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martedì 25 agosto 2015

Blestemat, il mio romanzo breve

vampiri strigoi rumeni maledizioni puglia fiction novella short vaporteppaSorpresa!
Ve l'avevo accennato che stavo scrivendo, ed ecco il risultato. In effetti, questa è una delle ragioni per cui ho trascurato un po' il blog.
Chi mi segue da anni avrà letto una vecchissima versione (cortissima, era un raccontino breve di mille parole) scritta secoli fa.
Nella postfazione c'è qualche informazione di più a riguardo.
Per farla breve: me ne esco a inizio anno con la storia "finita", di circa 25mila parole. Soddisfatto, la faccio leggere al Duca che mi dà una spinta (le sue spinte sono calci in culo, ovviamente) per migliorarla, e ne escono oltre 10mila parole in più, una struttura migliore e sviluppi più soddisfacenti.
Sono molto contento del risultato finale.
Vi riporto la quarta di copertina:

Alessandro vive a casa coi genitori, non ha un lavoro e la sua ragazza gli fa le corna. La sola prospettiva nella sua vita è di laurearsi fuori corso in Filosofia e finire a fare il cassiere al supermercato. Ma potrebbe andare peggio: quando insieme a un amico incontra in un casolare abbandonato due belle rumene conosciute su Facebook, la sua vita di merda ha una svolta inaspettata.
In fuga nelle campagne pugliesi, tra ulivi e masserie, Alessandro affronta streghe in grado di portare sfiga con la sola forza di volontà e finisce nel mezzo del mondo nascosto del sovrannaturale slavo. Armato del proprio umorismo nero per sdrammatizzare i disastri e con l’aiuto di un giovane macellaio rumeno dall’italiano non proprio impeccabile, Alessandro dovrà aprirsi la strada verso la salvezza a colpi di ferro da cantiere appuntito e bottiglia rotta.
Qui il link per reperirlo, sia in ePub che formato Kindle: https://store.streetlib.com/en/federico-russo/blestemat/
Blestemat è una commedia nera con elementi fantastici: in realtà il romanzo si evolve in maniera naturale e gli aspetti comici non sminuiscono gli sviluppi o la natura stessa della storia, semmai l'arricchiscono, per cui si può considerare tanto commedia quanto thriller con elementi sovrannaturali (infatti la categoria su Streetlib è "Mistero e investigativo", non è una storia fantastica in stile Harry Potter o Game of thrones, per capirci).
Spero che vi piaccia. Credo che chi mi segue da anni avrà una bella sorpresa e potrà godersi alcune ore intense di lettura appassionata, visto che rispetto alle ultime storie pubblicate qui sul blog, anni e anni fa, nel tempo ho maturato una tecnica migliore, complice il sadismo pedagogico del Duca che, dal 2007, mi ha reso la persona che sono (cioè peggiore).
Blestemat si legge in poche ore e, stando alle comunicazioni personali dei lettori, è una storia che prende e ti induce a finirla senza fare pause. E se qualcun altro mi conferma che questa storia gli ha sottratto qualche ora di sonno pur di finirla subito, mi renderà la persona più felice del mondo.
Considerando che, dall'apertura del blog, Blestemat è di fatto la prima opera che pubblico con una casa editrice, direi che si può considerare un bel traguardo, un evento importante per la storia del blog.
Infatti, oltre alla violenza educativa del Duca, e al contributo fondamentale dei post sui Gamberi e dei commenti sul mio blog di Gamberetta (che col suo spirito critico e la sua razionalità ci ha risvegliati circa aspetti della narrativa che molti ignoravano o simulavano di non conoscere), devo molto a tutti coloro che in questi anni hanno letto non solo i miei deliri sconclusionati sul blog (soprattutto quelli dell'adolescenza), ma anche le storie che ho pubblicato. Grazie per il vostro tempo e per le opinioni che mi avete dato. I vostri nomi, i vostri commenti, sono tutti qui, a testimonianza di un cammino di crescita in cui avete avuto un ruolo centrale. Grazie!

P.S. Sembra una lettera di addio. No, il blog non chiude. È in piedi da 7 anni, e finché posso ammorbarvi con qualche cavolata, lo farò.

venerdì 19 dicembre 2014

Rant | Sui lit blog prezzolati

Nella serie tv Community, in certi episodi compaiono alcune brevi gag che ritraggono Leonard, un vecchio pazzoide, che fa delle recensioni di cibo su Youtube riguardo a patatine o pizze surgelate.
Di per sé è già molto divertente, perché in pratica recensisce prodotti presi al discount, accessibili a tutti e la cui recensione non è granché utile. La cosa più divertente è che i pareri di Leonard sono positivi e banalissimi. Le patatine sono croccanti e salate, della pizza apprezza il formaggio. Cose del genere. Ecco un esempio (se state leggendo questo post tipo dal 2015 in poi, il link probabilmente non sarà più valido: cercate "Leonard's food review").
Ora tenete un attimo da parte il simpatico vecchio Leonard. Lo riprenderemo tra un minuto - avrete già capito dove voglio andare a parare, lo so.
Il pubblico maschile lo ignora, ma l'internet è pieno - Youtube soprattutto - di ragazze (e ragazzi) con dei propri canali/pagine/blog in cui parlano di make up: chi fa tutorial, chi fa sistematiche recensioni di rossetti, ombretti, matite per occhi, ciglia finte, creme viso, bagnoschiuma, shampoo ecc. Alcune di queste persone riescono a ottenere migliaia di visualizzazioni sul tubo, e ciò permette due cose: 1. Guadagnare visibilità per sé in maniera tale da risultare appetibile ad aziende che possono usarti come testimonial o per altre cose, tipo assumerti; 2. Guadagnare attraverso le visualizzazioni.
Guadagnare con Youtube è difficile. Non ci si sveglia la mattina e si decide di far soldi coi video sul tubo. Il guadagno può diventare notevole nel momento in cui si raggiunge il centinaio di migliaia di visualizzazioni, e ciò richiede un impegno assurdo, una dedizione pressoché completa alla condivisione sui social, uno spremersi di meningi per produrre contenuti originali e interessanti. C'è chi riesce a "impegnarsi di meno" coi reality vlog, raccontando cosa ha mangiato a pranzo e dove andrà in vacanza a Natale.
In ogni caso, il tempo richiesto è immane, è un lavoro full time che prevede ideazione, creazione, montaggio, diffusione, programmazione nel tempo per garantire una sistematicità per mantenere gli utenti iscritti, ecc. È un lavoro vero e proprio, le scadenze e il numero delle visualizzazioni mettono ansia e i commenti degli haters possono rovinarti la vita - le persone sanno essere davvero meschine.
Perché racconto tutta questa tragedia?
Perché mi piace drammatizzare.
Torniamo a noi. Come i/le suddetti/e vlogger, esistono gli equivalenti letterari, anche se molto più di nicchia.
Ora, io non frequento questi blog, perché quelli che frequento costantemente non seguono una politica come quella delle fashion blogger. Per esempio, Tapiro sul suo blog pubblica la roba che ritiene interessante, spesso roba poco conosciuta o demodé, e pubblica più o meno quando gli pare. Ho preso lui come esempio, anche se in effetti segue una linea ben precisa ("una vetrina di libri curiosi"), ma seguo anche altri blog (per esesempio Il sociopatico) che ritengo interessanti al di là delle scelte tematiche o della sistematicità con cui postano (sono iscritto via mail), semplicemente perché mi interessa il loro punto di vista o anche solo mi piace come scrivono.
Adesso vi racconto un fatterello che unirà tutto questo pastrocchio di Leonard con le pizze congelate, fashion blogger, literary blog e Tapiro.
Dovevamo cercare un libro da regalare a un amico di famiglia. La mia prima proposta era di regalargli qualche ebook, giacché possiede un eReader (l'emozione di aprire un regalo digitale non è inferiore a quella di scartarne uno materiale: grazie a dio le wishlist di Amazon e simili risolvono il problema dei regali ben impacchettati ma sgraditi che costringono a sorrisi finti come banconote da un euro; e poi chiedete ai gamer se preferiscono un paio di calze o un regalo da Steam).
Ho cercato informazioni su quale romanzo fosse più indicato come regalo, nel periodo di Natale. In teoria doveva essere semplice come pescare con le bombe. Del tipo bestseller assicurati, non per forza premi Pulitzer, bastavano anche solo letture abbastanza buone da spenderci qualche ora. Persino roba scarsa-ma-famosa-di-cui-tutti-parlano.
Mi sono imbattuto in blog che non pensavo esistessero. Blog che seguono dinamiche come quelle delle fashion blogger. Dovete sapere, infatti, che alcune fashion blogger che diventano abbastanza popolari ricevono regali da parte delle case produttrici, così da poterne fare la video-recensione ("purché se ne parli"), e meccanismi psicologici elementari come la dissonanza cognitiva portano inevitabilmente a far parlare più o meno bene del prodotto. "Beh, me l'hanno regalato, come minimo ne parlo bene per ricambiare il favore".
A quanto pare funziona anche con le case editrici che inviano i romanzi a blogger di questo tipo.
Trovo un romanzo su un blog, la copertina è carinissima, piuttosto natalizia, la recensione del blogger è positiva, anzi, di più. Ok, gliel'ha mandato la casa editrice, ma se dice che è bello, mi fido. Magari lo scarico, vedo di che si tratta, se è carino lo vado a comprare e lo si regala. Scorro i post. La dinamica è più o meno la stessa. Il blogger dice apertamente di essere stato felice di aver ricevuto il pacco, e la casa editrice X è come sempre gentilissima. Scorro i post, le recensioni dei romanzi ricevuti gratis non hanno valutazioni inferiori a 4/5. Che è come quando mi invitano a pranzo e se il pasto è insipido e mi chiedono com'è dico che ha un gusto delicato, se è salato dico che è molto saporito.
Non condanno la casa editrice: regalano il libro, fanno il loro lavoro, non costringono a fare una recensione positiva. Non condanno tanto neanche il blogger: magari gli/le è piaciuto veramente, magari si beve qualsiasi scemenza di romanzo e non dà voti esagerati per gentilezza.
Ma io qui devo fare un regalo e non posso fidarmi di queste recensioni, abbiate pazienza. E Google mi sforna blog simili, persino di lit-blogger wannabe che parlano bene di romanzi perché vogliono riceverne gratis anche loro, un giorno (che meccanismo morboso).
Per farla breve, alla fine non abbiamo regalato alcun libro, ma abbiamo ripiegato su accessori/abbigliamento. Contenti, lit-blogger? Le recensioni buoniste e approssimative non sono di alcun aiuto, e mi avete dissuaso dal finanziare una casa editrice (molto probabilmente qualche Mondadori o Feltrinelli).
E tu, utente che hai letto fino a questo punto, diffida di ciò che scrivono i blogger, me per primo. Come ho avuto modo di dire altrove, è difficile scrivere una vera recensione, e sicuramente c'è qualcosa che non va se il parere su un'opera è (al di là del fatto che sia stato regalata da una casa editrice) totalmente positivo senza che vengano forniti particolari a sostegno di questa tesi.
Come fare allora a smascherare recensioni inaffidabili? Mettiamola così. Se più che una recensione sembra una televendita, allora è fasulla o di scarsa utilità. Se si concentra solo sulla sinossi, la esalta, e non dice nulla su come viene sviluppata la storia, sui personaggi, sullo stile ecc., allora è fasulla o di scarsa utilità. Se si fa riferimento a cultura/arte/filosofia/ecc. in maniera grandiosa che puzza di aria fritta, allora è fasulla o di scarsa utilità.
Per Natale fatevi un regalo: prendetevi qualche bel romanzo, meglio se in ebook (spendi di meno, leggi di più). Prima però leggetene l'estratto gratuito, si capisce molto già dalle prime pagine. Se avete ancora dubbi cercate recensioni su Google, e siate critici, usate il buon senso.
Se nulla di ciò vi convince, lasciate perdere e andate a comprarvi un bel salamone.


Buon Natale!

[EDIT 9/01/2015: Nei commenti a questo post c'è della roba interessante, consiglio di leggerli; Tapiro inoltre ha scritto un commento così lungo da meritare un post a parte, qui il link per leggerlo.]

giovedì 18 aprile 2013

Un anno con Linux

Premessa: non sono un esperto informatico, e nonostante mi sia impegnato a studiare linguaggi di programmazione e compagnia bella purtroppo non ho mai avuto abbastanza tempo per portare a termine l'indottrinamento. Di conseguenza questo post non vuole assolutamente essere geek. Ah, si sappia che di Linux non ci capisco granché, sto imparando. E finora la mia esperienza è ridotta principalmente a Ubuntu (Xubuntu e Lubuntu).

Ho sempre odiato Windows (fino a Win 95 paradossalmente mi ci trovavo abbastanza "bene", poi il Me non mi creava tanti problemi finché dopo qualche mese alcuni programmi crashavano in continuazione e il sistema andava avanti nonostante assurdi bug grafici e dll scombinate).
In realtà la maggior parte delle persone odia Windows, semplicemente perché non obbedisce mai agli ordini. A volte i crash vanno in effetto matrioska (Programma si impalla - clicchi su Termina Operazione programma X - Termina operazione si impalla - clicchi su Termina Operazione di Termina Operazione di programma X). Avevo un pc con XP con cui non potevo assolutamente aprire determinati .exe perché, se lo avessi fatto, avrei provocato una BSOD, ma la cosa divertente è che lanciando determinati programmi dovevo aspettare un minuto o talvolta anche più, affinché si aprissero dopo averci cliccato. È così che ho imparato a suonare la chitarra, esercitandomi nei tempi di "latenza" necessari perché si aprisse, per esempio, Firefox.
Ora, oltre a Windows e Mac OS X il popolino "ignorante" non conosce Linux, principalmente perché non è roba diffusa perché non fa guadagnare nessuno (la roba Microsoft e Apple si paga, ma se compri un computer con sopra per esempio Windows predefinito, puoi benissimo compilare un modulo di rinuncia a tale OS, richiedendone il rimborso; perché sì, a quanto pare comprando il computer compri anche il sistema operativo, nella maggior parte dei casi).
Basta il passaparola a far diffondere la cultura linuxiana.
Una decina di anni fa decisi di passare a Linux (Red Hat), ma a quel tempo io ero una ceppa, troppo spaventato per usare il BIOS, e nonostante in qualche maniera fossi arrivato vicino all'obiettivo, fallii miseramente. E forse scelsi una distro un po' complicata per un principiante assoluto come me.
Ad ogni modo, oggigiorno Ubuntu (una delle distribuzioni più diffuse di Linux) è probabilmente l'OS più facile da installare e da usare. La procedura è completamente grafica e la guida insieme al download gratuito sono disponibili sul sito ufficiale. Tutti dovrebbero usare Ubuntu (Linux), perché è semplice e obbedisce ai tuoi comandi senza problemi, è il sistema operativo che dovrebbero avere le famiglie, i bambini, i programmatori, chiunque. La Cina addirittura pare volere Ubuntu come OS ufficiale.

Ad ogni modo, dato che a noi interessa la scrittura e surrogati, parliamo di questo.
Io uso un netbook, un Asus EeePc 1000-H, praticamente una macchinetta non proprio scarsa ma decente, con Xubuntu (una distribuzione più leggera di Ubuntu). Diventa però una carretta scassata se si usa XP, al punto che a causa di bug di diverso tipo - non per ultimo il maledetto aggiornamento del sistema che se gli dài il consenso ti terrà il pc acceso per mezzora dopo aver scelto di chiudere la sessione, posticipando quindi lo spegnimento - ho dovuto formattare 3-4 volte in due anni perché Windows non partiva.


Esattamente quello che succede nella vita quotidiana.


Non serve un computer potentissimo per poter scrivere racconti/romanzi e simili. Ma nel momento in cui il computer ti frega ingrippandosi e obbligandoti a formattare, se non hai fatto un backup sei spacciato (in questo caso non tutto è perduto: basterebbe per esempio installare su una chiavetta Puppy Linux, una distribuzione leggerissima, e avviarlo live dal BIOS, così da poter recuperare file preziosi e backupparli, prima che il prossimo danno sia a carico dell'hardware).
Di conseguenza, se il pc si usa principalmente per scrivere/navigare (per esempio si vuole scrivere un racconto/romanzo e al contempo cercare informazioni su Google, vedere video su Youtube e salvare documenti come manuali e altro in pdf), si potrebbe benissimo recuperare un qualsiasi vecchio pc (tutti ne abbiamo uno), installarci sopra una distribuzione leggerissima di linux (per esempio Lubuntu), e sarà come avere un computer nuovo, che ti permette di gestire una cosa banale come file di testo in maniera pulita e stabile (non come Word di Office).
Poniamo invece che si disponga di un bel laptop potentissimo su cui giocare cagate fantasy, mmorpg, comprare giochi da Steam ecc. Si può, in tal caso, installare ugualmente per esempio Ubuntu in dual boot, cioè all'avvio si può scegliere con quale sistema operare. Se vuoi giocare scegli Windows, quando hai bisogno di lavorare scegli Linux. Se si giocano invece dei titoli che non richiedono grandi risorse, si può benissimo "emulare" il gioco in questione per Windows in ambiente Linux.
Poi c'è la questione programmi. Qualsiasi cosa esista per Windows o Mac - di solito a pagamento e regolarmente crackata -, esiste anche in open source (gratis) e per Linux. Steam è arrivato anche su linux, per esempio. Rhytmbox è un programma uguale ad iTunes, e ti consente anche di trasferire musica sull'iPod.
Se c'è bisogno di scrivere si può usare LibreOffice Writer, e tutto il pacchetto LibreOffice per presentazioni, database ecc.
Calibre, per la gestione degli ebook, è disponibile anche per Linux.
Se si vuole modificare un ePub malandato per leggerlo in maniera dignitosa sul proprio lettore, o se si vuole editare il proprio romanzo e trasformarlo in un raffinato ePub, c'è Sigil, un programma utile e facile da usare.
Molti programmi si possono scaricare direttamente aprendo l'Ubuntu Software Center, una specie di App store in cui digiti il nome del programma che ti serve e lo scarichi e installi cliccandoci sopra, proprio come si fa con Android o con iOS. Altri programmi sono un po' più "difficili" da scaricare, ovvero dal terminale, ma basta fare il copia-incolla dei comandi indicati per poter ottenere lo stesso risultato.
Per quanto riguarda i driver, invece, nella maggior parte dei casi si può collegare un qualsiasi dispositivo e farlo funzionare senza dover ricorrere a CD/pen drive/download improbabili della ricerca di Windows.
Finora ho avuto un'esperienza più che positiva. Una stampante che mi è stata regalata aveva bisogno del software e dei driver forniti col cd (il mio netbook non ha lettore cd, quindi ho dovuto prendere in prestito un lettore CD USB). Con Ubuntu invece bastava scegliere il modello della stampante: dato che nella lista non c'era il modello preciso, ho scelto quello che ci andava più vicino, e la stampante ha funzionato! Niente CD o pen drive.
Discorso analogo per la configurazione di una Internet Key (non per me). Su un netbook con Windows 7, la pennetta era impossibile da configurare nonostante il driver fosse immagazzinato nella stessa memoria interna. La colpa è della marca, la Onda, o della Wind, o di entrambi. Alla fine è stata configurata. Dopo mesi interi, decido di mettere su quel netbook (non mio) Lubuntu e smetterla con le frustrazioni da Windows, e poi per la pennetta si vedrà. Dopo aver installato l'OS mi informo un po', e scopro che non c'è bisogno di installare nulla: basta cliccare sulle impostazioni di rete (non wifi) e selezionare la Internet Key (già configurata in automatico). E ha funzionato.

Linux è un OS infallibile, stabile e affidabile?
Abbastanza. Inutile dire che una distribuzione "pesante" su un pc scarso può dare problemi a cominciare dalla grafica. Ma una distribuzione adatta al tipo di macchina può garantire una buona affidabilità.
Linux non si ingrippa mai? Di certo non come Windows, nulla è perduto con Linux, eventuali disagi possono durare alcuni secondi, a meno che non ci si metta di impegno a fare casino coi file di sistema accedendo da root (ma a questo punto non si agisce più da principianti).
Linux crasha? Sì, raramente, determinati programmi possono crashare, ma tu clicchi sull'invio della segnalazione, e (a me è successo così con il Bluetooth che dava problemi nel trasferimento dei file) in breve al prossimo aggiornamento disponibile il problema potrà essere risolto (il Bluetooth ha ripreso a funzionare bene, senza che io facessi nulla). O comunque il crash non si ripeterà, a meno che non ci siano problemi seri (che una riconfigurazione rimette a posto).
La community linuxiana è sempre pronta a dare una mano, a sostenere i nuovi utenti e a produrre nuova roba utile per tutti. Basta cercare aiuto su qualsiasi gruppo, forum, canale IRC, per ricevere aiuto. La maggior parte delle volte i problemi sono banali e la soluzione si ottiene facilmente googlandola.
Le ultime versioni delle varie distribuzioni, oltretutto, hanno una grafica accattivante, di gran lunga superiore a quella di Windows, e molto più customizzabile. Offrono un'esperienza davvero soddisfacente.
Uno potrebbe chiedere: e la roba Apple? Non ho esperienza in tal senso, ma dato che si parla di OS UNIX-based, in teoria la iRoba dovrebbe essere piuttosto affidabile, più di Windows. Il problema è che i computer Apple hanno un prezzo superiore al loro effettivo valore, ed essendo il sistema simile a Linux, non ha molto senso scegliere quello a pagamento, se ce ne sono altri uguali gratuiti (a meno che per esempio non si sia costretti per motivi professionali, come per l'uso di software specifici come Photoshop, o se si vuole possedere una macchina con determinate caratteristiche).

Lo scopo di questo post è quello di diffondere la notizia: esistono OS gratuiti, facili da installare e da usare, che facilitano la vita e fanno risparmiare soldi: molte persone buttano il proprio pc perché troppo lento o "pieno di virus", senza sapere che il più delle volte la lentezza non è colpa della macchina ma del sistema operativo, e che i virus li ha solo Windows, in Linux invece non si corre alcun pericolo simile.
Inoltre, ancora, Linux è ideale per lavorare. Le persone "vecchio stile" che usano il pc solo perché costrette dal lavoro e con la repulsione per la tecnologia potrebbero cambiare idea, vivendo un'esperienza positiva e gratificante come quella che potrebbe dare un OS bello, semplice e affidabile come Ubuntu.
Da parte mia non voglio convincere le persone a usare Ubuntu e simili, ma spero con questo post di aver fornito ulteriore materiale, insieme a quello già presente in rete, che permetta alle persone di approfondire e farsi un'idea.
Per quanto riguarda la scrittura, ritengo che Linux sia il miglior sistema operativo (oserei dire ispirante) utile allo scopo, e che ogni scrittore dovrebbe considerare di usare.

lunedì 18 febbraio 2013

La mia Esclusiva Custodia per eReader personalizzata

Appena comprai l'Opus mi è capitato diverse volte, per i primi mesi, di fare sogni in cui mi cadeva e si rompeva.
Non serve una laurea in Psicologia per capire che avevo una paura folle di perdere quell'aggeggino.
Nell'acquisto dell'Opus era inclusa la custodia in neoprene (si veda il vecchio post sull'Opus), una custodia però in cui l'eReader puoi solo infilarlo ed estrarlo, rigida, senza chiusura. Una specie di calzino rettangolare, rigido, aderente. Ovviamente non ti permette di leggere, ma solo di portarlo in giro al sicuro.
Per tutto il tempo in cui ho usato l'Opus andavo in giro con la custodia, per sicurezza. Persino quando leggevo al bagno me lo portavo al sicuro nella custodia, o mentre cucinavo, e ovunque mi trovassi la prassi era: estrarre il lettore dalla custodia, tenere la custodia a portata di mano, leggere, e a ogni interruzione o pausa metterlo in standby e re-inserirlo nella custodia.
Il problema è ovvio: nel momento in cui leggevo, il lettore non era protetto, era a rischio.
Dato che con il Kindle non è compresa alcuna custodia, all'acquisto, ho ben pensato di farmene fare una su misura, secondo le mie richieste specifiche.
Ed è così che ho ottenuto la mia Esclusiva (e un po' megalomane, lol) Custodia Personalizzata.


Le custodie di Amazon sono anche fighe, certo. Ma:
  1. Costano troppo
  2. Sul web alcuni lamentano danni a carico del dispositivo (rovinano i "contatti"), ma non posso confermarlo perché non ne possiedo.
  3. La resistenza varia a seconda del materiale.
Mentre altre società che fanno custodie di tutti i tipi:
  1. Costano troppo pure quelle.
  2. Impiegano materiali rigidi che alla prima caduta si rompono.
E poi l'incubo hipster, l'incubo no-global ecc., il fattore principale comune a tutti i prodotti sul grande mercato:

SONO FATTE IN SERIE.

Veniamo alla mia Esclusiva Custodia superpuccissima.
L'ho fatta fare su mia richiesta secondo le mie indicazioni precise, che erano sostanzialmente due:

- Protezione assoluta contro eventuali cadute
- Praticità di lettura/cambio pagina/collegamento al pc.

Di conseguenza, la custodia è morbidissima, è come un piccolo piumone invernale, simile quasi agli astucci dei colori che avevamo alle elementari. Solo che quelli erano sagomati e rigidi, mentre la mia Custodia Esclusiva è flessibile: se nonostante le mie cure dovesse cadermi il lettore, sarebbe come se atterrasse su un materassino di salvataggio dei pompieri. Se cadesse in verticale, invece, gli elastici tubulari smorzerebbero l'energia di caduta (almeno spero), e il lettore non risentirebbe di nessun contraccolpo.
Mi spiego meglio con le immagini:


Dando un'occhiata alle custodie di Amazon e compagnia, ho notato che gli angoli per fissare il lettore erano piuttosto costrittivi e rigidi. Con dei semplici elastici cuciti in maniera tale da coprire la giusta proporzione di angolo, il lettore è più libero (e non assorbe gli urti, secondo il mio parere), ma soprattutto anche estrarlo risulta più facile. Inutile dire che sbatacchiando la custodia aperta in tutte le direzioni (cosa che, com'è ovvio, ho fatto), il lettore rimane fermo, non vola via.
Come potrebbe mai venire sbatacchiato il lettore? direte voi. Non accade, è vero, ma volevo provare.
L'apertura a libro l'ho preferita con la chiusura con bottone. Le fanno anche con la zip, ma - per me - non ha senso. Cioè, non cambia molto, è vero, ma:
  1. Le zip sono note per incepparsi e/o uscire del tutto dai binari (motivo principale).
  2. Aprire una zip è più scomodo che slacciare un bottone: la zip richiede due mani, il bottone solo una. Provate a sbottonarvi il jeans o la camicia con una sola mano, e poi provate ad aprire la zip di un astuccio di colori delle elementari con una mano.
In questo caso il bottone non è a pressione (così è più sicuro), ma anche a pressione sarebbe stato ok. La mia richiesta però era che non fosse assolutamente a zip.
Il colore nero era doveroso: mi piace, si abbina con il lettore, è professionale, ecc.
Inoltre - e questa è una cosa a cui nessun uomo indolente come me penserebbe mai finché non gli viene fatto notare - la mia Esclusiva Custodia, essendo fatta interamente di tessuto (cotone, se non sbaglio), fatta eccezione per gli elastici e il bottone, è lavabile. A mano, in lavatrice, non so, ma comunque se il gatto dovesse pisciarci sopra o il coinquilino di merda sbronzo dovesse usarla per vomitarci, non succederebbe nulla (giù con detersivo e ammorbidente).
[Però è consigliabile lavarla senza lettore inserito. Così, per la cronaca.]
Si parlava di unicità.
Non sono un hipster, ma ho un'insofferenza innata verso le cose di massa per così dire "senza profitto". Odio l'omologazione distruttiva, in un certo senso le stesse mega-società come Amazon, per il solo essere quello che sono, mi fanno passare la voglia di ingrossare le loro già obese tasche.
Ok, di fatto mi sono fatto fare una custodia su misura, secondo le mie personalissime direttive. E sì, ad alimentare la megalomania in cui affogo ci sono sopra pure le mie iniziali ricamate (like a fuckin sir!). Ma essenzialmente desideravo qualcosa di praticissimo e non ho pensato ad abbellimenti.
E la cosa deve aver fatto mangiare le unghie alla sarta a cui l'ho commissionato, visto che ha un'esperienza decennale nel confezionamento di abiti da sposa. Che per quanto ne so è tipo la massima espressione tecnica della sartoria.
E non mi risulta che le custodie vendute sul web siano fatte da sarti tecnicamente virtuosi. E visti i prezzi a cui le vendono (da 30€ in su), dovrebbero essere dei capolavori, e non prototipi in serie.
Insomma, se bisogna spendere, bisogna investire per il meglio. Così la penso io.

Morale della favola: ci si può accontentare di ciò che propone il mercato e sottostare alle sue imposizioni, oppure si può usare il cervello e non rinunciare alle proprie aspettative.
Con la mia nuova custodia non devo più preoccuparmi che il lettore si frantumi, leggo con più tranquillità e non temo più per il lettore.
In più, con la diffusione che stanno avendo gli eReader, mi piace considerarli dei "compagnoni" (il mio "vecchio" Opus l'ho messo da parte ma non voglio staccarmene, un po' perché è stato il mio primo lettore, ma soprattutto perché mi ha permesso di leggere decine di libri per più di un anno, e sebbene ormai non lo usi più, ci sono comunque affezionato). Di conseguenza non mi dispiacerebbe immaginare un futuro in cui tutti hanno il proprio eReader al sicuro nella propria originalissima custodia personalizzata.

giovedì 17 gennaio 2013

Letture del natale 2012

Il troppo mangiare, bere e festeggiare mi ha ingrassato e impigrito, poi ci si è messa l'università e da questo momento il Rifugio rischia quasi di andare in letargo.
Ma non è questo il giorno! [cit.]
Se può fregare a qualcuno, ecco quello che ho letto durante le feste.

la sonata a Kreutzer lev tolstoj recensioneLa sonata a Kreutzer, di Tolstoj.
Avevo voglia di classici dell'800, e questo non lo avevo letto. Si tratta di una novelletta a doppia cornice narrativa (un personaggio della storia racconta la sua vicenda, come in Cime tempestose), ma sostanzialmente più che storia è una specie di parabola con la morale.
Detto così non sembra molto appetitoso. Infatti dubito che possa piacere, se non ai fan del vecchiume e ai poser letterati radical chic (e per motivi differenti).
In pratica attraverso La sonata Tolstoj esprime una sua tanto curiosa quanto delirante visione del ruolo della sessualità nella società, snocciolando verità sulla natura umana e sulla decadenza della morale. Se vi piace estrarre frasi da romanzi per farne degli aforismi, La sonata non vi deluderebbe. Tolstoj, nelle sue speculazioni, arriva a formulare una specie di filosofia esistenzialistica in cui la sessualità stessa è un ostacolo per il raggiungimento dello scopo che il divino ha per l'uomo. Anche se non è ben chiaro quale sia.
Perché leggere La sonata?
In primis perché offre una mezza verità sulla società del tempo, le abitudini di scopaggio [cit.] dei giovani aristocratici e/o alto borghesi, in secundis perché mostra anche elementi di morale e costumi dell'epoca, e tutto ciò è interessante per l'appassionato di '800, della storia e menate simili. L'ultimo motivo per cui può valere la pena leggerlo è appunto l'idea delirante di Tolstoj. L'opera, ci informa Wikipedia, è stata scritta dopo la conversione dell'autore. E il contenuto di certi deliri (in questo caso religioso) spesso e volentieri è interessante.

il giocatore dostoevskij recensioneIl giocatore, di Dostoevskij.
Rispetto alla Sonata, Il giocatore può risultare più "leggero", ma fino a un certo punto. La narrazione diaristica aiuta, ma spesso ci sono momenti introspettivi che non aggiungono granché. Strano, visto che a quanto pare questo romanzo è stato commissionato a Dostoevskij in un periodo in cui lui era a corto di denaro (lui era un giocatore accanitissimo, spesso era col culo per terra a causa del gioco, e cercava di rimediare passando le nottate a scrivere e fumare, se non ricordo male con una scatola di sardine come posacenere o qualcosa di simile).
Senza dubbio il romanzo è "affidabile", nel senso che il protagonista malato di gioco è in parte un alter ego credibile dello scrittore, ludopate. Ad ogni modo l'intreccio romantico/psicologico non è proprio un intreccio, e certi personaggi hanno comportamenti bizzarri, manifestazioni abnormi delle emozioni come solo certi autori dell'800 sono in grado di narrare - escludo la nonnina, personaggio semi-caricaturale, divertente e abbastanza verosimile.
Nel complesso, è interessante da leggere più per la componente "didattica" della ludopatia, poi anche per i fatterelli associati all'ambiente (Dostoevskij non risparmia pregiudizi/stereotipi etnici riguardo al comportamento nel gioco d'azzardo, dagli ebrei agli italiani, dai tedeschi ai polacchi, e così via, tutto però da un lato fenomenologico, scevro da veri e propri giudizi di valore).
A parte questo, non ha grandi momenti, e anzi, termina in maniera blanda, senza una direzione precisa o un motivo di risoluzione dei conflitti.

Primavera, di Gamberetta.
Gamberetta si rifà viva con un racconto breve sulla fine del mondo.
Forse è una mia impressione, forse il troppo mangiare e bere delle feste mi ha confuso, ma questa Gamberetta mi sembra migliore di quella di Assault Fairies. Non che in quest'ultima non fosse brava, ma quell'oggettività eccessiva che a tratti svuotava di emotività la storia qui non c'è: oltre allo show, don't tell la storia è emotivamente colorita - "il giusto". L'idea di fondo del racconto mi ha lasciato un po' così, non molto soddisfatto, ma sono solo gusti. Il racconto spacca ed è scritto magistralmente.

palahniuk diary recensioneDiary, di Palahniuk.
Palahniuk è qualcosa come il mio scrittore preferito.
Ma temo di aver esaurito le letture migliori. Mi spiego: in Diary Palahniuk è forte come sempre, adoro i suoi cori, ma le ipotesi sono due:
1) L'ho stancato e basta.
2) Il tono amareggiato della protagonista/narratore abbinato alla mancanza di veri plot twist/idee sconvolgenti/picchi nell'andamento della storia mi hanno fatto desistere.
Forse lo riprenderò in futuro. O forse no, non lo so.

E ora le note di chiusura.
A parte un articolo che ho preparato sotto Natale e non ho pubblicato, dovete capirmi: è periodo di studio. Non mi piace essere uno di quelli che posta una volta ogni morte di papa, di contro però le routine perchéssì mi stanno qui, e i "post del giorno tale", a meno che non siano grandiosi, di solito li odio. Tranne Zero Calcare. Le sue vignette periodiche (non lo sono sempre) mi piacciono. Lui spacca, può andare.
Quindi: se dovessi riuscire a pubblicare un post alla settimana o ogni 10 giorni, sarà un grande evento.
Sempre che a qualcuno possa importare.
Oltretutto quando studio solitamente non leggo o leggo molto a rilento, quindi... Boh.
Auguri. Buon inverno. Fate voi.

mercoledì 28 novembre 2012

10 cose che odio del Fantasy

L'ordine non è proprio gerarchico, più che altro perché non mi va di sbattermi a sistemare ogni punto dopo averli scritti tutti. Diciamo che ognuno ha lo stesso vergognoso valore degli altri.
Inutile dire che si tratta solo di pareri personali, chi non è d'accordo puòannasseneaffanc può esprimere i suoi pareri nei commenti.

TOP TEN!

#10 - Le copertine
Le copertine dei romanzi fantasy o fanno pena, o sono fighissime... per un 13enne.
Diciamo che se dovessi portarti in giro il libro fantasy che stai leggendo, proveresti un po' di vergogna a lasciarlo a portata d'occhio. Soprattutto se sei grandicello.
Questo perché il più delle volte - almeno in Italia - il fantasy viene trattato come roba per bambini (e oserei dire che ci sarà pure un motivo, vedasi punto #03). E non fa bene alla socializzazione. (#05)
Morale della favola: molte copertine sono imbarazzanti, anche quando la qualità del libro è superiore a quella ipotizzata. Soluzione: meglio leggere su eBook Reader. Molto più di classe, e non si rischiano brutte figure.

#09 - Le trilogie/saghe
In Italia ti pagano come vogliono loro, solitamente ti danno il 10% sul prezzo di copertina, ma deve andarti molto bene. Altrove, in America per esempio, ti pagano a cartella. Questo significa che più scrivi, più guadagni.
La trilogia diventa quindi un must. O meglio, il minimo. Da lì si finisce a saghe come La ruota del tempo di Jordan (questa le batte tutte, perché sono millemila libri da millemila pagine), La spada della verità di Goodkind, e via discorrendo. Perché no, pure Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin e La Torre Nera di King.
Non c'è nulla di male nelle saghe. Non è vero che fanno diventare ciechi. Ma devono essere all'altezza: se comincio a leggere il primo libro di una saga, già penso che sto prendendo un impegno, nel momento in cui dovesse piacermi. Ma allo stesso tempo penso: "Μέγα βιβλίον, μέγα κακόν", ovvero "Se ci hanno fatto una saga, deve essere sicuramente una merda". Non c'è niente di più bello ed elegante degli stand alone. Meglio ancora se si tratta di opere da 50mila parole o giù di lì. Brevi, minimal, soddisfacenti. Come la sigaretta di Wilde.

#08 - I cliché
Questi sono deprecabili in assoluto.
Devo averlo già detto altrove. Gli stereotipi non sono un problema, per me, e vanno bene pure i cliché: ma sfruttare idee simili e basta non fa accumulare "punti" (per me). Nel senso: se un romanzo (fantasy) ha un'idea originale, guadagna punti. Se prende roba vecchia ma la sviluppa in maniera interessante, guadagna punti. Se prende idee già usate e le sviluppa in maniera già nota, non guadagna punti: probabilmente ne perderà, ma se parte da 0, andrà sottozero (per me).
Il giovane orfano di turno che scopre di essere il prescelto, a mio avviso, è già un'inversione di marcia. Se in venti pagine leggo una roba simile, non aspetto di vedere come evolverà il romanzo. Perché se ha accumulato già, per dire, -10 ipotetici punti, avrà bisogno di altrettanti punti solo per essermi indifferente.

#07 - La guerra
Immaginiamo un popolo.
Diamogli una lingua, una cultura e tutto il resto. Diamogli una tecnologia medievale.
Bene, in un fantasy sarà sicuramente guerra senza quartiere. O per meglio dire, LA GUERRA PIU' TOTAAALEEEH! Non importano i motivi: deve esserci guerra!! Perché? Perché sì, diamine!
Bene, va benissimo, gli uomini si fanno guerra dall'alba dei tempi. Tutto normale. Ma che ne sa l'uomo moderno della guerra? A parte quello che si vede in tv o su internet, cosa ne sa? Puoi chiedere a un iracheno, magari, ma l'autore fantasy 20-30enne europeo, seduto in poltrona, con la tazza di caffè e il laptop e tutto il resto, che cavolo ne sa di guerra?
La risposta è: niente.
Quindi la verosimiglianza degli argomenti bellici che leggiamo è compromessa: se l'autore è stato in guerra, potremmo avere una sua visione personale della cosa; se l'autore si è informato bene sull'argomento, potremo avere una visione teorica vicina alla realtà. Ma solo il primo potrà darci la realtà narrativa che contraddistingue la letteratura. Vale a dire, la realtà oggettiva filtrata dal vissuto di una persona e restituita in una forma "arricchita".
Ad ogni modo, si può soprassedere su tutto ciò. Insomma, è solo un parere personale (come gli altri, d'altronde).
In alcuni romanzi però gli autori, consci della cosa (perché non venite a dirmi che mentre scrivete scene di guerra non provate a immedesimarvi e a scontrarvi contro la dura verità, ovvero che tutto ciò che immaginate non l'avete mai provato sulla vostra pelle), calcano la mano e ci danno dentro con le riflessioni su quanto la guerra sia terribile (scontato) o, la cosa che odio più di tutte, fanno gli uomini/le donne di mondo snocciolando fatterelli sulla guerra appresi su History Channel che, quando non sono scontati, sono proprio discutibili.
Ecco perché ammiro i romanzi fantasy che non trattano (direttamente) la guerra.

#06 - La serietà
Per suscitare un'emozione bisogna essere bravi.
Molti romanzi fantasy si distinguono per scatenare l'effetto opposto a quello voluto. Scene, dialoghi che vogliono essere seri, sul significato della vita, sulla natura dell'essere umano, spesso e volentieri fanno ridere. In senso cattivo. Cioè nel senso che traspare il tentativo, fallimentare, di voler dare spessore a storia/personaggi/scene, tentativo che scatena pietà e disprezzo.
Almeno in me.
Non tanto perché la storia in sé è fantasy, credo sia solo una correlazione (fantasy & tecnica scarsa). Ed è proprio per questo motivo che quando leggo preferisco la comicità al pathos esistenzialistico. Che riesco a trovare in altri autori (non fantasy).

#05 - La componente anti-sociale
Lo so che mi avete capito.
Sei a una festa. Sei un ragazzo single etero e stai parlando con una ragazza, oppure sei una ragazza single etero che sta parlando con un ragazzo. Poniamo che la conversazione si sposti sulla letteratura.
Poniamo anche che uno dei due non è un nerd, giocatore di D&D, amante delle ricostruzioni storiche, ecc.
Sei il ragazzo, e fai: "Sto leggendo - non so se la conosci - una saga di Weis e Hickman. Si chiama Le cronache di Dragonlance. E gli autori l'hanno scritta giocando a D&D! Be' sì, insomma, è figo, c'è questo mago, Raistlin..." Molto probabilmente la ragazza ti ascolterà annuendo, e poi troverà una scusa per andarsene.
Sei la ragazza, e fai: "Guarda, io sto leggendo 50 sfumature di staminch*a, in cui c'è 'sto tipo che cè è troppo un figo, è un inspiegabile miliardario che lavora nell'ambito della cura dell'ambiente, che poi incontra questa ragazza, e bla bla..." Perché sì, 50 sfumature è uno dei fantasy più beceri, come si capisce dalla sinossi. Il ragazzo probabilmente fingerà di ascoltare pensando: "Ci sta o non ci sta? 50 sfumature non è quel romanzo dove si schiaccia? Quindi forse mi sta mandando dei messaggi... Ma sì, ci sta, ci sta."
Nota: ultimamente, con la versione televisiva delle Cronache di Martin, anche le donne seguono GoT (attenzione, la serie tv, non i libri!), e ovviamente il loro personaggio preferito è Daenerys, quindi consiglio ai single rampanti ai cocktail party di snocciolare ammirazione per l'eroina suddetta, per entrare eventualmente nelle grazie delle donzelle.
In ogni caso, non importa quanti fantasy (anche buoni) tu abbia letto: la società ti apprezzerà come intellettual-chic solo se affermerai di leggere vecchiume socialmente considerato onorevole, non so, Joyce, Goethe, Hugo, Hemingway - o se volete incutere timore, andate sulla letteratura russa (non è necessario aver letto veramente questa roba), ma badate, è rischioso: potreste sembrare inquietanti.

#04 - Quattro
Quattro.

#03 - Lo stigma "letteratura da bambini"
Già accennato in qualche punto precedente: il fantasy è per i bambini. Secondo il senso comune.
In alcune librerie i romanzi fantasy li mettono lì, non insieme alla fantascienza, ma insieme a Geronimo Stilton e le Winx.
Ora, dico io, capisco che le copertine, e ok, anche i contenuti, possano trarre in inganno, ma perdio, librai italiani, leggetevi qualche fantasy che non sia Eragon, e rendetevi conto che in mano a un ragazzino di 9 anni potrebbe capitare un libro con un nano (affetto da nanismo acondroplasico) che si chiava una prostituta. [Parlo di Tyrion].
O peggio ancora: potrebbe capitargli un libro di Licia Troisi.
Rendiamoci conto.
Ma il mio biasimo va agli scrittori: mannaggia, impegnatevi a non scrivere delle merdate, che poi mi costringete a sentirmi un cretino, quando vado in libreria per fare l'intellettuale e finisco a spulciare il reparto bambini per vedere le novità fantasy.
E già una volta alcuni anni fa il libraio, mio amico, mi ha detto: "Che ne diresti di leggere qualcos'altro, eh? Basta avere la testa tra le nuvole, questa roba fantasy... eh?"

#02 - Gli autori di fantasy
Il fantasy è la prima dannata esperienza di scrittura che fa la gente.
Purtroppo capita che il risultato di questa prima volta finisca pubblicato.
Autori di fantasy di tutto il mondo riunitevi, così basterà una sola bomba: non è una legge che tutto ciò che si scrive vada proposto alle case editrici. Perché non provate a scrivere riguardo a qualcosa che conoscete bene? Chennesò, il vostro alter ego, con la moglie che gli fa le corna e lui lo scopre e diventa un serial killer. Tanto per dirne una. Storie di vita vera. Prima un po' di allenamento così, e poi vi date al fantasy.
Ma soprattutto, sappiate che pubblicare un libro (pagandosi la propria pubblicazione, per giunta) non fa di voi degli autori di bestseller, quindi sgonfiatevi un po' e se vi piace davvero la scrittura, dateci dentro e mettete da parte il fantasy, che c'è già tanta robaccia in giro.

#01 - I lettori di fantasy
Sono il primo ad ammetterlo.
Il fantasy non ha grande dignità. Potrebbe averne, possiamo citare diversi casi emblematici di come il fantasy sia un genere letterario dignitoso come altri. Ma insomma, non è come la fantascienza: diversi romanzi sci-fi impostati col what if - praticamente tutti - hanno dato all'umanità, oltre alla storia di per sé, vere e proprie profezie, spunti di riflessione, e quant'altro.
E il fantasy? Diciamocelo, poco.
Ciò nonostante, noi, imperterriti, continuiamo a leggerlo. A criticarlo, magari, a lamentarci, ma comunque lo leggiamo.
Poi però incontri lettori di fantasy, pre-adolescenti, adolescenti, magari pure qualche adulto, che dai gusti che esprimono (in fatto di romanzi) capisci subito che non capiscono un cavolo cercano solo dei "surrogati" dei videogiochi. Qualcosa da fare tra una partita a WoW e una ad Assassin's Creed. E poi te lo confermano.
Allora ti viene da pensare: "Perché diamine leggo fantasy? Forse dovrei smettere."

mercoledì 1 agosto 2012

Scelta del corso di laurea, università: la mia esperienza triennale in Psicologia

Tra i lettori del blog ci sono diversi under 20, e dando un'occhiata ai referer noto che diversi utenti capitano sul Rifugio perché in cerca di informazioni precise (e stranamente arrivano qui, lol).
La mia esperienza con il corso di laurea triennale è giunta al termine e che vi piaccia o no, ho voglia di condividere alcuni pensieri.

Primo pensiero - "esistenziale". Perché andare all'università?
Ti conviene andare all'università se hai interesse nella materia scelta (fondamentale), voglia di apprendere, impegno nello studio. La possibilità economica viene dopo (esistono borse di studio e altri sussidi non così impossibili da ottenere). No, sul serio: avere la grana è importante ma fino a un certo punto.
Non ti conviene se non hai nulla di tutto ciò, a partire dall'interesse, e se la scelta dell'università è solo una costrizione dei genitori o una scelta fatta per noia o perché così fan tutti.

C'è un sacco di gente volonterosa, in giro, che non ha avuto o non ha la possibilità di studiare: nel riconoscimento e nel rispetto di questa opportunità, sarebbe stupido intraprendere un corso di studio senza avere interesse, impegno e voglia di apprendere.
Escludendo particolari casi (per esempio, per motivi complessi o per mancanza di alternative), molti ragazzi diplomati sono liberamente indipendenti nelle loro scelte e hanno alle spalle genitori in grado di sostenere le spese per gli studi. Ma non è obbligatorio: andare all'università o intraprendere una professione - per quanto umile - hanno la stessa dignità (c'è la credenza sbagliata che chi è laureato può guadagnare di più, quando in realtà molti ingegneri con la triennale guadagnano meno di chi lavora in un call center, per dire).
E anche i corsi di laurea, checché se ne dica, hanno tutti la stessa dignità. Più o meno.

Il primo anno di università, comunque, una grossa fetta di studenti "sperimenta" la materia, capisce un po' l'andazzo, le prospettive, si fa qualche domanda e finisce per cambiare facoltà. Ad alcuni capita il primo anno, ad altri al secondo, ad altri il terzo.... Ma succede.
Il mio consiglio su come scegliere il corso di studi è, prima di tutto, informarsi su tutti i corsi che riguardano i propri maggiori interessi, e restringere il campo verso l'interesse più importante di tutti.
Certo, alcuni corsi di laurea non danno sbocco a nessuna possibilità di lavoro apparente, ma è anche vero che molti laureati, se trovano lavoro, fanno cose molto diverse rispetto a quanto studiavano (o pensavano di fare). E ci sono lavori che addirittura non necessitano di particolari lauree (in ambito aziendale, per esempio, ci sono diversi impiegati che hanno maturato la propria formazione sul campo, riuscendo a raggiungere alti traguardi: la laurea quindi non garantiscenecessariamente ciò che si crede).
Lasciando poi perdere le classifiche inaffidabili (specchietti per le allodole, principalmente) pubblicate su riviste o giornali, se bisogna scegliere l'ateneo, consiglio di consultare - attraverso i relativi siti web - le guide ufficiali dello studente. Leggendo i programmi degli esami, si può avere un'idea di come viene affrontata la disciplina da quell'ateneo (a parte alcune, molte facoltà presentano esami che stesse facoltà di altre regioni non presentano, o argomenti maggiormente o meno trattati, e via discorrendo, quindi non tutti i corsi sono uguali, a dispetto del nome), ma anche la modalità d'esame (alcuni atenei fanno tutto scritto, altri tutto orale, alcuni al computer, ecc.).
Si può condividere, si può non condividere. Non lo so, questo è quello che pensa uno che ci è passato.

E ora veniamo al mio ambito.
Psicologia.
La materia è tra le più affascinanti - ma anche tra le più stuprate.
Il popolino è ambivalente nei suoi confronti, ma è anche confuso: c'è chi è incredibilmente fiducioso nella Psicologia, ma cita esclusivamente Freud; c'è chi crede che non ci sia differenza tra uno psicologo e un santone, e così via.
Quello che posso dirvi, qui, è solo il mio parere.
Molti si iscrivono a Psicologia in base allo studio di Freud in Filosofia al liceo. E molti credono che Psicologia e Filosofia siano più o meno la stessa cosa: niente di più sbagliato.
In base a quanto ho visto, alle persone con cui ho parlato, a ciò che leggo - insomma, in base alla mia esperienza -, sconsiglio di intraprendere un corso di laurea in Psicologia se:
  1. si crede alla magia e a Babbo Natale: la Psicologia non è esoterismo (con tutto il rispetto).
  2. si pensa che le proprie opinioni sulla gente, sulla mente, sui comportamenti abbiano lo stesso valore di paradigmi e modelli teorici specifici e verificati sperimentalmente.
  3. si crede che la Psicologia non sia una scienza.
  4. quattro.
  5. si crede che Psicologia = Filosofia e che quindi si studiano generici "concetti": Psicologia è, tra l'altro, anche Biologia, Genetica, Fisiologia, Matematica [ahimè].
  6. si crede che fare lo psicologo non comporti responsabilità come, per esempio, fare il chirurgo: sbagliatissimo.
  7. si crede che Psicologia = Psicoanalisi. La Psicoanalisi è un modello teorico psicodinamico antico e non preminente. Esistono diversi modelli teorici con maggiori fondamenti empirici.
  8. si crede che studiando Psicologia si possa fare il dottore con la pipa che scrive sul taccuino. La Psicologia Clinica è una disciplina: esistono molti altri campi ugualmente importanti, come la Psicologia dello Sviluppo, la Psicometria, la Psicobiologia, la Psicologia Cognitiva, la Psicologia sociale e delle organizzazioni, la Psicologia del Lavoro, ecc.
  9. si crede che offra più lavoro di altri corsi. No, il campo è saturo da anni.
  10. si è convinti che comunque sia è un percorso di studi breve. Sbagliato. Se si volesse fare lo Psicoterapeuta, per esempio, si dovrebbe conseguire una laurea triennale (3) + una laurea magistrale (2) + 1000 ore di tirocinio + esame di stato per l'abilitazione (1) + una scuola di specializzazione post-lauream in Psicoterapia (4). Totale: 10 anni. Davanti a questa prospettiva, la maggior parte delle persone dice: "A 'sto punto faccio Medicina!".
Credo sia tutto. Ci sarebbe molto altro da dire, ma è meglio fermarsi qui.
Ripeto, sono solo opinioni personali, però ritengo che l'internauta in cerca di informazioni debba sentire più campane.
In bocca al lupo a eventuali matricole.

giovedì 19 luglio 2012

Slow Reading Manifesto di Tombolini

Rigiro e incollo una segnalazione del Duca riguardante il Manifesto dello Slow Reading di Antonio Tombolini, la pagina originale è raggiungibile da qui.
A seguire, alcune opinioni personali e criticabilissime.
Imito l'impostazione ducale, faccio un copincolla becero che non andrò a ritoccare:

***

INTRODUZIONE
La stesura e diffusione dello Slow Reading Manifesto è una iniziativa personale di Antonio Tombolini.

Lo scopo del Manifesto è di valorizzare una modalità di lettura – che chiameremo per l’appunto Slow Reading – che con l’avvento del digitale (ebook, enhanced books, applicazioni varie, ecc…) rischia l’estinzione.
Così come, insieme allo Slow Reading, rischiano di estinguersi i prodotti e le forme di espressione che lo consentono, ovvero i libri.

CHE COSA È IL LIBRO?
Ai fini dello Slow Reading Manifesto, per libro si intende quanto definito e spiegato da Kevin Kelly:

A book is a self-contained story, argument, or body of knowledge that takes more than an hour to read. A book is complete in the sense that it contains its own beginning, middle, and end. In the past a book was defined as anything printed between two covers. A list of telephone numbers was called a book, even though it had no logical beginning, middle, or end. A pile of blank pages bound with a spine was called a sketchbook. It was unabashedly empty, but it did have two covers, and was thus called a book. Today the paper pages of a book are disappearing. What is left in their place is the conceptual structure of a book — a bunch of text united by a theme into an experience that takes a while to complete. (…)

Might the unit of the universal library be the sentence, or paragraph, or chapter article instead of a book? It might. But there is a power in the long form. A self-contained story, unified narrative and closed argument has a strange attraction for us. There is a natural resonance that draws a network around it. We’ll debundle books into their constituent bits and pieces and knit those into the web, but the higher level organization of the book will be the focus for attention — that remaining scarcity in our economy. A book is an attention unit.

Vale la pena salvare lo Slow Reading dall’estinzione perché, se il Fast Reading nutre il nostro bisogno di informazione, esso da solo non basta per il nostro nutrimento spirituale, per la formazione di ciò che siamo in consapevolezza e libertà.

PERCHÉ ME LA PRENDO TANTO? Ovvero: NOI SIAMO LE NOSTRE (MANCATE) LETTURE
Negli anni della mia giovinezza (avevo 18 anni nel 1978, per capirci) divoravo libri. Leggevo dedicando ai libri un sacco di tempo, e quelli che mi prendevano di più li rileggevo, cercando di cogliere appieno anche quel che alla prima lettura avevo solo vagamente sospettato.
Non c’è dubbio che molto di quello che sono sia dovuto anche – se non soprattutto – ai libri che lessi allora. Potrei anche nominare gli autori che mi affiancarono in gioventù, e ancora oggi accendono i miei entusiasmi: da Twain a Péguy, da Lewis ad Heidegger, da Canetti a Pirsig, da Cioran ad Agata Christie, a Leopardi, Manzoni, Nietzsche, von Grimmelshausen, e tanti altri…

Non c’era una programmazione nelle mie letture, c’era piuttosto il lasciarsi guidare dalla sapiente casualità della vita di ogni giorno. A volte il consiglio di un amico, altre una copertina particolarmente attraente, altre volte ancora il piacere di sfidare qualche stupida e infondata idiosincrasia personale, ecco: erano cose come queste a porre questo o quel libro sotto il mio naso. Questo era per me leggere, e lo è ancora.

Temo che questo modo di leggere, che mi pare appropriato chiamare Slow Reading(con ovvio, ma non meno vitale riferimento alle esperienze che ho fatto con Slow Food), corra oggi un reale pericolo di estinzione.
E a dirla tutta, così come nel 1998 la passione per le cose buone à la Slow Food mi motivò a dar vita ad una delle primissime botteghe alimentari online d’Italia (Esperya.com), così poi, nel 2006, è stata la passione per le buone letture (e per i libri)à la Slow Reading a motivarmi a dar vita a Simplicissimus Book Farm, una delle primissime ebook company, non solo in Italia.

SLOW READING MANIFESTO
Lo Slow Reading rischia l’estinzione a causa dell’avvento del digitale e della rete, chesembrano spingere nell’unica direzione del Fast Reading, della Snack Information, del sempre più rapido, corto, veloce, efficiente anche se insipido.

Non deve però essere necessariamente così, e la possibile salvaguardia del libro e dello Slow Reading non può certo darsi in chiave passatista e nostalgica(1), negando o pensando di poter negare proprio i fenomeni di fondo – il digitale e la rete, per l’appunto – che costituiscono l’essenza della nostra epoca.

Qui ha ragione Hölderlin: “Là dove c’è il pericolo / cresce anche ciò che salva“. È là, nel dominio del digitale e della rete, proprio là dove lo Slow Reading rischia l’estinzione, che va cercata e fatta crescere la sua possibile salvezza: è l’ebook, o meglio, può essere l’ebook il futuro possibile del libro e delle buone letture ai tempi della rete. Non si può non ammirare in questo senso la visione e il coraggio con cui Jeff Bezos motivò agli azionisti di Amazon gli ingenti investimenti richiesti dal lancio di Kindle:

Kindle è progettato proprio per la lettura lunga. Noi speriamo che Kindle, e i suoi successori, possano gradualmente e progressivamente spostarci negli anni in un mondo fatto di spazi di attenzione più lunghi, bilanciando così la recente proliferazione di dispositivi tutti dedicati all’informazione-snack. Mi rendo conto di assumere così un tono da missionario, che vi assicuro è del tutto reale e genuino. E non appartiene soltanto a me, ma è condivisa da tante altre persone qui da noi. Io ne sono felice, perché i missionari danno vita a prodotti migliori. (Jeff Bezos, Lettera agli Azionisti Amazon, Aprile 2008)

A quali condizioni? Si tratta prima di tutto di prendere atto della realtà:

  1. La transizione alla fruizione digitale dei contenuti – libri inclusi – è (piaccia o no, e a me piace un sacco) inevitabile e inarrestabile.
  2. La disponibilità di strumenti multifunzione sempre più portabili, rapidi, potenti ealways on (portatili, tablet e smartphone soprattutto) spinge inevitabilmente nella direzione del Fast Reading, del consumo di pillole di lettura sempre più brevi, rapide, facili, e spesso a rischio di uniformità e superficialità.
  3. La disponibilità di strumenti specializzati nella lettura di testi (ereader con schermi e-paper che emulano la carta stampata) crea, per ora in una nicchia limitata rispetto ai tablet ma comunque già molto significativa, una opportunità di esercizio dello Slow Reading digitale.
  4. Editori ed autori che osteggiano o si adeguano con riluttanza alla diffusione degli ebook recano solo danno alla causa dello Slow Reading e del futuro dei libri. Sempre che sia realmente questo che hanno a cuore, e non innanzitutto ed esclusivamente i loro contingenti profitti.
  5. Editori ed autori che, in nome di una malintesa modernità, spacciano per ebook, e dunque per libri, pezzetti di testo brevi, rapidi, alla ossessiva ricerca di una facilità di lettura, fanno solo danno allo Slow Reading e alla causa del futuro del libro ai tempi del digitale.
  6. Lo Slow Reading, e con esso il libro, avranno un futuro soltanto se sapranno trovare posto nel cuore della modernità, del digitale e della rete.

I tratti essenziali dello Slow Reading sono quindi i seguenti:

  1. Lo Slow Reading, pur non rinnegando il suo passato di carta, che anzi ama ancora, sa che il suo presente e il suo futuro possibile è solo digitale. Così come il libro sa che il suo presente e il suo futuro possibile si chiama ebook.
  2. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è più breve, più rapido, più facile.
  3. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è un enhanced book, fatto più di suoni e immagini da ascoltare e guardare, che non di testo da leggere.
  4. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è il buon caro vecchio libro, solo che è digitale: fatto solo (o quasi) di testo, tendenzialmente piuttosto lungo, tale da non consentire in genere la lettura completa in un’unica sessione se non a costo di eroismi da guinness, da leggere per lo più tra sé e sé, temporaneamente isolati dal resto del mondo, e immersi nel mondo che il libro in quel momento crea per chi legge. In un atteggiamento che, per la durata della lettura, sequestra per sé tutte le risorse intellettuali e immaginative disponibili.
  5. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è quello che, mettendo a frutto le potenzialità della rete, recupera anche una sua antica dimensione sociale, comecatalizzatore di conversazioni e di scambi del pensiero, nella direzione del cosiddetto Social Reading.

CHE FARE?
Ecco cosa io farò, invitando però tutti quelli che vorranno aderire allo Slow Reading Manifesto a fare altrettanto, e anche di più:

  1. Non dirò più “Ho comprato un ebook, ho letto un ebook“, se poi quel sedicente ebook si esaurisce in poco più che un raccontino brevissimo, o un estratto di un libro intero, o un articoletto.
  2. Userò prevalentemente l’ereader a inchiostro elettronico per leggere i miei ebook: niente navigazione online, niente colori, niente interruzioni e distrazioni, niente riflessi alla luce del sole.
  3. Userò anche il tablet e il computer e perfino il telefonino ogni volta che non potrò per qualsiasi motivo usare l’ereader, ma disattivando la connessione per tutto il tempo di lettura.
  4. Darò vita a gruppi di lettura (online e no) sui libri che mi piacciono, o cercherò gruppi di lettura esistenti a cui partecipare.
  5. Cercherò di sensibilizzare tutti quelli che posso, a partire da questo sito e da questo manifesto, sulla necessità di salvare lo Slow Reading dall’estinzione.
  6. Cercherò di usare il mio ruolo professionale di imprenditore del settore per orientare innanzitutto le mie imprese, ma anche quelle altrui, operanti nel settore dell’editoria, nella direzione di scelte a favore dello Slow Reading.
  7. Cercherò di entrare in contatto con tutti quelli che condividono questo Manifesto e vogliono fare qualcosa insieme a me per farlo crescere e diffonderlo.


(1) Cosa che purtroppo fa, con operazione deleteria, il professor John Miedema nel suo Slow Reading, in cui assegna al perpetuarsi della forma cartacea contro la digitalizzazione la salvaguardia del libro e della forma di lettura che esso richiede: una buona intenzione perseguita seguendo la via errata.


***

Come ho avuto modo di accennare su Baionette, questo manifesto sostiene il principio che ha spinto chi come me ha voluto comprare un eReader per migliorare l'esperienza di lettura, non per cambiarla in una direzione totalmente diversa.
Si legge su eReader per lo stesso piacere di leggere su carta. Adoro un'affermazione di Stephen King in On Writing, in cui sostiene che racconti e romanzi non sono altro che storie su carta. Che la carta sia stampata o digitale è lo stesso, aggiungerei io.
Questo Manifesto mi fa pensare dunque che esiste chi vede nell'eReader una nuova frontiera della tecnologia fine a se stessa, quindi inutile. Un po' come i fallomarmocchi 11enni (viziati) con l'iPhone per i giochini e per farsi le foto con gli amiketti con Instagram. Indispensabile.
Nel post su Un anno di eReader ho scritto e poi cancellato una piccola riflessione, perché mi sembrava pretenziosa, o comunque estremamente personale. La riporto ora, e non pretendo che si sia d'accordo con me.
Ultimamente i dispositivi elettronici hanno migliaia di funzioni, tant'è che se una volta un telefono serviva a chiamare, un computer a fare calcoli o come "macchina da scrivere", e un walkman ad ascoltare la musica (mitici '90s), ora ognuno ha le stesse funzioni degli altri. Computer, cellulari e lettori mp3, tutti si connettono a internet, ti fanno ascoltare la musica, ti fanno giocare, fanno persino foto e via discorrendo.
Non dico che sia inutile: quasi dieci anni fa ero [un marmocchio imberbe che aveva appena finito le medie] a un concerto dei Sud Sound System e un mio amico poté immortalare l'evento con la fotocamera del suo cellulare (al tempo una novità). Io al mio cellulare non l'avevo, e quell'evento della mia preadolescenza è andato "perso", con mio grande rammarico.
Ma il fatto è: ormai le tecnologie ti danno tutto ciò di cui si può avere bisogno. Non muori mica, se stai sul treno per un viaggio di 5 ore e non puoi twittare che ti stai annoiando. E se sul treno in questione ascolti la musica dal cellulare, non lamentarti se la batteria ti muore nel mezzo della chiamata.
Io sono del parere che l'alta specializzazione sia migliore dell'ecletticità. Preferisco avere un lettore mp3 per la musica, un cellulare per le chiamate, una fotocamera per le foto, e un eReader per poter avere tutti i libri che voglio a portata di mano (e non essere costretto a leggere l'unica cosa che hai anche se ti fa schifo).
Forse sarò all'antica, ma almeno ho una batteria carica per ogni funzione.
In ultimo, riporto parte del commento di Tapiro perché il mio pensiero vi si sovrappone:

Per quanto riguarda il manifesto sullo Slow Reading, penso che il punto centrale sia quello del tempo di qualità. Il problema con lo Slow Reading sta appunto nel fatto che brucia un sacco di tempo.
Man mano che passano gli anni, noto con orrore che il mio tempo libero (e quindi quello che posso dedicare alla lettura) si riduce costantemente. Meno tempo ho, più quello che rimane (appunto perché diventa più raro) diventa prezioso. Sono disposto a spendere del tempo a patto che la qualità di quel tempo sia alta. In parole povere: sono disposto a dedicare tante ore alla lettura a patto di leggere roba buona.
Sono meno conciliante con i libri brutti o mediocri rispetto al passato. E direi che anche Gamberetta, dato che da un paio d’anni l’ha fatta finita con il fantatrash italiano.

Quindi mi sembra che una delle migliori iniziative a favore dello Slow Reading sia quella di consigliare libri buoni alle altre persone. Una sorta di garanzia: fidati, puoi spendere 5-10-20 ore della tua vita su questo libro, ne vale la pena perché è una figata.

lunedì 16 luglio 2012

TrekStor Pyrus, un buon eReader economico: impressioni fugaci

Ricordavate il post in cui osannavo il mio Opus e gettavo merda sulla roba "sottomarca"? Per esempio, sugli pseudo eReader che vengono spacciati come tali quando in realtà si tratta di "palmari" LCD a colori che leggono mp3, immagini, txt, pdf e forse epub?
Ebbene, debbo ricredermi.
A quanto pare, uno degli ultimi modelli di eReader particolarmente competitivi in questo periodo - estate 2012 - è il TrekStor Pyrus.
Non sono un appassionato ed esperto di eReader come il Duca, ma dallo scorso autunno sono successe diverse cose. In America, i grossi nomi editoriali si sono ristretti ad Amazon e Barnes&Noble. I secondi, con il loro Nook a 99$, hanno costretto Amazon a rispondere con un analogo abbassamento dei prezzi dei suoi lettori.
Però, in Italia comprare per esempio un Nook a 99$ significa sborsare circa 70€ + delegare un gruppo specifico che si fa recapitare le spedizioni USA per reinviarle nel vecchio continente (e sono altre spese, senza contare poi eventuali difetti di fabbrica e garanzia). A questo punto, converrebbe spendere qualcosina in più e prendere qualcosa di migliore dal centro commerciale più vicino.
Insomma, rispetto a quando ho cominciato l'università, nel 2009, gli eReader si sono fatti spazio e ora cominciano a imporsi, sono nati nuovi modelli e i prezzi hanno cominciato a diventare ragionevoli.
Tra parentesi, oggi al centro commerciale ho trovato "per sbaglio" questo eReader, Biblet, della Tim (lol, wut? Già). Interessante per lo schermo eInk onesto, connessione WiFi e per il prezzo abbordabile (99€). Il design però è discutibile: troppo "affusolato" per essere comodo, poi color cadavere, e con un tastierino che occupa solo spazio.
Questo TrekStor Pyrus è un normalissimo lettore eBook da 6 pollici, di circa 200 grammi, con schermo eInk. Niente WiFi o dizionari. Ha una capacità di 4 GB di memoria interna (non pochi), espandibili grazie allo slot SD (a questo punto direi anche superfluo).
Un modello non tanto diverso dal mio Opus.
Il refresh però è più rapido e il contrasto testo/pagina è leggermente migliore, persino rispetto ad altri modelli (tipo il Kindle), nonostante non sia eInk pearl.
Il costo attualmente ammonta a 89€, ma Mediaworld offre 20€ di buoni benzina Eni sull'acquisto del prodotto (e anche di altri prodotti, di cui però al momento non ci importa), e in più, da quanto ho capito, 20€ per eBook da www.net-ebook.it. Si può dire che il costo effettivo dell'eReader sia di 69€. E, ricordiamolo, ha lo schermo eInk, che in sostanza è l'unica cosa che ci interessa, insieme al prezzo.
La promozione è valida fino al 22 luglio - quindi sbrigatevi se vi interessa. Il prezzo originale dovrebbe essere comunque di 109€, che tanti tanti non sono, però qualche differenza la fanno.
Le dimensioni dell'eReader sono ridotte. Non è come l'Opus, ma neanche tanto più grande: è tascabile alla stessa maniera.
Nella confezione si trovano solo l'eReader, il cavetto USB e la guida multilingua: nessuna custodia, tristemavero.
Ecco per voi, una carrellata di foto esemplificative in 3D ad Altissima Definizione:



Il mosaico per le funzioni principali. La funzione 'Cerca' si avvale di un tastierino digitale (non touch) attivabile mediante l'ultimo tasto della cornice, a partire da sinistra.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa non è la Home.

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Confronto tra Pyrus (a sx) e Opus (a dx). Leggera bombatura dell'Opus a parte - che lo fa fuoriuscire dai bordi equivalenti del Pyrus -, il pollice in più di grandezza di quest'ultimo implica un aumento proporzionale di dimensioni. Ad ogni modo, l'Opus è probabilmente l'eReader più piccolo esistente, quindi il Pyrus risulta ugualmente piccolo e tascabile.

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Lati B: come detto precedentemente, la differenza di dimensioni è minima. Il Logo del Pyrus, a mio avviso, è più dinamico e carino dell'Opus. Peccato che perde mille punti per marchi e avvisi sottostanti (CE, indicazioni per la batteria, logo TrekStor...). Davvero kitsch!
A Enzo Miccio non piace assolutamente quest'elemento. Ma come lo vestite, questo eReader?!


Maggiori informazioni riguardo al Pyrus, al momento, non ne posso dare: bisogna vederlo sul campo, al lungo termine.
Ho approfittato dell'offerta per prenderlo come regalo; fortunatamente il modello non è difettato (come il mio primo Opus, cambiato il giorno dopo con l'unico modello rimanente) e gli ebook che ci ho messo (nota: al momento, Calibre non riconosce dispositivi TrekStor, ma gli ePub si possono creare con Calibre e spostare manualmente nel dispositivo) si leggono a meraviglia.
Se l'anno scorso ci fosse stato il Pyrus, insieme all'Opus, al prezzo attuale (ovvero 69€ effettivi vs 111€), avrei scelto il più economico Pyrus: nonostante il prezzo inferiore del prodotto TrekStor, al momento Opus e Pyrus si equivalgono, e a parità di qualità non c'è che da scegliere il più economico.

P.S. Non ho ricevuto compensi per la pubblicità fatta nel post. Se qualche addetto alle relazioni/servizio consumatori/attività varie che lavora presso una delle suddette aziende leggesse il presente articolo e volesse propormi un posto di lavoro, sono tutt'orecchie. Grazie.

martedì 3 luglio 2012

Un anno di ebook reader; bilancio di tempi e prezzi

Un anno fa ero fiero di presentare il mio ultimo acquisto, un Cybook Opus della Booken, 5 pollici di schermo, eInk non pearl, leggero e maneggevole.
Oggi, a distanza di 365 giorni, posso permettermi di esprimere un'opinione completa - anche se, a dirla tutta, l'ideale sarebbe un follow up di almeno tre anni, ma anche un anno può essere indicativo. Ora ci arriviamo.
Facciamo così, se vi interessano le letture di un anno, l'equivalente economico, i bidoni e i tesori in cui sono incappato, allora potete leggervi questa prima parte che segue, "Un anno tra top e flop".
Se vi interessa il discorso "tecnologia" - iPhone, roba touch, tablet, iPad, e altri vassoi portavivande - potete leggervi la seconda parte del post, "Un'allegra giornata alla Mediaworld", in cui deliro un po' sui dispositivi elettronici.

Un anno tra top e flop

Ecco la lista completa delle letture a partire dal 3 luglio 2011. Laddove ho dato un parere personale, segnalo esplicitamente anche il link del post. I titoli delle opere evidenziati come link si riferiscono al sito ufficiale da cui reperire l'ebook.
  1. Assault Fairies, di Chiara "Gamberetta". Il primo vero epub, formattato perfettamente. Magari tutti gli ebook fossero così. Qui le impressioni. Prezzo: gratis.
  2. Address, di Glauco Silvestri. Il secondo ebook autopubblicato che abbia letto. Chiunque voglia altri ebook di Glauco, può navigare il suo sito, ne troverà altri; sinceramente, non c'è un motivo preciso che mi abbia portato a scegliere questo preciso racconto, ho scelto a caso. Qui le impressioni. Prezzo:gratis.
  3. The Dome, di Stephen King. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 23,90 €.
  4. Le torri di cenere, di George R. R. Martin. Il primo racconto mi ha fatto cadere le braccia. Un sci-fi con una narrazione scarsina: forse avevo sopravvalutato Martin. L'ho interrotto, rimandando al futuro la lettura dei racconti scritti meno peggio. Prezzo cartaceo: 18,00 €.
  5. La grande caccia, di Robert Jordan. Dopo 7 anni dalla lettura del primo libro, mi sono detto: "Perché no? Diamo un'occhiata al secondo, magari leggo tutto il ciclo". No, un inizio tremendo, narrazione blanda e noiosissima. Abbandonato. Prezzo cartaceo: 18,50 €.
  6. Addio alle armi, di Ernest Hemingway. Mi era piaciuto Il vecchio e il mare, e poi Hemingway è uno dei migliori scrittori al mondo. Ho deciso di leggere questo classico, ma a una cinquantina di pagine dalla fine ho abbandonato. Narrazione autistica, non era percepibile lo stato emotivo del protagonista - al punto che quando viene colpito alla gamba da una granata non è chiaro se stia soffrendo o cosa, e con le donne non si capisce se prova qualcosa o meno - né un qualsiasi tipo di climax. Non dico che sia brutto, lo stile è ottimo, ma l'ECG della storia è pressoché piatto, qualche ondina di tanto in tanto, poi nulla di che. Mi son ripromesso di leggerlo in futuro, o magari di cambiare opera. Prezzo cartaceo:9,50 €.
  7. Il dillema di Drizzt, di R. A. Salvatore. Iddio ce ne scampi. Ma dovevo fare una prova. A parte la formattazione scarsissima dell'ebook, non si può leggere. Prezzo cartaceo: 13,00 € circa.
  8. L'apprendista assassino, di Robin Hobb. Partiva male, poi però si riprendeva. Poi cadeva di nuovo in basso, poi di nuovo qualcosa me lo faceva rivalutare. Alla fine gli elementi negativi hanno superato i positivi, e ho pensato di avere di meglio da leggere. Prezzo cartaceo: 9,90 €.
  9. I giardini della Luna, di Steven Erikson. L'avevo cominciato anni prima, l'ho terminato sul lettore l'anno scorso. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 18,00 €.
  10. La dimora fantasma, di Steven Erikson. L'inizio non motiva alla continuazione. Lettura sospesa ed eventualmente rimandata per disponibilità di altre letture (migliori). Prezzo cartaceo: 18,90 .
  11. Ash, una storia segreta, di Mary Gentle. Gamberetta ne parlava bene, lo stile era buono, la struttura narrativa di meno. Il pretesto della verità storica (fake) attraverso il materiale mandato via mail è noioso, dà solo fastidio, interrompe la storia. Inoltre alcune trovate nella trama sono da facepalm. Ho rimandato un'eventuale continuazione al futuro. Prezzo cartaceo: 14,50 € un volume, non so gli altri: ipoteticamente, moltiplicare per 4.
  12. La guerra contro gli Chtorr, di David Gerrold. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 18,00 € (tomo paperback con i restanti capitoli della saga - credo).
  13. Marstenheim, di Angra. Per il vostro dispiacere, una serie di sfortunati eventi mi ha portato a leggerlo a più riprese, e in pratica alla fine non ho più scritto alcuna impressione. Rimedierò assolutamente, non appena avrò tempo - ma sicuramente una riletta gliela do: dopo un anno si dimenticano tante cose. Inutile dirlo, ottima opera. Come parere mi ritrovo abbastanza nella recensione di Tapiro. Prezzo: gratis.
  14. Zodd - capitoli I e II -, di Zweilawyer. Fantasy classico, come piace a me. Se il maledetto autore si decide a completare l'opera una volta per tutte, magari invece dei primi due capitoli potrò comprarmi l'ebook intero e rompervi le scatole con un mio solito post di opinioni.
  15. Il colore della magia, di Terry Pratchett. Se l'avessi letto all'epoca in cui leggevo Tolkien e Terry Brooks, non l'avrei apprezzato. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 8,60 €.
  16. La luce fantastica, di Terry Pratchett. Prezzo cartaceo: 7,65 .
  17. Pride and prejudice and zombies, di Seth Grahame-Smith. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 15,00.
  18. Abraham Lincoln: vampire hunter, di Seth Grahame-Smith. Qui le [stesse] impressioni. Prezzo cartaceo: 14,60 €.
  19. Leviathan Rising, di Jonathan Green. Prezzo cartaceo: 7,99 $. Prezzo ebook Amazon: 5,44 $.
  20. Satan Burger, di Carlton Mellick III. Fico e tutto il resto, ma a metà mi ha un po' annoiato: punkettoni che stronzeggiano in giro senza alcun motivo. Sospeso e rimandato a un possibile futuro. Prezzo:13,95 $.
  21. Le porte di Anubis, di Tim Powers. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 6,20 €. [Attualmente non si trova da nessuna parte]
  22. Fuoco nella polvere, di Joe. R. Lansdale. Scopro ora di non aver mai scritto alcuna impressione a riguardo. Oibò, devo essermi dimenticato. Gran bel romanzo. Prezzo cartaceo: 9,90 .
  23. Soffocare, di Chuck Palahniuk. Capolavoro. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 10,00 .
  24. La spada del destino, di Andrzej Sapkowski. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 15,30 .
  25. Il re degli alberi, di Greg Keyes. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 18,50 .
  26. Mistborn, L'ultimo impero, di Brandon Sanderson. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 22,00 .
  27. I guerrieri del ghiaccio, di George R. R. Martin. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 19,00 .
  28. Donne, di Charles Bukowski. L'ebook verso la fine era rovinatissimo, illegibile. Poco male: a metà opera mi sono reso conto che la storia non stava andando da nessuna parte. Ma non fosse stato per l'ebook scarso, avrei finito quelle poche decine di pagine rimanenti. Non vedo l'ora di leggere altra roba del vecchio zozzone. Prezzo cartaceo: 16,00 .
  29. Cavie, di Chuck Palahniuk. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 10,50 .
  30. La morte di Ivan Il'ic, di Lev Tolstoj. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 7,50 .
  31. Norwegian wood, di Haruki Murakami. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 12,00 .
  32. Io sono Helen Discroll, di Richard Matheson. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 9,90 .
  33. Ristorante alla fine dell'universo, di Douglas Adams. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 9,50 .
  34. Le cinque stirpi, di Markus Heitz. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 19,90 .
  35. Il tempo del buio, di Barbara Hambley. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: forse circa 10,00 . Attualmente introvabile.
  36. Il raccoglitore di anime, di Alan Campbell. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 18,60 .
  37. Il mondo perduto, di Arthur Conan Doyle. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: 8,90 .
  38. La nube avvelenata, di Arthur Conan Doyle. Qui le impressioni. Prezzo cartaceo: sconosciuto, forse fuori produzione. Prezzo ebook: da BOL.it 0,49 . , da Amazon 0,63 $.
Questi sono più o meno tutti i romanzi letti o leggiucchiati e abbandonati sul lettore.
Un'altra manciata non è mai stata letta, alcuni perché troppo corrotti nella conversione, altri perché semplicemente non mi piacevano.
La somma di tutti i prezzi (con riferimento al "tariffario" di IBS) dei suddetti romanzi in edizione cartacea ammonta a 454,18 . Piccola nota: ho escluso del materiale didattico dell'università, principalmente slide dei docenti, che ho caricato sul lettore per comodità, al posto di portare delle fotocopie in giro per ogni uscita. Non è molto rilevante perché si parla di materiale da studiare, quindi da sottolineare, farci i disegni accanto, risottolineare, evidenziare, ecc. Devo ammettere però che le slide su un argomento dell'ultimo esame le ho studiate principalmente dal lettore, visto che era poca roba, apprendibile nelle sedute "fisiologiche". If you know what I mean. E fotocopie e libri, a ogni viaggio nello zaino, si rovinano, gli angoli si smussano, gli oggetti all'interno entrano tra le pagine e le sgualciscono, eventuali penne scoppiate macchiano i bordi ecc.
Quindi, 454,18 sacchi, sacco più sacco meno, per una ipotetica caterva di carta che occupa spazio (e che genera vermetti). Alberi abbattuti, lesioni gratuite ai polmoni del mondo.
Circa 17 romanzi non mi sono piaciuti fin dall'inizio: alcuni li ho interrotti già dalle prime 10 pagine, altri li ho letti fino oltre la metà, alcuni fino a 20-30 pagine dalla fine. Facendo un calcolo con un'approssimazione vaga per quel paio dal prezzo in dollari, se avessi comprato i romanzi che non ho finito, che non mi sono piaciuti, che mi hanno stufato ecc., avrei speso 276,2 euro. 454,18 [totale] - 276,2 [romanzi sgraditi] =177,98 euro. Questa sarebbe la spesa corrispondente all'investimento per i libri migliori (anche se bisognerebbe togliere gli autopubblicati, gratuiti). Su 38 romanzi che volevo leggere "solo" 21 mi hanno soddisfatto al punto da portarmi a terminare la lettura.
Ma parliamo di carta, di hardcover e dove possibile pseudo-paperback (pseudo visto i prezzi). Dei libri che ho letto sul lettore, quasi tutti li avevo a disposizione materialmente. Alcuni (per esempio, I giardini della Luna) ce li avevo da anni e non li avevo ancora finiti, altri (Le torri di cenere, Donne, ecc.) li avevano dei miei amici e potevo benissimo chiederli in prestito - alla vecchia maniera. Altri ancora sono dei classici, reperibili gratuitamente ovunque sul web - e non so per quale ragione, alcune case editrici osano vendere a prezzi indecenti.
Pur volendo lasciar perdere il discorso della salvaguardia del pianeta, e tralasciando anche la questione della disponibilità di spazio per poter tenere tutti i libri, quello che penalizza l'attuale mercato librario è il costo sproporzionato del libro. Testi scientifici, che richiedono revisioni e competenze che si pagano a caro prezzo (un correttore di bozze guadagna 50 cent a cartella, nei fatti anche meno; un correttore di bozze per testi scientifici arriva a 5 euro a cartella, pare), arrivano a costare quanto se non meno della più "banale" narrativa, letteratura d'intrattenimento. Per non parlare degli ebook: non si può vendere un file a un prezzo equivalente a quello del libro materiale scontato del 33%-50%: esistono costi di distribuzione, produzione e simili che non coinvolgono gli ebook, e non solo: la maggior parte delle case editrici che trattano cartaceo produce gli stessi ebook illegibili che si trovano in p2p. Praticamente, l'acquirente paga per un lavoro non fatto.

Quindi, ricapitolando, avendo pagato l'ebook reader 111€ e avendo letto l'equivalente cartaceo di 177,98€, riprendendo il discorso di Gamberetta col suo primo eReader: se anche dovesse rompersi in questo esatto momento, l'acquisto sarebbe stato comunque un affare, perché non solo il totale di libri (belli) pareggia l'eventuale spesa cartacea, ma mi avrebbe fatto risparmiare 67,98!

***

Un'allegra giornata alla Mediaworld
Tratto da una storia di vita vera vissuta per finta [cit.]

Due giorni fa sono andato al centro commerciale unicamente per usufruire dell'aria condizionata - gli appartamenti universitari, come si sa, sono sprovvisti di ogni bene voluttuario. Ne ho approfittato per fare un salto alla Mediaworld - non per perdere tempo al reparto retard -, cercando, come al solito, gli ebook reader.
Ebbene, pare che io abbia comprato, l'anno scorso, l'ultimo vero ebook reader. Quelli successivi che volevano spacciare come tali erano dei dispositivi di marche coreane o teutoniche, a LCD a colori, e stuff like that. Delle cagate.
Inutile dire che non esiste un reparto eReader. Ad ogni modo, pur non avendo mai provato altri eReader migliori del mio, ho voluto provare a fare un paragone con quello che c'era.
Ebbene, tra i tablet (sigh) c'era un Asus Eee reader DR-900.

Non ho idea di che ebook sample vi fosse caricato: ad ogni modo, sto facendo spam gratuito - spero di essere ricompensato

Sono ben 9 pollici per quasi mezzo kilo di peso. La cosa "buona" è che è touch (per i feticisti imbrattaschermi), la cosa brutta è che non entra in tasca: è più un dispositivo da zaino. Pur volendo portarlo in giro, il luogo più adatto sarebbe una borsa ampia. Ah, e c'erano solo 3 opzioni di zoom, contro i più di 10 dell'Opus. Ma non l'ho esaminato approfonditamente. Ad ogni modo, difficilmente comprerei un affare cosigrosso.
Nel reparto retard c'era l'iPad (non chiedetemi quale, credo fosse il 2).

Volevo catturare l'animazione della pagina che si piega mentre la volti, ma o per qualche bug grafico o perché non lo so usare io, la pagina non voleva saperne di farsi voltare.

Pregiudizi a parte per i prodotti molto costosi e poco utili, il primo NO più importante per la lettura su iPad è l'illuminazione. La foto non rende, e vi dico perché: l'illuminazione dell'iPad è tale da far settare automaticamente la mia fotocamera a illuminazione a giorno, così da ridurre la luminosità della foto e far sembrare il tutto velato da una luce soffusa. In realtà quell'angolo era pieno di fari e faretti: il bianco dello schermo era accecante.
Ok, si può ridurre la luminosità. Ma il problema è sempre la reotrilluminazione: per quanto minima tu possa tenerla, così come nei monitor dei computer, ti brucia tutto il decorso del nervo ottico fino a incenerire la corteccia striata ed extrastriata. True story.
Illuminazione a parte, quell'affare non riuscivo a tenerlo in mano. Scottava, al pari del mio piccolo netbook che in questo periodo, con 30°C nell'ambiente, ovviamente si surriscalda oltremodo ed è impossibile toccarlo sul lato inferiore.
In pratica, il mio Cybook Opus è comunque migliore (per ragioni pratiche, funzionali ed economiche, e sempre secondo il mio modesto parere) dei tablet, dell'iPad, e può competere con altri eReader. Certo, ce ne sono di migliori (schermi e-ink pearl, dizionari integrati, funzione touch), ma ce ne sono anche di tremendi (l'Asus sopracitato non è cosi tremendo, anzi, a parte le dimensioni e il touch un po' testardo, sembra decente), come quelli TrekStor o surrogati non e-ink.
Per finire, mentre mi avviavo verso l'uscita della Mediaworld, non potevo non dare un'occhiata al reparto libri. Ok, sì, la solita roba in hardcover a prezzi esorbitanti, ma non solo. Se alcuni anni fa potevo trovare i seguenti libri allo stesso prezzo solo ai mercatini dei libri usati, ora non è più così:

Non si tratta di grandi opere della letteratura, ma costano comunque poco.

Edizioni paperback a 2,90 sacchi: a questo prezzo, la scelta dell'eReader sarebbe giustificata solo per la comodità (i.e., portare con sé centinaia di romanzi in una sola volta in 150g di dispositivo, poter mantenere la pagina da leggere senza dover stirare le curve causate dalla rilegatura, impossibilità di rovinare il romanzo - bordi, angoli, pagine - all'interno di zaini e borse). Senza contare che, a 2,90, stai comprando perlomeno un prodotto tangibile: un ebook allo stesso prezzo, secondo me, non ha motivo di esistere, ma è solo un mio parere.
Le case editrici che fanno paperback economici sono poche, come la Piemme e, se non ricordo male, anche la TEA. Onore alle case editrici che tengono i prezzi bassi.
Una domanda legittima che mi si fa è: Ma adesso non comprerai più libri?
La risposta più ovvia è: Se ci sono libri che voglio assolutamente leggere ma che non si possono né scaricare dal web, né comprare come ebook, allora ovviamente vado in libreria. Ci sono diversi libri, soprattutto nel campo della saggistica, che non si trovano nemmeno in libreria, e ordinarli è una sfida.
Ma a parte i libri introvabili, se sono in vacanza e trovo una bancarella di libri usati (ultimamente tali bancarelle rivendono libri nuovi a prezzo pieno, cambia solo la "location"; rimpiango i bei vecchi tempi, in cui trovavo i vecchi fantasy di Weis & Hickman o altra roba pulp a 2-3), può accadere che me ne piaccia qualcuno e, perché no, me lo compro. O può capitare che andando al mare, dia un'occhiata all'edicola più vicina alla spiaggia e vi trovi qualche interessante paperback economico da torturare con le mani umide di acqua marina, tra un bagno e l'altro.

Sono soddisfatto del mio lettore; ha rivoluzionato il mio modo di leggere, mi ha permesso di leggere di più nonostante esami, laboratori, tesi ecc. Una volta mi era impossibile finire più di un paio di libri a stagione, e potevo dare il massimo solo d'estate.
Nonostante il lettore, durante quest'anno mi sono comunque trovato a leggere del cartaceo. Per il compleanno o per altre evenienze, un (buon) libro in regalo è sempre la scelta migliore.
Per concludere: consiglio l'acquisto di un eReader?
Decisamente sì.
E ora vi lascio con una perla, trovata alla Conad del centro commerciale:

La Troisi e Paolini si trovano nel posto che gli spetta. Tra Topolino e Winnie the Pooh. Per una volta, chi ha sistemato i libri per categorie non ha commesso il solito errore. Aumentate lo stipendio del caporeparto! Farà strada!


P.S. Tanti auguri mio piccolo Opossum! ^_^