martedì 21 dicembre 2010

Sulle manifestazioni a Roma

Di solito non mi interesso alla politica al punto da scriverci un post (per giunta, dopo più di un mese di "silenzio").
Ma è chiaro che viviamo in un paese in rovina, popolato da un buon 70% di idioti che non meritano nulla.
E francamente, se potessi, me ne andrei senza pensarci due volte, perché

ESSERE ITALIANI È VERGOGNOSO
(since 1500 circa)

Ora, riguardo alle manifestazioni. In tv si è parlato in più di qualche trasmissione della rivolta nella capitale. C'è chi ha detto che è stata, logicamente, messa in atto da villani, non da studenti.
Chi dice che c'è un complotto dell'opposizione. Chi vuole l'arresto preventivo (Minority Gasparri) dei "sovversivi". Tutti sono d'accordo sul fatto che la manifestazione sia deragliata in una forma inaccettabile.
Ora, personalmente non posso farmi un'idea perché, per quanto assurda, potrebbe essere vera qualsiasi cosa.
Escludendo un effetto di polarizzazione di gruppo come casus belli (perché i rivoltosi con cappuccio e bavaglio presumo siano arrivati al centro di Roma già ben armati e preparati sin da casa - "Ciao Mamma, esco a manifestare coi miei amici"), ma riconoscendolo come ulteriore fattore scatenante (i manifestanti pacifici possono aver "estremizzato" il corteo per una naturale deviazione dell'intenzione originaria, seppur senza "strumenti" adatti), ebbene, io non vedo perché queste manifestazioni (violente) debbano suscitare indignazione.
Trovo che sia legittimo bruciare roba e rivoltarsi contro le forze dell'ordine, quando un governo calpesta letteralmente i tuoi diritti, operando a suo piacimento. Perché se in tutti gli Atenei si manifesta, se da anni gli studenti si lamentano delle condizioni dell'istruzione, che senso ha continuare nella direzione diametralmente opposta a quella del popolo? Come minimo mi sarei aspettato un'esecuzione pubblica della Gelmini e un assedio al Parlamento, con una donna con un seno al vento che impugna una nuova bandiera e cammina sui cadaveri.
Perché da che mondo e mondo, con le manifestazioni pacifiche non si è mai arrivati da nessuna parte.

Ora, siamo tutti d'accordo sul fatto che la violenza non è una soluzione, e che è ingiusta in ogni caso. E siamo anche tutti d'accordo sul fatto che ognuno abbia diritto a manifestare il suo disagio in maniera pacifica e tutto il resto.
Ma, se io fossi stato a Roma, e se fossi per esempio uno studente di Biologia destinato a una vita di precariato, non sarei sicuramente sceso a manifestare. Perché in fondo Berlusconi ha ragione (“I veri studenti stanno a casa a studiare. In piazza quelli dei centri sociali fuoricorso”): a una giornata di manifestazioni che non portano da nessuna parte (perché non portano da nessuna parte), preferisco stare a casa e studiare, recuperare più tempo possibile per laurearmi al più presto, sfruttare la preparazione dei docenti italiani, acquisire competenze e, si spera, portare poi il mio cervello fuori, a finanziare un Paese che ripaghi i miei sforzi, se non in egual modo, almeno in maniera migliore rispetto all'italia.

1 commenti:

Giulio Pepe ha detto...

Concordo in pieno per la prima parte del tuo post (mi ha fatto morire il "since 1500 circa").

Riguardo le manifestazioni violente non ci trovo nulla di produttivo. Le manifestazioni violente stile Delacroix non sono la stessa cosa di buttare a terra una transenna e bruciare un cassonetto della spazzatura. Queste cose non fanno che alimentare le frasi paraculo di chi sta sù del tipo "Guardali, invece di studiare vanno a fare casino (ed in parte bisogna ammettere che è vero)" o "Se reagiscono in questo modo, che vuoi che ne capiscano dei benefici della riforma".
Non se ne fo*tono un beneamato caz*o di chi si ribella, anche violentemente.

Se bisogna attuare la logica occhio per occhio, dente per dente, non è la violenza (diretta) la risposta a questa marea di falsità e ingiustizie. La risposta non la so e infatti me ne sono andato da quel paese :D
Penso però che tutti siano d'accordo sul fatto che bisogna eliminare il marcio che c'è nella classe "governante", in un modo o nell'altro.

Una rivoluzione seria? Non ne abbiamo le palle (ancora).