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martedì 25 agosto 2015

Blestemat, il mio romanzo breve

vampiri strigoi rumeni maledizioni puglia fiction novella short vaporteppaSorpresa!
Ve l'avevo accennato che stavo scrivendo, ed ecco il risultato. In effetti, questa è una delle ragioni per cui ho trascurato un po' il blog.
Chi mi segue da anni avrà letto una vecchissima versione (cortissima, era un raccontino breve di mille parole) scritta secoli fa.
Nella postfazione c'è qualche informazione di più a riguardo.
Per farla breve: me ne esco a inizio anno con la storia "finita", di circa 25mila parole. Soddisfatto, la faccio leggere al Duca che mi dà una spinta (le sue spinte sono calci in culo, ovviamente) per migliorarla, e ne escono oltre 10mila parole in più, una struttura migliore e sviluppi più soddisfacenti.
Sono molto contento del risultato finale.
Vi riporto la quarta di copertina:

Alessandro vive a casa coi genitori, non ha un lavoro e la sua ragazza gli fa le corna. La sola prospettiva nella sua vita è di laurearsi fuori corso in Filosofia e finire a fare il cassiere al supermercato. Ma potrebbe andare peggio: quando insieme a un amico incontra in un casolare abbandonato due belle rumene conosciute su Facebook, la sua vita di merda ha una svolta inaspettata.
In fuga nelle campagne pugliesi, tra ulivi e masserie, Alessandro affronta streghe in grado di portare sfiga con la sola forza di volontà e finisce nel mezzo del mondo nascosto del sovrannaturale slavo. Armato del proprio umorismo nero per sdrammatizzare i disastri e con l’aiuto di un giovane macellaio rumeno dall’italiano non proprio impeccabile, Alessandro dovrà aprirsi la strada verso la salvezza a colpi di ferro da cantiere appuntito e bottiglia rotta.
Qui il link per reperirlo, sia in ePub che formato Kindle: https://store.streetlib.com/en/federico-russo/blestemat/
Blestemat è una commedia nera con elementi fantastici: in realtà il romanzo si evolve in maniera naturale e gli aspetti comici non sminuiscono gli sviluppi o la natura stessa della storia, semmai l'arricchiscono, per cui si può considerare tanto commedia quanto thriller con elementi sovrannaturali (infatti la categoria su Streetlib è "Mistero e investigativo", non è una storia fantastica in stile Harry Potter o Game of thrones, per capirci).
Spero che vi piaccia. Credo che chi mi segue da anni avrà una bella sorpresa e potrà godersi alcune ore intense di lettura appassionata, visto che rispetto alle ultime storie pubblicate qui sul blog, anni e anni fa, nel tempo ho maturato una tecnica migliore, complice il sadismo pedagogico del Duca che, dal 2007, mi ha reso la persona che sono (cioè peggiore).
Blestemat si legge in poche ore e, stando alle comunicazioni personali dei lettori, è una storia che prende e ti induce a finirla senza fare pause. E se qualcun altro mi conferma che questa storia gli ha sottratto qualche ora di sonno pur di finirla subito, mi renderà la persona più felice del mondo.
Considerando che, dall'apertura del blog, Blestemat è di fatto la prima opera che pubblico con una casa editrice, direi che si può considerare un bel traguardo, un evento importante per la storia del blog.
Infatti, oltre alla violenza educativa del Duca, e al contributo fondamentale dei post sui Gamberi e dei commenti sul mio blog di Gamberetta (che col suo spirito critico e la sua razionalità ci ha risvegliati circa aspetti della narrativa che molti ignoravano o simulavano di non conoscere), devo molto a tutti coloro che in questi anni hanno letto non solo i miei deliri sconclusionati sul blog (soprattutto quelli dell'adolescenza), ma anche le storie che ho pubblicato. Grazie per il vostro tempo e per le opinioni che mi avete dato. I vostri nomi, i vostri commenti, sono tutti qui, a testimonianza di un cammino di crescita in cui avete avuto un ruolo centrale. Grazie!

P.S. Sembra una lettera di addio. No, il blog non chiude. È in piedi da 7 anni, e finché posso ammorbarvi con qualche cavolata, lo farò.

venerdì 2 gennaio 2015

Hemingwrite, una "Olivetti eInk" (più un elogio a Google)

hemingwrite eink typewriter macchina da scrivere inchiostro elettronicoAppena comprai il mio primo ebook reader (il Cybook Opus), pensai che sarebbe stato bellissimo applicare la tecnologia eInk ad altri contesti.
In effetti così è stato: la diffusione non ha ancora raggiunto i livelli dei classici display economici, ma l'eInk è stato usato per gli indicatori di stato di alcuni dispositivi, come sostituto di targhette pubblicitarie in alcuni centri commerciali, e ci stanno provando (hanno il mio appoggio) anche con gli smartphone (come display secondario, ma se ne lanciassero uno interamente eInk, che vada oltre il mero prototipo e sfondi nel mass market, lo prenderei subito, al diavolo l'AMOLED e tamarrate simili inutili).
Quando sono passato poi al Kindle 4NT, mi sono reso conto che, con una tastiera collegata, sarebbe potuto diventare una specie di macchina da scrivere eInk. Se l'avessero inventata, l'avrei già comprata.
Due tizi mi hanno ascoltato telepaticamente e hanno inventato la Hemingwrite, una macchina da scrivere eInk. Questo è il sito ufficiale, ma calma: ci stanno ancora lavorando, potete ordinarla da Kickstarter. La ricevereste comunque nell'autunno del 2015.
Sto seguendo questo progetto con interesse fin dalla nascita, perché incontra proprio le mie esigenze, eppure non mi convince.

Partiamo dall'idea.
I due ragazzi hanno pensato a una macchina da scrivere digitale priva di distrazioni.
Ci sono diversi software di scrittura che si occupano di questo, e posso assicurarvi che è roba totalmente inutile. Sono carini, hanno una grafica minimal e accattivante, ma non è il software di per sé che ti permette di concentrarti. Chi crede in questi software si sta praticamente illudendo. Se vuoi scrivere un romanzo ma non ci riesci, ci saranno mille motivi, ma non è colpa del software. Non ti va, punto: Facebook e altre amenità distraenti non ti compaiono come pop up, ci vai di tua volontà, quindi forse conviene cercare l'ispirazione, il momento giusto, la motivazione adeguata, e via discorrendo. Se si ha un deficit di attenzione è tutto un altro discorso, conviene andare da un neuropsicologo per appurarlo.

L'estetica.
Questo arnese è brutto. Non so come faccia a piacere, a certe persone. La tastiera è carina, il suono dei tasti è puro cioccolato per le orecchie dell'hipster a cui interessa, ma diciamocelo, è brutta come la fame. Lo chiamano retro design, ma è un eufemismo. Mi vergognerei di meno a portare la mia vecchia Olivetti Lettera 32 con una risma di fogli in un posto pubblico e mettermici a scrivere (con tanto di clanc clanc clanc dei tasti), piuttosto che una Hemingwrite.
Lo schermo della Hemingwrite è di 6'', ma è dal verso sbagliato. Non so voi, ma io leggo in modalità portrait dagli eReader, e così come leggo in quel verso mi piace anche scriverci. Nello schermo della Hemingwrite non entra nemmeno una decina di righe, stando ai filmati dimostrativi, e da quanto ho capito una parte dello schermo è affondata nella struttura per ospitare unicamente le icone di sistema (Wi-Fi, ecc.), sicché i 6'' potrebbero ridursi ulteriormente? Può darsi.

Pochi giorni fa, per Natale, i ragazzi hanno rilasciato un video dimostrativo piuttosto scarso. È stato ripreso in modalità portrait (ironia della sorte), piuttosto che landscape; il tizio, Patrick, dà indicazioni al cameraman/collega ("allontanati, avvicinati"), e tira su col naso perché evidentemente raffreddato (bello de mamma); usano Windows 8 per mostrare la sincronizzazione, ma com'è ovvio Windows fa schifo e non riescono nemmeno ad aprire un pdf (non ci riescono perché Windows è il peggior OS esistente, com'è ovvio). A parte questo, in pratica è necessario permettere l'accesso dello script di Hemingwrite con relativi permessi di privacy all'account Google, che sincronizzato col pc ti permette di avere nella cartella i documenti in vari formati, o una cosa simile. Non sarebbe più facile scrivere direttamente nel browser? L'idea di "eliminare le distrazioni" incasina il tutto, quando sarebbe stato più facile scrivere direttamente in Google Drive o salvare su pendrive, microSD ecc.
Un altro problema è la formattazione.
L'interfaccia della Hemingwrite trasmette su schermo plain text, testo nudo e crudo, senza formattazione, cioè senza corsivo, grassetto ecc. Per poter formattare il testo bisogna inserire dei simboli, del tipo *così*, ma il risultato lo si vede solo su altri dispositivi. Praticamente come i vecchi word processor via terminale o in DOS, come Wordstar 4.0 a cui è rimasto affezionato quel panzone di Martin.

So che il mio parere vale quel che vale, ma in base alle informazioni che ho raccolto per la realizzazione di un qualcosa come la Hemingwrite, l'opzione più facile e utile sarebbe la seguente: limitarsi a sfruttare lo schermo eInk e ricorrere a un OS del tipo Android, magari molto modificato, alleggerito, con una semplice app di scrittura. Facile, no? Qualcuno ha già fatto una cosa simile sfruttando i Kindle o il Nook (cioè Android su eReader).
Se i ragazzi di Hemingwrite stanno leggendo queste righe, please, fate una cosa come si deve, siete in tempo.
Se chi sta leggendo invece ha anche intenzione di competere con la Hemingwrite e lanciare un prodotto a sé... Beh, buona fortuna, considera le mie opinioni.

Sto per finire.
L'elogio a Google (che non mi paga per scrivere queste righe, ma ehi, Google, se puoi sentirmi, vedi che ricevere un po' di grana non mi farebbe affatto male!). Elogio perché da diversi mesi mi sono completamente convertito a Google Docs per scrivere qualsiasi cosa abbia bisogno di backup istantaneo. Non sono praticamente mai offline, quindi non ha senso nemmeno la sincronizzazione con Dropbox: Google è molto più comodo, salva ogni singola lettera che digiti, e la condivisione di un testo è ancora più facile con altri utenti Google. Non è necessario allegare file, basta condividere il documento con gli utenti delle tue cerchie, e puoi permettere all'altro di visualizzare, modificare o anche solo scrivere annotazioni (e questo, per chi scrive narrativa e fa leggere a editor/beta reader, è essenziale).
Fine della pubblicità.
Buon 2015.

sabato 26 aprile 2014

Vaporteppa, Gli dei di Mosca di Swanwick, e l'editoria fatta bene

Chi mi ha tra gli amici su Facebook o mi segue su Twitter o su Google+ avrà avuto modo di assistere ai miei like, reblog e post vari a supporto di Vaporteppa.
Qualcuno potrebbe non aver chiaro di cosa si tratta, per cui eccomi qui a spiegarlo (e probabilmente a dire cavolate e danneggiare l'immagine di Vaporteppa, del Duca e di Tombolini con la mia inettitudine).

Partiamo dall'inizio.
Tombolini è il fondatore di diverse aziende, tra cui Simplicissimus Book Farm (quando, nel 2011, acquistai dalla Mediaworld il mio primo eReader, il Cybook Opus della Bookeen, sulla scatola c'era incollato il logo di Simplicissimus, e se non sbaglio potevi scaricare qualche titolo con un codice ecc.: questo è come l'ho conosciuto io.). A lui appartengono Ultima Books, piattaforma di distribuzione di ebook, e Narcissus, una piattaforma di self-publishing dove puoi autopubblicarti in maniera adeguata (con tanto di software per la corretta impaginazione dell'ePub ecc.)
Tombolini è quindi un imprenditore, e chi lo segue su Twitter, sul suo blog ecc., saprà che è competente in ciò che fa, al contrario del 90% degli imprenditori italiani, e soprattutto è palesemente appassionato in ciò che fa. Recentemente è diventato editore, con Antonio Tombolini Editore.
Vaporteppa è una collana di Antonio Tombolini Editore, affidata alla guida di Marco Carrara, meglio conosciuto nei peggiori bar di Caracas come il Duca.
Il Duca lo ricordiamo per tutti gli articoli specialistici su armi, armature, ed editoria, con Baionette Librarie, e per tutto ciò che riguarda la scrittura, soprattutto l'editing con Agenzia Duca. Il Duca condivide con Gamberetta l'attitudine verso la scrittura e la fiction, e chi conosce Gamberetta ha già capito di cosa si parla (tanto per dirne una, la capacità di riconoscere gli autori e gli editori che ti prendono in giro con delle porcate spacciate per narrativa). Il Duca nutre una passione profonda per la narrativa, lo conosco da 7 anni ormai, e nell'adolescenza mi ha assistito nella scrittura e nella lettura, aiutandomi molto nella crescita "intellettuale" condividendo con me diversi suoi interessi (ovviamente mi riferisco alla sua passione per il lulz, il bizzarro, fatine nude, coniglietti, e roba sconcia: se avessi lasciato il mio computer in mani sbagliate, sarei stato rovinato a vita).
Non posso quindi che avere la più completa fiducia in questo progetto.
Per avere maggiori informazioni si può visitare il sito.
In sostanza, Vaporteppa...
ha la missione di fornire buona narrativa fantastica, principalmente di autori italiani, possibilmente con elementi retrò ispirati al Lungo XIX Secolo. 
Ci occuperemo di narrativa fantastica in generale: Fantascienza, Science-Fantasy e un po’ di Fantasy, possibilmente non medievaleggiante e niente paranormal romance. Anche l’horror va bene, purché ricada anche in uno dei tre generi indicati prima. Ovviamente New Weird e Bizarro Fiction, ricadendo nei macro-generi indicati prima, vanno bene anche loro.

Al momento, Vaporteppa ha pubblicato un'opera di Michael Swanwick fino a questo momento inedita in Italia, Dancing with Bears, col titolo Gli dei di Mosca, al prezzo di 4,99€, un prezzo onestissimo (soprattutto considerando che è un titolo straniero, con tutto ciò che comporta, dalla traduzione ai diritti, ecc.). Si può comprare da Amazon o su Ultima. Potete anche leggerne l'anteprima, ovviamente, gratis (Non è ovvio, molte case editrici non permettono di leggere l'anteprima di un romanzo; e in certi casi, se è disponibile, è anche a pagamento - sì, roba da matti). Per maggiori informazioni sull'opera, seguite i link sopracitati. Se non ci sono domande, sparatevelo subito sul Kindle o su qualsiasi eReader o tablet possediate.

Perché segnalo Vaporteppa?
Il motivo principale è che sono fiducioso: durante questi anni di università pensavo: "Wow, sarebbe mitico se il Duca decidesse di aprire una specie di casa editrice digitale indipendente con cui lanciare opere potenti, meritevoli, in grado di pisciare in testa a tutte le schifezze pubblicate dai colossi e imposte sul mercato, portando infamia sui generi che tanto ci piacciono". Verso la fine di questo mio ultimo anno di università il sogno è diventato realtà, e non posso che esserne soddisfatto e avere grandi aspettative per il futuro.
Un altro motivo importantissimo è che al contrario di tutte le case editrici, Vaporteppa non solo ha un target specifico, forse un po' di nicchia, ma al contempo anche abbastanza flessibile, come abbiamo visto: oltre al target, essenziale è la qualità delle opere, e per fare ciò:
Non pubblichiamo le opere nuove così come ci arrivano: ogni opera scelta per la pubblicazione verrà studiata e sottoposta, lavorando sempre assieme all’autore, a revisione ovunque ritenuto necessario. Se non intendi lavorare seriamente sulla tua opera, non proporla nemmeno.
Non pubblichiamo “persone”, pubblichiamo opere: se la tua opera non soddisfa criteri minimi di qualità non ci importa se sei figlio di un senatore, nipote di un cardinale, giornalista della Busiarda o se hai già pubblicato venti titoli con Einaudi e Feltrinelli. Ad altri interesserà moltissimo: vai da loro.
Le case editrici classiche non hanno questo tipo di rapporto con gli autori (a meno che questi non siano best seller come Fabio Volo o simili). Vaporteppa dice: "Ok, la tua opera potrebbe andarci a genio, vediamo un po' com'è, e qual è la tua abilità: se sei valido, ti addestriamo nella Scuola di Ardimento, così da renderti un bravo scrittore e produrre opere interessanti di massima qualità che in seguito potranno essere pubblicate".
Nessuna casa editrice collabora con gli autori, istruendoli e migliorandoli, per quanto ne so.
Tutte le premesse sono ottime, la mia fiducia è totale e le mie aspettative sono grandi: sarò dunque molto critico (per quanto questo possa interessare a chicchessia) nei confronti dei futuri sviluppi del progetto. Per esempio, nonostante la scelta adeguata di Swanwick come prima opera, sono (come molti) ansioso di leggere autori nostrani. Mi piacerebbe qualcosa sullo stile di Soldati a vapore di Diego Ferrara, per esempio, opere avvincenti facilmente proponibili alla HBO per farci una serie accattivante e di successo, stile Game of Tornio.
Insomma: ecco Vaporteppa. Ecco il primo titolo, Gli dei di Mosca. Restiamo sintonizzati e appoggiamo Vaporteppa: qui si fa la buona editoria o si muore!

venerdì 27 settembre 2013

Duokan: il software che migliora Kindle e gli fa leggere gli ePub

I Kindle sono ottimi dispositivi. Ma anche i Kobo, e i Sony. Ci sono tanti eReader ottimi, alcuni però hanno caratteristiche che li rendono migliori di alcuni per certi versi, ma peggiori per altri.
Il mio kindle 4 ha cambiato radicalmente il mio modo di leggere, dapprima abituato al Cybook Opus. Poi l'ho confrontato con altri eReader, come i Kobo, e sebbene per certi aspetti in confronto al kobo touch fosse inferiore, per altri sapeva difendersi (come il refresh, i tempi di reazione e in parte anche il contrasto della pagina).
Il difetto più grande di qualsiasi dispositivo Kindle è che non è in grado di leggere il formato ePub (e qualche altro formato).
Duokan ti permette di farlo.
In sostanza, molti dispositivi consentono il jailbreak, un'operazione che ti permette di accedere alle risorse del dispositivo e sfruttarle per sbloccare nuove o migliori funzioni. Il problema è che jailbreakeare un eReader, o un cellulare, o una console, può comprometterne il funzionamento o addirittura invalidarne la garanzia.
Duokan - per quanto ne so - non funziona così. Per poterlo avere, basta scaricare l'archivio, scompattarlo, copiare due file e una cartella nel Kindle, quindi rimuovere l'eReader dal pc e riavviarlo. Oltre a un paio di selezioni di opzioni, il processo è completamente automatico. Una facile guida è reperibile su questa wiki.
Io ho seguito le istruzioni (ma non riuscivo a scaricare l'archivio, forse per colpa di timeout della connessione: alla fine ho googlato il nome del file e l'ho scaricato da un mirror) e l'ho installato facilmente.
I miglioramenti sono evidenti:
- Lo stato della batteria è espresso in percentuale.
- L'avanzamento nella lettura di un ebook è espresso anche in decimali (invece di 1%, 2%, 3%, compare per esempio 4,86%)
- La libreria dispone di visualizzazioni testuali (solo titoli) o per anteprima (copertina, e questa scelta è molto più bella esteticamente).
- Permette il reflow dei pdf, una caratteristica essenziale per i manuali che non si possono convertire con calibre e che di default il mio Kindle 4 non permette manco per sogno.
- Ottimizza la visualizzazione dei pdf (per esempio, mangiandosi i margini bianchi del documento, mi permette di leggere più comodamente i fumetti che hanno il testo dei baloon troppo piccoli)
- Il margine superiore è leggermente minore, permettendo una maggiore capienza di testo nella pagina. O forse è una mia impressione.
- Funzione "start Auto Next Page": una semplice funzione in cui stabilendo un valore di tempo (in secondi), l'eReader volterà la pagina al posto, in automatico, al ritmo prefissato. Non è il massimo, ma se si ha un ritmo definito e soprattutto le mani occupate, la funzione è una manna dal cielo.
- Permette di definire il numero di pagine dopo le quali effettuare un refresh completo
- Permette di avere la barra del progresso nella modalità lettura sia in modalità standard, che "mini" (una semplice tacca nera attaccata alla cornice dell'eReader, si nota solo se si guarda)
- Screensaver personalizzabili: ce ne sono alcuni di default di Duokan, che io ho eliminato e sostituito con altri, presi per esempio da tumblr.
- Fonts customizzabili
- Possibilità di eliminare un ebook direttamente dal dispositivo.
- Possibilità di avere i dettagli del capitolo che si sta leggendo in apice.
- Tastiera qwerty: ok, non essendo touch l'utilità è quella che è, ma siamo abituati alla qwerty quindi è meno frustrante inserire il testo.

Contro:
- Ho notato che alcuni file, convertiti da Calibre per eliminare lo spazio tra i paragrafi, nell'OS proprietario di Kindle vengono visualizzati bene (cioè come un testo continuo), mentre Duokan sembra ignorare la modifica e mostra paragrafi spezzati l'uno dall'altro, come i file convertiti da pdf a ePub alla buona. Devo ancora controllare se generando nativamente un testo privo di spazi tra paragrafi l'errore persiste, e devo controllare anche se Sigil può identificare un eventuale codice nascosto, colpevole dell'effetto, nei file convertiti che mostrano questo fenomeno.
- L'orologio non mantiene il formato: questa mattina ho preso il Kindle per controllare l'ora (il cellulare ci mette troppo ad accendersi, mi acceca e non uso sveglie), mi segnava le 20.15. Erano sì le 8,15, ma della mattina, e a quanto pare anche se modifico il formato dell'ora (12/24), non mantiene. Ma devo lavorarci su, potrebbe essere un mio errore. In che emisfero siamo?
- La grandezza del testo: tra il valore minimo e il valore successivo c'è uno scarto troppo ampio. Mi piacerebbe leggere col testo di dimensioni tra la 1° e la 2° grandezza, ma non è possibile. Forse l'aggiornamento del firmware potrà aggiustare questi problemi, ma non sono riuscito a scaricarlo da pc (mi cade al 10-20%), e proverò a scaricarlo dall'eReader, sperando che nonostante i fallimenti nella connessione col server (il mio router funziona bene), riuscirà a portarlo a termine.
Per concludere: alcuni handicap, a livello software, del kindle, possono essere eliminati con Duokan. L'installazione è semplice, e se si segue la guida e non si fanno mosse stupide (per esempio, eliminando a caso file di sistema del dispositivo), non si compromette nulla. Di fatto, i ragazzi che hanno sviluppato questo software andrebbero ringraziati e assunti dall'Amazon, ma così non è ("Bisogna comprare solo ebook per Kindle!", tirannia idiota e controproducente, come se non esistesse la pirateria).
Duokan è un progetto che tutto sommato - credo - segue la filosofia di Linux. Funziona meglio del sistema standard ed è gratuito. Se avvertite dei limiti col vostro Kindle, ed è possibile installarci sopra Duokan, vi consiglio di farlo.

EDIT 29/05/2014: l'aggiornamento 2014 porta alcuni leggeri miglioramenti, tra i quali però non c'è la larghezza intermedia tra le dimensioni del testo. Col tempo però mi sono reso conto che le dimensioni standard dei caratteri di Duokan sono leggermente migliori di quelle dell'OS di Kinde, almeno secondo le mie esigenze.
Un'aggiunta abbastanza utile è il My Cloud, un cloud accessibile con un account Xiaomi (chi ne sa di più è il benvenuto per spiegarmi/ci il funzionamento). Se fossi nel gruppo di sviluppatori di Duokan, sicuramente punterei molto sull'interazione col web, rendendo l'eReading molto più social direttamente dal dispositivo, un campo che Readmill stava riuscendo ad esplorare su Android/iOS, e che Dropbox ha prontamente fermato reclutandone gli sviluppatori.
Unica vera novità di Duokan 2014 è il web browser, assente nelle versioni precedenti: questo fa guadagnare un punto molto importante per il firmware, che si avvicina sempre di più all'essere un completo sostituto dell'originale. Basti pensare che tra la possibilità di comprare Gli dei di Mosca in ePub (per il mio vecchio Opus da 5'' e per il tablet) o da Amazon per Kindle, ho scelto di comprarlo in ePub per avere l'ex libris personalizzato con la fatina Scintilla, ma l'ho letto sul Kindle proprio grazie a Duokan.
Insomma, a Duokan manca solo il Whispernet di Amazon per poter essere adottato come OS migliore dell'originale in tutto e per tutto.

mercoledì 10 luglio 2013

Impressioni | Kobo mini, promozione di luglio/agosto 2013

kobo mini mondadori promozione in offerta recensione

Ho avuto modo di provare il Kobo mini e non ho potuto fare a meno di scattare qualche foto e farmi un'opinione. L'opinione, lo dico da adesso, è abbastanza positiva, per il dispositivo in sé, ma estremamente positiva per la promozione della Mondadori, che lo vende al 50% dal 6 luglio (fino ai primi di agosto, se non sbaglio, ma al momento non riesco a trovare dettagli sulla promozione).
In pratica vi portate a casa un buon eReader a 39€.
Il costo di due copie di Inferno di Dan Brown (in realtà anche meno).
Il Kobo mini in questione non è stato comprato online, ma materialmente da Saturn (è molto più semplice, in caso di dispositivo non funzionante, poterlo riportare e cambiare subito, ma soprattutto si può provare il modello in esposizione e decidere se ti soddisfa o no)
I colori disponibili sono due: nero e bianco, col retro "rigato" a losanghe. La versione bianca ha il retro grigio metallizzato e, sebbene personalmente sia un fan del nero, ammetto che la versione bianca è più figa. In entrambi i casi il colore mi sembra unisex. Ma la parte posteriore si può cambiare, e c'è una varietà di colori tra cui scegliere (un po' come le cover dei Nokia 3310, che gli '80s e i '90s come me ricorderanno)
Veniamo all'aspetto pratico, con le bellissime foto scattate nel mio unico stile di fotografia sismica e decentrata.


All'inizio è necessario settare l'eReader. Via pc o wifi, è necessario aggiornarlo (che senso ha? Non possono venderlo già pronto? Mah). Quindi bisogna mettere in conto almeno 10-15 minuti di download, setting vari e riavvio. Dopodiché bisogna necessariamente creare, se non lo si ha già, un account per lo store.

Sembrava non finire mai.


Ovviamente appena acceso il dispositivo, in primo piano c'è lo Store, non la Libreria.


La visione In Lettura mostra l'anteprima degli ultimi ebook inseriti e ovviamente di quello in lettura (l'anteprima più grande). Per poter vedere tutti gli ebook contenuti nel lettore è necessario pigiare su Libreria, e poi, dal menù a tendina, scegliere eBook (la visualizzazione sarà a elenco [vedi l'immagine successiva], ma è possibile cambiare a una visione ad anteprime, cosa che sul mio kindle 4, per esempio, non è possibile).

Due parole sulla reattività del touch e la velocità del refresh: premettendo che, com'è visibile dalle foto, ho provato l'eReader con tutta la pellicola protettiva sullo schermo, il touch non mi è sembrato ottimale. Sono abituato al Galaxy S2, ma conosco bene anche i tempi di reazione del kindle 4 (non touch) rispetto alle operazioni (menù e setting vari). Di conseguenza, ho notato come il tempo di latenza tra input (tocco) e output (generazione del menù, effettuazione delle modifiche ecc.) sia notevole, rispetto al mio kindle 4. Immagino sia un tipo di tecnologia che necessita di essere sviluppata ulteriormente.


Le Impostazioni, come si può vedere, sono raggiungibili dall'icona in alto - così come la Home, sul lato sinistro. La mancanza di tasti si rimpiange un po' nel momento in cui, per andare alla home o aprire la tendina delle impostazioni, sono necessari due passaggi: se si sta leggendo, un tocco al di fuori delle aree dello schermo dedicate alla funzione avanti/indietro, quindi per esempio la porzione centrale, per far apparire dai margini superiori le icone varie, e un secondo tocco all'icona desiderata.
Quindi, per tornare alla Home, invece di poterlo fare tramite un pulsante apposito è necessario prima toccare e far apparire il tasto in alto sinistra, poi premerlo. Se la reattività fosse immediata, non sarebbe un gran difetto, ma visto i tempi di reazione, un po' scoccia. I tre tasti standard (Home / Impostazioni / Back) si potevano benissimo inserire nel dispositivo, ma tant'è.


Dalla barra inferiore si può accedere alle impostazioni di pagina e lettura, nel caso dell'immagine a sinistra, Font, Dimensioni, Interlinea, Margini e Giustificazione. I parametri si cambiano spostando il "pomolo" ma, al contrario di smartphone e tablet, ho trovato più comodo e veloce toccare direttamente il punto della linea dove si vuole che vada l'indicatore, piuttosto che pigiare sull'indicatore e spostarlo trascinandolo. Tra le Proprietà Avanzate è possibile avere anche un'anteprima dei cambiamenti, prima di applicarli.
Nota positiva: i margini si possono diminuire fino ad eliminarli completamente, così da avere il testo attaccato alla cornice della scocca.
Per ottenere una pagina sufficientemente "capiente" di testo, è necessario eliminare margini laterali e interlinea, e settare la grandezza dei font almeno al 20-30%, a mio avviso.
Nota negativa: non è possibile modificare i margini superiore e inferiore. Questo significa che la pagina assomiglia più a un 4:3 che a un 16:9, per così dire; se fosse possibile eliminare anche questi altri due margini, la capienza della pagina sarebbe migliore e le dimensioni ridotte dello schermo quasi non si farebbero sentire. Questo è un peccato, perché poter sfruttare l'intero schermo fornirebbe un ottimo potenziale per gli usi più disparati del dispositivo.
Presumo che questa "mancanza" sia dovuta al fatto che quello spazio è dedicato alle barre delle applicazioni, ma a mio avviso ciò non ha senso: se si sceglie di andare alle Impostazioni, non si sta scegliendo di leggere, per cui anche ad avere due barre, una in alto e una in basso, che coprono un paio di righe di testo, non è mica una tragedia, anzi.


Le Impostazioni di lettura permettono di personalizzare, tra le altre cose, le aree dello schermo adibite alla funzione volta-pagina e il refresh.


La seconda icona della barra inferiore, quella con le freccine, fa apparire un continuum che indica il progresso sull'intero libro. Anche qui è possibile navigare l'intero ebook col tocco sulla barra, con un riferimento al capitolo, oltre che alla numerazione della pagina.


Infine, tra le Impostazioni abbiamo gli "extra", che comprendono Scacchi, Sudoku, Sketchpad, e il Browser.
Se nel Kindle 4 il browser si trova tra i "prototipi sperimentali" (lol wut? esatto), nel Kobo mini è semplicemente un browser funzionante che, grazie al tastierino touch, ti permette di navigare in maniera credibile, rispetto al supplizio del kindle 4 (che, non avendo alcuna funzionalità touch, ti costringe a muovere coi tasti fisici il cursore su ogni lettera, impiegando quindi secoli per scrivere anche solo "Google"). La cosa che mi ha sorpreso è che nell'inserire la query nella barra di ricerca, sono apparsi anche i suggerimenti di Google "in tempo reale". Quindi direi che anche come browser d'emergenza non è affatto male, tutt'altro.

Conclusioni: il tipo di eReader e l'occasione della promozione danno un ultimatum ai lettori indecisi, che non sanno se provare l'eReading, dubbiosi ma soprattutto non convinti dall'eventuale investimento ingente. Al prezzo di due libri a copertina rigida, il lettore "curioso", senza spendere molto, può avere l'occasione di portarsi a casa un ottimo lettore con cui non solo iniziare l'esperienza di lettura digitale ma, in caso di esperienza positiva, può benissimo continuare a usare comodamente lo stesso lettore senza alcun handicap particolare. Il kobo mini è piccolo, ha tutto e di più, e sebbene non si possa definire adatto a formati .pdf troppo ampi (per esempio, manuali con immagini ecc.), offre un'esperienza completa e soddisfacente per la narrativa digitale.
E per 39€, direi che è soprattutto un'ottima idea regalo.


_________
Nota: Anche quest'anno, purtroppo nessuno mi ha pagato per scrivere questo articolo. Mi chiedo quanto tempo debba passare perché ciò avvenga.

domenica 3 febbraio 2013

Segnalazioni | Pyrus mini, un eReader puccioso

Qualcuno si ricorderà della recensione del Pyrus, fatta qualche mese fa, nell'estate del 2012, immagino.
Proprio ieri, alla Mediaworld, ho scoperto dell'esistenza della versione "ridotta", il Pyrus Mini.
Tornato a casa mi sono informato un po' di più, e a quanto pare si tratta, in effetti, di un prodotto piuttosto recente (dovrebbe avere un paio di mesi, forse tre). Non avendolo provato, vi rimando alla recensione fatta da eBookReaderItalia, che mi pare onesta ed esaustiva.
Riassumendola, in pratica non differisce in nulla rispetto al Pyrus classico, se non per le dimensioni. Ho fatto diverse foto, ma a scatola chiusa, quindi vi suggerisco la galleria di eBookReaderItalia su facebook, ricca di scatti interessanti e sicuramente più chiari rispetto ai miei.
L'unica foto più utile che abbia scattato potrebbe essere questa, dato che mette a confronto il Pyrus mini con due tablet, uno di 7'' e l'altro da 10'' (o comunque qualcosa di simile).


Praticamente ha le dimensioni di un cellulare. Ho fatto un confronto col mio Galaxy S2, e praticamente combaciavano. Per fortuna eBookReaderItalia ha avuto la stessa pensata e l'ha documentato con una foto:


Lo schermo è leggermente più grande, e la larghezza dell'intero dispositivo è naturalmente superiore, ma non di molto. Considerando un Galaxy S3, che è notevolmente più panciuto dell'S2, si potrebbe dire che il Pyrus mini sia una specie di cugino eInk dell'S3.

Veniamo alle riflessioni.
Da un lato, un eReader mini non ha granché senso, perché è come se entrasse in competizione con i cellulari. Questo perché l'esperienza di lettura su un dispositivo così piccolo può essere limitata a brevi periodi di tempo (a me per esempio capita di leggere in buchi di tempo così brevi che a malapena riesco a terminare la pagina - leggo pagine in formato da 34 righe circa), ma a queste condizioni, si può avere comunque uno smartphone con sopra lo stesso romanzo, e la vista non verrebbe compromessa, visto il breve periodo di lettura. A quel punto, sarebbe più saggio avere un solo strumento in tasca, e dato che nessuno esce di casa senza telefono, la scelta ricadrebbe su quest'ultimo. Il Pyrus mini offrirebbe una lettura leggermente migliore rispetto uno smartphone (escludendo la questione luminosità e batteria) solo in virtù dello schermo leggermente più grande, riducendo a 0 i margini interni così da avere qualche millimetro in più di spazio rispetto, per esempio, a un Galaxy S2. (Ma con un S3 il discorso non sussisterebbe.)
Dall'altro lato, in quanto possessore di Cybook Opus (5'') e Kindle 4 (6''), posso affermare che la vera tascabilità si potrebbe trovare proprio in questi 4,3'' del Pyrus mini, dato che il Kindle 4 è relativamente tascabile (con la custodia, poi, non lo è per niente), e l'Opus è abbastanza tascabile (anche con la custodia, ma in tasche abbastanza capienti, altrimenti potrebbe creare forme ambigue, attraverso i vestiti, che attirerebbero gli sguardi della gente, mentre nelle tasche di abiti "non molto casual" sarebbe impensabile).
Di conseguenza, definirei propriamente tascabile un Pyrus mini, piuttosto che un Kobo mini (di 5'').
Tuttavia il secondo gode di maggiori funzionalità.
A parte tutto questo, il Pyrus mini si vende attorno ai 60-70 euro (55,91 euro su Amazon, 69 alla Mediaworld, [prezzi aggiornati a domenica 3 febbraio 2013]).
Considerando il prezzo minore, 55,91 euro, sì, possiamo dire che tutto sommato è un prezzo buono. Ma considerando che per poco meno di venti euro si possono avere dispositivi significativamente migliori, direi proprio che il prezzo non è così buono.
Se lo avessero lanciato con un prezzo veramente conveniente, per esempio 45-50 euro al massimo, allora sì che sarebbe stata una bella sfida agli altri eReader sul mercato.
In ultima analisi, le dimensioni e i colori accesi (oltre al nero, ci sono blu, e un rosa che a me sembra rosso) di questo Pyrus mini lo rendono un eReader pucciosissimo che ti fa venir voglia di comprarlo solo per questo motivo. Perché è piccolo, carino e colorato.
Fossi un genitore, lo terrei presente per attirare l'attenzione dei bambini sulla (buona) lettura, così da staccarli un po' dai tablet e risparmiargli un po' la retina.

lunedì 15 ottobre 2012

TXTR Beagle, eReader a 10€ (con sorpresa?)

Nel post sull'eReader Trekstor Pyrus sostenevo che lo stesso fosse probabilmente tra i più economici eReader con schermo a inchiostro elettronico. La questione va aggiornata.
A quanto pare, alla Fiera del Libro di Francoforte è stato presentato questo nuovo eReader (eInk, 5 pollici, 8 livelli di grigio) che sul mercato europeo verrebbe a costare solo 10€. Ulteriori dettagli potete trovarli per esempio qui o cercando da voi su Google.
Riassumendo, si tratta di un normalissimo lettore non tanto diverso dal mio adorato Opus (a parte che questo Beagle va a batterie a stilo), ovvero un cosino di 5'' che si limita a leggere i libri senza connettersi in alcun modo ad alcun aggeggio.
Dov'è la fregatura? Come può costare solo 10 sacchi?
Sembrerebbe che quest'affare verrà "annesso" agli smartphone, così ho letto in giro, e nonostante i 4GB di memoria interna, si potranno trasferire solo fino a 5 libri alla volta esclusivamente via bluetooth con un'applicazione dello smartphone.
Quindi: compri uno smartphone, incluso a questo ti danno il Beagle e con un'app trasporti i libri dal cellulare al lettore.
Le informazioni su internet sono contrastanti, a cominciare dalle pile (secondo il link precedente sono 2, secondo altri, come questo, 3), per finire con l'OS compatibile col lettore (secondo il primo link l'app sarebbe un'esclusiva Android, altri post riferiscono che in futuro sarà possibile anche per iOS, cosa a mio avviso improbabile, visto che la Mela di solito fornisce tutto lei, software e dispositivi).
Secondo questo post:
una periferica mono-funzione come sembra essere l'e-reader di casa Txtr potrebbe faticare a imporsi sul mercato. Per questo motivo l'azienda berlinese ha avuto l'idea geniale di commercializzarlo come un accessorio di telefonia mobile, stringendo accordi con i principali operatori che, attraverso la pratica del subsidizing, si dovrebbero far carico di parte del costo del dispositivo.
Spero che quel "geniale" sia ironico.
Non c'è granché di geniale (anche se, vedendo le orde di fessi disposti a scialacquare gli stipendi per roba Apple identica alla roba di un anno prima, direi che alcune manovre di mercato non siano poi tanto stupide, ma gli stupidi sarebbero gli acquirenti).
In pratica la tattica è simile a quella di Amazon. Noi ti diamo il dispositivo a poco prezzo, voi però dovete comprarvi i libri dal nostro store, altrimenti il vostro dispositivo sarà inutile.
In pratica, la fregatura.
Questo sarebbe anche giusto e grosso modo conveniente... in un mondo privo di eReader "liberi" e magari con eBook al costo massimo di 1 euro (pur leggendo due romanzi al mese, 24 euro di spesa per file di testo sono sopportabili).
Dato però che esistono eReader liberi di leggere ciò che il loro proprietario decide di caricarci, se davvero questo TXTR Beagle non fosse altro che un ennesimo tentativo di incatenare la cultura, allora il progetto ha tutto il mio disprezzo.
Per il bene dell'umanità, voglio ricordare che è preferibile (a mio avviso) acquistare eReader privi di formato proprietario (quindi escludendo roba Amazon, a meno che non abbiate esperienza con la conversione dei formati, in tal caso allora ok). Con un eReader che legge ePub e qualsiasi formato tu voglia metterci dentro, sei libero di fare quello che vuoi. E ancora, oltre all'uso di Calibre, ricordo questo post di Tapiro, che permette praticamente di avere la propria "fucina" editrice e trasformare i file di romanzi in un formato ePub uguale e migliore di quello venduto dalle stesse case editrici.
Per concludere, fermo restando che le informazioni sono ancora scarse a riguardo, spero vivamente che questo TXTR Beagle a 10 euro vada in porto senza restrizioni dovute all'acquisto di smartphone/formati proprietari.
Vedremo come andrà.

giovedì 19 luglio 2012

Slow Reading Manifesto di Tombolini

Rigiro e incollo una segnalazione del Duca riguardante il Manifesto dello Slow Reading di Antonio Tombolini, la pagina originale è raggiungibile da qui.
A seguire, alcune opinioni personali e criticabilissime.
Imito l'impostazione ducale, faccio un copincolla becero che non andrò a ritoccare:

***

INTRODUZIONE
La stesura e diffusione dello Slow Reading Manifesto è una iniziativa personale di Antonio Tombolini.

Lo scopo del Manifesto è di valorizzare una modalità di lettura – che chiameremo per l’appunto Slow Reading – che con l’avvento del digitale (ebook, enhanced books, applicazioni varie, ecc…) rischia l’estinzione.
Così come, insieme allo Slow Reading, rischiano di estinguersi i prodotti e le forme di espressione che lo consentono, ovvero i libri.

CHE COSA È IL LIBRO?
Ai fini dello Slow Reading Manifesto, per libro si intende quanto definito e spiegato da Kevin Kelly:

A book is a self-contained story, argument, or body of knowledge that takes more than an hour to read. A book is complete in the sense that it contains its own beginning, middle, and end. In the past a book was defined as anything printed between two covers. A list of telephone numbers was called a book, even though it had no logical beginning, middle, or end. A pile of blank pages bound with a spine was called a sketchbook. It was unabashedly empty, but it did have two covers, and was thus called a book. Today the paper pages of a book are disappearing. What is left in their place is the conceptual structure of a book — a bunch of text united by a theme into an experience that takes a while to complete. (…)

Might the unit of the universal library be the sentence, or paragraph, or chapter article instead of a book? It might. But there is a power in the long form. A self-contained story, unified narrative and closed argument has a strange attraction for us. There is a natural resonance that draws a network around it. We’ll debundle books into their constituent bits and pieces and knit those into the web, but the higher level organization of the book will be the focus for attention — that remaining scarcity in our economy. A book is an attention unit.

Vale la pena salvare lo Slow Reading dall’estinzione perché, se il Fast Reading nutre il nostro bisogno di informazione, esso da solo non basta per il nostro nutrimento spirituale, per la formazione di ciò che siamo in consapevolezza e libertà.

PERCHÉ ME LA PRENDO TANTO? Ovvero: NOI SIAMO LE NOSTRE (MANCATE) LETTURE
Negli anni della mia giovinezza (avevo 18 anni nel 1978, per capirci) divoravo libri. Leggevo dedicando ai libri un sacco di tempo, e quelli che mi prendevano di più li rileggevo, cercando di cogliere appieno anche quel che alla prima lettura avevo solo vagamente sospettato.
Non c’è dubbio che molto di quello che sono sia dovuto anche – se non soprattutto – ai libri che lessi allora. Potrei anche nominare gli autori che mi affiancarono in gioventù, e ancora oggi accendono i miei entusiasmi: da Twain a Péguy, da Lewis ad Heidegger, da Canetti a Pirsig, da Cioran ad Agata Christie, a Leopardi, Manzoni, Nietzsche, von Grimmelshausen, e tanti altri…

Non c’era una programmazione nelle mie letture, c’era piuttosto il lasciarsi guidare dalla sapiente casualità della vita di ogni giorno. A volte il consiglio di un amico, altre una copertina particolarmente attraente, altre volte ancora il piacere di sfidare qualche stupida e infondata idiosincrasia personale, ecco: erano cose come queste a porre questo o quel libro sotto il mio naso. Questo era per me leggere, e lo è ancora.

Temo che questo modo di leggere, che mi pare appropriato chiamare Slow Reading(con ovvio, ma non meno vitale riferimento alle esperienze che ho fatto con Slow Food), corra oggi un reale pericolo di estinzione.
E a dirla tutta, così come nel 1998 la passione per le cose buone à la Slow Food mi motivò a dar vita ad una delle primissime botteghe alimentari online d’Italia (Esperya.com), così poi, nel 2006, è stata la passione per le buone letture (e per i libri)à la Slow Reading a motivarmi a dar vita a Simplicissimus Book Farm, una delle primissime ebook company, non solo in Italia.

SLOW READING MANIFESTO
Lo Slow Reading rischia l’estinzione a causa dell’avvento del digitale e della rete, chesembrano spingere nell’unica direzione del Fast Reading, della Snack Information, del sempre più rapido, corto, veloce, efficiente anche se insipido.

Non deve però essere necessariamente così, e la possibile salvaguardia del libro e dello Slow Reading non può certo darsi in chiave passatista e nostalgica(1), negando o pensando di poter negare proprio i fenomeni di fondo – il digitale e la rete, per l’appunto – che costituiscono l’essenza della nostra epoca.

Qui ha ragione Hölderlin: “Là dove c’è il pericolo / cresce anche ciò che salva“. È là, nel dominio del digitale e della rete, proprio là dove lo Slow Reading rischia l’estinzione, che va cercata e fatta crescere la sua possibile salvezza: è l’ebook, o meglio, può essere l’ebook il futuro possibile del libro e delle buone letture ai tempi della rete. Non si può non ammirare in questo senso la visione e il coraggio con cui Jeff Bezos motivò agli azionisti di Amazon gli ingenti investimenti richiesti dal lancio di Kindle:

Kindle è progettato proprio per la lettura lunga. Noi speriamo che Kindle, e i suoi successori, possano gradualmente e progressivamente spostarci negli anni in un mondo fatto di spazi di attenzione più lunghi, bilanciando così la recente proliferazione di dispositivi tutti dedicati all’informazione-snack. Mi rendo conto di assumere così un tono da missionario, che vi assicuro è del tutto reale e genuino. E non appartiene soltanto a me, ma è condivisa da tante altre persone qui da noi. Io ne sono felice, perché i missionari danno vita a prodotti migliori. (Jeff Bezos, Lettera agli Azionisti Amazon, Aprile 2008)

A quali condizioni? Si tratta prima di tutto di prendere atto della realtà:

  1. La transizione alla fruizione digitale dei contenuti – libri inclusi – è (piaccia o no, e a me piace un sacco) inevitabile e inarrestabile.
  2. La disponibilità di strumenti multifunzione sempre più portabili, rapidi, potenti ealways on (portatili, tablet e smartphone soprattutto) spinge inevitabilmente nella direzione del Fast Reading, del consumo di pillole di lettura sempre più brevi, rapide, facili, e spesso a rischio di uniformità e superficialità.
  3. La disponibilità di strumenti specializzati nella lettura di testi (ereader con schermi e-paper che emulano la carta stampata) crea, per ora in una nicchia limitata rispetto ai tablet ma comunque già molto significativa, una opportunità di esercizio dello Slow Reading digitale.
  4. Editori ed autori che osteggiano o si adeguano con riluttanza alla diffusione degli ebook recano solo danno alla causa dello Slow Reading e del futuro dei libri. Sempre che sia realmente questo che hanno a cuore, e non innanzitutto ed esclusivamente i loro contingenti profitti.
  5. Editori ed autori che, in nome di una malintesa modernità, spacciano per ebook, e dunque per libri, pezzetti di testo brevi, rapidi, alla ossessiva ricerca di una facilità di lettura, fanno solo danno allo Slow Reading e alla causa del futuro del libro ai tempi del digitale.
  6. Lo Slow Reading, e con esso il libro, avranno un futuro soltanto se sapranno trovare posto nel cuore della modernità, del digitale e della rete.

I tratti essenziali dello Slow Reading sono quindi i seguenti:

  1. Lo Slow Reading, pur non rinnegando il suo passato di carta, che anzi ama ancora, sa che il suo presente e il suo futuro possibile è solo digitale. Così come il libro sa che il suo presente e il suo futuro possibile si chiama ebook.
  2. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è più breve, più rapido, più facile.
  3. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è un enhanced book, fatto più di suoni e immagini da ascoltare e guardare, che non di testo da leggere.
  4. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è il buon caro vecchio libro, solo che è digitale: fatto solo (o quasi) di testo, tendenzialmente piuttosto lungo, tale da non consentire in genere la lettura completa in un’unica sessione se non a costo di eroismi da guinness, da leggere per lo più tra sé e sé, temporaneamente isolati dal resto del mondo, e immersi nel mondo che il libro in quel momento crea per chi legge. In un atteggiamento che, per la durata della lettura, sequestra per sé tutte le risorse intellettuali e immaginative disponibili.
  5. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è quello che, mettendo a frutto le potenzialità della rete, recupera anche una sua antica dimensione sociale, comecatalizzatore di conversazioni e di scambi del pensiero, nella direzione del cosiddetto Social Reading.

CHE FARE?
Ecco cosa io farò, invitando però tutti quelli che vorranno aderire allo Slow Reading Manifesto a fare altrettanto, e anche di più:

  1. Non dirò più “Ho comprato un ebook, ho letto un ebook“, se poi quel sedicente ebook si esaurisce in poco più che un raccontino brevissimo, o un estratto di un libro intero, o un articoletto.
  2. Userò prevalentemente l’ereader a inchiostro elettronico per leggere i miei ebook: niente navigazione online, niente colori, niente interruzioni e distrazioni, niente riflessi alla luce del sole.
  3. Userò anche il tablet e il computer e perfino il telefonino ogni volta che non potrò per qualsiasi motivo usare l’ereader, ma disattivando la connessione per tutto il tempo di lettura.
  4. Darò vita a gruppi di lettura (online e no) sui libri che mi piacciono, o cercherò gruppi di lettura esistenti a cui partecipare.
  5. Cercherò di sensibilizzare tutti quelli che posso, a partire da questo sito e da questo manifesto, sulla necessità di salvare lo Slow Reading dall’estinzione.
  6. Cercherò di usare il mio ruolo professionale di imprenditore del settore per orientare innanzitutto le mie imprese, ma anche quelle altrui, operanti nel settore dell’editoria, nella direzione di scelte a favore dello Slow Reading.
  7. Cercherò di entrare in contatto con tutti quelli che condividono questo Manifesto e vogliono fare qualcosa insieme a me per farlo crescere e diffonderlo.


(1) Cosa che purtroppo fa, con operazione deleteria, il professor John Miedema nel suo Slow Reading, in cui assegna al perpetuarsi della forma cartacea contro la digitalizzazione la salvaguardia del libro e della forma di lettura che esso richiede: una buona intenzione perseguita seguendo la via errata.


***

Come ho avuto modo di accennare su Baionette, questo manifesto sostiene il principio che ha spinto chi come me ha voluto comprare un eReader per migliorare l'esperienza di lettura, non per cambiarla in una direzione totalmente diversa.
Si legge su eReader per lo stesso piacere di leggere su carta. Adoro un'affermazione di Stephen King in On Writing, in cui sostiene che racconti e romanzi non sono altro che storie su carta. Che la carta sia stampata o digitale è lo stesso, aggiungerei io.
Questo Manifesto mi fa pensare dunque che esiste chi vede nell'eReader una nuova frontiera della tecnologia fine a se stessa, quindi inutile. Un po' come i fallomarmocchi 11enni (viziati) con l'iPhone per i giochini e per farsi le foto con gli amiketti con Instagram. Indispensabile.
Nel post su Un anno di eReader ho scritto e poi cancellato una piccola riflessione, perché mi sembrava pretenziosa, o comunque estremamente personale. La riporto ora, e non pretendo che si sia d'accordo con me.
Ultimamente i dispositivi elettronici hanno migliaia di funzioni, tant'è che se una volta un telefono serviva a chiamare, un computer a fare calcoli o come "macchina da scrivere", e un walkman ad ascoltare la musica (mitici '90s), ora ognuno ha le stesse funzioni degli altri. Computer, cellulari e lettori mp3, tutti si connettono a internet, ti fanno ascoltare la musica, ti fanno giocare, fanno persino foto e via discorrendo.
Non dico che sia inutile: quasi dieci anni fa ero [un marmocchio imberbe che aveva appena finito le medie] a un concerto dei Sud Sound System e un mio amico poté immortalare l'evento con la fotocamera del suo cellulare (al tempo una novità). Io al mio cellulare non l'avevo, e quell'evento della mia preadolescenza è andato "perso", con mio grande rammarico.
Ma il fatto è: ormai le tecnologie ti danno tutto ciò di cui si può avere bisogno. Non muori mica, se stai sul treno per un viaggio di 5 ore e non puoi twittare che ti stai annoiando. E se sul treno in questione ascolti la musica dal cellulare, non lamentarti se la batteria ti muore nel mezzo della chiamata.
Io sono del parere che l'alta specializzazione sia migliore dell'ecletticità. Preferisco avere un lettore mp3 per la musica, un cellulare per le chiamate, una fotocamera per le foto, e un eReader per poter avere tutti i libri che voglio a portata di mano (e non essere costretto a leggere l'unica cosa che hai anche se ti fa schifo).
Forse sarò all'antica, ma almeno ho una batteria carica per ogni funzione.
In ultimo, riporto parte del commento di Tapiro perché il mio pensiero vi si sovrappone:

Per quanto riguarda il manifesto sullo Slow Reading, penso che il punto centrale sia quello del tempo di qualità. Il problema con lo Slow Reading sta appunto nel fatto che brucia un sacco di tempo.
Man mano che passano gli anni, noto con orrore che il mio tempo libero (e quindi quello che posso dedicare alla lettura) si riduce costantemente. Meno tempo ho, più quello che rimane (appunto perché diventa più raro) diventa prezioso. Sono disposto a spendere del tempo a patto che la qualità di quel tempo sia alta. In parole povere: sono disposto a dedicare tante ore alla lettura a patto di leggere roba buona.
Sono meno conciliante con i libri brutti o mediocri rispetto al passato. E direi che anche Gamberetta, dato che da un paio d’anni l’ha fatta finita con il fantatrash italiano.

Quindi mi sembra che una delle migliori iniziative a favore dello Slow Reading sia quella di consigliare libri buoni alle altre persone. Una sorta di garanzia: fidati, puoi spendere 5-10-20 ore della tua vita su questo libro, ne vale la pena perché è una figata.

lunedì 16 luglio 2012

TrekStor Pyrus, un buon eReader economico: impressioni fugaci

Ricordavate il post in cui osannavo il mio Opus e gettavo merda sulla roba "sottomarca"? Per esempio, sugli pseudo eReader che vengono spacciati come tali quando in realtà si tratta di "palmari" LCD a colori che leggono mp3, immagini, txt, pdf e forse epub?
Ebbene, debbo ricredermi.
A quanto pare, uno degli ultimi modelli di eReader particolarmente competitivi in questo periodo - estate 2012 - è il TrekStor Pyrus.
Non sono un appassionato ed esperto di eReader come il Duca, ma dallo scorso autunno sono successe diverse cose. In America, i grossi nomi editoriali si sono ristretti ad Amazon e Barnes&Noble. I secondi, con il loro Nook a 99$, hanno costretto Amazon a rispondere con un analogo abbassamento dei prezzi dei suoi lettori.
Però, in Italia comprare per esempio un Nook a 99$ significa sborsare circa 70€ + delegare un gruppo specifico che si fa recapitare le spedizioni USA per reinviarle nel vecchio continente (e sono altre spese, senza contare poi eventuali difetti di fabbrica e garanzia). A questo punto, converrebbe spendere qualcosina in più e prendere qualcosa di migliore dal centro commerciale più vicino.
Insomma, rispetto a quando ho cominciato l'università, nel 2009, gli eReader si sono fatti spazio e ora cominciano a imporsi, sono nati nuovi modelli e i prezzi hanno cominciato a diventare ragionevoli.
Tra parentesi, oggi al centro commerciale ho trovato "per sbaglio" questo eReader, Biblet, della Tim (lol, wut? Già). Interessante per lo schermo eInk onesto, connessione WiFi e per il prezzo abbordabile (99€). Il design però è discutibile: troppo "affusolato" per essere comodo, poi color cadavere, e con un tastierino che occupa solo spazio.
Questo TrekStor Pyrus è un normalissimo lettore eBook da 6 pollici, di circa 200 grammi, con schermo eInk. Niente WiFi o dizionari. Ha una capacità di 4 GB di memoria interna (non pochi), espandibili grazie allo slot SD (a questo punto direi anche superfluo).
Un modello non tanto diverso dal mio Opus.
Il refresh però è più rapido e il contrasto testo/pagina è leggermente migliore, persino rispetto ad altri modelli (tipo il Kindle), nonostante non sia eInk pearl.
Il costo attualmente ammonta a 89€, ma Mediaworld offre 20€ di buoni benzina Eni sull'acquisto del prodotto (e anche di altri prodotti, di cui però al momento non ci importa), e in più, da quanto ho capito, 20€ per eBook da www.net-ebook.it. Si può dire che il costo effettivo dell'eReader sia di 69€. E, ricordiamolo, ha lo schermo eInk, che in sostanza è l'unica cosa che ci interessa, insieme al prezzo.
La promozione è valida fino al 22 luglio - quindi sbrigatevi se vi interessa. Il prezzo originale dovrebbe essere comunque di 109€, che tanti tanti non sono, però qualche differenza la fanno.
Le dimensioni dell'eReader sono ridotte. Non è come l'Opus, ma neanche tanto più grande: è tascabile alla stessa maniera.
Nella confezione si trovano solo l'eReader, il cavetto USB e la guida multilingua: nessuna custodia, tristemavero.
Ecco per voi, una carrellata di foto esemplificative in 3D ad Altissima Definizione:



Il mosaico per le funzioni principali. La funzione 'Cerca' si avvale di un tastierino digitale (non touch) attivabile mediante l'ultimo tasto della cornice, a partire da sinistra.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questa non è la Home.

***

Confronto tra Pyrus (a sx) e Opus (a dx). Leggera bombatura dell'Opus a parte - che lo fa fuoriuscire dai bordi equivalenti del Pyrus -, il pollice in più di grandezza di quest'ultimo implica un aumento proporzionale di dimensioni. Ad ogni modo, l'Opus è probabilmente l'eReader più piccolo esistente, quindi il Pyrus risulta ugualmente piccolo e tascabile.

***

Lati B: come detto precedentemente, la differenza di dimensioni è minima. Il Logo del Pyrus, a mio avviso, è più dinamico e carino dell'Opus. Peccato che perde mille punti per marchi e avvisi sottostanti (CE, indicazioni per la batteria, logo TrekStor...). Davvero kitsch!
A Enzo Miccio non piace assolutamente quest'elemento. Ma come lo vestite, questo eReader?!


Maggiori informazioni riguardo al Pyrus, al momento, non ne posso dare: bisogna vederlo sul campo, al lungo termine.
Ho approfittato dell'offerta per prenderlo come regalo; fortunatamente il modello non è difettato (come il mio primo Opus, cambiato il giorno dopo con l'unico modello rimanente) e gli ebook che ci ho messo (nota: al momento, Calibre non riconosce dispositivi TrekStor, ma gli ePub si possono creare con Calibre e spostare manualmente nel dispositivo) si leggono a meraviglia.
Se l'anno scorso ci fosse stato il Pyrus, insieme all'Opus, al prezzo attuale (ovvero 69€ effettivi vs 111€), avrei scelto il più economico Pyrus: nonostante il prezzo inferiore del prodotto TrekStor, al momento Opus e Pyrus si equivalgono, e a parità di qualità non c'è che da scegliere il più economico.

P.S. Non ho ricevuto compensi per la pubblicità fatta nel post. Se qualche addetto alle relazioni/servizio consumatori/attività varie che lavora presso una delle suddette aziende leggesse il presente articolo e volesse propormi un posto di lavoro, sono tutt'orecchie. Grazie.

mercoledì 22 febbraio 2012

Segnalazione: Assaggi d'autore, Geralt di Rivia

Geralt di Rivia The Witcher videogioco romanzo fantasy Andrzej Sapkwowski Non troppo tempo fa ho pubblicato un piccolo elenco di libri che non finirò mai di leggere (questo è il post).
Alcuni erano davvero tremendi, altri invece avevano qualcosa per cui potevano salvarsi. Tra questi, La spada del destino, di Andrzej Sapkwowski, si caratterizzava per uno stile migliore di tanti altri fantasy, ma cascava sui dialoghi e diversi luoghi comuni.
Dato che il post si chiamava "Libri che non finirò mai", questo significa che il mio parere si è basato sulle prime impressioni - per cui molto discutibile e sicuramente soggettivo. Nei commenti è infatti emerso che Andrzej Sapkwowski non fosse così male. Ma io ho alzato le mani e ribadito le mie impressioni.

Barbara Trianni, responsabile dell'ufficio stampa dell'editrice Nord, mi ha segnalato un'iniziativa che riguarda proprio i romanzi di Andrzej Sapkwowski. In occasione dell'uscita del Sangue degli elfi, l'ultimo romanzo di Sapkwowski, è possibile (cliccando qui per esempio) poter scaricare gratuitamente un ebook che contiene tre estratti, uno per libro, da Il guardiano degli innocenti, La spada del destino e Il sangue degli elfi - che uscirà domani.
L'iniziativa mi sembra buona, si può leggere, avere un'idea e decidere se continuare o se non fa al vostro caso.
Oso aggiungere che queste iniziative dovrebbero essere la norma, per tutti i romanzi (ma anche per le non fiction) e per tutte le case editrici. Il Duca ha anche approfondito ulteriormente la questione, per quanto riguarda le anteprime e altri modi di trattare il lettore.
Ad ogni modo, è gratis, quindi chiunque non abbia letto Sapkwowski e ne avesse voglia, può scaricarsi l'ebook per poi decidere cosa fare.

venerdì 2 dicembre 2011

Segnalazione: Il Teschio di Agarash (pdf gratuito) e Gdr da tavolo

The skull of Agarash, il Teschio di Agarash, pdf gratis, Joe Dever, Lupo Solitario, Lone WolfQualche sera fa stavo giocando a Monopoli, e mentre le lancette giravano, la mezzanotte arrivava e le palpebre si chiudevano, pensavo: Altro che Monopoli. Sai cosa sarebbe figo? Un gioco di ruolo da tavolo vecchio stile, tamarrissimo, senza l'impostazione complessa di D&D, qualcosa con carte e dadi, come il mitico HeroQuest.
Vagavo sul web in cerca di giochi di ruolo da tavolo da scaricare e stampare, per perdere un po' di tempo durante le feste con gli amici più coraggiosi.
Googlando sono arrivato qui, Arcan Myth, un gdr da tavolo gratuito, e ho scoperto questo, Stonehenge Webring. Si tratta di un'iniziativa lodevole: diffusione gratuita di giochi di ruolo, avventure e compagnia varia.
Ravanando nel campo, non so come, sono finito in qualche modo su una pagina Wikipedia in cui si parlava di un gioco di ruolo basato sulle avventure di Lupo Solitario (Lone Wolf), la mitica saga di Joe Dever - i librigame degli anni '90, chi non se li ricorda, con quelle copertine accattivanti?
Fantasy tamarrissimo allo stato puro.
Da qui, ho scoperto dell'esistenza di una graphic novel dello stesso autore, Il Teschio di Agarash, rilasciata gratuitamente per conto del Progetto Aon, col permesso dell'autore.
Da qui si può arrivare direttamente all'opera in pdf.
In un Paese in cui nulla è gratuito, gli autori sono degli incompetenti malefici che giocano a fare gli artisti e gli editori hanno il QI di un troll, mi sembrava giusto condividere con voi questa scoperta - forse ho scoperto l'acqua calda, chi lo sa.
Fantasy vecchio stile, forse fantatrash, forse semplice Sword & Sorcery. Ma i miti non muoiono mai.

venerdì 23 settembre 2011

Nasce Taotor Tumblr!


Era da tempo che dovevo farlo, e alla fine l'ho fatto. Mi sono iscritto a Tumblr. Bisogna che il taotorismo si diffonda, bisogna allargarsi, conquistare nuove terre, esplorare la rete, incontrare nuove civiltà.
Non ho ben capito cosa me ne farò, di tumblr, ma... be', ho sprecato un intero pomeriggio a scegliere il tema, modificarlo (mezzora per capire che dovevo usare il fullscreen di Chrome per vedere il tasto, situato in basso, che mi permetteva di modificare l'html), modificare una mia foto in stile antico e scrivere la biografia.
No seriamente, accetto consigli su cosa farmene.

lunedì 18 luglio 2011

Ebook e Mafia cartacea: qualche considerazione personale

Se prima me ne fregava poco, dei lettori ebook, perché mi sembrava una realtà lontana, ora me ne frega un bel po' di più perché ne ho uno. Un po' come chi non ha mai avuto a che fare con le faccende domestiche ma poi andando a vivere da solo cerca le ricette di nonna papera e segna i prezzi convenienti dai dépliant dei discount.
Stavo cercando informazioni sull'allegato di non-ricordo-quale giornale (motivo che mi ha fatto vagare su Internet invano), un fantomatico manuale di scrittura, di cui volevo sapere di più.
Incontro invece questo articolo, e mi rendo conto di diverse cose (che in realtà avevo già riscontrato personalmente in questi due anni e due settimane scarse) nel leggere certe considerazioni:
Non ha lo schermo touch, per leggere i libri in tutti i formati occorre trafficare con email o software liberi (Calibre). Non è nato per suonare, non ha il pennino ma sopratutto non ha (per ora) una offerta di ebook in italiano.
Quando ho fatto vedere il mio Opus agli amici e spiegato che serve a leggere romanzi e simili, questi hanno, per prima cosa, schiacciato il loro ditaccio contro lo schermo. Più e più volte. Per poi esclamare: "ma non è touch?", "Ha il pennino?", "Ma si connette a Internet?"
Dico io: esistono ancora cellulari coi tasti, no? Possibile che le persone se vedono uno schermo grosso pensano automaticamente che sia touch?
E poi: che diavolo se ne fa uno, di Internet, se vuole leggere? Ma soprattutto, se leggi mica ti metti ad ascoltare la musica.
Tutto torna sempre utile, è vero. Ma è chiaro che ci siamo abituati a una tecnologia che vuole essere tutto ma fallisce nel tentativo. Un cellulare si usa per chiamare, al limite fare foto in assenza di digitale; se uso il mio LG per ascoltare musica - a parte che vuole i suoi auricolari personali, che Dio solo sa dove stanno - si scarica dopo una decina di canzoni. Quindi non sarebbe meglio avere l'mp3? (Minchia quanto siamo viziati). Pareri.
Insomma, per l'italiano medio che stringe la cinghia ma sperpera 30€ di ingresso in discoteca e si compra l'iPhone perché sennò non è nessuno, anche se non se ne fa niente, un ebook reader è un grosso punto interrogativo, come una scimmia con un computer.
Insomma, l'unico modo per diffondere in maniera massiccia i lettori ebook in Italia, secondo me, è facendoli passare per la moda del momento.
Come quel vassoio, l'iPad. A che serve? Costa più di un netbook, devi comprare tutto dallo store e sotto il sole è inutilizzabile. Ma la gente lo compra ugualmente. Boh.
Ma la cosa che mi stupisce (ma neanche tanto) sono i risultati del sondaggio riportato dal sito stesso del Sole. Credo che l'articolo l'abbiano letto in pochi, e i diretti interessati agli ebook avranno votato, quindi sono più che convinto che il sondaggio sia falsato da un semplice bias.
Ma nel leggere l'articolo mi ritrovo il link di una notizia inaspettata (sebbene sia datata 24 giugno). La Rowling si riprende tutti i diritti digitali delle sue opere, li sottrae ad Amazon ed Apple (grida di giubilio e gaudio in tutto il regno), e rilancia il mercato su un proprio spazio.
Niente di meglio! La mossa è ottima sia dal punto di vista marketing che dal punto di vista di onestà letteraria. La Rowling ha messo in atto una cosa che dovremmo fare tutti noi scrittori di fantasy e surrogati. Un sito dedicato al mondo creato, con a disposizione ogni tipo di materiale utile al lettore (immagini, audio, testi e approfondimenti che non trovano spazio nei racconti ecc.)
Su questo Pottermore.com la Rowling rilascerà roba utile ai fan, oltre che gli ebook scaricabili i cui introiti, immagino, andranno dritti dritti a lei.
Introiti.
Ormai è appurato che lo scrittore che "vende" i suoi ebook online guadagna quanto lo scrittore cartaceo, se non anche di più. Facendo un paio di calcoli, e attenendoci alle percentuali che riferiscono qui, se scrivo un libro e lo pubblico con un editore senza sganciare una lira - cosa assai rara, visto che la maggior parte delle pubblicazioni sono col contributo dell'autore, come fanno a Il Filo e migliaia di altri -, il libro potrebbe venir messo sul mercato al prezzo scandaloso di 20€, anzi no, facciamo al meno scandaloso ma comunque inaccettabile prezzo di 16€.
Io scrittore prendo l'8% sul prezzo di copertina, quindi, facendo un calcolo:
(16€*8%)/100=1.28€ netti
Considerando che l'8%, per quanto ne so, è approssimativa come percentuale, perché si può prendere di meno, e considerando anche che si potrebbe arrivare a vendere meno di 300 copie, e l'editore potrebbe gambizzarti se non ti compri le stampe invendute, direi che l'ebook è preferibile.
0,99€ indicativi per un ebook non sarebbero troppi. Il prezzo non va inteso come "sterile" spesa di denaro, ma come investimento. Pago per dilettarmi e soddisfare la mia voglia di narrativa. Se vado sul sito di Vattelapesca e mi compro il suo ebook a 99 cent, lo leggo e mi accorgo che è una cagata pazzesca, innanzitutto potrò farglielo sapere sul suo sito, poi potrò lamentarmi di aver buttato 1€, il prezzo di un biglietto dell'autobus. Certo, aggiungendo 69 cent posso comprare un pacco di 9 croissant all'Eurospin. Ma è 1€, per la miseria, ci chiudi un occhio e a parte l'indignazione, amici come prima.
Attualmente, invece, ci troviamo a spendere 16€ (anche più), a volte a libro incellophanato preventivamente, per poi renderci conto di aver gettato i soldi al vento e piangere lacrime amare.
Quei soldi si potevano dare in beneficenza, tanto per dirne una. Oppure, a proposito di beneficenza, se l'obiettivo dello scrittore è farsi leggere, e non guadagnare, si può fare come il nostro avvocato Zweilawyer, che metterà a disposizione il suo romanzo, a novembre, a 99cent o giù di lì. E il ricavato andrà alla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica.
Allora? Meglio gli ebook o la mafia cartacea?
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Link utili:
- Scena di Zoolander. Bel film. [scaricatelo o vedetelo in streaming NAU - Il frat pack spacka i culi]
- Sondaggio sugli ebook secondo il sole 24 ore. [la cosa puzza, e non sono io]
- Articolo sulla Rowling e Pottermore.com del Sole. [La Rowling owna Amazon e i MacUsers]
- Zodd 11-11-11, di Zweilawyer. [Stay tuned e andatelo a comprare, maledetti!]

lunedì 11 luglio 2011

Nuovo template, conversioni ePub, due chiacchiere sullo steam

Qualche novità.
Dopo aver acquistato finalmente un lettore eBook, egocentricamente credo che tutti dovrebbero averne uno, sicché ho cominciato ad adoperarmi per convertire i miei racconti nel formato adatto, l'ePub. Se avete un Kindle, fatti vostri (scherzo, sto smanettando con Calibre per creare formati adatti a tutti, mi toglie via un po' di tempo e io ho poca pazienza, quindi ce ne vuole perché impari bene).

Il primo racconto convertitosi alla fede degli eBook reader è In alto, nella pioggia. In occasione della divina conversione l'ho rivisto, ricorretto, aggiustato alla bell'e meglio. Si può raggiungere da qui, e dai link utili alla fine del post. Non è uscito perfetto come volevo: se sapete come migliorare la formattazione, dite pure.
Il racconto risale al 2009, scritto a maggio. Sono passati 2 anni, ma sono cambiate molte cose. Al momento sto lavorando su un romanzo - che, appena possibile, rilascerò come eBook scaricabile in mille formati - che lo segue sulla scia steam, ma molto più sul fantasy, con scommesse clandestine su marionette animate magicamente, stregoni drogati esclusi dall'ordine e ricercati dal governo, ingegneri della magia, navi volanti corazzate, e tante altre cose belle.
Ad ogni modo, ritengo questo racconto - veloce, simpatico, accessibile - come una primordiale scintilla per ciò che ho scritto in seguito.

A tal proposito volevo segnalare il nuovo template. Sì, è difficile non notarlo. Mi è stato detto che sembra marinaresco. Il mio intento era quello di combinare navigazione e steampunk, visto che ho in cantiere un progetto, una storia senza narrazione diretta, ma per resoconti diaristici, documenti, rapporti ecc., sulla spedizione di una nave volante. Qualcosa a metà tra Jasper Morello, I viaggi della Jerle Shannara di Brooks, Tifone di Conrad, Ventimila leghe sotto i mari di Verne, The rime of the ancient mariner di Coleridge. Con la differenza che: Morello ha una bella ambientazione per una storia che non ne ha bisogno. Il secondo, Jerle Shannara, per fortuna non l'ho letto e non credo che lo farò, ma è fentesi e ce lo metto perchessì. Il terzo, Tifone, è uno splendido racconto di mare che lessi a 15 anni e mi piacque di brutto. 20 mila leghe è alla stregua dello steampunk, c'è una tecnologia retrofuturistica, il Nautilus, e ci sta un punk, fucking capitan Nemo - lui è un anarchist, lui è un antichrist, anarchy in the UK! Coleridge invece è l'unico che abbia mai colto la vera essenza del fantasy, ovvero del cuore nonché la parte migliore del romanticismo, e spacca i culi a tutti a prescindere.
E in più si faceva.

Torniamo a noi.

Breve triste storia della mia triste infanzia.

Se non lo si fosse capito, come tanti sono un estimatore del fantasy. Quello medievale, quello di spade e magia, di misteri, di boschi oscuri e creature orribili affrontate da temerari eroi che portano lo scalpo del loro nemico nella Meadhall e bevono, bevono! (For the king, for the land, for the mountains! For the green valleys where dragons fly, for the glory, the power to win the black lord, I will search for the Emerald Sword!).
Quando ero piccino picciò tutta questa roba mi piaceva un frego e, da buon pre-adolescente nerd (dagli 11 ai 14 anni), ho divorato spazzatura fantasy, mi son munito di guide di D&D, ho giocato a miniature fantasy (Mage Knight), non ho cominciato con le carte di Magic perché coi numeri e le strategie sono negato, ci ho dato dentro di gdr e mmorpg. Insomma, come tanti altri ho alimentato la mia voglia di fantasy - non discernevo ancora il bello dal brutto, mi calavo di tutto -, finché non ho incontrato il romanticismo. Verso i 14-15 anni ho cominciato a leggere roba dell'800, Brontë, Stevenson, Poe (ok, non è dell'800 ma i racconti son quelli, è il romantico/gotico). E mi piaceva.
A 14 anni si è stupidi, e io ero anche stronzo.
Mi misi a scrivere una roba su un fantomatico Cacciatore di Creature mandato dal governo che raggiungeva, in treno, un villaggio in cui scorrazzavano mostri, la cui esistenza doveva rimanere segreta ai cittadini, per paura che la magia riprendesse piede nella popolazione. Eccetera eccetera.
"Evviva!" mi dissi, nello scantinato buio, con la luce del monitor in faccia, chino sulla tastiera di quel rottame che chiamavo computer. "Sono l'inventore del fantasy ottocentesco!"
Povero scemo. Poco dopo mi diedi una regolata e sgonfiai il mio ego. Conobbi lo Steampunk, accantonai l'idea, accantonai anche un po' di monnezza, cominciai a leggere Martin, King, ecc.

Ora, se si parla di steampunk si parla del Duca. E se ci si vuol schiarire le idee sul genere, ecco un post utile e chiarissimo - diffidate dai falsi, scegliete solo Baionette Librarie™!
Se avete letto qualcosa di steam o simili, vi renderete conto che lo steam - oltre ad essere il più delle volte poco punk - è sommariamente un ramo del sci-fi. O una simpatica, alternativa riedizione di racconti, romanzi, o veri e propri accadimenti storici.
E che di steamfantasy non esista praticamente nulla.
Da lettore non specifico quale sono, sebbene polarizzato verso il fantasy, ammetto di non aver trovato mai un vero e proprio mondo fantasy, utopico, di ambientazione ottocentesca. Non dico che non esista - anzi, reclamo al Duca il post promesso, sull'argomento.
Se vi dico fantasy a cosa pensate? A castelli e draghi, non a ingranaggi e pistole.
Persino Gamberetta, con Assault Fairies, pur mettendoci le fatine, ha creato un Military Aetheric Fairypunk, qualcosa di simile (alla lontanissima) a Stardust di Gaiman, dopo tutto, cioè che continua a rimanere agganciato alla nostra realtà, nonostante gli elementi fantastici.
Insomma, io voglio vedere dei cazzo di nani sparare a dei goblin mentre un cazzo di mago gentiluomo fa esplodere la testa di un cazzo di troll con una magia, alle porte di una città affumicata dallo smog delle industrie, mentre una cazzo di nave volante magica solca il cielo.

Senza volerlo, nella bozza di ambientazione che creai in fanciullezza - ambientazione sviluppata, arricchita e migliorata con gli anni, ma pur fondata sui pochi pilastri originari - rispettai grosso modo i canoni dello steampunk. Quasi.
Creai un continente dominato da un governo oppressivo, volto a eliminare la magia, finanche dalle credenze dei cittadini, in un mondo ottocentesco che sfruttava tecnologie sufficienti a sorvolare i cieli e a mantenere il controllo sulla popolazione.

Il racconto (ri)pubblicato è una scheggia di ciò che mi piacerebbe leggere.
In questi ultimi tempi mi sto adoperando a sviluppare al meglio storie cucite su questa idea (ripeto, In alto è solo la punta dell'iceberg, sono passati 2 anni, ho maturato molte, ottime idee, e mi sto divertendo a svilupparle, il problema è che vorrei scrivere 300 cartelle al giorno ma, anche se gli esami sono finiti, è leggermente difficile).

Se non lo si fosse capito, questo era un post di mezzo cazzeggio, riflessioni sparse, autopropaganda, masturbazione artistica, elogio di autori, cazzi e mazzi.
Dite la vostra, se vi va. L'argomento è vario, sicché qualsiasi cosa va bene.
Anche parlare di ortofrutticola.

P.S. Ho avuto problemi nel collegamento ftp col server. Non so perché. Core ftp di solito non mi delude. Ad ogni modo, il pdf mi dava problemi ma ho risolto. L'ePub non so se funge o no. Non mi va di controllare. Le segnalazioni sono più che gradite!
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Link utili (da oggi con messaggi subliminali)

- In alto, nella pioggia, in formato ePub. [boicottiamo le case editrici succhiasoldi e abbracciamo gli alberi così salvati]
- Breve introduzione allo steampunk, del Duca Carraronan. [Inchinatevi dinanzi al Duca, stronzi!]