martedì 20 novembre 2007

Sul "mostrare" e il raccontare

Piccola nota: nel post ho inserito immagini commentate, una cosa comune tra i blogger, ma che io vedo fare (e apprezzo molto) soprattutto in gamberi fantasy.
Come avevo già accennato qualche post fa, a qualcuno piace "mostrare", rimanendo nel capo della letteratura - tenetelo presente, questo è un dato importante affinché si distingua dal cinema.
Prendiamo come esempio un grande classico inimitabile; ecco un brano:

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia [ e bla bla bla...]
E tutto questo per dire che su una stradina di campagna, tra una collina e un
lago, passeggia un prete cagasotto che fra poco rischierà le mazzate. Eppure, alcuni decenni fa (ancora oggi, da qualche parte), lo facevano imparare a memoria, insieme a un altro brano, Addio monti...

Ora, un altro brano:
«Draghi.» Mollander si chinò a raccogliere da terra una mela av­vizzita e incominciò a passarsela da una mano all'altra.
«Lanciala in aria» esortò Alleras la Sfinge. Tolse una freccia dalla faretra e la incoccò.
«Mi piacerebbe vedere un drago.» Roone era il più giovane del gruppo, un ragazzo tarchiato cui mancava ancora un paio d'anni per raggiungere la virilità. «Mi piacerebbe proprio tanto.»
"E a me piacerebbe dormire tra le braccia di Rosey" pensò Pate. Si agitò inquieto sulla panca. Entro il mattino, la ragazza poteva essere sua. "La porterò lontano da Vecchia Città, attraverso il ma­re Stretto, fino a una delle città libere." Là non c'erano maestri, nessuno che lo potesse accusare

Tutt'e due i testi sono ottimi (il primo soprattutto), mi sembra naturale. Ciò che li differenzia, a parte gli anni e il genio del primo, è lo stile. Nel primo brano, la narrazione è così squisita, così bella, che ha reso famosa e gloriosa l'opera e il suo autore. Nel secondo brano, la narrazione è asciutta, concisa, spesso volgare e sempre ridotta al minimo indispensabile. Anche questo è bello, ma l'autore è così realista e allo stesso tempo neutro (ricordiamo il Verga), al punto che la sua opera viene spesso paragonata al cinema (mentre l'autore pensa solo a far soldi e di tutto il resto se ne frega). Il lettore, difatti, conosce solo i pensieri di pochi personaggi, e vive la storia cogli stessi, senza sapere cosa succede nel frattempo. In questo modo il narratore se la spassa, e l'autore è libero di prolungare la sua storia all'infinito senz'apparire estremamente aritificioso - leggasi "realista".
Potete qui vedere uno scrittore e un regista, ovvero due individui diversi

Personalmente, penso che sia il "mostrare" che il raccontare siano ottime tecniche narrative - anche se il raccontare non è una "tecnica", esiste da quando è nato il mondo e si è mantenuta per secoli, ed evidentemente un motivo c'è.

Va di moda, a quanto pare, il "mostrare". Molti lettori preferiscono questo modo di narrare, che comprende: assenza di fantasia, assenza di particolari spesso molto importanti per lo sviluppo della trama, o perlomeno per la facile comprensione del racconto, noia, se il succo succo del racconto fa schifo, e a fine lettura, sembra di aver letto un copione.

Il "mostrare" è invero un'ottima tecnica, se ben usata, e anche difficile, poiché bisognerebbe saper dire tutto in poche parole e lasciare il resto all'intelligenza del lettore. Ma, a mio parere, chi la usa deve avere un gran talento, deve saper saltare tutte quelle "buche" sopra elencate e, se possibile, dovrebbe dosare il "mostrare" col classico raccontare, in modo da avere un'ottima opera.

Per esempio, Dumas, nel Conte di Montecristo, si prolunga molto e spesso cade nella ripetizione (personalmente, questo romanzo mi piace moltissimo in ogni suo particolare), mentre nel ciclo dei moschettieri si lascia andare in una narrazione spedita, dialoghi botta-e-risposta, e via discorrendo.

Questo è, insomma, il mio parere a riguardo. Non tiro le somme, ma di sicuro non lascio nulla in sospeso. Grazie di avermi letto. :)

22 commenti:

Gloutchov ha detto...

Penso che l'uso di un metodo o dell'altro debba essere scelto a seconda della storia che si vuole raccontare. Se la storia deve essere serrata, rapida, incalzante, allora il mostrare riesce meglio. Altrimenti è molto più efficace il raccontare, perché permette l'immersione completa da parte del lettore.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Sicuramente, ma se devo essere sincero non credo sia indispensabile. Perché la storia dovrebbe essere "serrata, rapida, incalzante" anche con uno stile "classico", no? Insomma, non è detto che il "mostrare" sia più incalzante del raccontare, oppure potrebbero esserlo entrambi, o nessuno dei due. O no?

Rossogeranio Greta ha detto...

Il cinema, lo depenno immediatamente.
Piu’ che settima Arte, direi il feticcio della nostra vulnerabilità.
La pellicola ci riporta a nostra insaputa a tutte quelle immagini che non sappiamo o vogliamo portare avanti.
Per indolenza, infingardaggine, abulia, paura e ignoranza.
Fantasie, sogni, figure proiettate hanno tutte un’unica caratteristica.
La distanza da noi.
Da qui la perversione del simulacro: va bene tutto quello che non possiamo avere.( Si va’ al concetto di voyeurismo ma non voglio allargarmi, qui).
Così ci troviamo a correre verso la luce fredda della nostra introversione, accomodati sulle poltroncine a videoamare delle storie e dei protagonisti che consumano squagliandosi davanti a un nastro magnetico.
Il cinema non si da mai veramente e fomenta affabulazioni in un bricolage resettato per il pubblico, i sui sentimenti e le aspettative.
Ecco perché sazia gli occhi, ma non il cuore e il cervello.
Non lo fa da tempo, insomma. I grandi Maestri sono dipartiti.
La narrazione è un colloquio di punta e fonte inesauribile di aspirazione in uno spettacolo degno di essere chiamato tale.
Libero, mobile, fantastico.
Poi ognuno puo’ scrivere ciò che vuole.Nel parallelepipedo di discorsi serrati e lenti, incalzanti o molli.Che importa?
Non c'è mercificazione: è Arte, pura aurea parola!
Ciao: non ti pubblico l’intervento sul blog perchè così ho scelto. cmq grazie. Greta

Gamberetta ha detto...

Stai facendo un po’ confusione. Il fatto di mantenere uno stile neutro o no, o di concedersi o meno il “lusso” di entrare nella testa dei personaggi non è legato al raccontare o al mostrare.
Così come ci si può sbrodolare nel mostrare ed essere essenziali nel raccontare (anzi, uno dei pochi pregi del raccontare è il fatto che permetta di essere molti più asciutti rispetto al mostrare).

Il fatto che il mostrare si sia affermato solo di recente è dovuto al fatto che non è intuitivo capire che, in generale, mostrare è uno stile più efficace di raccontare. Così come non è intuitivo immaginarsi la terra sferica, ma in realtà lo è.
Mostrare è più efficace perché nella testa del lettore è sempre un mostrare. Anche quando si racconta, nel cervello nascono immagini. Ora la vecchia favoletta vuole che lasciare all’immaginazione del lettore sia una buona cosa, ma non è così, è una stupidaggine.
Se il lettore fosse in grado d’immaginare da solo non butterebbe i soldi a leggere (e tanto meno a leggere fantasy). Il lettore paga proprio perché lo scrittore gli presti un po’ della sua fantasia.
Dunque due strade: lasciare che il lettore crei la sua fantasia, oppure dirgli noi cosa deve immaginarsi. E così occorre fare, perché il lettore ha pagato per questo.
Inoltre è anche la ragione per la quale il raccontare annoia molto di più che non il mostrare: dovendo il lettore di continuo usare la sua fantasia per sopperire alla pigrizia o all’incapacità dello scrittore, si stanca. Invece quando le scene sono mostrate fa molta meno fatica, e si gode lo spettacolo.

Quando usare il raccontare o il mostrare. Si potrebbe parlarne per ore, ma nella narrativa di genere ormai c’è un divisione piuttosto chiara: il noioso, il ripetitivo, il necessario ma poco entusiasmante richiede il raccontare, tutto il resto il mostrare.
Per esempio, una storia che abbia per protagonista un chirurgo. Passa due ore a scartabellare tra le cartelle cliniche dei suoi pazienti, attività noiosa e ripetitiva. Mostrare cartella dopo cartella sarebbe uno strazio, perciò è corretto scrivere: “Il dottore trascorse due ore a frugare tra gli schedari, finché non trovò la cartella del signor Pino”.
Adesso il dottore deve operare d’urgenza, altre due ore almeno, prima che la parte difficile dell’operazione sia conclusa e possa passare la mano a qualche assistente. Operazione d’urgenza: questo non è noioso, non è ripetitivo, ed è entusiasmante, perciò mostrare!
E infatti il lettore non vede l’ora di leggere del sangue che schizza da tutte le parti, dell’infermiere che urla, del bisturi che scende un po’ troppo in profondità e rischia di far più danni che benefici; il sudore sulla fronte del dottore, la madre del tizio sotto i ferri che piange in sala d’attesa, il battito cardiaco che si fa sempre più flebile e così via.
Di contro, raccontare: “Il dottore operò Mario al cervello. L’operazione si concluse con successo”, non solo è brutto, ma per la sensibilità moderna è quasi ridicolo.

@greta. Affascinante. Se riesci a riscriverlo in italiano magari riesco a capire cosa c’è scritto.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Ciao Greta. :) Come non concordare con te? Non oso però sbilanciarmi molto sul cinema. Io stesso guardo solo ciò che mi piace, ed eslcudendo tutto il resto - che, seppur viene imposto, io evito senza problemi - non sarei in grado di essere neutro, per così dire. :)

@Gamberetta, forse non sono stato chiaro nel post. In pratica, io affermavo più o meno il contrario: mostrare può essere riduttivo, il raccontare invece più preciso (ridondante, magari) e più prolisso. Dire che il cielo è nero, a mio parere, può essere sufficiente ma riduttivo. Un'altra cosa sarebbe dire che era "nero come i corvi che, in quel momento, stavano appollaiati sui rami spogli di un albero ["secco"? ridondanza!], sul ciglio della strada maestra, percorsa dai nostri tristi eroi" (perdona i luoghi comuni e tutto il resto, è solo un esempio XD).

Per quanto riguarda il "quando", sì, è vero. E' come sostieni, è vero. Non ho mai detto il contrario. :)

Federico Russo "Taotor" ha detto...

P.S. @gamberetta, non farmi scappare i visitatori dal blog, ti prego...! XD

Gamberetta ha detto...

Infatti fai confusione. Il raccontare nove volte su dieci è più sintetico del mostrare.

“Tizio alzò gli occhi. Il cielo era nero, tranne che per qualche rara stella.” (questo è mostrare)
“Tizio alzò gli occhi. Il cielo era nero, dello stesso colore dei corvi che gli facevano corteo lungo la strada, appollaiati sui rami secchi degli alberi. Le stelle sembravano i loro occhi ardenti.” (questo è ancora mostrare)
“Era una notte stellata.” (questo è raccontare)

Rossogeranio Greta ha detto...

Detesto il sintetismo poiché lo ritengo superficiale.
In arte e non solo.
Considerando l’aspetto totalizzante dei contenuti, scrivere non è altro che una scepsi, l’istinto che si perde tra le righe, per alienarsi e ricomporsi in frammentarie bramosie prosaiche. Ricostituendo quindi uno stato enigmatico doppio condotto dalla fantasia che diffonde interrogazioni ad ogni verso, il plausibile contiguo fittizio, il desiderio equiparato alla ragione.
Non a caso io esercito di Senso e il Sentimento.
Una sensibilità come vergine d’esca, che prestandole adito in “scure acque” notturne, descrive alla fine discinti misteri muliebri orecchianti, retinici e consci.
Per me la narrazione è terapia,dalla quale magari i lettori, vorrebbe avere maggiori autorevoli garanzie.
Ma io sono così.
Mi strafaccio di parole antiche e nuove saltellando lungo argini che solcano il lento fluire di una sensualità appartata, che sfiora appena la realtà virtuale,della quale so poco e nemmeno mi attrae.
La scrittura è una prova di Luce, anche al buio.

Per Gambetta rispondo che tutti posso essere scrittori senza di fatto scrivere niente.
L’artificialità sta nel fatto che (quasi sempre) si scrive per gli altri, perché il lettore 8come dici tu, orrore!) “ha pagato.”
Si condivide il "contatto" stabilito e lo spazio coabitato, in una sola dozzinale solitudine, che io chiamo camera isobarica.
Si proponi in questo caso al consumatore, facendo regredire all'unilateralità affabulatoria quella possibilità d'auto-fantasia comunicante in una relazione scritta, parlata, copulata che sia...
Difficile leggere "in tiro", essendo presenti oramai ovunque dei momenti di voyage più o meno impressi, che espliciti.
Il potere della penna, nell’indescrivibile nitidezza e finezza dei dettagli, non accosta poi così tanto il pensiero del lettore all’organo, al fulcro, al mezzo dei sentori superiori.
Qualcuno suggerisce che s’intende meglio quello che non si cerca, che si riceve senza chiedere e si concede senza alcun comando.
E’ l’istinto di non relazione che abbraccia una vasta scala di forme sconosciute.
La piattezza di certe letture è l’aspetto più inquietante.

Come un gioco tra bambini, sono disposta ad accettare ciascuna delle opzioni inverse e opposte se compiuta con il buon animo.In tal caso qualcosa ne viene fuori:Sangue Razza Temperamento.
Io… destrutturata come sono, non riesco davvero a farmi comprendere in questo mondo impacchettato al quadrato.
Buona giornata a tutti,
Greta

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Mi viene spontaneo dire che, sintesi o prolissità, è sempre questione di gusti. Io apprezzo ogni tipo di "stile", perché lo "stile" adottato in un romanzo è la scelta dell'autore, non del lettore.

"L’artificialità sta nel fatto che (quasi sempre) si scrive per gli altri, perché il lettore (come dici tu, orrore!) “ha pagato.”"

Non hai tutti i torti. E' un problema ma è anche una necessità... Penso che ci scriverò un post, a breve. :)

P.S. Mi fa molto piacere che si discuta (come dice Simone, così sembra un blog serio ^^), soprattutto quando leggo pareri intelligenti. Però volemose bene, gente. XD

Gamberetta ha detto...

@greta. Quale sarebbe l’orrore (cosmico?) del pagare? Anche se non c’è scambio di denaro, quando un lettore prende in mano un libro sta dedicando all’autore una bella fetta del suo prezioso tempo. In quelle ore il lettore potrebbe masturbarsi o fissare il soffitto (tanto per citare due attività alla portata di tutti in quasi tutte le situazioni), dunque un qualunque libro dev’essere almeno più interessate, emozionante o coinvolgente di masturbarsi e fissare il soffitto.
Se un libro è noioso (per esempio per un eccesso molesto nel raccontare), non raggiunge il livello minimo di cui sopra e sarebbe stato meglio se non fosse mai stato pubblicato. Corollario, l’autore dovrebbe cercare l’indirizzo di qualche scuola per fantini.

Per il resto non so come risponderti perché non ho capito un emerito tubo di quel che hai scritto. Non escludo la possibilità che sia scema io o tu sia “destrutturata”, qualunque cosa ciò voglia dire, anche se ho l’impressione che tu faccia apposta a scrivere in tale maniera astrusa. Se questo è il caso, ti ricordo cosa disse Calvino:
“Perciò dove trionfa l'antilingua - l'italiano di chi non sa dire "ho fatto" ma deve dire "ho effettuato" - la lingua viene uccisa.”
L’italiano già sta maluccio, se eviti di cercare di accopparlo a ogni post, penso te ne sarà grato. E anch’io. Grazie.

@federico. Io non mi stavo sbilanciando se sia meglio essere prolissi o sintetici, almeno non in questo caso, facevo solo notare che una scena raccontata nella buona parte dei casi “occupa” molte meno parole della stessa scena mostrata. Che è appunto il vantaggio del raccontare. Per tornare all’esempio del dottore, il raccontare “funziona” perché posso riassumere due ore di noia in una frase, se invece mi metto a raccontare per cinque pagine, tanto sarebbe valso mostrare! E anche in questo caso, la scuola per fantini accetta iscrizioni.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Difatti ho scritto che non mi sbilancio per quanto riguarda il cinema. Per il resto, concordo. Perché in pratica abbiamo raggiunto il compromesso! Usare il raccontare al posto del mostrare e viceversa, solo quando serve. :D Vado di fretta, ma appena posso aggiungerò dell'altro, perché non sempre è facile capire quando serve e quando no (mi spiego: non sempre la situazione è facile come quella esposta da te, gamberetta.)

AndreMiglio ha detto...

Al diavolo i papiri! Questi commenti sono vere e proprie Enciclopedie!
Io sono umile, modesto, ma ammetto i miei limiti "limitati" e dico solo che mi sono fatto truffare dal primo che passava, così non ho potuto commentare il blog! Sgrunt!
Ah, se ti arriva una e-mail dall'indirizzo personaggi_anonimi@hotmail.it ... be' sono io!

Rossogeranio Greta ha detto...

Concludo e non torno.
Anche per me si fa sempre più difficile seguire gli scritti elucubrativi, sovente impressi in tenzoni filosofici o comunque elettroshockkati da vecchi reperti di qualche stantio illuminato bellico (es. Calvino).
Per indole e natura mi sono sempre sottratta da ogni tipo di addomesticamento, inteso come muffa bibliotecaria annessi & connessi.
Quel niente che so l’ho voluto io, non mi è venuto in tasca per frequenze.
Se qualche volta è successo ho sputato così forte da rodere scaffali e libri e come la scienza ovunque insegna, ogni infestazione può avere un’azione degna e definitiva.

Ognuno si conservi il proprio pensiero. Con la sua integrità, il suo sangue, il suo magnetismo, il suo alito fomentato che sibila approdando prepotentemente con il collo eretto e la mano diritta. E’ il condotto funzionante di una popolazione vivente. E’ poi difficile capirne dove finisce la Creatività e dove inizia la finzione, quali sono gli equi confini. Si continua a scribacchiare in un’atmosfera povera d’ossigeno, lercia d’insegnamenti pilotati (lingua italiana? sorrido), che distruggono l’estro naturale.
L’imprinting annulla tutti i geni ed è sempre “critico”, tanto che finisce per farsi leccare da menti e penne baldracche.
Si sta “imparando" molto bene...
Ah, per fortuna ho scelto di non esistere, per fortuna, non esisto.
Buon proseguimento a tutti…Greta

Gamberetta ha detto...

@federico. Ops... forse ho fatto davvero andar via Greta! Peccato! Più tardi ti cerco sul web qualche generatore casuale di parole, così la sostituisci egregiamente!

Per il mostrare e raccontare, non è così difficile nella buona parte dei casi capire quando una parte è necessaria ma noiosa e dunque si deve raccontarla. Basta avere l’umiltà di mettersi nei panni del lettore. Certo se si vuol fare l’intellettuale con la puzza sotto al naso, quello che dice: “A me la violenza annoia!”, allora sì, nascono problemi.
In un racconto fantastico azione / sesso / violenza / bizzarro / strano / orribile / morboso / ripugnante / depravato / pruriginoso / ecc. vanno sempre mostrati. Invece si possono tagliare senza problemi tutti quei viaggi da un capo all’altro dei continenti dove non succede mai niente.
E se si è nel dubbio si mostra, non ci vuole niente a tagliare o raccontare in un secondo tempo, se ci si accorge di aver sbagliato, mentre trasformare delle scene raccontate in mostrate non è così semplice.

AndreMiglio ha detto...

Che dire?
Ci sono un sacco di autori che scelgono di rappresentare il sangue come una droga, un'ossessione.
Beh, cari autori, abbiamo i tappi per le orecchie, eh?
Già, quello si chiama "essere serial killer" e lo disapproviamo un po' ovunque.
Il sangue non può essere rappresentato come una droga per semplici mortali come noi! Diamine!
Certo, se il personaggio è un vampiro è tutto okay!
Se il protagonista è il Cavaliere di Sangue(personaggioi da me creato; indossa un'armatura con sfumature rosse e l'unica cosa che rimane del suo corpo è un ammasso inconsistente di sangue che si alimenta traendo energie dal sangue che bagna la sua lama) non ci sono problemi!
I viaggi sono una parte essenziale del racconto! Insomma, pretendete forse che il personaggio se ne stia fermo dov è oppure vada alla ricerca di avventure.
" Arrivai dopo pochi giorni nel Thar..."(esempio). Eh? Come? Dove? Scusa ma come c**zo ci sei arrivato? Barca? Aereo? Cavallo?
E non t'è proprio successo niente per il tragitto? Nemmeno un pic-nic con nonna papera?

Xd...

Federico Russo "Taotor" ha detto...

@andremiglio: bentornato! E' vero, in un racconto mi dilungai un po' troppo (mezza paginetta 15x22) sullo spiegare a grandi linee come si articolava il viaggio di un mercante (condizioni atmosferiche, cambiamento del paesaggio, esigenze del viaggiatore), e il mio "beta-lettore" aveva consigliato (ordinato) di eliminare tutto. Però è una componente quasi nostalgica, che amo leggere e scrivere.

@greta, mi dispiace se l'influenza di gamberetta ti abbia fatto passare la voglia di restare... XD Mi piace il tuo modo di pensare. Ti aspetto ;)

@gamberetta, hai un incredibile potere... XD Sono assolutamente contro la sfrenata libertà di pensiero e parola nel mio blog, ma non dici boiate, e soprattutto quello che dici, lo dici bene (come anche gli altri), e questo è l'unica cosa importante.^^
P.S. Masturbarsi fa svagare, ma fissare il soffitto... Mi fai pensare: o metto nel blog, da un lato, una bella immagine di un soffitto (umidità inclusa), o vari video porno random. O entrambi? Accetto consigli.

P.P.S. Torno da 4 ore di traduzione per un chiropratico hawaiano e un'ora di riunione Gifra, non mangio da mezzogiorno, se ho fatto qualche errore, al diavolo, chìssene, tollerate e basta. Tanto, io qui sono il capo. XD

Carraronan ha detto...

Il tuo Duca ti dà l'ok per l'opzione porno.
Il Porno è la più elevata e poetica espressione della Libertà.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Sì, mio nobile duca, ogni vostro ok è un vero e proprio ordine per me. Provvederò al più presto a inserire - il Rifugio di Taotor, hot version.

Chi ha voglia di commentare seriamente, faccia pure. Questa è solo una pausa cazzeggio. :]

Gamberetta ha detto...

@federico. Non c’è dicotomia (paroloni +1, ne dici dieci e sali di livello) tra il soffitto e i video porno, basta proiettare i video porno sul soffitto! ^_^

Federico Russo "Taotor" ha detto...

@Gamberetta, sei un genio!! XD

AndreMiglio ha detto...

Poco ma vero!
Con la hot version attirerai un sacco di guardoni nel tuo rifugio!
Io non vedo l'ora.

P.S. masturbarsi è bello. Ma andateci PIANO! Chè poi da grandi non vi divertite più Ah!AH!AH!(impotenti)...

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Io sapevo che tutte quelle storie erano scienficamente balle, e che come pratica non può far che bene. Bah. Purtroppo il mio blog è accessibile anche da parte dei più piccoli, quindi se proprio avete voglia di porno, andate su youporn.com e via. :P