strana. Inquietante.

L'Austria è un paese del tutto diverso. Vienna, ricca di arte, persone educatissime e rispettose, che sanno parlare inglese. Era un piacere chiedere informazioni, anche solo per parlare con qualcuno della città.
Chiedo perdono, ma non ricordo il nome di quell'enorme monumento. Questo è un particolare che mi ha colpito. Comunque sia, si trova nei pressi di Shmerling Platz.

Guarda su.
Idem.

La notte del terremoto io ero sveglio, in camera con amici. Ho passato almeno tre notti senza dormire. E le altre tre notti ho dormito sì e no 3 ore. In pullman mi addormentavo mentre la gente mi parlava, e sognavo o avevo le visioni, non saprei. Di sicuro lucido non stavo.
Ad ogni modo, vediamo sul notiziario internazionale la notizia, "Earthquake in Italy", "Some victims reported", "Epicentre in l'Aquila". Allora decidiamo di rompere le scatole e svegliare gli altri amici. Non sapevamo che la cosa fosse così grave.