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sabato 13 ottobre 2012

Impressioni | Gang bang, di Chuck Palahniuk

Gang bang snuff chuck palahniukIo con Palahniuk sono come Tapiro con Dick. Quindi abbiate pazienza.
Gang bang è il titolo italiano di Snuff. Sinceramente: ottima scelta. I titoli sono una brutta bestia: Gang bang ricorda il porno, è un titolo "coraggioso" (modalità aggettivi random per recensioni lettterarie: ON), nel senso che colpisce l'attenzione in maniera più adeguata rispetto a Snuff.
Uno snuff movie è un filmato, di solito amatoriale, in cui viene ripresa la morte di una persona.
Gang bang tratta di un film che sta girando Cassie Wright, regina del porno, che vede appunto le prestazioni di 600 uomini con una sola donna, al fine di stabilire un record storico. Vista l'entità dell'impresa, si teme che Cassie possa morire durante le riprese, e ciò nonostante tutti gli attori entrerebbero nella storia, il figlio segreto dell'attrice erediterebbe una fortuna e la stessa Cassie avrebbe la redenzione per il tipo di vita che ha avuto. La storia è situata in una salone d'attesa in cui si trovano i 600 uomini, ed è narrata nella solita prima persona, con quattro POV: il n° 600, il 72, il 137 e Sheila, la coordinatrice.
Dei romanzi di Palahniuk che ho letto finora, mi sembra quello con più colpi di scena.
Su Anobii l'ho votato 5 stelle, ma a metà romanzo lo stavo valutando 4 (è approssimativo dare un voto a un romanzo, ma se proprio si deve, preferirei farlo in decimi).
Quello che "non mi piace" di Snuff è che lo stile di Palahniuk per questo romanzo è lo stesso degli altri. Mi spiego: i personaggi sono quattro, ma la differenza tra uno e l'altro è minima nello stile. Da un lato questo è giustificabile con l'Io sommerso di Palahniuk, che senza usare verbi di senso ficca dritto dritto nel cervello del lettore le immagini e le sensazioni del personaggio (lo stile quindi come mero veicolo del significato, e non come elemento formale a sé). Ad ogni modo, nella lettura riuscivo a identificare tutte le indicazioni che Chuck dà nei suoi saggi (come lo scandire il tempo con unità originali, per esempio il numero di film passati sugli schermi nello stanzone d'attesa o i fiocchetti di forfora caduti dalla testa di Sheila). Il che va bene, secondo me, quando il narratore non coincide col personaggio.
Altra cosa che mi è piaciuta poco: le svariate informazioni. Anche questo fa parte del "vademecum" palahniukiano, e lo capisco. Si vede che Chuck si è informato non poco riguardo a tutto il mondo dell'industria pornografica. Ma, a mio avviso, per quanto ben presentate, certe informazioni costituiscono comunque un leggero infodump, e il romanzo sarebbe stato bello anche senza di esse, o almeno, in misura minore.
Non fraintendetemi, Palahniuk non fa infodump gratuito. Qui intendo suggerire ipotetici "miglioramenti" a una narrazione di per sé perfetta. Cadiamo insomma nel gusto personale, in pratica (figuriamoci se vado a dire a Palahniuk come scrivere).
Ad ogni modo: il ritmo è ottimo e il romanzo non si sbrodola. Sono 208 pagine (mi pare 150-180 secondo il mio lettore, mistero) che si leggono con grande interesse e senza annoiare.
La "satira" c'è sempre, in Palahniuk, e come ho avuto modo di dire altrove - credo per Survivor -, il secondo fine "sociale" è una conseguenza, del romanzo, non il nucleo centrale, che rimane sempre e comunque la storia.
Un romanzo deciso, una narrazione con carattere, un autore cazzuto. Palahniuk è sempre una garanzia.
Dato che la copertina originale è un piccolo capolavoro, mi sembra giusto condividerla:

martedì 3 aprile 2012

Impressioni | Spartacus

spartacus starz streaming sub ita
Siamo ormai grosso modo al terzo anno, con la terza stagione [inclusa quella mini]. Avrei dovuto parlare di questa serie già dalla prima stagione, ma solo gli dèi sanno perché non l'ho più  fatto. Visto che siamo all'ultima stagione, tanto vale farlo ora.
Diciamo che è una serie che è passata un po' inosservata, rispetto ad altre. Viene trasmessa su Starz, un'emittente americana che, a dirla tutta, ha un format abbastanza di merda - vedasi Camelot, che guarda caso hanno anche cancellato.
La trama riguarda appunto l'eroe eponimo (chi l'avrebbe mai detto?), Spartaco, lo schiavo proveniente dalla Tracia che si ribellò all'Impero con un seguito di schiavi, dando non poco filo da torcere a Roma. Questo è il caso di dirlo:

La serie però non è proprio storicamente esatta [per precisazioni su esattezze storiche, oplologiche e via discorrendo chiedete a Zwei]. Si dà risalto principalmente all'ingiustizia della schiavitù e al significato della liberà. Questo è un buon pretesto per una serie infinita di scene oltremodo violente, che farebbero felice il nostro Zweiavvocato: alle volte invece la violenza non è giustificata, ma è lì perché sì. Ghiandole mammarie e falli non mancano, e sovente si ha addirittura l'accoppiata sangue/eros, per accontentare proprio tutti.
Si sarà capito che il livello di trash è alto.Nella prima stagione, Spartacus Blood and Sand, si colgono ammiccamenti a 300 per quanto riguarda la grafica. Il sangue è copioso oltre la verosimiglianza, sia come effetto di scena che come aggiunta digitale sfacciatamente bidimensionale; se il tutto viene accoppiato allo slow-mo il risultato è quasi fanservice allo stato puro. In Spartacus Vengeance gli aspetti trash si riducono sigificativamente. Il povero Andy Whitfield, il primo Spartaco, è deceduto dopo la prima stagione. Era un attore davvero bravo e bello. C'è da dire che il suo sostituto, Liam McIntyre, è la sua copia sputata, ma non so perché, ciò nonostante ritengo che Whitfield fosse migliore. Più bravo, più bello.
Potrei aver dato l'impressione di una vaccata trash, ma così non è. Lo sviluppo della trama è buono, piuttosto veloce, con colpi di scena e cliffhanger per ogni puntata. Se vi piace la storia antica, le sboronate di gloria, onore, libertà, amore, condite con muscoli, sangue, tette e ancora sangue, Spartacus è un must.

lunedì 26 settembre 2011

Carrellata estiva cinematografica 2011 & nuove rubriche

Ecco a voi una carrellata di film che ho visto tra la fine di luglio e l'inizio di settembre. Nulla di specifico, solo due chiacchiere davanti a un caffè. Può rappresentare un'utile lista da cui biffare ciò che conviene da ciò che non conviene vedere, risparmiare tempo, banda, soldi (per i nostalgici che affittano i film). Non c'è niente di peggio di un film pessimo consigliato dallo stronzo sfortunato di turno che rovina la serata con gli amici per colpa di semplice inconsapevolezza.
L'ordine dei film è assolutamente arbitrario. Cominciamo:

Magnolia (1999). Il miglior film che vedo da tipo cinque anni a questa parte. Vedo che regia, soggetto, sceneggiatura e produzione sono tutti di Paul Thomas Anderson (all'epoca 29enne, addirittura). Questo film è un capolavoro come American Beauty, Eternal sunshine of the spotless mind, Into the wild, Cast Away. Film che vale la pena di vedere o per la sceneggiatura magnifica, o per il magnifico sviluppo dei temi affrontati. Magnolia dura 193 minuti, bello lunghetto, ma vale la pena. Un Tom Cruise che non avevo mai visto - certo, ha sempre la faccia di pietra come molti altri attori di dubbie qualità recitative, che non ti fanno capire se sono tristi o felici, ma ha i suoi momenti di gloria.
Da vedere. Assolutamente.


Toy Boy (2009). Wikipedia lo porta come "commedia, erotico". Io lo definirei: "Filmetto del cazpero". Non ne avete mai sentito parlare? Non stupisce.
Negli Stati Uniti il film è uscito nelle sale cinematografiche il 14 luglio 2009. L'edizione italiana è invece stata distribuita direttamente per il mercato home video con il titolo Toy Boy.
Di che parla? Com'è? Be', avete visto, c'è Ashton Kutcher, che ad alcuni sta un po' sul cazpero. Se costoro vedono Toy Boy, lo odieranno ancora di più. Nel film è un latin lover (colle bretelle pretende di essere sexy? Ma scherziamo?) che campa seducendo ragazze ricche, di cui occupa la casa, si fa mantenere per un certo periodo e poi passa ad un'altra ragazza e così via.
Per usare un termine tecnico, questo film è una [mezza] cagata pazzesca! [d'ora in poi e per sempre: èucapa!!, acronimo largamente utilizzabile come sostantivo o verbo irregolare universale]. Mezza cagata perché ci sono tette. E le tette danno sempre un sacco di punti a qualsiasi cosa. Per amor dell'arte mi trovo "costretto" a inserire almeno un fotogramma (assai soft).



Outlander (2008). Non è un film originale, sai già come va a finire e c'è solo da chiedersi quali personaggi secondari moriranno o resteranno in vita.
Oserei definirlo abbastanza trash, non fosse per la qualità notevole degli effetti speciali.
Parla di un tale che viene dallo spazio e cade colla sua navicella sulla terra, nel 709 d.C., in Norvegia, coi vichinghi, e porta con sé qualcosa di terribile, di tremendo, di ineffabile.
L'outlander dovrà unirsi con i vichinghi per sconfiggere la minaccia aliena.
Il film non brilla per originalità della storia, né per lo sviluppo della trama, né per qualche idea degna di nota. Semplicemente, è l'ennesimo film che ti fa passare quei cento e qualcosa minuti senza annoiarti troppo. Ci si può comunque gustare la fotografia che - quando si parla di produzioni simili è anche scontato dirlo - è notevole.
Non so se è più trash l'idea di alieni tra i vichinghi, il gioco del salto sugli scudi, o della spada fatta con... be', non vi rovino la serata trash che, immagino, starete già programmando. I pop-corn fateli col miele, ché so' la fine del mondo.


Nel paese delle creature selvagge (2009). Altro non è che la versione cinematografica del romanzo di Sendak, molto famoso in America, un po' come Pinocchio per noi.
Un'utopia, mondi alternativi, idee visionarie, fuga dalla realtà, onirismo, ecc. Queste parole fanno promettere bene. E invece no! Non che sia particolarmente brutto, ma è incredibilmente lento e noioso. Magari l'idea di calcare sulla psiche del bambino che fugge dalla realtà può essere indispensabile e tutto il resto, ma you're doing it wrong! Vi dico io dove lo fanno bene. Qualche film più giù. Vedrete. In generale, psiche fanciullesca, incredibile immaturità (un po' mongoloide, invero) dei mostri e altro ancora mi hanno fatto cadere le palle braccia. E il bello è che erano mesi che cercavo di vederlo, mettevo play, 5, 10 minuti e stop, chiudevo e sceglievo altro.
E il bello è che non sono ancora riuscito a finirlo!

L'apprendista stregone (2010). Che dire? E' della Disney, quelli basta che prendono qualcosa, lo riempiono di amore, di moralità, di filonazismo mascherato, un po' di comicità, qualche fantastilione di dollari, un spinta assurda nel marketing, ed ecco il fenomeno cinematografico, che ti piaccia o no. In alcuni casi fa il botto - vedi I pirati dei Caraibi -, in altri casi va "solo" benissimo.
Graficamente, com'è naturale, è la fine del mondo. Nicolas Cage che fa il mago è troppo un figo, peccato che il film sia da decerebrati, scontato e ridicolo. Di solito Jay Baruchel è divertente negli altri film; ridicolo però, qui, quando fa l'onda energetica stile Dragon Ball.
La Bellucci - che ritengo una bellissima donna ora e per sempre - è inutile come in ogni film che fa, tipo I fratelli Grimm o Matrix. Fa scena, è bella, ma... Basta. Tutto qui.
Alcune frasi sono proprio da facepalm (non ricordo bene ma una faceva: "Non ho bisogno della magia, io uso la fisica!!").
Anche per questo film, se uno vuole godersi un po' di effetti speciali e passare una serata spensierata, politically correct, va bene.

Precious (2009). Film drammatico - ma io ci andrei piano con questa definizione, troppo generica e fuorviante. Parla di una ragazza obesa che vive nel Bronx, analfabeta, abusata dal padre, maltrattata dalla madre, con un figlio down a carico e con disagi psichici.
Devo ammettere che il film è bello in quanto non punta ad essere strappalacrime, ma - è il caso di dirlo - show e non tell. Come si può non "mostrare" in un film? Be', chiediamoci semmai: come si rappresenta di solito, in un film, una situazione drammatica? Musica straziante, focalizzazione su scene drammatiche e di ingiustizia - le ingiustizie provocano rabbia, i drammi tristezza per empatia verso i personaggi; risultato finale: coinvolgimento totale con mezzi tutto sommato, se non meschini, quantomeno scontati.
Precious non è un film scontato. Il disagio in cui vive la ragazza viene addirittura sdrammatizzato con scene allegre che riflettono le sue proiezioni, le fantasie di gioia, fama e apprezzamento accompagnate da musiche vivaci.
I film strappalacrime io li rifiuto a priori. Che senso ha vedere un film per provare dolore? Bisogna essere masochisti! Mi era stato detto che era un film triste, ma non è assolutamente vero. Avevo deciso di vederlo per un semplice fatto "professionale" - vedere come venivano affrontati i diversi temi: scarso livello di educazione nell'adolescente, disturbi alimentari, storia d'abuso in minorenni, conseguenze dell'avere un figlio down: il materiale quotidiano del comune psicologo clinico.
E a proposito di psicologo: se non ricordo male la psicologa del film ha dei metodi a dir poco discutibili - leggasi: "da radiazione dall'albo".
Se vi capita, vedetelo. Ne vale la pena.

Sucker Punch (2010). Menzionarlo è anche troppo. èucapa!! Avevo pensato di recensirlo, appena visto, ma poi mi son detto: non lo merita affatto. Questo film non è fanservice, è peggio, supera i livelli di spazzatura fandomiana. Cosa peggiore, nell'accozzaglia di cazzate che presenta, c'è anche un po' di steam/dieselpunk. Lo rovina. Dirigibili da guerra che cadono per qualche colpo di pistola sparato da terra. Mech con miscugli di tecnologia a interfaccia olografica ecc.
E una marea di altre idiozie che non sto nemmeno a nominare - ma lo farò, perché mi prudono le dita: Samurai-Golem che impugnano minigun in un dojo.
Il "bello" è che non è trash: il trash ha una direzione, per quanto si voglia fare qualcosa di trash si segue comunque una linea, uno schema, ecc. Questo film è cacca allo stato puro, è uno spreco di tempo e di denaro. Ci sono delle ragazze bellissime che sembrano scappate dagli Studios di Brazzers e che fanno tutto ciò che tu vorresti, senza alcun senso (kung fu, armi automatiche, katane, volteggi vari...).
Definirei questo film un insulto a tutto ciò a cui si rifà, thriller, horror, arti marziali, sci-fi, fantasy. C'è persino l'orco Lurtz del Signore degli Anelli!
Lurtz indignato dopo aver letto la sceneggiatura di Sucker Punch

Non vedetevelo. Sprecate il vostro tempo e vi indignate oltremodo.

Il labirinto del fauno (2006). Se leggete questo blog e vi piace il fantastico, lo conoscerete sicuramente. Una storia non proprio per bambini, leggermente "forte" per il modo in cui mostra la guerra, a tratti con tinte horror che un bambino non gradirebbe. Young adults? Non lo so, però non è male. La storia è leggermente favolistica - leggermente -, nel senso che la faccenda delle prove da superare e tutto il resto... come dire, è lame! Roba trita e ritrita. L'intreccio non è complicato, ci sono un paio di colpi di scena non male, ma il film si mantiene su quei toni patetici - proprio pathos - che tanto piacciono agli ispanici.
O almeno credo.
Bella grafica, begli effetti.
Può piacere a chi gradisce il fantastico.

Operazione Valchiria (2008) . Ovvero, il film che parla della vera storia dell'attentato a Hitler.
Un Tom Cruise badass che non mi aspettavo.
Mi spiace ma non ho molto da dire, a riguardo. Non mi intendo di tecnologie dell'epoca, né di storia. La trama, be', è una storia vera, chi osa giudicare la storia?
Apprendo da Wikipedia che Tom Cruise non era ben visto, dai tedeschi, a causa della sua fede scientologyista o come diavolo si dice. Un culto pericoloso, dicono. LOL! E il cattolicesimo dove lo mettono? Fa più paura una sonda aliena nel c*lo o le statue che piangono sangue?
Cavolate a parte, è un bel film. Vedetevelo.

Lo stravagante mondo di Greenberg (2010). L'ultimo film con Ben Stiller. Io amo Ben Stiller. Questo giudizio è viziato.
Anche nel peggior film (tipo I Tenenbaum), Ben Stiller è troppo forte.
Wikipedia lo riporta come "drammatico, commedia". Dicevo prima, appunto, che "drammatico" è un termine generico e fuorviante. E insieme a "commedia" è come dire che fuori nevica ma ci sono 35°C.
Fa ridere, è un film posto in una cornice che definiremmo comica, ma non sguaiata né demente. Ci sono particolari importanti, come, appunto, il disagio psichico passato dal protagonista e la personalità un po' fuori dal comune (sociopatica?). Ma il film merita (ovvio, mi piace Ben Stiller), e c'è più di qualche scena davvero divertente - tra cui un insulto che mi ha fatto morire dal ridere, ma non ve lo svelo.

Termina, dunque, qui la carrellata estiva cinematografica del 2011.
Ma anche no! In realtà non è terminata: i film sono troppi e non posso metterli tutti in un unico post, inoltre non tutti quelli che ho visto sono stati pescati a caso. Alcuni film li ho visti per noia, altri perché ce li avevo sull'hd, altri perché affittati da mia sorella, altri sotto consiglio, altri per ispirazione.
I prossimi post cinematografici apriranno nuove sezioni della Taotor-Videoteca (e non solo):

La Zwei-Zone, ovvero i film [ma anche libri, a breve] consigliati da Zweilawyer e visti e commentati da Taotor. O anche, i film visti da Taotor e proposti a Zweilawyer per opinioni storiche e oplologiche. Ci sono un sacco di film ambientati nell'età antica, nel medioevo, ecc., in cui figurano importanti eventi storici e armi bianche, di cui l'avvocato-archeologo-scrittore è esperto. I suoi pareri a riguardo sono utili e divertenti. E soprattutto, è materiale per nuovi post!

Il Duca-Doom, titolo assai potente, degno del Duca. Rubrica dedicata ai film [ma anche libri, e non solo] in cui figurano argomenti di competenza ducale, quali armi da fuoco di ogni tipo, età vittoriana, storia, fisica, fatine, conigli, tecnologia steam, capitalismo, colonialismo, dittatura, erotismo e tanto altro.

Questo per i prossimi due post di ambito cinematografico. In un vicino futuro ci saranno altre rubriche che coinvolgeranno (suona minaccioso) altri blogger.

E per concludere metto un Taotor-Emblema, ché ci sta tanto bene in tutta questa esaltazione di personalità individualistiche!

mercoledì 23 settembre 2009

Scrittori: mestruazioni, masturbazioni, prostituzioni e turbe



Non c'è niente di peggio di una donna che ha le sue cose.
A me le donne piacciono - eccome -, ma se c'è una cosa che non sopporto sono gli sbalzi emotivi mensili. Cristo! Che odio!
Non puoi dire niente, niente, perché qualsiasi cosa tu dirai susciterà un'istantanea reazione satanica-retorica-aggressiva sparata a diecimila decibel.
Roba da far impallidire persino gli Slayer.
Ma ci sono donne e donne.
Alcune tengono a bada gli ormoni, altre li sguinzagliano con l'ordine di attaccare.
E gli scrittori?
Gli scrittori sono sempre uguali, ma quello che li differenzia è lo stadio mestruale a cui sono arrivati. Una volta passati allo stadio successivo, però, non si torna indietro, per fortuna. Più si va avanti, più si migliora! Provare per credere!
  • Stadio 1a. Conosciuto anche come "Lo scrittore timido che scrive solo per sé". È uno scrittore che potrebbe scrivere da un mese come da anni, ma ha un tratto caratteristico: umiliazione e panico da masturbazione. Lo Scrittore di Stadio 1a è terrorizzato all'idea che qualcuno possa leggere i suoi racconti. Nasconde eventuali blocchetti o agende nei posti più impensabili. Sotto il materasso, come fossero riviste pornografiche, o sul fondo dello scatolone più nascosto nell'angolo più buio della cantina oscura. Fare l'elicottero col pisello davanti a tutto uno stadio sarebbe preferibile all'idea che occhi estranei possano leggere le sue schifezze. Codesto scrittore produce soprattutto roba introspettiva, ma non mancano storie strutturate.
    Un'eventuale critica è impensabile! Lui non vuole che si leggano le sue cose, e se questa disgrazia si verifica, allo scrittore non rimane che fare un falò con tutti i suoi scritti, cospargersi di benzina e morire con loro.
  • Stadio 1b. Conosciuto anche come "Lo scrittore timido che scrive per sé ma anche no." Non si discosta dall'1a, se non dal fatto che non sente umiliazione: tra invece godimento dal panico. Trae piacere nel masturbarsi vicino alla finestra, così da rischiare di farsi vedere dalla vicina che raccoglie il bucato sul balcone. Costui scrive per sé ma anche per intervalla insaniæ. La sua insania è costuita dalla trasgressione che più lo eccita: l'idea che qualcuno possa dare uno sguardo alla roba che ha scritto. È convinto, in realtà, che la critica sarà più che positiva: sa di essere un genio nascosto.
    Non sa che la vicina, oltre a raccogliere il bucato, chiamerà anche la polizia.
  • Stadio 2. Conosciuto anche come "Lo scrittore che sta imparando a scrivere". È l'individuo che scrive per essere letto.
    Una specie di prostituta, sì, una mezza puttana. Vuole farsi fottere, ma quando ti avvicini e gli parli, lui ti lega le mani dietro la schiena, ti ficca un morso sadomaso in bocca, ti sbatte a pancia in giù sul letto e ti sodomizza. "La tua critica? La tua critica? Ecco che torna da dove è uscita, la tua fottuta critica!" urla, cavalcandoti.
    Lo scrittore di Stadio 2a non ama le critiche. I suoi racconti sono belli e perfetti così come li ha scritti. Le critiche non servono: lui ha una spiegazione per ogni "apparente" incoerenza o errore.
    "Perché Tizio viene colpito al braccio e due righe dopo sanguina dalla gamba?
    "Perché sì."
    "Ma non ha senso!"
    "Sì che ne ha, è Fantasy!"
  • Stadio 3a. Conosciuto anche come "Lo scrittore che scrive per il bene maggiore dell'arte." Costui scrive un racconto non proprio da buttare - semmai tutto da riscrivere. È scritto male, ci sono un bel po' di scene che non hanno senso, i personaggi parlano tutti allo stesso modo...
    Lui è l'uomo ipersensibile che non dà alla donna assetata di sesso quello che vuole. Prepara le candele, mette su i Radiohead, getta rose sul letto, accende una dozzina d'incensi, la camera è un (fumoso) paradiso onirico. Dal letto a baldacchino calano tende rosse trasparenti. Lei vuole semplicemente sesso. Appena lei entra, lui le legge una poesia che ha scritto guardando il tramonto mentre la pensava. Lei si spoglia, lui la ferma e, commuovendosi cita aforismi di Gibran e di altri poeti. Si sdraiano sul letto, lei ha le guance avvampate, vuole solo una cosa, ma lui dice: "Restiamo abbracciati tutta la notte... ♥"
    Insomma, a questo qui non gli si alza.
    Lo scrittore 3a non vuole ammettere che il suo racconto fa schifo, per cui maschera la cosa con la tiritera dell'arte, della licenza poetica. Nello Stadio 3a, lo scrittore non tromba: ci gira attorno senza andare al sodo, per nascondere la sua eclatante impotenza. Non narra una storia, fa finta di narrare. Con le sue forme poetiche e raffinate malriuscite crea un magnifico niente che non racconta nessuna storia, ma una nebbia confusa che alla fine non lascia nessun gusto.
    Egli rosica, perché sa. Sa che le critiche sono fondate, sa che ha fatto una cazzata nello scrivere ciò che ha scritto, ma è una cazzata a cui non può più rimediare, perché sennò ci rimette la faccia. E perché non si sente in grado di fare nient per rimediare.
    E preferisce continuare a nuotare nel suo artistico mare di merda.
  • Stadio 3b. Conosciuto anche come "Lo scrittorucolo tanto gentile che nasconde un pugnale nei pantaloni." Non è tanto diverso dallo scrittore di tipo 3a, con la differenza sostanziale che questo, il 3b, è contento. È cosciente di scrivere stronzate, perché le legge quelle dei suoi amici, e se ne rende conto. Sa di essere come loro, ma finché nessuno gli dice niente, lui sorride con gli altri e tutti sono felici.
    In sostanza, i 3b si calano i pantaloni e si osservano i piselli. Nessuno ce l'ha di dimensioni notevoli, per cui tutti fanno spallucce. Sono in realtà contenti di essere sullo stesso piano - e dicono: "In fondo non sono le dimensioni, che contano, ma come si usa..."
  • Stadio 4. Quattro.
  • Stadio 5. Conosciuto anche come "La puttana senza scrupoli", è il livello più alto a cui dovrebbe aspirare uno scrittore. Indica la più-che-decenza, ovvero una produzione di narrativa che, letta, non ti fa pentire di aver perso tempo. Oltre questo livello, ci sono solo miglioramenti, tutti basati però sulla base di "puttana senza scrupoli".
    Come puttana senza scrupoli, lo scrittore 3b si offre al pubblico, si scopa tutti senza guardare in faccia a nessuno, cavalcata dopo cavalcata, arraffa avido i soldi per le prestazioni e non si ferma mai. È sempre al lavoro, si parli di opere complete o di brevi servizietti.
    Carpisce i consigli di ogni lettore e li assimila, valuta ogni suggerimento donandosi senza se e senza ma, prestando attenzione a ogni commento. Il suo obiettivo è migliorarsi, e per riuscirci deve necessariamente confrontarsi, ponderare i pareri dei lettori, scegliere quelli giusti e applicarli.
    In assenza di partner, lo scrittore puttana-senza-scrupoli apprende. Si dà al porno, nella sua buia cameretta, rischiarata solo dalla luce del monitor su cui ballano tette e piselloni.
    In assenza di lettori cui proporre i propri racconti, lo scrittore 3b ripiega sull'approfondimento mediante i consigli dei migliori, sulle antiche esperienze di scrittori (veri artisti) che hanno raggiunto il Nirvana della prosa ed elargiscono le loro massime a chi ha orecchie per ascoltarle.

    Le turbe degli scrittori

    Non è "normale" che uno scrittore si lamenti quando gli viene mossa una critica. Lo scrittore prima di tutto deve ringraziare che qualcuno abbia letto un suo racconto. Leggere vuol dire perdere tempo, tempo non retribuito. Quando leggono un tuo racconto, è come se ti regalassero soldi.
    In secondo luogo, lo scrittore deve ringraziare eventuali consigli e pareri. È altro tempo sprecato. Il lettore si sofferma addirittura per trasformare le sue fatiche di lettura in qualcosa di concreto: un aiuto allo scrittore.
    Prima di tutto, bisogna assolvere questi doveri. E tutto dovrebbe andare per il verso giusto.
    Sennò...
    Se i giudizi sono negativi? Molto negativi. Distruttivi.
    Lo scrittore riceve frecciate da destra, da sinistra, da tutte le parti. Chinare la testa e dire a tutti "sì, ho sbagliato, faccio schifo" non è il massimo. Voi lo fareste?
    Non c'è da stupirsi se uno scrittore non riesce a reggere le pressioni ricevute da tutte le parti, l'essere messo su un palco, giudicato... Ok, forse non si è comportato bene nei confronti dei lettori. Sì, probabilmente se l'è meritato. Ma fatemi spezzare una lancia in favore degli scrittori-vittime.
    Qui nessuno vuole difendere i cattivi scrittori, né questo è il Centro d'Accoglienza Taotor per Poveri Scrittori Sotto Pressione.
    Ma bisognerebbe tener conto anche di questo. Le cose stanno così, siamo tutti esseri umani, fallaci, e con sentimenti (vabe', chi più chi meno).

domenica 12 ottobre 2008

E son diciotto!

Felicità! Ho appena passato una bella serata in stile pugliese - capatina all'enoteca e cazzeggio per il centro storico, con canti dei Queen, foto stupide e altre cose senza senso. Domani sarà la festa. Sono diciotto anni (sembravo più vecchio, dite la verità ;)) ed ecco che finalmente si aprono tante porte!


E molto altro ancora! ^_^