giovedì 27 dicembre 2007

Parere su "Le colline hanno gli occhi"


L'ho visto ieri a casa di un amico (fuori pioveva e non avevamo alternative).
Citando culturalmente Fantozzi su La corazzata Potiomkin:
(Questo film) è una cagata pazzesca!
Certo, c'è di peggio. Ma ciò non toglie che sia una cagata.
Ora dovrei dirvi "spoiler!" ma, siamo seri, è un "horror" tra le dovute virgolette, si sa come va. La trama (se trama la si può chiamare) in breve: Un'allegra famigliola (padre, madre, figli, una nipote ecc..) passa nel deserto (non ricordo quale, e non voglio sparare nomi, ci sono così tanti schifosi deserti rocciosi in America... uno vale l'altro), ebbene questa combriccola, col camper, attraversa il deserto colla scusa che il padrefamiglia vuole ammirarlo. Ricorre il giorno dell'anniversario di quest'ultimo colla moglie.
Prima forzatura. Se la tua meta si trova da tutt'altra parte, e tu per giunta stai festeggiando il tuo anniversario d'argento, che fai? Te ne vai da tutt'altra parte?? È come se io dovessi andare in Romania ma, per svago, prima faccio un salto in Grecia per vedere Delfi. Mah.

Su tutto il deserto sconfinato, che copre - come dice uno dei personaggi - il 3% del territorio non coperto dalla rete telefonica, la famiglia arriva alla benzina di un tipo che li conduce proprio sulla strada diretta verso la tana dei mutanti, senza trarne alcun beneficio, d'altronde; difatti nel film non è ben spiegato perché lo fa, visto che non lo fanno vedere né il poveraccio lo dice espressamente o lo dimostra. Ma se lo vedrete, capirete che il film è un po' sconclusionato di suo. C'è da aggiungere, inoltre, che l'asso nella manica del film è il fatto che esistano mutanti, in quella zona, nati dalle radiazioni test atomici effettuati nel deserto.
Mi sorge più di qualche dubbio: 1. Se fanno i test nel deserto, come fanno ad esserci state delle persone, lì? E ammesso che queste fossero giunte più tardi, visto che nel film non si vedono abitazioni, se non quelle costruite apposta per i test atomici (arredate e con tanto di manichini dentro) e la casa del benzinaio: dove sono andate ad abitare, lì, queste persone, se non c'è manco acqua da bere e il negozio più vicino si trova nell'altro stato? 2. Che io sappia, le mutazioni avvengono anche naturalmente, e le radiazioni (anche i raggi del sole) possono influire pesantemente sui geni. Ma i geni, che determinano, ad esempio in un fiore, il colore dei petali, la forma ecc., e varie caratteristiche negli un esseri umani, ad esempio l'attaccatura dei capelli, le lentiggini ecc., che io sappia non influiscono sulla forza o la malvagità di certi individui. Mi spiego: a Chernobyl, per quanto ne so, i bambini sono nati con malformazioni, non sono diventati mostri malvagi assetati di sangue (nel film i mutanti bevono sangue, di tanto in tanto: vi sembra coerente? Vi sembra normale?). Faccio un esempio di mutazione: (foto trovata su google immagini sotto la ricerca "Chernobyl", chiedo scusa alle persone sensibili)



Con queste premesse, penso sia inutile commentare il resto del film. Si svolge come tutti gli horror, muoiono prima i personaggi inutili, e così via nella corsa tra la vita e la morte. Sì, ho visto film peggiori, come Occhi di cristallo (puah), ma certamente anche migliori, come Saw o The Grudge.

Un consiglio: se avete voglia di affittare un film, escludete gli horror. Andate sul comico. Alcuni attori a mio avviso davvero bravi e divertenti: Aldo Giovanni e Giacomo, Fabio De Luigi, i Fichi d'India, Ale e Franz, Ben Stiller, Adam Sandler, Jim Carrey, Rowan Atkinson, e altri che ora non ricordo.
Fate la scelta giusta, puntate sul comico. Parola di Taotor. ;)

P.S. Stasera non piove: posso aandare a fare un giro cogli amici ed evitare qualche film spazzatura.

lunedì 24 dicembre 2007

Buon natale a tutti! :)


Colgo l'occasione per tenervi aggiornati e farvi gli auguri allo stesso tempo.

Il racconto della strega è in fase di ultimazione. Lo ammetto, non ho combinato quasi niente in questi giorni - ma posso spiegare perché! -, e al più presto lo finirò. Spero di poter accompagnare il racconto con le illustrazioni di una bravissima amica - ma ancora devo chiederglielo, quindi meglio non fare conclusioni. ^^ Se riesco, un mio amico potrebbe anche provvedere per una piccola melodia...

Il mio pc si è fottuto, perdonate la volgarità ma non v'è altro termine più preciso. Ieri, giornata maledetta, mentre leggevo i commenti al post precedente, se n'è andata la corrente, il monitor ha risucchiato l'immagine, due-tre flash e buio assoluto. Quando la corrente è tornata, il pc non si avviava più. Vi spiego cosa succede esattamente, ma se non volete sciropparvi sta noia mortale, passate avanti. Ebbene, mi parte tutto, solo che mi dà la schermata da cui posso decidere come avviarlo (provvisoria, dall'ultima impostazione, normalmente ecc..). Le ho provate tutte ma niente, sembra andare e all'ultimo si riavvia. C'è un file d'avvio che non riesce a caricare. Se provo ad avviarlo normalmente, esce la schermata colla barretta che si muove (la bandierina di Windows Xp ecc...), poi finisce, esce in un lampo una schermata blu, non faccio in tempo a leggere nemmeno una lettera che già s'è riavviato. Sob: o, come ha detto il Duca Carraronan, mi tocca far passare da hdd a hdd i dati e formattare, o boh, reinstallare windows sulla partizione libera (chissà che casino... due windows contemporaneamente per il mio Baracca V... l'ho già fatto una volta, mobbasta).

Buon Natale a tutti! Oggi è lunedì 24 dicembre dell'anno del Signore 2007, scrivo da un altro pc, nel freddo di una cantina... accogliente sì, arredata e bella, ma fredda XD. Fra qualche minuto vado a suonare. Stasera festeggio cogli amici. Spero vi divertiate pure voi; anzi, se fate qualcosa di originale, suggerite pure!, così prendo spunto. Buon Natale a tutti! :)

P.S. So che è la vigilia, ma non credo proprio che domani avrò tempo per scrivere un post. :P

venerdì 21 dicembre 2007

Nova Era del fantasy - ma io non me n'ero accorto

L'altro giorno - forse ieri, boh - do un'occhiata alla mia pagina iniziale, Fantasy Magazine, ahimè l'unico porto per il fantasy e fantastico italiano, e tra gli articoli ne vedo uno in risalto, che mi sembra succulento:

La Gran Dama della Fantasy italiana: Fabiana Redivo [perdinci! mica scherzi!]

Per gli dèi!, mi dico, dev'essere una nuova autrice promettente! (sono sempre ottimista) Clicco e leggo. Vi riporto parte dell'articolo coi relativi (e famigerati) miei commenti in rosso.
Piccola nota: non aspettatevi cattiveria e scarcasmo a palate. Magari sì, ce n'è un bel po', ma ben distribuito.

"

Che dire di Fabiana Redivo? [Non so, fai un po' tu...] Sicuramente che la fantasy italiana ha iniziato ad avere una certa risonanza quando, nel 2000, per la casa editrice Nord, l’autrice dette alle stampe il suo primo lavoro: Il Figlio delle Tempeste. [Uhm...] Da allora il genere nel nostro paese ha conosciuto una vera e propria primavera. [Adirrittura?] E Fabiana Redivo è stata di certo una fautrice di questa nuova età. [Uhm, non me n'ero accorto, non so manco chi è. Vabe', leggiamo, va'.]

Nata a Trieste [Uh, come il mitico D'Angelo! Evvai, forse promette bene!] , dove risiede tuttora, l’autrice è stata finalista al Concorso Letterario Nord con il racconto Il Sigillo dei Due Mondi. È tuttavia giunta alla notorietà grazie alle due trilogie [ cosa? quale notorietà? Aspé, mi sa che solo voi che vivete trai i monti la conoscete, qua tra l'Africa e la Grecia non ne sappiamo niente] ambientate in un mondo controllato dai quattro elementi [Gli elementi?... Ancora?... Come i Power Rangers?]: Afra la terra [hm...], Hydara l'acqua [oddio, dal greco hydor... che scarsa fantasia...], Pyrxos il fuoco [eh, da pyros] e Harj l'aria [bello! ed helektryon, il quinto elemento, non lo metti? -.-'] . A ognuna di queste entità divine è legato un popolo [wow... '¬_¬], e a ogni popolo una vicenda e una cultura particolari [maddai?]. Protagonista incontrastato del ciclo, tanto da dare il titolo alla saga intera, è il carismatico mago Derbeer. [sì, dicesi eroe eponimo, e non è una novità... l'Eneide per esempio... Ma, aspetta un momento: un mago?! Wow ke forza!!!!!!!111 m piacciono 1 kasino i maghi e anke i draghi e i vampiri!!!!!!!1111uno]
I romanzi che compongono le trilogie, pubblicati dall'Editrice Nord sono: [Beh, dopo quest'eccitante introduzione del grande Luca Azzolini, credo proprio che premerò il pulsante Cancella, sulla tempia, per dimenticare l'ennesimo autore scontato, banale, noioso e chi ha altri sinonimi proponga pure] "



O logos didaskein che, ahimè, è facile che i giornalisti (ma non diamo la colpa a loro, poveretti, il danno parte dagli autori) rendano banale un'opera, come in questo caso. Ma, peggio ancora, il danno più grosso è che alcuni autori, non avendo fantasia, o volendola impiegare in altri modi perversi, si avvalgono di luoghi comuni. Non parlo di Fabiana Redivo - che, pur non conoscendola, penso sia sicuramente un'ottima persona e probabilmente una brava scrittrice che s'impegna, come tutti noi -, ma di tutti quegli scrittori che, prima di scrivere una quadrilogia di romanzi "fantasy" (tra le dovute virgolette, si noti), dovrebbero perlomeno informarsi, prima di cominciare la loro saga ambientata in Europia tra mille unicorni magici e maghi colla barba. Sarà che il nostro fantasy, come tutta l'arte italiana, muore e si umilia a causa di queste persone?

martedì 18 dicembre 2007

Svago: The bard's song

Visto che lo svago domenicale di quest'ultima domenica è andato, mi rifaccio con uno svago settimanale. Una canzone fantastica: The bard's song, dei Blind Guardian. È bella, non c'è niente da fare. Non potete dire che avete gusti diversi o chessoìo: se non vi piace, non capite niente! XD

sabato 15 dicembre 2007

Primo capitolo


All'inizio di dicembre ho cominciato a scrivere un racconto lungo , e avrei dovuto già finirlo da un pezzo, visto che avevo la scaletta pronta e le idee chiare. Tuttavia mi sto dilungando un po', e dopo aver fatto leggere un pezzo a qualcuno (come l'esimio Duca, per fare un esempio), o l'intero capitolo a qualcun altro, costoro mi hanno incoraggiato a continuare sulla buona strada. Per far sapere a tutti che, seppur un po' in ritardo, sto finendo di scrivere il racconto - dato che a ogni Natale scrivo un racconto mediamente lungo -, oso pubblicare il primo capitolo, sperando qualcuno lo legga e pregando che piaccia.
Buona lettura :)
Ecco il link per accedere al capitolo: http://taotorofficial.altervista.org/racconti/strega1.pdf

Siccome altervista ha problemi, se non riuscite a raggiungere il racconto, andate alla pagina di Taotoria, qui.

venerdì 14 dicembre 2007

Fantasy da strada

Ci sono due motivi per cui alcuni si mettono in testa di scrivere fantasy: 1. Si tratta di persone nate tra il '70 e l'80, che sono state cresicute tra Prince Valiant e fantasy pulp di tutti i tipi, e un po' per amorevole nostalgia, un po' perché gli hanno fatto il lavaggio del cervello, vogliono scrivere di CCC, castelli, cavalieri e creature magiche. 2. Si tratta di persone che hanno letto e amato il Signore degli anelli, si innamorano del fantasy (e poi si dimenticano di Tolkien) e continuano sulla loro "via".
Perché fantasy da strada? Perché col tempo il concetto di fantasy si è corrotto alla grande, e come succede colla lingua, è accaduto che il fantasy corrotto sia ora diventato il fantasy ebbasta.
Gli elementi del fantasy da strada sono i seguenti, a mio parere:
  1. Il mago colla barba lunga che impugna un bastone, un incrocio tra l'eremita dei Led Zeppelin, Gandalf e Babbo Natale. (riferimento classico: Gandalf, appunto) Sa lanciare palle di fuoco dalle mani, ma usa il bastone perché è figo.
  2. La spada magica, che può essere usata all'occorrenza come parafulmine e fucile. (riferimento classico: Gurthang, la spada di Túrin nel Silmarillion, è maledetta e gli parla)
  3. La pietra (o le pietre) del potere, o un amuleto qualsiasi di cui l'eroe dispone o che l'eroe deve cercare. (rif.c.:L'unico anello di Tolkien, ma anche le Pietre Magiche di Shannara, di Terry Brooks)
  4. Il cavaliere intelligente, forte e coraggioso, l'eroe. Non è mai un contadino (rif.c.:se come esempio escludiamo Frodo e prendiamo Aragorn), ma è un macho che non ha problemi ad andare in giro sempe con un'armatura completa addosso. Come fa a lavarsi? Chissà quanto puzza.
  5. Il drago che spesso parla (rif.c.: Smaug in Lo hobbit, di Tolkien ovviamente). In casi assurdi come Eragon, il drago è anche telepatico, ma solo col ragazzino.
  6. Il tremendo signore oscuro. È sempre nero, per forza. Ha una forza incredibile, ha degli scagnozzi, possiede qualcosa che lo rende invincibile, e che costituisce anche il suo punto debole. (rif.c.: Sauron del Sda, ma anche il Cavaliere del Drago di Eragon di cui non ricordo il nome, o quello di Shannara, Brona...)
  7. La guerra che ha ridotto il regno in miseria, rende gli abitanti disperati, e sta per condurre il mondo alla rovina, se non fosse per l'eroe che sconfigge il Signore Oscuro.
  8. La mappa del regno, poco realistica, se ne frega di tutte le altre terre, l'intero mondo consiste in un territorio esteso come dalla Spagna alla Grecia, per forza circondato dai monti, e suddiviso in: I. territori dei buoni, comprendenti aree composte da sole montagne, solo boschi o solo fiumi, II. il Regno Malvagio del Signore Oscuro, e III. lande desolate - perché l'autore non sa che cacchio invetarsi. (rif.c.: Tutti i fantasy che conosco. Solo che in Tolkien, perlomeno, è tutto realistico, e Mordor diventa il Regno Malvagio solo dopo che Sauron vi si rifugia in seguito alla caduta di Numenor e instaura il suo regno del terrore. Insomma, pensate alla Russia, o alla Cina.)
Ora può sembrare che questo post sia una denuncia (ed effettivamente lo è, sta anche tra i tag), ma non lo è del tutto. Il messaggio è il seguente: Tolkien è il maestro del fantasy, lo vogliate o no, e ha gettato le basi del genere. Tutti gli altri lo hanno seguito, talvolta riuscendo e talvolta dimostrandosi ridicoli. Ma questi elementi non sono affatto banali, sono un insieme di fattori che dànno vita a sentimenti e atmosfere bellissime. L'abuso e il cattivo sfruttamento di questi hanno portato alla rovina.
Se un autore, però, tenta di essere originale, per me non è un poveraccio che prende le sue idee da un generatore automatico (nome eroe...: Gismondo - arma...: Merluzzo), ma è qualcuno che vuole uscire da quei canoni che sa di non poter rispettare decentemente.
Un autore che vuole sfondare nel mercato sforzandosi di essere originale può solo lasciarsi andare in un'aerofagia. Chiunque non si senta in grado di seguire i canoni fantasy, sia originale per passione, non per anticonformismo! E i critici riflettano bene, nel giudicare!

P.S. Ho trovato l'immagine in alto cercando: "dragonlance" - immagini medie. Mi chiedete se sono contro Dragonlance? Sì. Un'altra cosa: la canzone del Principe Valiant è davvero forte! Non la sentivo da secoli! Ah, che bei ricordi!

martedì 11 dicembre 2007

Pecore invisibili

Mi avvalgo del titolo dello scritto più importande di Kant per esprimere (non dimostrare, tanto sono sicuro che parlerò al vento XD) quanto la scienza (quella "approfondita") sia illogica e inutile. La mia sarà una Critica della scienza pura.

La base della scienza non è la ragione, ma la matematica. Spesso la matematica si camuffa da ragione, come avviene coi sillogismi (kant era brutto, kant era un filosofo, i brutti sono filosofi, esattamente come "se a = b, e b = c, consequenzialmente a = c". È consequenzialmente una cazzata.Vi sembra ragione? No! È matematica!).
Si sa che la matematica (che è scienza) deve aiutare l'Uomo nella vita, quindi si intuisce che il suo studio debba interessare le attività umane - contare i giorni rimamenti per il compleanno, le galline, i soldi da restituire... -, ergo, attività utili.

Esempio. Tra le tante diavolerie della matematica, una cosa mi ha colpito: i numeri immaginari. D'accordo, è meschino prendere come esempio qualcosa che già di per sé si prende in giro, ma fingiamo di essere seri. Ora: l'unità immaginaria è un numero che non appartiene all'insieme R dei numeri reali. Cioé: è un numero che non esiste. Che senso ha allora calcolare numeri che non esistono? Un pastore cosa fa? Conta 100 pecore invisibili? Logicamente non sta contando niente.
Nel medioevo, difatti, non si tollerava il concetto di zero, che apparteneva alla cultura araba. Ovvio. Come può un numero rappresentare il nulla? Il nulla per definizione non esiste, lo sostenne pure Parmenide, che aveva la barba! E accostando lo zero, il nulla, a un numero, come poteva questo diventare dieci volte più grandi? Cento? Mille?

Ammettiamo però che i calcoli logicamente inutili possano essere proficui. A cosa servono? La scienza utilizza radici quadrate, logaritmi e assurdità simili per costruire... edifici, automobili? Uno spreco di calcoli, ma è probabile. Si potrebbero costruire edifici normali, come quelli che si costruivano fino al '700, che di sicuro non crollano. Le auto? Inquinano, ammazzano la gente sia cogli incidenti sia non facendole fare attività fisica, ma tornano utili. Certo, senza auto non ti darebbero un lavoro a 20km di distanza da dove abiti; se usassimo i cavalli saremmo costretti a spostarci di meno - e così sì che il viaggio diventerebbe davvero tale, e ognuno troverebbe lavoro nel proprio paese, falegname, fabbro, contadino, mercante al limite.

Ma ecco il progresso della scienza: la medicina. Questo lo riconosco. Certo, non siamo più nel campo della matematica, ma della biologia. Quello è uno studio affascinante e pieno di sentimento. È vita nella vita, fantastico. Non mi sembra, però, sia affetta dal terribile morbo dei calcoli corrotti e inutili.

Un altro campo della scienza: la fisica. Esempio: Il moto dei corpi, il movimento.
In fisica il moto è il cambiamento di posizione di un corpo in relazione al tempo, misurato da uno specifico osservatore e da un determinato sistema di riferimento.
[da Wikipedia]
Andando sullo specifico con parole povere (parole che si trovano sui libri): Se tu stai fermo alla stazione e un treno ti passa a fianco, lui si muove in riferimento a te, dunque entrambi i corpi si muovono, benché tu non ti sia mosso di un millimetro. Questo ragionamento (sillogistico) è matematico e assurdo. Pretende di negare una realtà di fatto, una realtà valida sia per chi si trova nel treno, che sa di muoversi e sa che tu stai fermo, sia per chi sta fermo, poiché sta fermo e basta, rispetto al treno ma anche rispetto alla stazione e anche rispetto alla Terra, che si muove e se lo porta appresso, poiché pur muovendosi porta appresso un individuo, appunto, fermo.

La scienza che si occupa dell'universo, invece, è puro divertimento, spreco di soldi e fatica, per non ottenere nulla di concreto. Le stelle sono belle, sapere che esistono i buchi neri e altri pianeti fa sognare gli scrittori si fantascienza, ma... a cosa serve? Per mandare i satelliti in orbita, certo. Questo può anche andare. Ma perché spendere soldi per costruire telescpoi che facciano vedere cose lontane anni luce? Fra 5 miliardi di anni il sole esploderà, dobbiamo cercare un pianeta su cui continuare a vivere. Fra 5 miliardi di anni non solo saremo morti, resuscitati e rimorti, ma probabilmente potremmo non esistere più come razza. Gesù Cristo e Dio saranno già venuti per il Giudizio Universale, staremo tutti a Giosafat, al sole non bada nessuno.
Magari le auto e le industrie avranno inquinato abbastanza da distruggerci, i numerosissimi satelliti mandati in orbita pioveranno, infuocati, sulle nostre teste, o un meteorite gigante si schianterà sulla terra - i dottissimi film insegnano che non si può fare niente per evitarlo, visto che quando appuri il pericolo è troppo tardi.
Allora ci sarebbe da chiedersi: a cosa sono serviti tutti quei calcoli inutili, a cui oggigiorno tutti dànno una tale importanza? A cosa serve contare le pecore invisibili? Forse sarebbe il caso di togliere alla scienza questa maschera di estrema necessità che molti vogliono affibbiarle. No?

Una pecora invisibile

domenica 9 dicembre 2007

Svago domenicale: Immigrant song


Per lo svago domenicale di questa settimana: Immigrant song, dei Led Zeppelin. Magari qualcuno, leggendo questo titolo, dirà: "E chi la conosce, sta canzone?". E invece no. La conoscono tutti, fa parte di quelle canzoni storiche di cui la gente non ricorda il titolo né il compositore. Vi incollo il testo della canzone, ché è legato stretto stretto al fantasy, in un certo senso, dal punto di vista storico. :)


Ah  ah
We come from the land of the ice and snow
>From the midnight sun where the hot springs blow.
The hammer of the gods
Will drive our ships to new lands
To fight the horde singing and crying:
Valhalla I am coming!
On we sweep with threshing oar
Our only goal will be the western shore.
Ah ah
We come from the land of the ice and snow
>From the midnight sun where the hot springs blow.
How soft your fields so green,
Can whisper tales of gore,
Of how we calmed the tides of war.
We are your overlords.
On we sweep with threshing oar,
Our only goal will be the western shore.
So now you'd better stop and rebuild all your ruins,
For peace and trust can win the day
Despite of all your losing

sabato 8 dicembre 2007

L'importante è crederci

Quest'oggi il Duca mi ha inviato il link di questo articolo. Ho letto un po' distrattamente, poi però leggendo leggendo ha attirato la mia attenzione. Insomma, state per leggere un posto ad alto livello di sarcasmo, vietato ai minori, e se siete fan sfegatati della Troisi, vi prego, non leggete.

L'articolo è tratto da Donna Moderna. Si parla della Troisi. L'articolo è di Antonella Trentin.

Capelli neri cortissimi, da maschietto. Uno stile minimalista, easy, di chi non perde tempo a truccarsi e usare il phon. [e di chi dovrebbe cominciare a farlo] Ha la testa troppo occupata a studiare le stelle e lasciare galoppare liberi i pensieri. Licia Troisi, 27 anni, astrofisica di giorno (lavora all'Agenzia spaziale di Frascati) e scrittrice di notte o nei lunghi viaggi in treno, è così: essenziale. [magari per scrivere libri apprezzati da tutti potrebbe cominciare scrivendo di giorno, alla scrivania] Non una scrittrice qualunque, ma la regina del fantasy made in Italy, 600 mila copie vendute, sei libri in quattro anni. L'ultimo, il terzo episodio della saga Le guerre del mondo emerso: Un Nuovo Regno (Mondadori), appena uscito in libreria e già avidamente letto da una schiera di adolescenti, ha spazzolato 80.000 copie in una settimana. ["da una schiera di adolescenti", avete letto bene] Il successo di Licia è un mix di bravura e fortuna [molta fortuna], un po' com'è accaduto a J.K. Rowling, madre separata che, scrivendo libri per la figlia, ha creato Harry Potter, o Christopher Paolini che a 15 anni, nella solitudine di una vallata nel Montana, ha immaginato le peripezie di Heragon e le ha riversate in un bestseller. [Già paragonarla alla Rowling è azzardato, ma poi mi scrivi Heragon... Hai preso l'acca in prestito da Arry Potter?]

Nel suo caso, Licia, com'è andata?
"Ho cominciato a scrivere da piccolissima, a otto anni avevo già realizzato il primo romanzo [brava la pampina] e i miei genitori me l'hanno fatto rilegare. Ora è in quello scaffale, [quale?] là in alto [aspè che non lo vedo] nella libreria [ah eccolo, trovato]. Poi al liceo ho tenuto un diario, ho buttato giù qualche poesia. Ma ero sempre alla ricerca di una trama complessa, che tardava a manifestarsi [tardava? Devo supporre che poi è arrivata?].

Quando è accaduto?
"Avevo 21 anni, ero iscritta a fisica, e finalmente nella mia mente ha preso vita il mondo delle terre emerse, una saga dove si consuma l'eterna lotta tra il bene e il male [madò, che storia, mai letta], e l'eroina è una donna, Nihal. Ho impiegato un anno e mezzo a scriverlo, alla fine ho partorito 1.200 pagine [eh già , l'aborto è peccato... ma in questo caso sarebbe stato un atto di misericordia, credimi]".

Caspita [ti sta prendendo per il culo, Licia, attenta!]. E cosa ne ha fatto?
"Come ogni scrittore giovane e ingenuo l'ho spedito a una grande casa editrice. Nel mio caso, la Mondadori. E, con enorme sorpresa, Sandrone Dazieri, editor della letteratura per ragazzi, quattro mesi dopo mi ha telefonato per incontrarmi". [ha sbagliato numero, secondo me]

È vero che lei ha iniziato a scrivere per stupire il suo fidanzato? [si commenta da solo]
"Non esageriamo. [ci vuole ben altro per stupire il fidanzato di Licia Troisi!!] È vero che lui è sempre stato il primo lettore delle mie opere. Oggi è mio marito ed è astrofisico come me".

Che c'entrano pianeti e stelle con il fantasy? [Me lo chiedo anch'io]
"Tra scienza e letteratura esistono molti punti di contatto: in entrambe servono intuizioni, capacità di cogliere il nesso tra eventi diversi e metodo, molto metodo. Io m'impongo di scrivere un certo numero di pagine ogni giorno, faccio degli schemi per organizzare con coerenza la trama". [Eh, d'accordo, ma che c'entra col fantasy?]

Come mai i protagonisti-eroi dei suoi romanzi sono sempre donne: Nihal e Dubhe?
"Perché in ognuna metto dentro una parte di me stessa. Forza fisica e fragilità di carattere, per esempio". [...]

Via, lo racconti a qualcun altro! [Brava Antonella!]
"E invece è proprio così. Sembro una donna forte a prima vista [davvero?], invece ho le mie debolezze. Nihal rappresenta la mia adolescenza [per gli déi, che brutta infanzia hai avuto], una certa tendenza ad autocommiserarmi [...], a piangermi addosso [...]. Dubhe esprime la mia indecisione: ogni tanto mi impantano nelle difficoltà delle vita e non reagisco subito con vigore".

Fragili ma combattenti vittoriose?
"Esatto. Perché ciascuna attraversa un percorso educativo, cresce, si irrobustisce dentro". [qui l'unico (valoroso) combattente è il tuo fidanzato]

E lei: scrive di fantasy per evadere dal grigiore della realtà? ["ne avrebbe bisogno", aggiungilo, Antonella!]
"Per nulla. [Mannaggia] So che alcuni lettori del genere sono mossi da questo bisogno [questo impellente bisogno]. Io no [Mangia meno frutta cruda o usa Duphalac!]. Cerco di rendere credibili le vicende esistenziali dei miei personaggi, ma se dalla trama si tolgono draghi e mezz'elfi, i miei romanzi potrebbero svolgersi anche adesso". [ma anche no]

Da uno a dieci quanto ama il suo mestiere di astrofisica?
"Dieci. Il cielo ti regala un senso di meraviglia e di smarrimento che ti costringe a indagarlo. Ti sembra di perderti in un altro universo mentre invece è proprio questo qui, il nostro. È un po', spero, quello che accade ai lettori delle Guerre del mondo emerso". [... L'importante è crederci.]

*Piccola nota al post: Non ho nulla contro Licia Troisi, che sicuramente è una bravissima persona. :)

mercoledì 5 dicembre 2007

Pubblicare online


Qualcuno ha la malsana idea che i racconti pubblicati su internet siano o brutti, o di scrittori che non sono riusciti a farsi pubblicare. Aho! Macché! Di solito non prendo una posizione precisissima, nei post, per lasciar spazio al dialogo costruttivo piuttosto che al litigio (tuttavia quest'ultimo, visto come esercizio lessicale, è sempre produttivo! :).
Metto in chiaro come considero e cosa penso della pubblicazione online: la pubblicazione online è essenziale. Anzitutto uno scrittore a 360°, secondo me, dovrebbe saper dare importanza alla propria personalità e alle proprie opere. Farsi un sitarello o un blogghetto, pure brutti, è già un ottimo inizio. Diffondi i tuoi lavori, se sei fortunato leggi dei commenti, se sei strafortunato ricevi commenti costruttivi, e così ti fai conoscere. Quasi in ogni casa c'è un computer, e oramai, uno dopo l'altro, tutti si collegano a Internet (altre bollette e soldi da sganciare, mannaggia a sto governo di vecchi scemi!): così è molto più facile farsi conoscere.
Dato che alcuni scrittori, pubblicati e anche famosi, hanno pure loro un sito/blog/quellochemin**iahanno, noi scrittori inpubblicati abbiamo l'opportunità di visitarli, di scambiare opinioni, e anche di poter ricevere, un giorno, una visita da parte dello scrittore!
Penso che tutti gli scrittori (artisti in generale, musicisti, poeti...) dovrebbero avere un loro spazio web, aggiornato e commentabile.

Perché non pubblicare on line? Perché noi scrittori che perdiamo tempo ad aggiornare blog e scrivere racconti per questo o quel sito o forum, dovremmo essere "scrittori frustrati che non hanno mai pubblicato"? Non sarà magari che chi ci (e dico ci) affibbia questo epiteto altri non sono che rosiconi nullafacenti, privi di fantasia e volontà di scrivere, apertura mentale e applicazione informatica per farsi conoscere e scambiare idee?
Sarà forse che pubblicare online ciò che si è scritto con passione e per amor dell'arte, senza quei fini editoriali che si pensano secondari, sta scomodo a chi, invece, un vero scrittore non è?

lunedì 3 dicembre 2007

Sulla scaletta e altre diavolerie

Per scrivere un romanzo ci vogliono due cose: fantasia e un minimo di conoscenza linguistica. La prima non è necessaria visto come va il mercato (ma io sono anticonformista e moralista, quindi se non avete fantasia andate a quel paese e dimenticate di scrivere racconti! via! via!), la seconda è indispensabile. In aggiunta a questi due elementi essenziali, c'è una cosa che agevola grandemente la scrittura di un racconto/romanzo: la scaletta.
Un esempio di organizzazione, direttamente dal sito di Andrea D'Angelo (per rimanere in tema fantasy, ma vale anche per tutti gli altri generi, che il fantasy in realtà controlla a vostra insaputa).
I pregi e i difetti della scaletta.

Pregi
. In verità la scaletta è molto utile. Consiglio di farla prima di cominciare a scrivere. Createvene una e non cominciate a scrivere finché non l'avete ultimata. Nell'organizzazione del racconto, potete inserire la trama per esteso, commentata, un elenco dei personaggi, in modo da conoscerli meglio, e una cronologia degli eventi. Quest'ultima è utilissima: quando scrivete, seguendo la cronologia non rischiate (gravi) nodi nella trama. Nel complesso, avrete l'impressione di aver creato l'impalcatura del racconto. Ed è già una grandiosa sensazione.

Difetti. Primo, la sola idea di creare una scaletta vi fa crescere una barba biblica (donne incluse). Secondo, se avete molta voglia di scrivere, per Giove, scrivere, avrete un'emorragia generale che comprenderà tutti gli orifizi. Perché la fantasia viene scrivendo e vivendo gli eventi coi personaggi, non programmando tutto prima. Questa è roba da ingegneri malati. Inoltre, se nella scaletta programmate, per esempio, tre eventi principali in una scena, è probabile che vi ritroviate a scrivere senza sapere come cominciare, pur avendo un'idea precisa di cosa dovrebbe accadere.


Ho iniziato proprio ieri o avanti ieri un nuovo racconto lungo. Per evitare di scriverne metà e poi fermarmi per paura di fare errori o incappare in incoerenze e altri incubi, ho preparato la tremenda scaletta (3 pagine), ciò messo massimo due ore. E ho scritto dieci pagine in una giornata. Non male, conoscendo i miei tempi!

domenica 2 dicembre 2007

Svago domenicale: War Inside


Lo svago domenicale di questa settimana, ancora una volta musicale, mi rende anche mecenate! Si tratta di una canzone degli Overcharge (questo è il loro spazio, c'è qualche foto e due canzoni). Gli Overcharge sono una garage-band, ma fanno progressive metal (chi vuol farsi un'idea del prog vada qui), e non solo le loro canzoni mi piacciono un casino, ma sono tecnicamente rispettabili, superiori di gran lunga alla musica che passa la tv o la radio (pensate alla merda che c'è in giro, per gli déi!).
Citando le info sul video: "Esibizione degli OVERCHARGE al 5° South's Cheyenne dove hanno presentato 2 pezzi inediti." Cliccate play e sentitevi la canzone. Se poi siete così disgraziati da voler abbandonare la pagina, almeno pensate alle gnocche che ballano sulla pedana durante il brano. :P

venerdì 30 novembre 2007

Il diritto di uno scrittore


Sarò breve - questo porterà fraintendimenti, ma non ho molto tempo ora.

Non è una novità, la gente ama criticare. Se entriamo nell'ambito dei racconti, però, la cosa è più delicata. La tv è accessibile a tutti, e tutti si sentono pronti a criticare (in positivo o in negativo) un film. Ma chi è solito darsi alla lettura, sviluppa automaticamente un certo senso critico. Ma come ho già avuto modo di dire, qualsiasi sia il racconto scritto, qualcuno troverà qualcosa da criticare (in senso negativo, stavolta). E non rimane che rassegnarsi, perché in fondo il lettore vuole pur sentirsi soddisfatto dicendo ciò che non va. Se dicesse semplicemente "E' stupendissimo!!!!!!111uno" si sentirebbe uno po' stupido (e ne avrebbe motivo), ma soprattutto si sentirebbe insoddisfatto. E vabe', accontentiamolo e becchiamoci la critica.
Tuttavia... alcune volte arrivano critiche che non ti permettono, diciamocelo, di farti stare zitto. Queste sono...

Le critiche sulle scelte dell'autore

Spesso si tratta di cazzatelle, ma certi commenti fanno imbestialire. Esempio: "... Bella trama, personaggi ben caratterizzati, ma... i nomi sono assurdi. Presempio, quello lì, il nano, Grwornotshok, non mi suona per niente bene". D'accordo, il nome è assurdo, ma è assurdo anche fissarsi sul nome e dire: "Il romanzo fa schifo perché quel nome fa cagare." Ho preso come esempio un nome, ma è solo un esempio. Qualcuno può prendere tanti di questi elementi e dire: "Il romanzo fa cagare perché c'è un sacco di schifezza sparsa per tutte le pagine". Già è più ragionevole, ma sono del parere che la bellezza dei romanzi si trovi proprio nella varietà. Se tutti gli autori scrivessero allo stesso modo, eh, bella m**da.
Ci sono alcune scelte che l'autore compie, e che non devono essere discusse, sia perché pare inutile, sia perché non è "concesso". Da qui il corollario:

Se nel racconto è presente un elemento che si può riconoscere come "scelta dell'autore", non indispensabile ai fini dell'intero racconto, è vietato, dal punto di vista logico e morale, criticarlo e dargli importanza.

martedì 27 novembre 2007

Un salto a Napoli


Domenica non ho potuto postare il solito Svago domenicale perché ho fatto un salto a Napoli. Ci ero già stato quattro anni fa, ma mi ha fatto piacere tornarci - ho visto altre cose, e ho dovuto fare da interprete per degli amici americani, ma anche questo mi ha fatto piacere. ^^
Certo, ho camminato tantissimo, e a Spaccanapoli si stava stretti come sardine (la strada è stretta e lunghissima, come sapete, e potete vederla su google immagini, ma vi metto dopo una bella immagine presa e ridimensionata da wikipedia.)
Qui accanto, una statua al lato del portone del Palazzo Reale (perdonate l'ignoranza, ma non so chi sia il tipo, forse un Angiò? Boh). Nella foto completa ci sono io, sotto, che imito la posa, ma ho tagliato, ovviamente... XD
Il Palazzo Reale (lo scrivo colle maiuscole perché fa figo, ma dubito sia corretto) è stato costruito... bla bla bla, andate su wikipedia se volete informazioni. Dal mio punto di vista (capirai...), è proprio bello, da visitare. 4€ il biglietto, 2€ per gl'insegnanti, gratis se sei minorenne.

L'immagine dell'header è un pezzo di una foto (da me scattata, copyright fottiti!) della campagna Campania. Dato che tutti gli alberi erano gialli e rossi, ho tolto l'header innevato e ho sostituito con questo... Avevo anticipato un po' i tempi. :P

Mi è piaciuto proprio, il Palazzo (nell'immagine a fianco, parte dello Scalone Reale, e alè colle maiuscole fighe).
Immagino già il re (o la regina) che si sveglia, la domenica mattina, nella sua camera gigante (si noti che il centro di ogni stanza è pressoché vuoto, le stanze sono arredate con poltrone e divani e tavolini a ridosso delle pareti, e queste ultime sono ricoperte di tappezzeria, e dal soffitto pende, per ogni stanza, un lampadario mozzafiato...), il re quindi si sveglia nella sua camera e subito i sudditi ad aiutarlo, riverenti, e lui che fa: «Ebbasta, andate al diavolo!», perché il re si sveglia sempre incazzato, e i sudditi «Sì mio sire, perdono», e il re che va a lavarsi la faccia e scruta, dalla finestra, al di sopra del giardino della terrazza, il cielo del mattino. E tuona: «Dov'è il mio asciugamano? Perdio!» E via, si reca nella sua cappella personale, prega un po', quindi ha voglia di giocare a dadi o di farsi un giro per Napoli, mentre la moglie lo tradisce coll'amante...

Una veduta di Spaccanapoli; provate a pensarla piena di qualche migliaio di persone che guardano i presepi


P.S. Tutte le foto tranne l'ultima (Spaccanapoli di wikipedia) sono state scattate da me, e dato che tutto ciò che scrivo, fotografo, disegno e musico, pubblicato qui, mi appartiene, se provate a rubare vi faccio un culo (burocratico) così. :P Cia'

venerdì 23 novembre 2007

Diagnosi letteraria: Mondo senza fine, di Ken Follett


Avevo intitolato questo post "Analisi letteraria", ma mi sono reso conto che si tratta di una vera e propria diagnosi (queste tre giornate passate come "interprete medico" mi hanno fatto male :D).

Per questa diagnosi voglio porre l'attenzione su alcuni argomenti scottanti (trattati nel post precedente e in uno di Simone Navarra), ovvero l'(ab?)uso di aggettivi, sul "mostrare" e il raccontare.

Fortunatamente, non devo ricopiare il brano dal libro; è già su internet, tutto il primo capitolo (questo è link, dal sito della Mondadori).

Gwenda aveva otto anni, ma il buio non le faceva paura.
Quando aprì gli occhi non vide nulla, però non fu questo
a spaventarla. Sapeva di trovarsi al priorato di Kingsbridge,
nel lungo edificio di pietra chiamato ospitale, stesa a terra
su un giaciglio di paglia. Accanto a lei era sdraiata la madre;
dal tiepido profumo, Gwenda comprese che stava allattando
il piccolo, ancora senza nome. Vicino alla mamma
c’erano il papà e poi il fratello maggiore Philemon, di dodici
anni.
L’ospitale era affollato, e benché la bambina non riuscisse
a vedere le altre famiglie coricate sul pavimento, stipate come
pecore in un recinto, percepiva l’odore acre dei loro corpi
caldi. All’alba sarebbe stato Ognissanti, che quell’anno cadeva
di domenica e quindi era un giorno particolarmente benedetto.
La sera che lo precedeva, la vigilia, era un momento
pericoloso in cui gli spiriti maligni circolavano liberamente.
Al pari della famiglia di Gwenda, centinaia di persone erano
accorse a Kingsbridge dai villaggi vicini per trascorrere la festa
entro i confini consacrati del priorato e assistere all’alba
al servizio religioso.
Come tutte le persone di buonsenso, Gwenda temeva gli
spiriti maligni, ma ancor più la terrorizzava quel che avrebbe
dovuto fare durante la funzione.
Scrutò nell’oscurità cercando di non pensarci. Sapeva che
nella parete di fronte a lei c’era una finestra ad arco priva di
vetri – solo gli edifici più importanti avevano vetri alle fine-
stre –, con appena una tenda di lino a riparare dalla fredda
aria autunnale. Tuttavia non scorse alcun bagliore grigiastro
nel punto in cui doveva trovarsi l’apertura, e se ne rallegrò.
Sperava che il mattino tardasse ancora.
Non c’era nulla da vedere, ma molto da ascoltare. La paglia
che copriva il pavimento frusciava in continuazione,
ogni volta che la gente si agitava o cambiava posizione mentre
dormiva. Un bimbo si mise a piangere, forse svegliato da
un brutto sogno, e fu subito tranquillizzato da un affettuoso
bisbiglio. Di tanto in tanto qualcuno farfugliava una mezza
parola nel sonno. Da qualche parte arrivarono i rumori di
due persone che stavano facendo le cose che tutti i genitori
facevano ma di cui non parlavano mai, quello che Gwenda
chiamava “grugnire”, perché non sapeva come definirlo altrimenti.
[...e bla, bla, bla, cheppàlle!, dice ora qualcuno]

Non voglio essere noioso, quindi sarò breve.

L’ospitale era affollato, e benché la bambina non riuscisse
a vedere le altre famiglie coricate sul pavimento, 1. stipate come
pecore in un recinto, percepiva 2. l’odore acre dei loro corpi
caldi.

Come potete vedere, nel punto 1. c'è una similitudine, che per qualche motivo alla gente non piace, a meno che non sia originale e poetica (ci trovate qualcosa di poetico in "stipate come pecore in un recinto"? Io no, ma non vedo il problema, ha reso l'idea, il ragazzo). E poi il punto 2., due aggettivi per ciascun sostantivo (l'odore acre dei loro corpi caldi - se ti trovi nel medievo, sei un viandante e quindi non hai occasione di lavarti spesso, specie a novembre, e dormi in un'orgia, ti riscaldi e sudacchi: ovvio che puzzi! ma chìssene, non è un mio problema, mentre leggo colgo l'idea e dimentico le figure retoriche e tutto il resto).Ancora, il narratore fa un riassunto di ciò che è accaduto, di ciò che accadrà e di ciò che potrebbe accadere. Alterna anche un po' di "mostrare", ma è completamente fuori luogo, visto che non è un "mostrare" a 360°. In seguito (piccolo spoiler, ma irrilevante, visto che la quarta di copertina vi svela la trama fino a pag 30 o giù di lì), la bambina, Gwenda, figlia di un ladro (a cui hanno amputato la mano ecc... ecc..., insomma, Follett poteva far dire la storia del tipo direttamente dalle sue labbra, e non attraverso una digressione che non è manco un flashback, no?), ebbene sta bambina dovrà rubare un sacchetto di soldi.
Io al posto di Follett avrei tagliato tutto, fino al momento del furto, e riassunto in un bel dialogo in cui il padre (carogna) minaccia la figlia, ricordandole che se fallisce, oltre a darle tante sculacciate, le tagliano la mano come già è successo a lui, e via discorrendo.

Ma ce ne importa qualcosa? A me no, Follett non fa niente di veramente sbagliato, vende un casino, è felice, i suoi lettori sono felici, tutti son contenti. Certo, usa malamente la digressione e il riassunto, proprio laddove potrebbe evitare, ma va bene comunque, «noi gli vogliamo bene lo stesso».
Così penso. Vorrei proprio sapere qual è il vostro parere a riguardo.

martedì 20 novembre 2007

Sul "mostrare" e il raccontare

Piccola nota: nel post ho inserito immagini commentate, una cosa comune tra i blogger, ma che io vedo fare (e apprezzo molto) soprattutto in gamberi fantasy.
Come avevo già accennato qualche post fa, a qualcuno piace "mostrare", rimanendo nel capo della letteratura - tenetelo presente, questo è un dato importante affinché si distingua dal cinema.
Prendiamo come esempio un grande classico inimitabile; ecco un brano:

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia [ e bla bla bla...]
E tutto questo per dire che su una stradina di campagna, tra una collina e un
lago, passeggia un prete cagasotto che fra poco rischierà le mazzate. Eppure, alcuni decenni fa (ancora oggi, da qualche parte), lo facevano imparare a memoria, insieme a un altro brano, Addio monti...

Ora, un altro brano:
«Draghi.» Mollander si chinò a raccogliere da terra una mela av­vizzita e incominciò a passarsela da una mano all'altra.
«Lanciala in aria» esortò Alleras la Sfinge. Tolse una freccia dalla faretra e la incoccò.
«Mi piacerebbe vedere un drago.» Roone era il più giovane del gruppo, un ragazzo tarchiato cui mancava ancora un paio d'anni per raggiungere la virilità. «Mi piacerebbe proprio tanto.»
"E a me piacerebbe dormire tra le braccia di Rosey" pensò Pate. Si agitò inquieto sulla panca. Entro il mattino, la ragazza poteva essere sua. "La porterò lontano da Vecchia Città, attraverso il ma­re Stretto, fino a una delle città libere." Là non c'erano maestri, nessuno che lo potesse accusare

Tutt'e due i testi sono ottimi (il primo soprattutto), mi sembra naturale. Ciò che li differenzia, a parte gli anni e il genio del primo, è lo stile. Nel primo brano, la narrazione è così squisita, così bella, che ha reso famosa e gloriosa l'opera e il suo autore. Nel secondo brano, la narrazione è asciutta, concisa, spesso volgare e sempre ridotta al minimo indispensabile. Anche questo è bello, ma l'autore è così realista e allo stesso tempo neutro (ricordiamo il Verga), al punto che la sua opera viene spesso paragonata al cinema (mentre l'autore pensa solo a far soldi e di tutto il resto se ne frega). Il lettore, difatti, conosce solo i pensieri di pochi personaggi, e vive la storia cogli stessi, senza sapere cosa succede nel frattempo. In questo modo il narratore se la spassa, e l'autore è libero di prolungare la sua storia all'infinito senz'apparire estremamente aritificioso - leggasi "realista".
Potete qui vedere uno scrittore e un regista, ovvero due individui diversi

Personalmente, penso che sia il "mostrare" che il raccontare siano ottime tecniche narrative - anche se il raccontare non è una "tecnica", esiste da quando è nato il mondo e si è mantenuta per secoli, ed evidentemente un motivo c'è.

Va di moda, a quanto pare, il "mostrare". Molti lettori preferiscono questo modo di narrare, che comprende: assenza di fantasia, assenza di particolari spesso molto importanti per lo sviluppo della trama, o perlomeno per la facile comprensione del racconto, noia, se il succo succo del racconto fa schifo, e a fine lettura, sembra di aver letto un copione.

Il "mostrare" è invero un'ottima tecnica, se ben usata, e anche difficile, poiché bisognerebbe saper dire tutto in poche parole e lasciare il resto all'intelligenza del lettore. Ma, a mio parere, chi la usa deve avere un gran talento, deve saper saltare tutte quelle "buche" sopra elencate e, se possibile, dovrebbe dosare il "mostrare" col classico raccontare, in modo da avere un'ottima opera.

Per esempio, Dumas, nel Conte di Montecristo, si prolunga molto e spesso cade nella ripetizione (personalmente, questo romanzo mi piace moltissimo in ogni suo particolare), mentre nel ciclo dei moschettieri si lascia andare in una narrazione spedita, dialoghi botta-e-risposta, e via discorrendo.

Questo è, insomma, il mio parere a riguardo. Non tiro le somme, ma di sicuro non lascio nulla in sospeso. Grazie di avermi letto. :)

domenica 18 novembre 2007

Svago domenicale: 1812 Overture

Lo svago domenicale di oggi si trova nuovamente nell'ambito musicale. Una grande opera, da parte di un grande maestro: 1812 di Tchaikovsky. Commemora l'anno in cui le truppe di Napoleone hanno tentato la conquista della Russia, perdendo miseramente a causa del clima rigidissimo a cui non erano abituati, segnando così l'inizio della caduta di Napoleone.
Se avete voglia di sentirlo, buon ascolto! :)

giovedì 15 novembre 2007

Solecismi; sul non saper parlare e non curarsene


In un'antica città dell'odierna Turchia, Sòloi, i cittadini parlavano così male il greco, che così nacque la parola solecismo. O almeno, così sapevo. :)
In tv e non solo va di moda parlare come capre. In una frase sola ora proverò a raccogliere i molti orrori solitamente pronunciati:

«Ma Maria, davvero, io a lei non gli ho fatto niente! Se l'avrei saputo mica lo dicevo! Per favore, mi dai l'apparecchio che si parla?»

Inutile stare qui a commentare.
Non voglio stare qui a dire che in tv e nella vita di tutti i giorni nessuno sa parlare tranne una cerchia di prediletti cui il sottosritto fa parte - magari ne facessi parte. Il problema è che, nonostante tutto, si continua a commettere errori. Ma se la lingua ha delle regole, ben stabilite tanto tempo fa da filologi e compagnia bella (tutti colla barba: gli studiosi di tutto il mondo devono avere la barba, sennò non sono studiosi XD), perché ignorarle e farne di proprie? Non risulterebbe più facile parlare secondo le regole? Non ci capiremmo tutti meglio? Non si farebbero le guerre, non ci sarebbe la fame nel mondo ecc...

Conoscere le regole della lingua è essenziale per uno scrittore. Senza dubbio la creatività in sé, quella dell'anima, che uno ha dentro e basta, è la cosa più importante. Ma non ha senso avere tante belle idee e non saperle esporre. Mettiamo che Pincopallino ha in mente un motivetto che fischietta spesso, di sua invenzione. Vorrebbe metterlo sul pentagramma e suonarlo. Ma non sa suonare manco il campanello. Eh, questo è un bel problema. Che si fa?
Si studia.
La morfologia, la fonologia, il lessico, la sintassi, e tutte ste cose strane devono essere studiacchiate almeno un po'. Quanto basta per poter articolare un discorso, giusto, sbagliato, incoerente, ma privo di errori. Questo è importante.
E' una cosa bella, dopo tutto. Io personalmente rimango affascinato da tutta sta roba, sarà perché le ho dato un assaggio e ora ne ammiro la sterminatezza, la genialità...
Io sono pronto a scommettere 100 fanta€ che fra tutti gli scrittori attuali più importanti, solo qualcuno è un eccelso conoscitore della lingua. Tutti gli altri, inclusi i disgraziati come noi, conoscono le basi e giusto qualche altra cosa che impedisce di fare errori banali (scrivere "sì" affermazione e non "si", "un po' " e non "un pò", "affinché" e non "affinchè", "un'eco" femminile e non "un eco", usare bene pronomi et similia senza usare il "che" polivalente tanto amato dalla gente che ho sopra citato con un dialogo fittizio, e via discorrendo). E non parliamo dell'ètimo! del tipo "datemi retta" che deriva da "date mihi rectas aures", o da "oggi" che deriva da "hodie", "hoc" e "dies" e non si può dunque scrivere "quest'oggi" perché ridondante....

Non venite a dirmi che al paese vostro si dice in un certo modo e quindi in quello stesso modo ci si può permettere di scrivere, perché la lingua cambia, si evolve, e bla bla bla. Tanto tempo fa, verso il Rinascimento, c'erano degli studiosi (sempre quelli colla barba), che si misero d'accordo, e si stabilì una lingua letteraria che si differenziasse da quella del volgo, imponendo canoni precisi; è così difatti che noi possiamo più o meno capire testi di secoli fa.

Ora, sapendo che ognuno di noi è un caprone ignorante e che sa ben poco della propria lingua - rispetto a quanto c'è da sapere -, che ne dite se andiamo a darci tutti una ripassata dai libri dei primi due anni di scuola superiore? :D

P.S. Quasi (95%, va') tutti i miei "colleghi scrittori" scrivono come si deve, e sono felice di leggere quello che scrivono. Non tanto perché dicono cose belle, ma perché le dicono bene. Questo è l'importante. :)

L'immagine che ho affibbiato al post appartiene a un'opera di Memling. Quel demone nero è il solecismo, da evitare e maledire. L'angelo dalle candide vesti invece è l'azione benefica della grammatica.

domenica 11 novembre 2007

Svago domenicale: Kyrie Eleison


Apro la "rubrica" Svago domenicale. Oggi ho pensato alla messa di Requiem in re minore K 626. E' davvero bella, accidenti. E ha anche una "strana storia". Su wikipedia ho trovato alcune informazioni che sembrano più precise di quanto sapevo io... ^^:

Stendhal, in Vite di Haydn, Mozart e Metastasio (1815), parla di un anonimo committente che incarica Mozart, malato e caduto in miseria, di comporre in quattro settimane una messa da requiem, dietro compenso di cinquanta ducati.
Secondo l'ipotesi avanzata da Stendhal, Mozart tentò di scoprire chi fosse il misterioso committente, ma quando le forze cominciarono a mancargli per il duro lavoro, non riuscendo ad identificare l'uomo, si convinse che la messa che stava componendo sarebbe stato il requiem del suo funerale.
Inoltre, allo scadere delle quattro settimane l'uomo si presentò per ritirare la composizione, che però Mozart non aveva ancora completato. Così, nonostante i sospetti del musicista, gli offrì altri cinquanta ducati e altre quattro settimane di tempo: inutili, poiché Mozart morirà di febbre e insufficienza renale lasciando l'opera incompiuta.Moglie disgraziata! XD Ecco la parte che più preferisco del requiem, il Kyrie Eleison:



domenica 4 novembre 2007

Dogma Fantasy: un genere letterario con regole


Sul blog di Andrea D'Angelo qualcuno mi ha ricordato di come fosse "impossibile definire il Fantasy" [dentro limiti precisi]. Su Writers Magazine qualcuno ha detto che il Fantasy in generale è, per me, il Fantasy come dico io. Un po' ovunque, invece, spacciano robe strane per Fantasy, lavandosene le mani.
Dannazione, no! Ecco cos'è il Fantasy, secondo me, cercando di ragionare per gradi e con la logica.

Ogni genere letterario trova un suo esponente, che talvolta corrisponde al fondatore. Indubbiamente il Fantasy viene attribuito sempre e solo a John Ronald Reuel Tolkien. Alcuni rivendicano l'origine del genere attribuendola all'Ariosto o a Omero. Due cose sono certe, a questo punto: le opere dell'ariosto e le leggende di un autore che molto probabilmente non è esisito hanno in comune alcuni elementi: la guerra, l'onore, la magia o fattori diversamente reali, la ricerca e il viaggio, le creature mitiche.
Questi primi elementi sono propri del Fantasy, ma non bastano a definire il genere. Bisogna precisare che la magia, come spiega Tolkien in Sulle fiabe, non è quella scientifica, alchimistica, artificiosa, insomma non quella sovrannaturale, ma quella profonda.

Ora, è chiaro che il termine Fantasy è nato solo dopo. Cito ancora l'esimio Tolkien:
" La fantasia in questo senso [intesa come 'estraneazione dal Mondo Primario' e 'libertà dal dominio del «fatto» osservato'] è, a mio giudizio, non già una forma inferiore, bensì più elevata di Arte, anzi la forma più pura (o quasi pura) di essa, e pertanto, quando la si raggiunge, la più pregnante."
Se questo è l'aspetto essenziale della Fantasia, perché espresso dallo stesso Tolkien, che è indiscutibilmente l'esponente e creatore del Fantasy, vi è anche un altro aspetto; sembra che Tolkien abbia detto la sua su ciò che sarebbe potuto accadere in futuro:
" [...] la Fantasia troppo spesso resta sottosviluppata; ed è stata usata in maniera superficiale o solo semiseria, oppure come semplice belluria: resta mera «stravaganza». "
Non penso sia necessario commentare quest'ultima citazione.
Ora che si sono stabiliti alcuni "parametri", si può dire che Fantasy è ciò che segue queste regole. Tuttavia vi è ancora un elemento fondamentale, troppo spesso trascurato, che è probabilmente alla base del Fantasy classico. L'immaginazione completa, infatti, comprende l'utopia e l'ucronia. In Tolkien, infatti, vi è un altro mondo e consequenzialmente un'altra epoca. A mio parere, questa decisione, se così si può chiamare, è stata influenzata dall'aria romantica che aveva dominato fino alla metà dell'ottocento. I temi essenziali del romanticismo sono: la notte, il demonio (in senso lato: le creature oscure), la fuga dal mondo, in un altro posto e in un'altra epoca, spesso il medioevo dei cavalieri, l'età classica dei poeti, e il magico e lontano oriente.
Altri elementi, introdotti o riproposti da Tolkien, sono: la lealtà e la fratellanza di un gruppo, l'oppressione di un nemico malvagio e potente, il nuovo che rinasce dal passato, ecc...

Il genere però non può non evolversi. Gli autori fantasy moderni che più si sono attenuti al Fantasy classico possono essere Terry Brooks, Robert Ervin Howard, Robert Jordan, George Martin ecc... Terry Brooks e Robert Howard hanno ambientato i loro racconti rispettivamente in un lontano futuro e in un antichissimo passato, in modo da sfuggire al Mondo Primario pur rimanendovi. Robert Jordan si è distaccato completamente, creando un mondo e un'epoca diversa, così come George Martin che, al contrario di molti altri, pur attenendosi ai "canoni" riesce a dare alla magia in senso lato l'importanza che merita, celandola sotto un'atmosfera di mistero.
Stephen King, con la Torre Nera, si pone in una posizione ambigua. Pur variando in alcuni temi, però, si può definire fantasy: nel ciclo è costantemente presente la fratellanza, la ricerca, l'oppressione del nemico, il mondo e l'epoca alternativi, ecc...

Queste opere, a mio avviso, possono essere considerato Fantasy, poiché, pur variando leggermente dai parametri originari, vi si attengono più di altri, e possono costituire un punto di riferimento.
Molti ricorrono al Fantasy per i loro racconti; ma i racconti che presentano solo alcuni di questi elementi e ne escludono i "pilastri", a mio parere, non possono essere considerati fantasy. A questo punto entra in ballo il fantastico e il surreale, che non è di mia competenza.

Il Fantasy, dopo tutto, si può definire; costringerlo a tutti i costi in limiti stabiliti in base a questo ragionamento non è sbagliato, ma probabilmente ucciderebbe l'essenza propria del genere, che mira all'amore per la fantasia e alla libertà dal mondo reale.

sabato 3 novembre 2007

Catastrofe: Stili di narrazione predefiniti


Mi è capitato di assistere, in passato e ancora adesso, a una specie di catastrofe artistica. Si predilige lo stile narrativo asciutto, conciso, privo di troppi aggettivi, con frasi brevi e "ad effetto". Un esempio: Alan Altieri. Ci sa fare, eccome, ma ogni tanto, leggendo L'Eretico, mi veniva da ridere se pensavo a una caricatura di quella narrazione, così come dei personaggi - il viandante in nero, che dice sempre e solo cose enigmatiche, senza che si capisca nemmeno lui.
Ancora, i "lettori" oramai preferiscono parole semplici, volgari (in senso letterale, del volgo), e temi decadenti. Questo vogliono molti lettori. Si scrive "letteratura del '900" ma si pronuncia "decadenza".

Che fine ha fatto la "cornice"? Quella cornice che arricchiva la narrazione, la rendeva bella, un po' come mettere lo zucchero sul bordo del bicchiere di un cocktail. Non riduceva tutto a un copione, una sceneggiatura.
E, cosa orrenda, ho notato che i pochi che osano scrivere aggiugendo, per così dire, un fronzolo, vengono subito fucilati a parole. L'ultima volta ne abbiamo discusso su Writers Magazine, riguardo a un racconto di Matteo De Nardis. Si è trattato in reltà di un buono e genuino scambio di pareri, molto pacifici. Ma mi ha fatto riflettere sugli "estremismi" inconsci assunti da alcuni.
Secondo me è una catastrofe. Uno scrittore non è libero di scrivere come gli dice il cuore, perché qualcuno gl'impone di scrivere in un altro modo - dico impone in quanto uno che vuole migliorarsi "obbedisce" ai consigli.
Qualcuno può dire: no, sono semplicemente i lettori che preferiscono questo stile.
Non ci credo. Possibile? Se guardo i profili degli utenti di blogger quasi tutti hanno, tra i loro libri preferiti, Il signore degli anelli. E Tolkien è lo scrittore che fa più "cornice", probabilmente, descrivendo pure, oltre ai fiori, anche i funghi che crescono in quella particolare foresta.
In breve, sono del parere che molti scrittori diano retta dapprima ai lettori e dopo al loro cuore. Vi sembra giusto? Che razza di letteratura è? Su commissione? E come possiamo sperare di fare arte?

mercoledì 31 ottobre 2007

Halloween! :]

So che è una festa dalle origine pagane, e sono anche cosciente del fatto che in alcuni paesi qualche coraggioso osa vestirsi da imbecille. Però è una festività carina; insomma, è strano che il mondo celebri qualcosa di lugubre e lo estenda anche alla fascia protetta... XD E poi attorno ad Halloween ci sono così tante belle storie, e non amiamo tutti le storie? Non sono la cosa più bella del mondo?
Stasera, per "festeggiare" (si prepara sta cosa da almeno un mese), vado a una festa-concerto, più concerto che festa. Suoneranno alcuni amici... Ci sarà da pogare! Evvai! XD


Buona festa di Ognissanti. :D

Piccola nota: per alzare il livello culturale di questo post, ecco qualche informazione su Halloween (direttamente da Wikipedia XD):

Halloween (corrispondente alla vigilia della festa cristiana di Ognissanti) è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana ora tipicamente americana e canadese. Tuttavia le sue origini antichissime affondano nel più remoto passato delle tradizioni europee: viene fatta infatti risalire al 4000 a.C. quando le popolazioni tribali usavano dividere l'anno in due parti in base alla transumanza del bestiame. Nel periodo fra ottobre e novembre la terra si prepara all'inverno ed era necessario - allora come adesso - ricoverare il bestiame in luogo chiuso per garantirgli la sopravvivenza alla stagione fredda: è questo il periodo di Halloween.

Si celebra il 31 ottobre... ---> Pagina di Wikipedia con tutte le informazioni


martedì 30 ottobre 2007

Sul prequel di Harry Potter e il film di Beowulf


Direttamente da Fantasy Magazine, commento due articoli.

L'articolo principale, di Marina Lenti, riguarda la possibilità di un prequel del ciclo di HP, cui la Rowling
pensava già da tempo. Molti forse storcono il naso, ma non mi sembra una cattiva idea; il ciclo di Harry Potter piace(va) per due motivi: 1. E' una bella storia, piena di personaggi e particolari interessanti, 2. Lo stile della Rowling è semplice ma non sempliciotto - non bisogna trascurare la (credibile)
possibilità di un ottimo lavoro di revisione editoriale -, e ciò nonostante non cade proprio nella banalità, e a volte la Rowling sa essere anche maliziosa.
I pareri su HP, per quanto ho potuto constatare dall'inizio, sono sempre stati estremi. O piace molto o non piace per niente. Io sono del parere che, al contrario di molte altre opere, Harry Potter meriti la sua fama (ma la ricchezza...?). Insomma, non mi dispiacerebbe leggere un prequel. Così come non mi è dispiaciuto leggere Il Quidditch attraverso i secoli. :)

Il secondo articolo riguarda la versione cinematografica del Beowulf. Io ho avuto la fortuna di studiare l'opera, finanche nella lingua originale. E' stato girato in 3d col motion picture. Che dire, mi sembra abbastanza buona come idea. L'atmosfera della leggenda può essere resa meglio con qualcosa di "reale per riflesso", per così dire. Se il racconto nell'alto medioevo veniva recitato a voce, senza che l'auditorio avesse qualcosa di concreto su cui basarsi, anche la scelta del 3d mi

sembra ottima. D'altronde, la grafica non è affatto scarsa (ci mancherebbe!), e gli eventi, volutamente esagerati (come il cinema è solito fare), dal trailer non sembrano poi tanto falsati, rispetto all'opera originale.
Peccato, però, che addirittura la locandina (presumo, dunque, anche il film stesso) riporti Angelina Jolie versione Madre di Grendel. Hanno focalizzato l'attenzione della storia su di lei, a quanto pare. Peccato, visto che, come personaggio, è solo un pretesto per affermare la forza del cristiano Beowulf (il poema pagano dev'essere stato con ogni probabilità
cristianizzato dai monaci che lo ricopiavano, a mano).

mercoledì 24 ottobre 2007

Cosa sto scrivendo ora - I


In molti mi stanno chiedendo cosa sto scrivendo ora.
Sto scrivendo un romanzo.
Il titolo, per ora, è "Il ramo d'autunno - Cronache di uno Straniero". Aborro la parola "cronache" nei titoli dei romanzi fantasy, è segno di bassa qualità. Nel caso del mio romanzo, però, sarebbe perlomeno veritiera - perché, si noti, in tutti i romanzi in cui il titolo presenta un "cronache di", non v'è traccia di cronaca; si tratta sempre e solo di un romanzo normale, narrazione in terza persona, impersonale, ecc..., e usano "cronache di" tanto per, sembra figo. "Cronache del Mondo Emerso", "Cronache del ghiaccio e del fuoco" (versione italiana, però, si badi eh!), "Le Cronache" (una banalissima raccolta del ciclo di Dragonlance, di cui parlerò in seguito)
Per ora, comunque, lo lascio; magari attiro qualche editore... XD

Di che parla. Non sono mai bravo a spiegare la trama dei miei racconti, perché ho paura di renderli banali o di dire tutto. Quindi spiegherò a modo mio, vi piaccia o no. XD
E' una storia di destino, maledizione, riflessione, contemplazione e catarsi. Difficile dire se viene raggiunto tutto ciò - insomma, più no che sì.
Il protagonista, che narra la sua storia particolare, privato in un certo senso dell'animam comincia, da giovane, a fare il musicista per campare, con la Disgrazia sulla testa, portatagli da un lercio stregone. Viaggiando, diviene a tutti gli effetti uno Straniero. Insegue il Destino, che ha scritto il suo percorso; ma lo Straniero riesce a illudere il destino. Il suo viaggio lo porta a conoscere molte cose e molte persone, e apprende così come il mondo, la realtà e la vita siano un sogno che si può illudere. Nulla è vero, neanche la morte; solo la Verità.

Scrivo a ritmo sfrenato (per i miei tempi), ho foglietti di appunti tra le pagine di una vecchia copia dei Fiori del Male, e ho tutto pronto, rimane solo da scriverlo. Dal punto di vista "tecnico", il genere dovrebbe essere fantasy, l'ambientazione è medievale (però non, per carità, non medievale come i fantasy d'oltremare. Non sono un medievalista, ma certamente non credo di cadere nelle banalità di certi autori; cerco di rievocare al meglio il mondo dell'epoca rispecchiandolo in un'Utopia, servendomi dei testi di alcuni autori quali Huizinga ecc..., faccio quello che posso)

E' tutto. :D

lunedì 22 ottobre 2007

La coppa!

E' arrivato il premio!
Poco fa è arrivato il postino, un adorabile ometto di due metri, pelato, in blu, che ha suonato il campanello e ha chiesto: "Federico Russo? Devo lasciare un pacco, sono 22 euro, può firmare?"
Non gli ho fatto finire la frase che già stavo aprendo il portone. XD
Ecco il pacco:

Ecco l'attestato:
Ecco la coppa:

domenica 21 ottobre 2007

Freddo!


Si sa che, quando ci si trova con qualcuno e cala quel silenzio che di per sé non dà fastidio a nessuno, ma è ritenuto maleducato, bisogna parlare di qualcosa. E si parla del tempo, un argomento ottimo perché è visibile a tutti e non ti fa sembrare invadente.
A quanto pare la temperatura è calata improvvisamente. Bello! Non so voi, ma io amo il freddo, amo tutte le stagioni tranne l'estate. Piena di zanzare, caldo assassino, e invoglia all'ozio (ozio dalla connotazione moderna, non l'otium romano, che porta alla produzione artistica).
Il paesaggio è più bello, col freddo, e persino l'aria ha un buon profumo, di caminetti ecc...
Ricordo che quand'ero un pargolo, in autunno, a pranzo c'erano le castagne - prese da una soddisfacente raccolta nel bosco -, le si mettevano sulle fiamme del camino, di domenica, e la televisione mandava lineaverde (esisteva già a quel tempo! ed esiste tuttora! wow), e il tipo di lineaverde passeggiava sulle montagne, tra le merda di vacca e tra i salumi appesi in qualche casetta di legno - ovviamente andavano nei paesini del centro o nord Italia, ché a sud ci sono ben poche montagne o colline.
Penso però che a un po' tutti il freddo ricordi cose belle. No? :)