venerdì 19 dicembre 2014

Rant | Sui lit blog prezzolati

Nella serie tv Community, in certi episodi compaiono alcune brevi gag che ritraggono Leonard, un vecchio pazzoide, che fa delle recensioni di cibo su Youtube riguardo a patatine o pizze surgelate.
Di per sé è già molto divertente, perché in pratica recensisce prodotti presi al discount, accessibili a tutti e la cui recensione non è granché utile. La cosa più divertente è che i pareri di Leonard sono positivi e banalissimi. Le patatine sono croccanti e salate, della pizza apprezza il formaggio. Cose del genere. Ecco un esempio (se state leggendo questo post tipo dal 2015 in poi, il link probabilmente non sarà più valido: cercate "Leonard's food review").
Ora tenete un attimo da parte il simpatico vecchio Leonard. Lo riprenderemo tra un minuto - avrete già capito dove voglio andare a parare, lo so.
Il pubblico maschile lo ignora, ma l'internet è pieno - Youtube soprattutto - di ragazze (e ragazzi) con dei propri canali/pagine/blog in cui parlano di make up: chi fa tutorial, chi fa sistematiche recensioni di rossetti, ombretti, matite per occhi, ciglia finte, creme viso, bagnoschiuma, shampoo ecc. Alcune di queste persone riescono a ottenere migliaia di visualizzazioni sul tubo, e ciò permette due cose: 1. Guadagnare visibilità per sé in maniera tale da risultare appetibile ad aziende che possono usarti come testimonial o per altre cose, tipo assumerti; 2. Guadagnare attraverso le visualizzazioni.
Guadagnare con Youtube è difficile. Non ci si sveglia la mattina e si decide di far soldi coi video sul tubo. Il guadagno può diventare notevole nel momento in cui si raggiunge il centinaio di migliaia di visualizzazioni, e ciò richiede un impegno assurdo, una dedizione pressoché completa alla condivisione sui social, uno spremersi di meningi per produrre contenuti originali e interessanti. C'è chi riesce a "impegnarsi di meno" coi reality vlog, raccontando cosa ha mangiato a pranzo e dove andrà in vacanza a Natale.
In ogni caso, il tempo richiesto è immane, è un lavoro full time che prevede ideazione, creazione, montaggio, diffusione, programmazione nel tempo per garantire una sistematicità per mantenere gli utenti iscritti, ecc. È un lavoro vero e proprio, le scadenze e il numero delle visualizzazioni mettono ansia e i commenti degli haters possono rovinarti la vita - le persone sanno essere davvero meschine.
Perché racconto tutta questa tragedia?
Perché mi piace drammatizzare.
Torniamo a noi. Come i/le suddetti/e vlogger, esistono gli equivalenti letterari, anche se molto più di nicchia.
Ora, io non frequento questi blog, perché quelli che frequento costantemente non seguono una politica come quella delle fashion blogger. Per esempio, Tapiro sul suo blog pubblica la roba che ritiene interessante, spesso roba poco conosciuta o demodé, e pubblica più o meno quando gli pare. Ho preso lui come esempio, anche se in effetti segue una linea ben precisa ("una vetrina di libri curiosi"), ma seguo anche altri blog (per esesempio Il sociopatico) che ritengo interessanti al di là delle scelte tematiche o della sistematicità con cui postano (sono iscritto via mail), semplicemente perché mi interessa il loro punto di vista o anche solo mi piace come scrivono.
Adesso vi racconto un fatterello che unirà tutto questo pastrocchio di Leonard con le pizze congelate, fashion blogger, literary blog e Tapiro.
Dovevamo cercare un libro da regalare a un amico di famiglia. La mia prima proposta era di regalargli qualche ebook, giacché possiede un eReader (l'emozione di aprire un regalo digitale non è inferiore a quella di scartarne uno materiale: grazie a dio le wishlist di Amazon e simili risolvono il problema dei regali ben impacchettati ma sgraditi che costringono a sorrisi finti come banconote da un euro; e poi chiedete ai gamer se preferiscono un paio di calze o un regalo da Steam).
Ho cercato informazioni su quale romanzo fosse più indicato come regalo, nel periodo di Natale. In teoria doveva essere semplice come pescare con le bombe. Del tipo bestseller assicurati, non per forza premi Pulitzer, bastavano anche solo letture abbastanza buone da spenderci qualche ora. Persino roba scarsa-ma-famosa-di-cui-tutti-parlano.
Mi sono imbattuto in blog che non pensavo esistessero. Blog che seguono dinamiche come quelle delle fashion blogger. Dovete sapere, infatti, che alcune fashion blogger che diventano abbastanza popolari ricevono regali da parte delle case produttrici, così da poterne fare la video-recensione ("purché se ne parli"), e meccanismi psicologici elementari come la dissonanza cognitiva portano inevitabilmente a far parlare più o meno bene del prodotto. "Beh, me l'hanno regalato, come minimo ne parlo bene per ricambiare il favore".
A quanto pare funziona anche con le case editrici che inviano i romanzi a blogger di questo tipo.
Trovo un romanzo su un blog, la copertina è carinissima, piuttosto natalizia, la recensione del blogger è positiva, anzi, di più. Ok, gliel'ha mandato la casa editrice, ma se dice che è bello, mi fido. Magari lo scarico, vedo di che si tratta, se è carino lo vado a comprare e lo si regala. Scorro i post. La dinamica è più o meno la stessa. Il blogger dice apertamente di essere stato felice di aver ricevuto il pacco, e la casa editrice X è come sempre gentilissima. Scorro i post, le recensioni dei romanzi ricevuti gratis non hanno valutazioni inferiori a 4/5. Che è come quando mi invitano a pranzo e se il pasto è insipido e mi chiedono com'è dico che ha un gusto delicato, se è salato dico che è molto saporito.
Non condanno la casa editrice: regalano il libro, fanno il loro lavoro, non costringono a fare una recensione positiva. Non condanno tanto neanche il blogger: magari gli/le è piaciuto veramente, magari si beve qualsiasi scemenza di romanzo e non dà voti esagerati per gentilezza.
Ma io qui devo fare un regalo e non posso fidarmi di queste recensioni, abbiate pazienza. E Google mi sforna blog simili, persino di lit-blogger wannabe che parlano bene di romanzi perché vogliono riceverne gratis anche loro, un giorno (che meccanismo morboso).
Per farla breve, alla fine non abbiamo regalato alcun libro, ma abbiamo ripiegato su accessori/abbigliamento. Contenti, lit-blogger? Le recensioni buoniste e approssimative non sono di alcun aiuto, e mi avete dissuaso dal finanziare una casa editrice (molto probabilmente qualche Mondadori o Feltrinelli).
E tu, utente che hai letto fino a questo punto, diffida di ciò che scrivono i blogger, me per primo. Come ho avuto modo di dire altrove, è difficile scrivere una vera recensione, e sicuramente c'è qualcosa che non va se il parere su un'opera è (al di là del fatto che sia stato regalata da una casa editrice) totalmente positivo senza che vengano forniti particolari a sostegno di questa tesi.
Come fare allora a smascherare recensioni inaffidabili? Mettiamola così. Se più che una recensione sembra una televendita, allora è fasulla o di scarsa utilità. Se si concentra solo sulla sinossi, la esalta, e non dice nulla su come viene sviluppata la storia, sui personaggi, sullo stile ecc., allora è fasulla o di scarsa utilità. Se si fa riferimento a cultura/arte/filosofia/ecc. in maniera grandiosa che puzza di aria fritta, allora è fasulla o di scarsa utilità.
Per Natale fatevi un regalo: prendetevi qualche bel romanzo, meglio se in ebook (spendi di meno, leggi di più). Prima però leggetene l'estratto gratuito, si capisce molto già dalle prime pagine. Se avete ancora dubbi cercate recensioni su Google, e siate critici, usate il buon senso.
Se nulla di ciò vi convince, lasciate perdere e andate a comprarvi un bel salamone.


Buon Natale!

[EDIT 9/01/2015: Nei commenti a questo post c'è della roba interessante, consiglio di leggerli; Tapiro inoltre ha scritto un commento così lungo da meritare un post a parte, qui il link per leggerlo.]

mercoledì 10 dicembre 2014

Impressioni | Unlocked: An Oral History of Haden's Syndrome, di John Scalzi

john scalzi unlocked lock in haden syndromeCirca un anno fa parlai di Scalzi per la sua opera principale, Old man's war, che è stato poi tradotto e pubblicato da Gargoyle (stessa casa editrice che ha pubblicato Abercrombie, e ciò promette bene!), insieme al seguito.
Le mie impressioni erano positive¹. Scalzi è(ra) un autore piuttosto bravo, con uno stile abbastanza asciutto seppur sempre nella "cornice" della fantascienza (che non eccelle di certo per stile, o comunque non spesso), un narratore divertente che sa fare ironia anche del classico infodumpone sci-fi, immancabile.
Da allora non ho più seguito Scalzi. Avrei continuato volentieri la serie principale, ma tra i mille impegni ho preferito dare la priorità ad autori che ancora non avevo letto. Nel frattempo ho assistito su internet al successo dell'autore, e ho pensato di riscoprirlo con l'ultima opera.
Chiarimento: Unlocked è una novellette che introduce al romanzo Lock in. Questo non lo sapevo, l'ho scoperto perché nel file di Unlocked ci sono i primi due capitoli di Lock in. E mi sono state chiare un paio di cose.
Unlocked è la versione fantascientifica di World War Z, ma neanche più di tanto. La storia è narrata attraverso un report fittizio in cui confluiscono le dichiarazioni di diversi personaggi che hanno vissuto l'esperienza della "chiusura" causata da una strana malattia virale, impossibile da debellare, che o uccide le persone o le porta a una paralisi simile a un coma cosciente.
La narrazione in forma di report non è nuova, tant'è che, appunto, la mia prima impressione è stata un déjà vu di World War Z. Quest'ultimo però aveva un pregio che Unlocked non ha (per i non-aficionados, ecco il post con le mie impressioni di WWZ; perché non mi siete affezionati? Affezionatevi!). In World War Z i resoconti appartenevano a personaggi diversi, e sebbene alla lunga ciò stancasse, le immagini trasmesse attraverso i mini-racconti erano ricche di particolari e molto evocative. La situazione globale dell'epidemia con le sue conseguenze era proprio verosimile.
Ciò manca, in Unlocked. È una storia a malapena accettabile, l'idea di fondo non è neanche originalissima - è un "classico" coma: questa sindrome di Haden è un pretesto per far sì che un numero abnorme della popolazione ne venisse colpita così da narrare ciò che verrà dopo - e personalmente ho trovato noiosa tutta la prima parte, soprattutto gli avvenimenti politici. Mi è stato difficile persino sospendere l'incredulità: alla fine di ogni piccolo report c'è sempre una frase a effetto, il che sarebbe accettabile da parte di un narratore, ma inverosimile da parte di tante persone diverse.
A peggiorare le cose, l'intera storia è un What if molto naïve (bonus gioco di parole), nel senso che i presupposti di base non hanno una spiegazione scientifica soddisfacente, e la cosa peggiora quando Scalzi tenta di spiegare come si scopre che i pazienti sono coscienti ("...using MRI and other similar equipment to record and register when and how thoughts where being transmitted", viene ripetuto altrove nella storia, e fa pensare che Scalzi non conosca una cippa di neuroscienze, laddove, per questa storia, una spiegazione scientifica sarebbe stata adeguata e accattivante, piuttosto che un pretesto per [SPOILER, attenzione] far entrare nella storia una specie di robot umanoidi collegati in rete.).
E se ciò non bastasse, non viene fornita una spiegazione logica sufficiente per ques'ultimo aspetto degli umanoidi. Spero solo venga approfondita nel romanzo.

Nel complesso, Unlocked è una novellette abbastanza scarsa, un pessimo tentativo di introdurre al più ampio romanzo, Lock In. Pessimo sia per come è stata sviluppata la storia, sia perché non si tratta nemmeno di un teaser rilasciato gratuitamente dall'autore, ma di un ebook bell'e buono acquistabile su Amazon, sebbene a soli 1,67€ (rispetto ai folli 33€ per l'edizione cartacea per una 60ina di pagine). L'idea presentata è blanda, e se è davvero un tentativo per stimolare l'interesse per il seguito, beh, a mio avviso non otterranno granché.
Nel dubbio, mi riservo la possibilità di continuare a leggere Scalzi solo per il ciclo di Old man's war.



¹ Piccolo reminder agli aficionados e non del Rifugio: preferisco parlare di impressioni piuttosto che di recensioni, perché scrivere una vera recensione è tutt'altra cosa, sebbene personalmente accetto di buon grado la definizione di "recensione" anche per semplici pareri ignoranti postati sull'Internet. Nel prossimo post spenderò due cents proprio sulla questione "recensioni" e lit-blog.

domenica 30 novembre 2014

Impressioni | What if?, di Randall Munroe

 xkcd physics what if bookxkcd: chi già lo conosce non ha bisogno di altro.
What if? è una raccolta di post scritti da Randall Munroe sul suo blog, xkcd, in risposta alle domande più assurde degli utenti. Cosa accadrebbe se ogni persona sulla terra puntasse un laser colorato contro la luna? Cambierebbe colore? Da che altezza bisognerebbe lanciare una bistecca affinché sia cotta una volta arrivata a terra? Se un asteroide fosse molto piccolo ma supermassiccio, ci si potrebbe vivere sopra come il Piccolo Principe?
Munroe è un fisico e un fumettista, What if? è il risultato di una combinazione di domande assurde, spiegazioni scientifiche e strisce umoristiche.
Premessa doverosa: i post si possono leggere nell'apposita sezione del sito di xkcd, quindi in teoria non è necessario comprare l'ebook - che a mio avviso ha anche un costo esagerato, 10,99€, e ciò non ha molto senso, considerando che gran parte del materiale è già disponibile gratuitamente e legalmente. Da quanto ho capito, ci sono solo pochissime cose non presenti nel sito, come le domande weird (and worrying) con annesse vignette.
Quindi non stiamo parlando di un romanzo, ma praticamente di saggistica.
What if? è molto interessante per diversi motivi.
Se si è appassionati di scienza, ogni domanda offre spunti per analizzare seriamente la questione dal punto di vista fisico e matematico. Munroe non liquida le domande con un semplice calcolo matematico, ma considera diverse alternative, e anche se la soluzione è chiara, approfondisce dando per assurdo altre situazioni pur di continuare e vedere cosa accadrebbe.
What if? non è solo un gioco matematico/fisico, ma credo si possa vedere come una palestra mentale in grado di allenare verso considerazioni razionali nonostante le premesse assurde, così da mettere insieme la creatività e la razionalità.
Visto che questo è un presunto literary blog (un cosa?), What if? è utile per avere idee o allenarsi a immaginare situazioni paradossali o assurde che però possono avere una conseguenza. In parole povere, dato che il fantasy e la science fiction funzionano prevalentemente col what if?, questa raccolta di risposte scientifiche a domande assurde può tornare utile a chi scrive narrativa di questo genere, sia per prendere spunto che per imparare a ragionare alla maniera di Munroe.
Certo, Munroe è un fisico, quindi le sue risposte sono prevalentemente basate su fisica e matematica: quando si tira in ballo la biologia, la fisiologia ecc., chiede pareri a chi di competenza, per poi continuare a snocciolare una risposta in termini matematici (per esempio, alla domanda del tipo "Se tutte le persone del mondo si recludessero per un certo periodo per non infettare nessuno, il raffreddore scomparirebbe dalla terra?", dopo l'opportuno consulto con l'esperto del settore che getta un po' di chiarezza sui rhinovirus, Munroe dimostra come una distanza media di 77m tra una persona e l'altra sarebbe impossibile da ottenere, considerando la superficie della terra, per cui un ingente numero di persone dovrebbe per esempio rimanere isolata nel deserto del Sahara).
Ciò nonostante, la logica alla base delle risposte è illuminante, ed entrare in quest'ottica può stimolare una riflessione più accurata delle cose, a partire da un'adeguata critica alle idee di base delle trame di film o romanzi.
What if? è un'opera davvero interessante, se fossi il Ministro dell'Istruzione inserirei alcune di queste domande nelle ore di scienze. Oltre a divertire e allenare a riflettere, sarà scontato da dire ma What if? insegna anche molte cose.
Per esempio, sono rimasto affascinato dallo scoprire che oltre alla Luna o al plurifotografato Marte, noi esseri umani abbiamo mandato una sonda su Venere, che ci ha regalato qualche foto, e una (Huygens) su Titano, che prima di distruggersi è riuscita a scattare una sola foto.

domenica 23 novembre 2014

Impressioni | The Martian, di Andy Weir

the martian l'uomo di marte andy weir ridley scott matt damon film romanzo sci-fi fantascienzaApollo 13 incontra Cast Away, secondo la descrizione di Goodreads.
Lo ammetto, è una descrizione efficace, rende l'idea.
The Martian (in italiano L'uomo di Marte) è uno di quei casi in cui un tale scrive un'opera che viene rifiutata dagli editori e decide di autopubblicarsi, con conseguente successo. L'ho scoperto attraverso Goodreads, il plot era molto interessante e la copertina era accattivantissima (non sono un esperto di grafica, a malapena so usare GIMP, ma quanto è awesome questa copertina, eh?).
Durante la lettura pensavo che avrebbero dovuto tradurlo in italiano, e che non sarebbe niente male, questa storia, per farne un film, sulla scia di Gravity e Interstellar. Poi scopro non solo che Mondadori lo ha già pubblicato (grazieaddio con la stessa cover dell'ultima versione anglosassone), ma che è già tutto pronto per farne un film con Matt Damon, regia di Ridley Scott.
Veniamo al romanzo.
The Martian è il tipo di opera che potrebbe scrivere un nerd e potrebbero leggere solo dei nerd.
Da un punto di vista narrativo, manca di un sacco di elementi, è carente sotto diversi aspetti. Il protagonista, Mark Watney, è solo su Marte (you don't say?), ma psicologicamente è più che intatto, non fa una piega, nemmeno nella peggiore delle situazioni: non basta il cameo della psicologa di turno che sputtana (scusate il gergo scientifico) informazioni private sul paziente affermando roba del tipo "Watney è forte, intelligente, simpatico, in situazioni di stress non perde lo spirito e l'entusiasmo"; c'è un uomo lasciato a sé su un altro pianeta, con riserve limitate di cibo, e non solo non va nel panico, ma continua a fare il simpatico anche in situazioni davvero al limite. Mi ricorda il personaggio di Clooney in Gravity. Il tutto mi dà l'impressione (macché, la certezza) che questi siano personaggi dai tratti volutamente esagerati per poter far colpo sul pubblico al di là della credibilità. Sì, ok, è possibile, ma poco probabile.
Non sappiamo praticamente nulla su Watney, solo che è un gran burlone oltre che un ingegnere geniale. Non si preoccupa granché della sua famiglia, in 385 pagine di romanzo. Niente accenni ad amori, amicizie al di fuori dell'equipaggio, ecc.
Non ci sono conflitti tra personaggi. Watney non matura lungo il periodo di tempo del romanzo (che è lunghetto), gli unici conflitti sono gli "incidenti" che si verificano sistematicamente durante il soggiorno di Watney su Marte, la lotta per la sopravvivenza, la lotta con la tecnologia, le risorse personali come unico mezzo per restare in vita.
Per farla breve, in The Martian manca l'80-90% di ciò che compone un romanzo. Si può dire che ci sia un solo plot, quello generale: sopravvivere abbastanza per tornare a casa.
Altro punto debole: i POV. Finché la narrazione avviene attraverso i periodici LOG di Watney, va tutto bene (è ottimo, verosimile, in prima persona). Quando però l'autore vuole farci sapere cosa succede sulla Terra, la narrazione comincia a vacillare. I POV si frammentano, lo stile narrativo carente si fa sentire, soprattutto laddove mancano i dialoghi.
Poi il colpo di genio (sono ironico), che mi ha perplesso non poco. L'autore vuole farti sapere cosa sta succedendo in luoghi/tempi a cui nessun personaggio può assistere. Per cui non avendo "gente" attraverso cui filtrare gli eventi cosa fa?
Diventa narratore onnisciente.
In un caso si avvale del corsivo (?), forse perché racconta qualcosa di passato, in un altro no. Libero da qualsiasi personaggio, ti racconta cosa è successo prima all'Hab, e cosa è seguito a tale serie di eventi, per poi riprendere con gli effetti su Watney raccontati da lui. In alcuni casi (non faccio spoiler), addirittura il POV onnisciente racconta eventi che non meritano tale orrore, eventi che il protagonista potrebbe riassumere nel suo LOG in tre righe.
La cosa più incredibile è che questo POV onnisciente compare 3-4 volte al massimo, in brani non tanto lunghi. Come una specie di disperato nastro adesivo che collega pezzi di storia.

A mio modesto avviso, The Martian è un'opera molto interessante, e gli orrori narrativi, per quanto pesanti, non si fanno sentire più di tanto nel momento in cui l'attenzione del lettore è tutta rivolta a cosa accadrà dopo, quale imprevisto, come e se verrà risolto. Per non parlare delle battute di Watney. Del tipo:
With no magnetic field, Mars has no defense against harsh solar radiation. If I were exposed to it, I'd get so much cancer, the cancer woulde have cancer.
O:
It died instantly. The screen went black before I was out of the airlock. Turns out the "L" in "LCD" stands for "Liquid". I guess it either froze or boiled off. Maybe I'll post a consumer review. "Brought product to surface of Mars. It stopped working. 0/10"
E non sono nemmeno le battute più divertenti. C'è quella sulle tette che è priceless.
Dubito comunque che un lettore "casuale" (non amante della fantascienza), senza alcun interesse verso per esempio i metodi di estrazione dell'ossigeno dalla CO2 o la produzione di energia attraverso il plutonio 238, riuscirebbe ad arrivare alla fine del romanzo con lo stesso hype iniziale.
Ad ogni modo, personalmente ritengo che The Martian sia, con tutti i suoi difetti, un ottimo romanzo.

sabato 15 novembre 2014

Impressioni fulminanti | Fanteria dello spazio, di Robert Heinlein

Starships troopers è ricordato con dispiacere a causa dell'omonimo film che non è stato proprio ben accolto - non dai fan del romanzo, almeno. Ma l'opera letteraria no, è riconosciuta come un classico un classico della fantascienza, classe '59, e a leggerlo cinquant'anni dopo quasi non si direbbe (permettetemi una parentesi: ma davvero 50 anni fa non riuscivano a immaginare che i libri si potessero facilmente digitalizzare? Cioè è ridicolo leggere  di "manuali" cartacei in giro per le astronavi, eddai su).
Di fatto Starship troopers è più background che storia. Non che non la storia manchi, ma il tutto è più un pretesto dell'autore per mostrare il mondo che immagina, con annesse ideologie politiche e filosofiche. E psicologiche, grosso modo erronee ma, ehi, era il 1959, Heinlein ha fatto comunque un bel lavoro.
Una nota sullo stile: è in prima persona (yay), e nonostante gli infodumponi e gli as you know Bob, mantiene una sua coerenza, con un registro a mio avviso efficace, "calato" nella parte del soldato, che non fa pesare la valanga di dati e informazioni - vera e propria pornografia per l'amante di sci-fi, anche se devo aggiungere "soft": ci sono romanzi sci-fi che ci vanno giù pesante, e lo squilbrio della prosa a favore praticamente della "saggistica" si fa sentire).
Visti i contenuti ideologici (il diritto di voto, il bene dello stato) di Starship troopers, può interessare questa breve apologia al presunto militarismo di cui il romanzo è stato accusato da alcuni.
Un classico consigliato per il suo valore effettivo, non in virtù della propria anzianità (ne abbiamo anche troppi, di "classici" dalla fama immeritata), ma soprattutto un must per i fan della fantascienza.
E io ancora non lo avevo letto. Ora sì. Evviva.

domenica 9 novembre 2014

Impressioni fulminanti | La gatta degli haiku, di Giulia Besa

vaporteppa duca carraronan gatta haiku steampunkForse può suonare un po' esagerato, ma La gatta degli haiku di Giulia Besa potrebbe essere un film di un Miyazaki un po' gore e non tanto aderente al politically correct.
Sono felice che finalmente in Vaporteppa sia arrivato il primo autore non pene-munito: La gatta degli haiku non è un harmony o un paranormal romance, è una fiaba un po' steampunk un po' rinascimentale un po' altro, che non può nemmeno ricordare le favole Disney, quanto semmai quelle di Studio Ghibli, per la varietà e ricchezza dell'ambientazione e l'aspetto un po' creepy di certi personaggi che, nelle storie Disney, avrebbero gli occhioni luccicanti e il sorriso perenne, in una specie di trip da overdose ben riuscito.
La protagonista del racconto è davvero sfortunata, e la sua condizione non si limita a una scenetta di accattonaggio compensata da tanti improbabili amici poveri diavoli pure loro; no, è sola, e le sue sfortune e il suo supplizio sembrano non avere mai fine.
E poi c'è la micia parlante.
A chi non piacciono i mici? Che razza di gentaglia non ama i gatti? I repubblicani! E tu, sei repubblicano?
La gatta degli haiku si legge circa in un'oretta (io ci ho impiegato 1h e 15min circa perché sono lento e mi ci son messo di impegno, ma il Kobo Aura stimava 1h), e a mio modesto avviso può rappresentare un ampliamento, o un lieve discostamento, come la si vuol mettere, rispetto agli altri titoli della collana. Un racconto con una sensibilità diversa, che ritengo possa essere fruibile da un pubblico più ampio, anche in virtù dalla relativa "marginalità" dell'elemento steampunk che, mescolato col resto dell'ambientazione, non può essere considerato preponderante (proprio come in alcuni film di Miyazaki, in cui le tecnologie e gli scenari non sembrano aderenti a un preciso periodo storico, ma fuori dal tempo in perfetto stile onirico, favolistico)
La gatta degli haiku è disponibile su Ultima Books e su Amazon.

lunedì 3 novembre 2014

Impressioni | Il mezzo re, di Joe Abercrombie

Prendi un autore che nel panorama del fantasy si sta facendo sempre più spazio.
Prendi una casa editrice piuttosto giovane che ben pensa di tradurre quest'autore che a quanto pare sta andando molto bene all'estero, e che i litblogger hanno già recensito e acclamato.
Ecco che ottieni la trilogia di The first law, un ritorno del fantasy classico senza particolari innovazioni, scritto in maniera accettabile, che ammicca vagamente a George Martin per sfruttare l'onda Game of thrones e relativo  (ma modesto) risveglio del trend fantasy.
Prendi una casa editrice con un grave ritardo mentale, con l'utilissima abilità di sperperare soldi e compiere sistematicamente scelte sbagliate. Un indizio: tale casa editrice campa con le cash cows, vacche che garantiscono profitti, del tipo Favio Bolo.
Ecco che si ottiene Il mezzo re, un improbabile tentativo (fallito? si vedrà) di incrementare le entrate con una promettente vacca, una nuova  trilogia fantasy retard, boostata da quel blurb in alto, col nome in grassetto, già mi sembra di vedere lo Zio Martin con un sorriso forzatissimo dietro la barba, che in cambio di non so quali favori accetta a far scrivere sulla copertina di Half a king:
"Uno scrittore straordinario"
 George R. R. Martin
LAME! Abercrombie è uno scrittore così così, non basso quanto Brandon Sanderson, ma non raggiunge nemmeno Martin, che tutto sommato è così così pure lui, sebbene qualche asso in più nella manica ce l'abbia.
Non conosco i dettagli, probabilmente mi sbaglio, ho fatto qualche infruttuosa ricerca su Google, ma l'impressione è che la Mondadori per pubblicare Half a king abbia acquistato qualche diritto dalla Gargoyle books, la casa editrice che per prima in Italia ha tradotto diverse opere di Abercrombie. O forse anche no, visto che l'opera non figura nel catalogo della Gargoyle, sicché può benissimo aver avuto a che fare direttamente con l'autore e aggiudicarsi i diritti per la nuova trilogia. Chissà.
Fatto sta che Il mezzo re è il peggior romanzo che Abercrombie abbia scritto. È patetico sotto mille aspetti, e il bello è che mi son reso conto di una cosa fondamentale, quando ero ormai alle ultime pagine: non è nemmeno fantasy!
Attenzione, potrebbe esserci qualche spoiler. Non starò attento più di tanto alla storia, perché a mio avviso per questo romanzo non conviene sprecarci 6 ore di vita, la storia non si può rovinare più di così, è già terribile.

Il mezzo re sembra un'avventura di D&D giocata e trascritta da un ragazzino nerd con daddy issues (già visto in The blade itself) e un amore ignorante per l'epicità. La questione dell'avventura D&D non sarebbe male di per sé, ma consideriamo che un'avventura di D&D ha uno scopo (è un gioco, diverte chi gioca, con dinamiche proprie, per non parlare dell'interazione e del ruolo attivo della persona), mentre un romanzo ha un altro scopo (intrattenere, comunicare qualcosa, con dinamiche molto diverse, e la persona partecipa emotivamente e intellettualmente alla storia, ma ovviamente non interviene).
La trama è banale: Yarvi, ragazzino con una mano deforme, sostanzialmente underdog (nerdy), è il figlio del re, e il romanzo si apre con la morte sia del padre che del fratello coraggioso e forte, erede al trono. Yarvi si ritrova dunque ad ereditare il regno pur non avendo alcuna capacità, se non quelle intellettuali dei Ministranti. In qualche modo, viene tradito dallo zio (colpo di scena!) che, valoroso guerriero, tenta di ucciderlo. Come? Gettandolo da una scogliera.


Ovviamente Yarvi finisce in mare, non spiaccicato sugli scogli, ma gli assassini pensano bene di liquidare la cosa con un: "Sarà annegato". Il legittimo erede al trono che hai tentato di uccidere ti impiccherà sicuramente, se riesce a scamparla, ma chìssene, mica andiamo a controllare, facciamo spallucce, andiamo via e lasciamo che la storia faccia il suo (forzato) corso.
[Attenzione, se proprio volete leggere il romanzo, non leggete quanto segue, SPOILER potente di tutto, stile trama di film su Wikipedia italiana]
Dopodiché Yarvi finisce schiavo e viene venduto come rematore a una ciurma di pirati comandata da una donna ubriacona (sì, da una donna). Poi non succede niente finché in qualche modo Yarvi e qualche altro compagno sfuggono dopo il naufragio della nave, segue cammino sfiancante nelle nevi e senza cibo, pit-stop a un rifugio provvidenziale, si accorgono che il capo dei pirati li sta inseguendo, si affrettano, scontro sanguinario tra le rovine elfiche (che sono tali perché definite tali, praticamente uno scenario di cartapesta), quindi accordo con l'assassino del padre di Yarvi che si scopre in realtà non essere stato il suo assassino, ritorno in patria, preparazione del piano per riappropriarsi del trono usando i passaggi segreti del palazzo che solo Yarvi conosce, qualche altro scontro, colpo di scena, uno dei compagnoni è in realtà uno zio dimenticato di Yarvi, dato per morto da vent'anni, quindi erede al trono (il nonsense dilaga). Yarvi abdica al trono perché inetto, sceglie di continuare il cammino da Ministrante, scopre che la sua madre putativa in realtà era complice dei cattivi, la avvelena, tutto viene spiegato: tradimento ordito per il vile danaro. Si chiude il sipario.
Fine
[/SPOILER]

La bruttezza e banalità di questa storia è generosamente condita con orrori stilistici, qualche refuso (capita, anche se si suppone che la Mondadori possa sprecare qualche centesimo per un editing decente), e una traduzione molto fiacca, se non oscena in certi punti.
Ho annotato alcune cose.

Similitudini: Abercrombie dovrebbe cercare sul dizionario cosa sono:
Nulla [nome di un pg, ndr] strisciò dietro la sua catena sul ponte inclinato e, come un uomo che spazzi il focolare dopo che la casa gli è stata bruciata, si accinse dolorosamente alla sua solita fatica.
Che razza di similitudine sarebbe?
Ora un assaggio di ciò che è lo stile narrativo standard del romanzo: infodump, raccontato (tell) generico, assassinio della suspence, brutta scrittura in generale:
Alcuni uomini corsero attraverso l'arcata. O cose che sembravano uomini. I banya. Ombre selvagge e lacere, lampi di facce bianche a bocca aperta, in un luccichio di bottoni d'ambra e d'osso e denti scoperti, armi in pietra levigata, zanne di tricheco e denti di balena. Strillavano e farfugliavano, urlavano e uggiolavano versi folli...
Nota positiva: le frasi ad effetto si sprecano, sono tristissime, pessime, vengono direttamente dagli anni '80-'90, ma almeno Abercrombie è in grado di scherzarci su (negli altri romanzi è molto più ironico, in questo qui non lo è mai):

"Perché la ministrante di Gorm tiene un'abitazione a Thorlby?"
"Madre Scaer dice che la ministrante saggia conosce la casa del proprio nemico meglio della sua."
"Madre Scaer è incline alle frasi a effetto come Madre Gundring" sbuffò Yarvi.
Ogni volta che leggevo madre Gundring pensavo alla vecchia tv di famiglia, una Grundig. Ad ogni modo, Abercrombie ricorre spessissimo a quelli che King definisce "verbi dire pompati di steroidi" - "sbuffò", "'Ah ah!' latrò Nulla", ecc., al posto del più adeguato "disse".
Il nonsense è ovunque, nel romanzo, e diciamo che personalmente non sto a pensarci troppo, anche se in alcuni tratti c'è da mettersi le mani nei capelli:
Arretrò ancora e udì dei sassi cadere rumorosamente nel vuoto, l'orlo che si dissolveva sotto i suoi calcagni.
"Udì dei sassi cadere rumorosamente nel vuoto" è terribile per diverse ragioni: 1) "Udì", i verbi di senso non andrebbero usati, vedasi i saggi di Palahniuk sulla scrittura; 2) "rumorosamente", è un avverbio bruttissimo, inutilissimo e soprattutto ridicolo, giacché i sassi cadono: 3) nel vuoto, l'orlo che si dissolveva sotto i suoi calcagni.
Non dice che i sassi rimbalzano lungo una ripidissima scarpata, dice che cadono rumorosamente nel vuoto. Ma stiamo scherziamo?
Avevo accennato a traduzioni discutibili o oscene. Ora, non mi son preso la briga di confrontare le due versioni perché nessuno mi paga per farlo, ma da discreto conoscitore dell'inglese, e soprattutto da madrelingua italiano, non posso che grattarmi la testa di fronte a traduzioni del tipo:
"Mi dispiace"
"Lo sarai"
Oppure:
 "Penso che metterò giù te"
Altri orrori:
E allora capì che non aveva perso tutte quelle volte nel quadrato d'armi perché gli mancasse l'abilità, o la forza,  persino una mano. Era la volontà che gli mancava.

Manca solo la musica in sottofondo. Cosa c'è di peggio delle epifanie di un personaggio spiegate moralisticamente dal narratore? Cosa? Nulla, è al primo posto. Poi seguono la punta dei calzini che si sfila e si appallottola nelle scarpe, le briciole nel letto, Barbara D'Urso in tv, e la morte, in questo preciso ordine.
Qualcos'altro di simile, ugualmente tremendo (quel "E Yarvi capì" mi provoca proprio dolore fisico):

E Yarvi capì che la morte non si inchina di fronte a ogni uomo che le passi davanti, non protende il braccio per indicare rispettosamente la via, non dice parole profonde, non toglie alcun catenaccio. Non occorre mai la chiave che porta al seno, perché l'Ultima Soglia è sempre aperta. Raduna i morti, li fa passare a frotte, incurante del rango o della fama o del valore. Una fila che si allunga sempre di più da farvi passare attraverso. Una processione cieca, inesauribile
Altra saggezza abercrombiana:
"No" fece roco Yarvi, lottando per alzarsi, ma purtroppo non basta volere una cosa per riuscire a ottenerla.
Quest'uomo si vanta anche di aver studiato Psicologia, cioè rendiamoci conto.
Altri orrori:
L'alba giunse fangosa e impietosa.
Ancora:
Fracasso, il baccano dell'acciaio, della rabbia, della paura, reso quasi peggiore dal non vedere chi lo facesse, o perché.
Ancora, qui la cosa peggiore è che c'è un tentativo di mostrato (show) inquinato oltremodo dal narratore che trae conclusioni al posto del lettore.
Portava un collare da schiava anche lei, ma fatto di fil di ferro intrecciato, e la sua catena era leggera e allentata, in parte avvolta al braccio quasi fosse un ornamento che avesse deciso di indossare. Una schiava persino più favorita di Ankran, dunque.
Qui c'è un omicidio della suspence, nel mezzo di un combattimento spunta questo:
Davvero uno dei due doveva uccidere l'altro? Porre fine a tutto ciò che fosse, a tutto ciò che sarebbe mai potuto essere? A quanto pare, sì. Ma era difficile che in tutto ciò ci fosse un che di glorioso.
Spesso il raccontato è scarso o inutile. Se Abercrombie fosse qui, gli chiederei: "Scommetto che quando scrivi questa roba dei paesaggi immagini le scene del Signore degli Anelli con quelle belle panoramiche della Nuova Zelanda, ma sai che in un romanzo non è la stessa cosa, no?":
Scivolarono lungo infinite scarpate di ghiaia, saltellarono fra massi grandi quanto case, si inerpicarono giù per colate di roccia nera simili a cascate di ghiaccio.
E ancora, per chi vuol farsi del male:
Continuarono ad avanzare furtivi. Altre ombre, altri gradini, altre memorie vergognose, muri di pietra grezza disposti dalla mano dell'uomo e che parevano più antichi ma erano migliaia di anni più recenti delle gallerie sottostanti; la luce del sole ammiccava da una grata vicino al soffitto.
L'era del Pleonastico:
Yarvi tornò in sé al buio, soffocando in un vortice di bolle, e si dimenò, si agitò e si contorse nel semplice bisogno di restare vivo.
Chi ha fatto l'editing come ha fatto a non notare tre verbi sinonimi, un aggettivo che sta lì tanto per, una stupida perifrasi, praticamente tutta la frase non ha alcun motivo di esistere, è un elogio alla stupidità.
Qui la confusione di Abercrombie è al suo culmine. Non sa che pesci pigliare, di conseguenza:
Corsero. O avanzarono spediti. O saltellarono e incespicarono, o si trascinarono attraverso una landa infernale di rocce consumate dove non crescevano piante o volavano uccelli
LOL. O. O. Della serie "fate un po' voi".
Si parlava di daddy issues, eccoli anche qui, oltre a The blade itself, e rappresentati nel peggiore dei modi.
Ma Yarvi non aveva orgoglio. L'orgoglio lo aveva abbandonato quando era stato svergognato da suo padre. Beffato da Odem. Picchiato sulla Vento del Sud. Congelato nelle terre desolate.
Perle di wtf:
Poi Uthil piegò la spalla e sollevò lo scudo, sbattendo l'estremità contro il mento di Odem. Ruotò l'altra spalla e scagliò Odem lontano
Che spalle potenti.
Perle di stile:
Scavò come se la sua vita dipendesse da quello. Così era.
Mi immagino Joe che scrive la prima frase, al pc (scommetto che è un mac user), digita il punto e si ferma. Riflette. Poi si rende conto che la frase appena scritta è banale, e ci aggiunge "Così era", per aumentarne l'ovvietà.

Non infierirò ulteriormente sul romanzo. Le annotazioni sono molte di più ma non ha senso riportare tutte, per non parlare dei refusi. Questo genere di cose si fa fare a qualcuno nella casa editrice, e costui merita di essere pagato. La Mondadori può prendere uno stagista e fargli fare l'editing senza retribuzione, e i risultati di solito sono pessimi (com'è ovvio, naturalmente - ad Abercrombie piace quest'elemento).
Ricapitolando.
Un romanzo pessimo. Una storia che potrebbe anche non esistere, il mondo non cambierebbe. Una nuova trilogia non richiesta. Una prosa pessima come tante altre.
Abercrombie non è un genio, The blade itself però non era male (ma non è nemmeno un'opera d'arte). Il mezzo re invece è immondizia ai livelli della Troisi.
Dicevo all'inizio che questo romanzo non è fantasy. Ebbene, a me piace leggere storie con ambientazioni originali, fantasy, sia a tematica medievaleggiante che barbarica che ottocentesca, ecc. Ma se c'è una cosa che Gamberetta mi ha insegnato è che non basta un'ambientazione diversa dal nostro mondo per fare un Fantasy. Il mezzo re è solo il primo della trilogia (sigh), ma è autoconclusivo, quindi non ha senso dare il beneficio del dubbio verso il prossimo volume. In questo romanzo non c'è alcun elemento fantasy, e non parlo solo di magia ecc., non ci sono nemmeno creature diverse o altro. È una storia di un ragazzo che intraprende una breve avventura (solo a parole: il cammino dell'eroe, la maturazione del personaggio, il conflitto, sono praticamente inesistenti, così come i personaggi sono bidimensionali, e i dialoghi tutti uguali) per riconquistare il trono e l'approvazione degli altri. Non ci sono elfi, troll, non c'è magia, ci sono uomini che complottano per il trono, non ci è dato sapere niente del resto dell'ambientazione.
Il mezzo re è un romanzo più finto di una fiaba, i personaggi fanno cose perché spinti dalla mano divina di un Dungeon Master troppo pigro per creare una gerarchia nel sistema monarchico della storia, e per dare spessore alla struttura sociale, economica e politica dei regni in conflitto.
Il mezzo re mi fa quasi rimpiangere il vecchio fantasy alla Terry Brooks.

venerdì 24 ottobre 2014

Impressioni fulminanti (alzheimeriane) | La caduta dei giganti, di Ken Follett (ripresa)

Sto diventando vecchio. Ho ripreso a leggere La caduta dei giganti di Follett, che avevo abbandonato tempo addietro, e sono andato fino in fondo, l'ho finito. Mi sono reso conto solo ora che ne avevo già parlato qui, più di due anni fa, lamentandomi che non ero in grado di continuarlo perché faceva schifo.
Siccome mi sono dimenticato e ormai il danno e fatto, non rinuncio e riprendo a lamentarmi delle 20+ ore perse a leggere il romanzo.
Confermo le impressioni di due anni fa. Sembra che l'autore stia parlando con un cretino, o meglio: l'autore sembra molto ingenuo e pedante, e si rivolge al lettore con la stessa ingenuità, reputandolo un cretino. Un cretino che parla a un cretino.
La prosa è al limite dello schifo, ripulita quanto basta per essere grammaticalmente corretta (siamo a questi livelli, sì). In aggiunta ai dialoghi tutti uguali e ai personaggi bidimensionali e alle emozioni assenti, non avevo notato una cosa (che forse si manifesta più avanti rispetto alle 200 pagine dopo cui avevo droppato): l'infodump è peggiore rispetto a quanto avessi notato, si insinua ovunque, nei dialoghi e nella narrazione, raggiunge persino il massimo del degrado che solo uno scrittore alle primissime armi riesce a raggiungere: l'infodump che spezza l'acme del climax. Infodump del tipo: Tizio sta per sparare a Caio ma ecco una digressione sul tipo di arma che sta usando.
Per dare un senso a questo post e farci un paio di risate, ho raccolto alcune citazioni che mi hanno fatto cadere le pal le braccia:

Lev sentiva l'odore dell'acqua, per cui concluse che dovevano trovarsi nei pressi del porto.
Attenzione: non sente odore di marcio, di pesce, di alghe, di tutto ciò. No: sente l'odore dell'acqua. Gli haterz della scrittura logica direbbero: "Eh vabe', ma va', si capisce cosa intende". Allora invito tali individui a riempire il lavandino del bagno di acqua e ad annegarvici annusarla. Di cosa sa? Di ruggine? Di cloro? O sa di "acqua"?
A destra e a sinistra di Grigoij si udivano scoppi assordanti, fontane di terra erompevano dal suolo, uomini gridavano e frammenti umani volavano nell'aria.
Lui vede tutto quanto, a destra e a sinistra, contemporaneamente. Ha occhi divergenti, posti ai lati della testa. Tralasciamo i verbi di percezione, e pensiamo a tutto ciò che accade. Mi ricorda quella puntata di Futurama in cui Harold Zoid [grazie a Eliana per il suggerimento], regista d'altri tempi del cinema muto, ha la possibilità di fare un film con gli strumenti moderni e come per compensare, riempie le scene di azioni, suoni, con le comparse che si agitano in maniera spropositata (del tipo correndo con le braccia alzate o imitando le galline) pur di sfruttare al massimo la nuova tecnologia. Lol. Uguale.
Walter la ignorò.
Bellissimo esempio di virtuosismo letterario.
Attenzione a questa, spoiler alert!
Walter von Ulrich si arrampicò per uscire dalla trincea e, mettendo a repentaglio la propria vita, cominciò ad attraversare la terra di nessuno.
Meraviglioso, Follett (o il suo ghost writer) ci dice il fine ovvio di un'azione ("si arrampicò per uscire dalla trincea"), e persino le implicazioni di tale azione ("mettendo a repentaglio la propria vita"). Com'è caro.
Avanzò ancora, ma per la tensione incespicò, cadde e la pistola gli sfuggì di mano colpendo il gradino di pietra con un rumore metallico.
Qui vorrei tralasciare gli orrori stilistici da noob per concentrami su un'altra cosa: è un'azione in cui la tensione è altissima, il narratore, ridondante, lo sottolinea ("per la tensione") e crea ulteriore conflitto peggiorando la situazione ("incespicò"). La prima impressione che si ha leggendo questa parte non è "caspita, che tensione", ma "caspita, sei sfuggito con coraggio al fuoco nemico, al tiro di un cecchino, progettando la copertura di un fuoco amico, mettendo a repentaglio la tua vita, ti sei arrampicato in cerca del luogo in cui si apposta il cecchino usando come guida il rumore dello sparo, pur sapendo che ogni attesa implica la morte di un altro civile e... incespichi quando ce l'hai davanti? Ma peffavore! Hai il sangue freddo di sparare a decine di metri di distanza e la tensione ti frega quando hai il bersaglio, distratto, di spalle, a due metri, immobile davanti a te. Bitch please."
Poco dopo c'è una tale escalation di scarsezza che "Potrei vomitare".
Il poliziotto balzò in piedi con sorprendente agilità. Aveva la testa piccola e il viso cattivo, e a Grigorij passò per la mente che fosse diventato cecchino per vendicarsi di tutti i ragazzi - e le ragazze - più prestanti che lo avevano sempre preso in giro.
Wut. Uccidetemi.
Capisce tutto solo guardandolo, e chi è, Sherlock Holmes? In quel momento deve unicamente ucciderlo perché il cecchino sta mietendo vittime innocenti (ha appena ucciso una donna e qualche altro, disarmati). Rendiamoci conto.
In un vicino frutteto, che fino allora era riuscito a sfuggire ai bombardamenti, i meli fiorivano coraggiosamente.
Una schifezza assoluta con la ciliegina finale: un verbo inutile con un avverbio inutile e patetico. Date un pulitzer a quest'uomo!

Non ho annotato tutto, è ovvio. Annotavo solo nei momenti di sconforto.
La caduta dei giganti ha di buono solo una cosa: la gestione del conflitto, ma neanche più di tanto. Il confine tra gestione del conflitto e telenovela in certe opere per me è vago. Alcune scelte, per quanto efficaci o adatte, sono scontate ("Ora questa qui facciamo che è incinta, a quest'altro lo sgamano per la terza volta mentre tradisce la moglie, a questo lo mandiamo in guerra...")
Non consiglio assolutamente più di 20 ore della propria vita per questo romanzo. Da poco è uscito l'ultimo volume della trilogia, ma sul serio, c'è parecchio nonsense da sopportare, e non è buono nemmeno per imparare la storia (insegnanti che fate i "moderni", ce l'ho con voi), visto che l'infodump della Caduta dei giganti è molto meno appassionante di un buon libro di storia.
Spero ne facciano una serie tv. Spesso si fanno sceneggiature ottime a partire da romanzi scarsissimi.

sabato 4 ottobre 2014

Impressioni fulminanti | Piloti e nobiltà, di Diego Ferrara (e altre "riflessioni")

Chi mi legge avrà già letto un annetto fa il post su Soldati a vapore, dello stesso autore del presente racconto, Piloti e nobiltà.
Purtroppo Vaporteppa è nata dopo la pubblicazione di Soldati a vapore (d'ora in poi Soldati), quindi pur essendo a tutti gli effetti steampunk italico, Soldati è stato autopubblicato con Ultima.
Ad ogni modo, con Piloti e nobiltà Diego entra a far parte della scuderia Vaporteppa.
Il racconto è naturalmente ben scritto, e deriva dall'antologia (se non erro non definitiva) pubblicata per un periodo su Baionette in seguito al relativo concorso. Ho fatto un rapido confronto con la prima versione (senza editing), che non era per nulla male, anzi, era molto al di sopra della media. E questo mi ha fatto riflettere - anche se "riflettere" è una parola grossa, ma questo lo vediamo dopo, ora spreco due parole non richieste sul racconto.
Piloti e nobiltà è un racconto breve, è gratuito, è scritto bene, e non c'è motivo per non dargli una lettura. L'unica "pecca" è che in quanto racconto è troppo breve, suggerisce uno sviluppo molto interessante (ci sono tutte le basi, non solo personaggi e situazioni, ma anche l'ambientazione che chi ha letto Soldati già conosce), ma si arresta precocemente. Dopo tutto, è stato concepito appunto come racconto. Gli do il massimo dei voti, diciamo 5/5, ma l'ultimo quinto "sulla fiducia" perché so di cosa è capace Diego, sebbene nel racconto il suo potenziale non sia stato sfruttato al massimo proprio a causa della brevità.

Ho accennato alle riflessioni.
Nel leggere le opere di Vaporteppa, ho pensato al sotto-genere e alla difficoltà di riuscire a 1. trovare opere di questo tipo, e 2. leggere opere decenti. Tempo fa (un paio d'anni fa) avevo scoperto una casa editrice, l'Abaddon Books (o forse è una collana della Rebellion Publishing), che si occupava proprio di romanzi steampunk, sci-fi post-apocaliptici, credo anche fantasy, ecc. Le copertine mi piacevano, la quarta di copertina dei romanzi che mi interessavano erano meh, ma comunque ho voluto vedere di cosa si trattava: se uno dei loro romanzi mi avesse soddisfatto, avrei avuto a disposizione tutti i titoli della collana.
Ho provato a leggere qualcosa (Unnatural History di Jonathan Green è gratis, e lui consiglia di cominciare da qui per continuare con gli altri suoi romanzi di Pax Britannia), e sono rimasto delusissimo. La qualità è sottozero, nel migliore dei casi la prosa era solo bruttina e inspida, nel peggiore era tremenda, errori banali, cliché a catinelle, trovate wtf che non sto qui a elencare tutte (del tipo "sì, siamo nel 1994 ma è tutto vittoriano e la gente usa  carrozze e cavalli anche se ci sono pure le automobili perchéssì, perché è steampunk", o automi/poliziotti dalla tecnologia non ben definita che ricordano i Dalek di Doctor Who ma che si fanno infinocchiare dal primo che capita e ti lasciano entrare nel posto che sorvegliano, wtf). E questo Jonathan Green ne ha scritta, di roba, per l'Abaddon.
In questi casi non è nemmeno questione di idee vs stile: le idee non hanno un perché, sono incoerenti, e non vengono mostrate in maniera naturale o utile, sembrano scenari e personaggi di cartapesta, e lo stile è scarso, infodumposo, approssimativo, a tratti sembra di leggere una fan fiction.
E il bello è che nella pagina About della Abaddon, è scritto:
Dedicated to high-quality science-fiction, fantasy and horror, Abaddon would create original worlds and find up-and-coming authors to tell great stories within them.
High-quality, great stories, very science, much fiction, so fantasy, wow. Non posso parlare per tutte le opere dell'Abaddon (Green è proprio no, El Awing con El Sombra idem, forse Journal of the Plague Year non sembrava terribile, stando all'anteprima, ma ricade sempre nel sci-fi infodumposo ogni tre per due, che però è sempre meglio del nonsense steampunk perchéssì), ad ogni modo mi sembra ridicolo che reputino le loro opere di alta qualità, visto che sono davvero pessime e non offrono nulla di nuovo.
Alla luce di queste "riflessioni" personali - che si traducono nell'immagine di me che passo ore sull'Internet a cercare romanzi steampunk/sci-fi interessanti, case editrici indie, e rimango deluso dalla quasi totale assenza di opere per cui valga la pena perdere tempo -, mi rendo conto del fatto che Vaporteppa sta facendo un ottimo lavoro, e mi auguro che il numero di opere cresca e possa rappresentare un punto di riferimento per chi è stanco della spazzatura che, alla fine, in assenza di meglio, si è costretti persino a leggere, se si vuole soddisfare il proprio bisogno di steampunk e simili.
Oppure conviene farsi una ragione e cambiare proprio genere.

giovedì 18 settembre 2014

Impressioni | Carrellata letteraria estiva 2014 - Parte II

Ecco l'attesissima seconda parte della carrellata letteraria.

Cartlon Mellick III, The Haunted Vagina
Avevo da diverso tempo alcuni titoli di bizarro fiction, alcuni iniziati e rimasti incompleti (Satan Burger: andava forte all'inizio ma poi mi ha stancato lo storia di questi punk perditempo), altri mai cominciati. Volevo espandere un pochino le mie letture del genere e mi sono affidato ai gusti dei colleghi blogger, soprattutto al parere del Duca. Tra parentesi, The haunted vagina uscirà in italiano sotto l'etichetta di Vaporteppa, gaudio in tutto il regno.
Il romanzo mi è piaciuto. Probabilmente la forza delle opere di Mellick III risiede anche nella brevità con cui viene sviluppata l'idea di base (King avrebbe molto da imparare, lui le stesse idee le svilupperebbe in triliardi di pagine). The haunted vagina alla fine risulta più profondo di quanto non sembri. E parla di una ragazza che ha la vagina infestata (dai fantasmi) e del ragazzo che deve scoprire che succede là dentro. Se ne parla in maniera più estesa in questo post di Vaporteppa.

Hugh Howey, Wool
Questo è il romanzo di cui hanno acquistato i diritti (è la 20th Century Fox, non la WB, mi correggo) per un film che, dalla regia, mi dicono sarà diretto da Ridley Scott. Nelle librerie e persino nei supermercati hanno fieramente esposto per alcuni mesi questo mattone. Mi aveva dato un'ottima impressione, nonostante lo stile scarsino e alcuni punti dubbi (del tipo il"sapore metallico dell'adrenalina", come se l'adrenalina si potesse assaporare, o a un tratto della storia un personaggio cancella un file di testo compromettente ricevuto via mail, spostando il file nel cestino e addirittura svuotando il cestino: l'autore deve avere conoscenze informatiche pari al tipico utente Windows/Apple, cioè nulle). La storia migliora, si arricchisce di elementi interessanti al punto da assomigliare a Lost, con idee meno wtf che spuntano dal nulla. Ma poi la fine è gestita male, non c'è una risoluzione degna, e molto rimane inspiegato.
Mi auguro che la sceneggiatura del film corregga tutto lo "sporco", così chi è interessato alla storia potrà risparmiarsi decine di ore di lettura e godersi al massimo due ore di film.

Zerocalcare, La profezia dell'armadillo
Capolavoro, non c'è nient'altro da aggiungere.

François Garde, Il ritorno del naufrago
Come ho già scritto nel post precedente, a me le storie di mare piacciono molto. Ho trovato questo romanzo per puro caso, l'ho cominciato sul Kobo Aura fresco di regalo, ma ero preso dalla frenesia ed essendo scritto abbastanza male l'ho interrotto, poi alla fine ad agosto l'ho ripreso e finito. È sostanzialmente quello che dice il titolo. Il ritorno di un naufrago francese, in un'ambientazione ottocentesca. L'intero romanzo alterna la forma epistolare di un geografo che scopre il naufrago, e lunghi flashback della storia del naufrago narrati in terza persona. Lo stile è bruttino, in pratica il mostrato è ridotto a 0, è tutto raccontato. Si può anche tollerare, se a uno piace il tipo di storia. Ma si conclude con questioni irrisolte, lascia insoddisfatti. Un finale davvero pessimo (praticamente mozzo).

Frank Schatzing, Limit
Adoro i mattoni, e ho visto spesso i romanzi di Schatzing in giro. Ho cominciato Limit, mi ha intrigato, poi passata l'introduzione, si apre il primo pov, e lo stile è un pugno in faccia. L'ho chiuso e poi ho provato a riprenderlo. L'ho ri-abbandonato.

Carlo Taglia, Vagamondo
C'è poco da dire, è un diario di viaggio. Carlo Taglia ha vinto il Narcissus Monthly Award, è un autopubblicato con Ultima Books. Ha un blog. Ha fatto il giro del mondo in 528 giorni senza aerei. Non è un romanzo, ma appunto un diario di viaggio un po' intimo e un po' aperto al pubblico (l'impresa, per quanto solitaria, non può non avere una risonanza mediatica! Mi ricorda con nostalgia le belle vecchie imprese ottocentesche).

Terry Pratchett, Mort
L'ho accennato già altrove: Terry Pratchett può essere anacronistico, se letto ora. Il colore della magia è bellissimo, poi gli altri libri variano per stile e tematiche. Alcuni hanno un tono fiabesco che proprio non mi piace. Altri, invece, sono geniali e ancora divertenti. Mort è uno di quelli da cui trapela sia la vena umoristica che quella filosofica di Pratchett.
Dicevo: può essere anacronistico, l'umorismo di Pratchett (non per tutti i versi, però), perché è uno dei primi. La parodia del Fantasy fatta quando il Fantasy era all'apice (all'apice della suo degrado, potrebbe dire qualcuno, ma non è che poi sia migliorato voglio dire dopo è venuto tipo Twilight e altre cose simili cioè rendiamoci conto) poteva essere originale, divertente, o comunque adeguato ai tempi (Il colore della magia è del 1989). Ma negli anni le parodie hanno in un certo senso esaurito la materia da beffare. Si pensi agli Scary Movie: funzionavano finché non hanno cominciato a stancare, il che è avvenuto dopo pochi anni (e parodie di horror se ne facevano già da anni! Si pensi al mitico Frankenstein Junior, del 1974, ancora oggi attualissimo; dello stesso anno Monty Python e il Sacro Graal, che però parodiava il ciclo arturiano e in qualche misura anche il fantasy).
Con questo non voglio dire che le idee si esauriscono e non si può fare più parodia. Molte idee di Pratchett sono originalissime, ma al di là di questo, a mio avviso quando lo si legge si mette in conto, da un certo lato, che risale a due decine di anni fa, e ciò che poteva far più ridere all'epoca, può far meno ridere ora (o fa ridere in maniera diversa: si veda Korgoth of Barbaria, in cui ciò che fa ridere non è poi così direttamente collegato con l'heroic fantasy in sé, come si può vedere nel Colore della magia, ma con altri trope portati all'estremo).
O forse mi sbaglio e semplicemente Pratchett alterna genialate a freddure.

Frank Schatzing, Il quinto giorno
Della serie, perservare è malvagio. Perché ho messo da parte uno Schatzing e ne ho preso un altro? Ripeto, perché i mattoni mi piacciono. Scherzo, nel caso del Quinto giorno mi è stato consigliato per la storia e il suo sviluppo (e conclusione), e mi son messo di impegno. È vero, l'idea di base della storia è interessante (l'ho già detto che mi affascinano le storie di mare e il mare di per sé?), e sono riuscito a leggere fino al 20%, il che è incredibilmente tanto per un mattone di qualcosa come mille pagine: lo stile è un calcio nei testicoli. Schatzing perde più tempo di King e lo fa anche peggio. Infodump come se piovesse, sempre, continuamente, soprattutto quando non serve a niente. Durante la lettura ero arrivato a una scena di tensione, in cui l'infodump grazie a dio era stato accantonato, ma lo stile era ancora pessimo, c'era molto raccontato e il mostrato era confuso. Alla fine l'ho abbandonato.
Come fanno certi romanzi a diventare best seller?

Stephen King, Mucchio d'ossa
È stata una lettura totalmente casuale.
Leggere King è sempre come rivedere un vecchio amico. All'inizio. Poi ricordi perché è passato così tanto tempo dall'ultima volta. Mucchio d'ossa non è assolutamente uno dei suoi migliori romanzi. È scritto abbastanza bene (parliamo di King, fa le cose come al solito, un po' funzionano e un po' no, è migliore di molti altri ma il suo amore per il brodo annacquato è noto), e devo ammetterlo, l'evoluzione della storia mi ha un po' spiazzato: sembra risolversi a metà opera, ma a ben pensarci poteva finire poco dopo, riducendo di molto la seconda metà. Su goodreads gli danno circa 3 stelle e qualcosa su 5. Direi che è il voto che si merita.

Chuck Palahniuk, Pigmeo
Pigmeo è un romanzo molto particolare.
Inizialmente mi sembrava troppo faticoso da leggere e l'avevo accantonato. Google può esservi più utile di me, ma in breve: Pigmeo è un romanzo in forma di report fittizio di un bambino-terrorista proveniente da un paese fittizio a regime dittatoriale, che va in America per un gemellaggio. Di conseguenza questi "dispacci" sono scritti in un italiano (non ho controllato la versione inglese) approssimativo con coniugazioni sbagliate e similitudini molto esotiche e originali. Prendo un estratto (in realtà ho trovato questa recensione di gelostellato, che in gran parte condivido, l'estratto lo prendo dal suo post):
Prossimo poi, questo agente approccia femmina negroide caratterizzata con cranio di forma mesocefalica, ampia apertura nasale e zigomo indietreggiato. Mano di operativo me estende, apre verso femmina. Questo agente dice: «Esemplare femminile, permette effettua danza di accoppiamento precedente generazione di embrione umano?».
Bocca di operativo me assicura che equipaggiato con adeguato cromosoma, così che non appesantisce società con cura di mostruosa prole deformata.
In realtà sì, può stancare, ma basta entrare nella visione di Pigmeo e ci si può gustare completamente l'opera, disseminata di perle geniali: alcune fanno davvero ridere, altre sono una palese denuncia alla cultura occidentale, e se da un lato può sembrare anche snob/scontato, dall'altro non si può non riconoscere che le immagini sono davvero efficaci (come il dollaro rubato, sporco di sperma del carnefice e sangue anale della vittima dello stupro).
Lo avevo sottovalutato, invece potrebbe addirittura essere il mio romanzo preferito di Palahniuk.

E questo è tutto.
Prossimamente,  brevi ma intense impressioni su steampunk nostrano ed estero.

lunedì 8 settembre 2014

Impressioni | Carrellata letteraria estiva 2014 - Parte I

Non aggiorno il blog da due mesi ma ho i miei perché: laurea/tirocinio/vacanze. Ho anche imparato a suonare l'ukulele (in realtà è bastato un paio di giorni).
Nel frattempo però non ho smesso di leggere, ed ecco a voi una carrellata delle cose che ho letto da più o meno luglio a ora. Divido la lista in due parti perché mi sento molto la Mondadori coi romanzi di Martin, ma anche perché dopo due mesi di assenza posso garantire un altro post prima del panico su cosa scrivere dopo.
Via.

Joseph Conrad, I romanzi del mare
Avevo letto tempo fa (10 anni fa) Tifone, e mi son detto ok, voglio leggere altra roba di mare, proviamo con questa raccolta, che comprende Il negro del Narciso, Tifone, Un colpo di fortuna, Freya delle Sette Isole. At first I was like wow, è vekkiume ben fatto, questo! But then I was all like come non detto, andrebbe bene una sola lettura per togliersi lo sfizio della storia di mare, ma lo stile costituisce un ostacolo non irrilevante. Se qualcuno conosce romanzi di mare accattivanti e sorpattutto ben scritti, suggerisca pure.

Arthur Conan Doyle, Tutto Sherlock Holmes
Sir Conan Doyle ce lo fanno leggere a scuola, alle medie, e poi ce ne dimentichiamo, ma sa il fatto suo (e non dimentichiamo i suoi romanzi di fantascienza, col mitico professor Challenger!). È una buona dimostrazione di vekkiume ben fatto, e la fama raggiunta da Sherlock Holmes su schermo mi auguro avvicini alla lettura dei romanzi, e da qui al vekkiume in generale, che ci piace tanto (il nostro piano segreto è far tornare il mondo all'estetica, alla morale e alla filosofia dell'800, sapevatelo)

Susanna Clarke, Jonathan Strange & Mr. Norrell
Lo ricorderà chi una decina d'anni fa era appassionato di fantasy e abbastanza grande da saper leggere (quando il romanzo uscì, nel 2004, io avevo 14 anni, ora ne ho 24, cioè parliamone). I punti di forza della storia sono diversi: è ambientato nell'800, c'è la magia, e l'atmosfera cerca di essere un po' fiabesca e un po' spiritosa: oserei dire che ricorda vagamente lo stile della Rowling dei primi Harry Potter. Il problema è che lo stile è pessimo, un fiabesco fallimentare, inutilmente prolisso, che non suscita il minimo interesse e non ingrana mai, per cui l'ho abbandonato e non lo riprenderò mai più.

James Mendrinos, The complete idiot's guide to comedy writing
Cercavo informazioni sulla comicità, su come produrla e via discorrendo. Ho scoperto questo manuale. Devo essere sincero: non è servito a molto. Sicuramente gli esercizi suggeriti possono essere utili, e anche un po' di teoria su alcuni aspetti della comicità (il twist, la tempistica ecc.), ma non è il tipo di manuale che cercavo. Forse probabilmente non ne esistono. Se c'è una cosa che ho imparato (non è vero, è una cosa scontata che sanno tutti), è che la comicità è roba seria, ci si può improvvisare ma o si ha l'attitudine innata o la si sviluppa con un potente allenamento. Non c'è niente di peggio della comicità stiracchiata e forzata. Anzi sì, c'è: il dramma forzato.

Alessandro Scalzo, Caligo
Ne avevo già parlato qui, quindi non mi ripeto. Perla italiana. È uno dei romanzi che voglio assolutamente rileggere, insieme al magistrale Soldati a vapore (attenzione! È uscito un racconto gratuito dello stesso autore! Qui il post relativo). C'è molto da imparare da queste fiction, per chi scrive. E molto da gustare, per chi legge.

Arturo Pérez-Reverte, Purezza di sangue
Pérez-Reverte non è un autore eccezionale, ma è molto bravo e mi fa piacere leggerlo. A parte la prima opera, Capitano Alatriste, che ricordo come un piccolo capolavoro, gli altri romanzi dell'autore non mantengono lo stesso "tenore", l'andamento è variabile (ricordo l'infelice caso de Il giocatore occulto, infelice perché prolisso e oltremodo infodumposo). Ad ogni modo, mi è piaciuto leggere Purezza di sangue e proseguirò con gli altri titoli. Piano piano.

Gabriel Garcia Marquez, Memoria delle mie puttane tristi
È cinico da dire, lo so, ma non prendiamoci in giro, gli editori stappano champagne e ballano sulle scrivanie quando un loro autore bestseller muore. Un po' come le opere d'arte, se quel dipinto vale 10, dopo la morte dell'artista varrà 100 e continuerà a valere sempre di più. Avevo già cominciato a leggere Memoria delle mie puttane tristi un anno o due anni fa, dopo aver cominciato e abbandonato Cent'anni di solitudine. L'ho ricominciato e finito quest'anno (è abbastanza breve). Ne è valsa la pena, merita il riconoscimento che ha avuto.

Mykle Hansen, HELP! A bear is eating me!
Tapiro lo consigliò ben 3 anni fa, io l'ho letto solo quest'anno. Effettivamente è meno "bizzarro" rispetto alla roba della Eraser Head, e forse è proprio per questo che mi è piaciuto molto. La bizarro fiction mi piace così e così, dipende. HELP! A bear is eating me! è un capolavoro. È divertente, ben scritto, breve, suscita emozioni, praticamente perfetto. Se insegnassi Psicologia (ehm, ne approfitto per comunicare la mia disponibilità in merito a chiunque volesse offrirmi un posto di lavoro come docente, chiusa parentesi), se insegnassi Psicologia Generale o Clinica, dicevo, userei diversi pezzi di questa novella come esempi utili: si imparerebbe molto di più da un commento specialistico a questo romanzo che dalle classiche lezioni frontali con slide.

Fine prima parte.
Ora creo il cliffhanger per la seconda parte: ci sarà un romanzo i cui diritti cinematografici sono già stati acquistati dalla Warner Bros mesi fa, un'altra opera di bizarro fiction, e ben DUE bestseller fail tedeschi, e molto altro (non troppo, in realtà, sono solo promesse da campagna elettorale).

giovedì 3 luglio 2014

Impressioni | Caligo, di Alessandro Scalzo

Alla fine, il grande momento è arrivato.
Non deve essere stata una cosa da niente, avere il peso delle aspettative per il primo autore italiano pubblicato da Vaporteppa. In un certo senso, corrisponderebbe al biglietto da visita della collana, all'emblema, allo stendardo da sventolare con italica fierezza.
Insomma, fossi stato io al posto di Alessandro, un po' di strizza l'avrei avuta.
Ma lo Scalzo vantava già la benedizione della Dea Gamberetta che aveva dato il suo sì al precedente romanzo di Alessandro, Marstenheim (che ho letto e molto apprezzato tempo fa ma, me misero, non ho mai scritto uno straccio di post a riguardo, spero di rifarmi). Insomma, era un autore "raccomandato" nel senso anglosassone, non-italiano del termine (ovvero quando una persona è disposta a garantire per un'altra meritevole, rimettendoci qualora si sbagliasse).
Ma Marstenheim è un'ottima lettura gratuita che potremmo annoverare tra i titoli pionieri dell'autopubblicazione di qualità. I tempi però sono cambiati, e non serve più lottare per dimostrare che venire pubblicati su carta non è necessariamente sinonimo di qualità. Ora è possibile essere un autore meritevole, non al soldo del colosso editoriale, e pubblicare in digitale (e magari avere più successo che se pubblicato solo su carta)

Parliamo del romanzo.
Grandi aspettative, sì, e tutte soddisfatte. In Caligo c'è tutto: umorismo, sense of wonder, ambientazione, trama semplice ed efficace, personaggi credibili. C'è l'italianità sia nei comportamenti che in cibo e bevande, ma c'è anche l'inglesità, con la stessa Barbara Ann, lo zio Watson, i confronti tra culture. E poi ci sono mech, motoruote, scafandri. C'è persino un cinese.
Lo stile essenziale e curatissimo, che già avevamo visto con le precedenti opere gratuite brevi, lo ritroviamo naturalmente anche qui, e garantisce una lettura che non stanca mai, nonostante la normale alternanza di picchi di climax, e non incappa mai punti morti o poco interessanti. Laddove mancano le scene d'azione, concitate, trovano spazio l'umorismo, l'approfondimento del background, la "semina" di pistole di Čechov. La lettura insomma è gradevole, spedita, e persino io, che sono un lettore lentissimo e pignolo (ricordo lo Slow Reading Manifesto), ho impiegato, stando alle statistiche del Kobo, solo 6 ore (cioè 4-5 ore per un lettore normale e non bradipo come il sottoscritto.)
Una cosa che ho immensamente apprezzato del romanzo è il sense of wonder che ormai avevo praticamente dimenticato. Vuoi perché i gusti son quelli, vuoi perché la cosa mi affascinava e addirittura alcune idee sono simili a quelle che uso nella mia ambientazione (in futuro maggiori informazioni), ma il background in Caligo è naturale, credibile, affascinante. Le onde Z e i loro effetti sulla popolazione, per esempio, non sembrano un artificio di finzione, ma si inseriscono con naturalezza e si incastrano in maniera coerente con i personaggi della storia che per esempio, quando il rolmetro segna valori troppo alti, son costretti a starsene a casa a dormire. Lo stesso vale per l'uso delle droghe (leggasi l'utilissimo approfondimento del Duca in appendice), e per altri aspetti del romanzo.

Vaporteppa quindi non si smentisce e sfodera un'opera all'altezza delle aspettative, divertente, interessante, ben curata, ma soprattutto nostrana. Potete leggere il post di presentazione direttamente da Vaporteppa, e acquistarlo da Amazon per i Kindle o da Ultima Books per tutti gli eReader e tablet.

martedì 24 giugno 2014

Impressioni | Kobo Aura

È tradizione, più o meno da quattro anni a questa parte, che ogni anno io faccia un post su un eReader che compro/mi regalano/regalo. Non è voluto, ma la mia ossessione per gli eReader porta a questa "coincidenza".
Questa volta tocca al Kobo Aura - non il Kobo Aura HD, no, solo Aura.
Avevo cercato per diverso tempo le differenze tra Aura e Aura HD, senza trovare niente di chiaro (a parte il prezzo maggiore dell'ultimo). Spero questo post torni utile per chi aveva dubbi, come me. Anche se temo che, come la Kobo ha fatto sparire i Kobo Mini l'anno scorso con l'offerta, la stessa fine farà l'Aura.

Il Kobo Aura si differenzia rispetto a tutti gli altri lettori, anche quelli Kobo, per il design: lo schermo è una superficie continua con la cornice, un po' come uno smartphone, e questo infatti gli dà un'aria più da tablet che da lettore ebook. Le dimensioni dello schermo sono i classici 6 pollici, prima differenza con l'Aura HD, che ne ha 6,8. Ovviamente la risoluzione cambia: 1024 x 758 per l'Aura, 1440 x 1080 per l'Aura HD: non saprei dire se questo si riflette in una qualità migliore per l'HD rispetto all'Aura base. Teoricamente sì, ma immagini e testo, sull'Aura base, sono comunque ben definiti.
A parte la superficie continua, la forma è quella di tutti i Kobo, col retro ruvido caratteristico, ma le dimensioni rispetto agli altri Kobo sono diverse: la cornice è più piccola, e dà al dispositivo un aspetto meno affusolato, al punto da farlo sembrare più piccolo rispetto ad altri eReader (ma è solo un'illusione: le dimensioni dello schermo sono 6 pollici puri). Potete vedere più giù il confronto col Kindle 4NT (base). Considerando che l'eReader nasce per essere un sostituto efficace e più tascabile del vecchio libro cartaceo, le dimensioni ridotte della scocca sono un gran punto a favore.
I pulsanti fisici sono solo due, posizionati nella parte alta: on/off (a scorrimento) e illuminazione (a pressione), regolabile poi dal sistema.
Veniamo ai "confronti".
Rispetto al Kindle base, privo di illuminazione, il Kobo Aura ha una pagina più grigia, sembra catturare meno la luce, e per avere un contrasto testo/sfondo perfetto, bisogna esporre lo schermo alla luce del sole (al Kindle basta catturare un po' di luce anche di lato, per far risaltare il bianco dello sfondo). Ecco un esempio (in foto le peculiarità di luci e contrasti in pratica vengono quasi annullate, ma dovete accontentarvi):

Come si può notare, nonostante le dimensioni identiche dello schermo, l'Aura ha più o meno un pollice di scocca in meno.

Tuttavia, grazie all'illuminazione diffusa dell'Aura, si può ovviare al ridotto contrasto, con una percentuale bassa di luminosità (meno di 20%)
Come prima, dalle foto non si nota bene, ma ora il contrasto è adeguato e uguale in entrambi i dispositivi.

L'Aura dà il meglio di sé, se illuminazione ambientale è scarsa (per esempio, al chiuso anche se di giorno) con una buona percentuale di luminosità (~30%), sebbene basti rivolgersi con una buona quantità di luce alle spalle (per esempio, vicino a una finestra), per poter fare anche a meno dell'illuminazione.

Ora il Kindle sembra grigio, perché il fuoco dell'obiettivo viene "confuso" dall'illuminazione del Kobo. La differenza tra il Kindle con una buona luce trasversale e l'Aura al 20-30% di luminosità non è enorme, diciamo che la pagina dell'Aura sembra più bianca, ma il Kindle si sa difendere benissimo anche in questo.

L'illuminazione non consuma molta batteria. Finora non ho potuto testare la durata, ma con un uso intenso (Wi-Fi, illuminazione, ecc.) sono arrivato circa a più del 60% in una settimana. Con un uso intenso di sola lettura (30''-1h al giorno) non si scarica nemmeno dell'1% al giorno. Ad ogni modo, chi ha un eReader sa che, partendo col 100% di batteria, può leggere tutto il tempo su una tratta Taranto-Milano e non arrivare nemmeno al 70%.
La lettura notturna è perfetta, col buio totale basta l'1% di illuminazione. Per i fanatici come me, si può installare il semplice script Night Mode (qui sul forum di Simplicissimus la guida per i diversi Kobo) che inverte i colori (testo bianco, sfondo nero), e la perfezione di lettura notturna diventa assoluta.
La customizzazione dell'impaginazione è molto buona, soprattutto per me che odio avere margini laterali vuoti, eliminabili dalle impostazioni, così come odio l'interlinea, riducibile al minimo anch'essa.
Nota importante che non so dove mettere e la metto qui: in giro su internet si legge che l'Aura presenti delle striature sotto la luce del sole. Si tratterebbe di un problema risolvibile con l'assistenza (anche se pare che Feltrinelli/Mondadori siano più affidabili per la sostituzione rispetto alla Kobo stessa), ma queste segnalazioni si rifanno all'anno scorso, e per quanto mi riguarda, il mio Aura non ha questo tipo di problema.
Come tutti i Kobo, l'Aura dispone delle statistiche di lettura, di giochi, ecc., e del browser. È importante usare il browser se si vuole caricare un ebook direttamente da internet. Basta accedere al proprio Dropbox (e magari aggiungerlo ai preferiti, così da ridurre i passaggi a un paio di tap), e da lì scaricare gli ebook che vengono aggiunti in automatico nella libreria. Non ho provato con altri cloud, come Copy, ma sono abbastanza sicuro che dovrebbe funzionare allo stesso modo. E scommetto che se compro un ebook da Ultima e accedo alla mia libreria dal browser, l'ebook lo scaricherei ugualmente. In questo l'Aura batte i Kindle, che non permettono di scaricare nulla se non lo si è comprato da Amazon (o inviato alla mail del dispositivo in formato pdf).

Ma veniamo ai pdf.
Questo è un punto debole, sotto diversi aspetti.
Primo aspetto: alcuni pdf (regolarmente caricati e leggibili su Kindle) vengono "tagliati" su Kobo, pare per colpa dell'ultimo firmware. Speriamo che il prossimo fw aggiusterà tutto.
Secondo aspetto: manca la funzione di reflow (che non ha neanche Kindle, ma che si ottiene, insieme a molte altre funzioni, installando Duokan).
Terzo aspetto: su Kindle 4NT, soprattutto col firmware di Duokan, leggere i pdf è facilissimo, ruotando di 90° la pagina e di conseguenza anche il lettore (in orizzontale), si può leggere la pagina per segmenti, e ogni cambio pagina porta al segmento successivo. Sull'Aura non è possibile, anche ruotandolo di 90°, il cambio pagina porta alla pagina successiva, non alla metà inferiore della pagina corrente, quindi per leggere un formato ampio bisogna fare lo zoom e navigare col pollice.
I tempi di elaborazione, sempre rispetto al Kindle base, sono leggermente superiori, ma il refresh è rapido, così come passaggio da acceso a standby e viceversa.

Nel complesso, il Kobo Aura (non HD) risulta un lettore molto buono, praticamente completo di ogni funzionalità necessaria per una lettura perfetta. In teoria, Kobo Aura, Kobo Aura HD e Kindle Paperwhite risultano, al momento, gli eReader migliori sul mercato, in grado di offrire un'esperienza di lettura migliore che su carta.

domenica 8 giugno 2014

Impressioni | Mini carrellata letteraria primaverile 2014

Quando posso cerco di dedicare un post a un romanzo, anche se il romanzo in questione era troppo noioso da finire di leggere. Talvolta mi capita anche di leggere qualcosa e poi non parlarne sul blog, perché non ho niente da dire o non fregherebbe a nessuno (capita solitamente coi classici, per esempio lessi Papà Goriot ma non mi sembrava di avere nulla di intelligente da dire, e di solito mi capita con tutti i classici).

L1L0, di Pippo Abrami. Una delle prime pubblicazioni gratuite di Vaporteppa. Un racconto scritto molto bene, farcito di umorismo efficace, all'interno di un storia dal ritmo incalzante. L'automa dall'umorismo ebraico richiama ovviamente il Golem della tradizione ebraica medievale, e questo blend è succulento per noi che pur avendo amato il fantasy e il folklore medievale, siamo stanchi e troviamo nello steampunk qualcosa di più attraente. Direi che il punto forte di L1L0 sia proprio questo.



I robot di La Marmora, di Alessandro Girola. L'idea di base mi piace (1864, un'astronave aliena finisce sulla Terra, alcuni alieni si alleano con gli austriaci, altri invece col Regno d'Italia, e la loro tecnologia li porta a creare dei robottoni giganti pilotati da soldati, dal sapore trash niente male) e ho molto apprezzato il fatto che l'idea non sia stata presentata subito (sinossi a parte), anche se poi viene fatto in maniera un po' (molto) infodumposa. L'infodump infatti è costante, sia da parte del narratore sia nei dialoghi, dialoghi che suonano perlopiù telenovelistici. Nel complesso, a mio parere, si poteva valorizzare sviluppando il tutto in maniera più accurata.



La maschera di Bali, di Francesco Durigon. Altra pubblicazione gratuita di Vaporteppa. Non voglio dire che mi sia piaciuto meno di L1L0: in realtà, per quanto la collana sia la stessa e di conseguenza anche il genere/sottogenere, di fatto L1L0 è pervaso dai toni umoristici dell'automa (e io da un po' di tempo sono interessato ai meccanismi della comicità), mentre La maschera, che punta più sull'azione, ha dalla sua la componente di magia/divinazione, che in un'ambientazione vittoriana/ottocentesca ha il suo enorme fascino (noi amanti del fantasy medievaleggiante non possiamo che essere altrettanto attratti dal '700 alchimistico e dall'800 gotico, in stile Lestat ecc.).
Tuttavia non mi soddisfa completamente. Lo stile è ottimo e le premesse anche: capisco che con un "budget" di parole limitato sia difficile, ma personalmente avrei ristretto lo scenario, eliminato un pov (su queste brevi distanze, due sono già troppi) e dosato il ritmo, mostrato di più i "demoni", e magari sostituito gli epiteti del tipo "bastardi" che alla lunga stancano e suonano ridicoli. Ad ogni modo la qualità è ottima e spero di poter leggere qualcos'altro di Durigon, in futuro (che detto tra noi, ha un cognome fighissimo).

Gli dei di Mosca, di Michael Swanwick. Dal punto di vista editoriale, è encomiabile il modo in cui Vaporteppa, piccola collana di nicchia, abbia potuto lanciare come primo titolo un'opera straniera, inedita in Italia, di un autore già affermato a livello internazionale.
Tuttavia Swanwick non lo conosco bene, e Gli dei di Mosca pare essere un'opera un po' atipica rispetto a quanto di solito produce l'autore. Come ho accennato prima, sono molto attratto dalla comicità, e Surplus è un personaggio simpaticissimo che mi ha fatto molto apprezzare il romanzo, insieme ad altre trovate umoristiche sparse. Devo ammettere però che lo stile di Swanwick fa perdere qualche punto al romanzo, e l'ideale per poterselo godere appieno è combinare il piacere dell'umorismo con l'amore per il bizzarro (non siamo ai livelli di Carlton Mellick, ma comunque del bizzarro c'è). Ho avuto già modo di parlarne, ma lo ripeto: chiunque stia supportando il progetto di Vaporteppa è sicuramente in attesa di opere nostrane, e i due racconti gratuiti finora pubblicati sono già un ottimo biglietto da visita, a mio avviso. Tra Gli Dei di Mosca e le opere gratuite pubblicate c'è un abisso quanto a stile: Swanwick ha i suoi pregi, ma lo stile non è propriamente uno di questi, al contrario di L1L0 e La maschera di Bali, stilisticamente curatissimi, impeccabili. Questo è l'unico mio scetticismo nei confronti della scelta dell'opera di Swanwick come prima pubblicazione.

Fight Club, di Chuck Palahniuk. Se c'è una cosa che evito, è leggere i romanzi dopo aver visto il film. Quando parlo con amici o altra gente di un film tratto da un romanzo, mi sento dire per la maggior parte delle volte (letteralmente): "Sì, ma vuoi mettere? Il libro è molto meglio", e con molta probabilità questo è dovuto alla desiderabilità sociale e all'accezione positiva "a priori" con cui vengono considerati i libri. No, non sempre "il libro è molto meglio", anzi, spesso i romanzi sono scritti coi piedi e gli sceneggiatori fanno un ottimo lavoro di riscrittura, visto che devono colmare le lacune narrative con alternative efficaci, che siano godibili per il pubblico (come se per la narrativa non fosse così, ma si sa, soprattutto in Italia vige il trend del non rispettare le regole pur non conoscendole, il trend del produrre generica "arte", il trend del perchéssì, perchéèfantasy, ecc.).
Ad ogni modo, Palahniuk mi piace e ho voluto leggermi tutto ciò che ha scritto, lasciando per ultimo Fight Club, visto che è in uscita il seguito. Come (quasi) ogni sua opera, mi piace, fa sempre centro. Non posso fare a meno di notare come, nonostante la sua buona tecnica, ogni tanto viene meno al suo stesso principio di Submerging the I, e un po' mi lascia l'amaro in bocca, proprio come quando dopo aver letto On writing di Stephen King rimasi deluso nel leggere avverbi in -mente, forme passive e "verbi dire pompati di steroidi" - sebbene nelle sue opere tradotte.
Comunque sia, un aspetto positivo del romanzo dopo aver già visto il film è che, a parte quel tipo di comunicazione che solo la narrativa può trasmettere e non il cinema, diverse parti, finale incluso, sono diverse, nelle due versioni.

P.S. Brace yourselves, può darsi che prossimamente farò un'altra carrellata simile, perché sono troppo pigro per scrivere post decentemente lunghi su una sola opera, e anche perché il 90% delle volte: 
1. l'opera fa schifo perché è scritta coi piedi, ed è inutile stare a sottolineare aspetti stilistici ovvi a chiunque. 
2. l'opera è bella perché è scritta bene, ed è inutile stare a sottolineare il perché è scritta bene.
Di tanto in tanto capita qualcosa di così buono da meritare elogi specifici, o qualcosa di brutto che però ha aspetti positivi che meritano menzione.
Sempre che a qualcuno freghi qualcosa, ovviamente.

sabato 17 maggio 2014

Impressioni fulminanti | Guerra eterna, di Joe Haldeman

guerra eterna forever war joe haldeman sci fi fantascienzaAncora impressioni fugaci.
Forever war è un romanzo molto bello. Credo di averlo letto quando ero piccolo, insieme a Pace eterna, presi entrambi in estate dalle bancarelle dei libri usati. Ma non ricordavo niente della storia. Ricordo però che Pace eterna non era granché, anche se è passato troppo tempo per esserne sicuro.
La peculiarità di Guerra eterna è che, postulando viaggi interstellari a grandi distanze, che coinvolgono quindi una dilatazione temporale notevole (ridotta al minimo per l'equipaggio), prevede un arco di tempo molto ampio: in pratica la storia si svolge in mille anni, con tutto ciò che comporta, sia dal punto di vista dell'evoluzione sociale e tecnologica, sia dal punto di vista delle relazioni umane, per cui i soldati non sperimentano il passare del tempo che invece sperimentano i loro parenti, con differenze di età paradossali e conseguenze emotive relativamente alla perdita dei cari e alla difficoltà di stringere legami stabili.
Un altro aspetto interessante è la modalità in cui le navi combattono: non laser colorati che saettano da una nave all'altra, alla Star Wars, ma complessi calcoli di previsione della posizione nemica, ragionando su enormi distanze. Il Duca ne aveva parlato in questo interessante articolo.
Lo stile del romanzo oscilla a mio avviso tra il decente e il buono. Il mostrato sta là dove serve sebbene non permetta sempre di visualizzare come si deve i dettagli (il protagonista, all'interno dello scafandro, aziona dei comandi utilizzando il mento o la lingua, e questo è già qualcosa, ma non sono ben chiare le dimensioni dello scafandro stesso, né come si attivino gli altri comandi, né in che maniera i personaggi sono in grado di muoversi con l'arnese addosso, o in che maniera siano potenziati i movimenti ecc.). Ma nel complesso, è un'opera superiore rispetto alla norma, e sicuramente offre un significativo contributo alla letteratura fantascientifica.

mercoledì 7 maggio 2014

Impressioni fulminanti | Le macchine infernali, di K. W. Jeter

infernal devices k w jeter macchine infernali steampunk romanziUn parere fugace (e non richiesto) su uno dei romanzi che rappresenterebbe la nascita dello steampunk. Per informazioni più attendibili a riguardo, consultare l'Introduzione del Duca.
Infernal devices non è questo gran bel romanzo. Anzi, è proprio scarsino. È un peccato che ricada tra i "rappresentanti" (ok, più storicamente che di fatto) dello steampunk, ma si può dire altrettanto anche per Le porte di Anubis, di cui avevo parlato tempo fa (ben 3 anni fa, ndr) più o meno negli stessi termini.
Tra i due, sicuramente Infernal devices mi sembra "più steampunk", o almeno a mio avviso lo sarebbe in virtù della presenza degli automi e delle macchine, laddove invece Le porte di Anubis mancava dell'elemento tecnologico retrofuturistico, se non erro.
La forma diaristica in prima persona, dai toni vittoriani palesemente stereotipati, è sopportabile. Anche lo sviluppo della prima parte della storia è accettabile. Ma alla lunga i personaggi appena abbozzati, i deus ex machina come se piovesse, l'infodump costantemente dietro l'angolo, compromettono la qualità dell'intera opera, che trova l'apice della sua banalità nei riassuntoni fatti in diverse occasioni da alcuni personaggi al protagonista, per informarlo di tutto ciò che è avvenuto "fuori scena", oltre che per svelare cose che il protagonista stesso pare non capire; in certi casi, i riassuntoni sono l'unico modo per far continuare la storia in maniera logica e portarla verso una fine (o proprio da qualche parte)
Lo ammetto: sono rimasto deluso e soprattutto mi dispiace che lo steampunk affondi le sue radici in un'opera che da offrire ha ben poco.
Per chi si stesse appena accostando allo steampunk e dovesse leggere queste righe: il genere non è brutto, quest'opera non è tutto lo steampunk, ma soprattutto questo è solo un mio parere, con cui non si deve essere d'accordo. Ci sono diverse opere, ognuna si approccia al genere in maniera propria, ci sono quelle più meritevoli e quelle meno meritevoli, come sempre, del resto. Ci sono quelle che mirano più al trash e quelle più "alte", quelle in cui si approfondisce l'ambientazione e quelle in cui si approfondiscono di più i personaggi, ecc. In questo, Internet è vostro amico.

sabato 3 maggio 2014

Sulla psicologia dei personaggi nella fiction (miti e cliché)

Quando avevo 16 anni non sapevo esattamente cosa fare della mia vita, mi piaceva solo leggere, scrivere, e suonare la chitarra. A quel tempo ero affascinato da Stephen King che fin da adolescente scriveva e con la scrittura era in grado di campare (più o meno). Volevo essere come lui.
Dovendo scegliere una facoltà, però, non avrei mai voluto prendere Lettere (pensavo: "Non c'è nulla lì che non possa imparare per conto mio"), e pensai che con Psicologia avrei potuto ricavare il necessario per scrivere storie credibili con personaggi verosimili. A 17 anni avevo accantonato il problema e trovai nella libreria di famiglia un libro, "Psicologia come scienza del comportamento", che mi indirizzò alla disciplina, al di fuori della scrittura, che praticamente abbandonai.
Ora come ora posso dire di poter tirare le somme e valutare su per giù le strategie usate nella fiction per delineare la personalità e il comportamento dei personaggi all'interno di una storia. Questi sono solo alcuni miti/cliché, in futuro potrei trattarne altri.

Il signore del male (The Evil Overlord)
Che sia un fantasy, un thriller, un horror, le caratteristiche del cattivo di turno sono sempre quelle.
La tendenza principale (da parte degli autori, sia di narrativa che di serie tv o cinema) è quella di renderlo un genio del male o un malvagio imprevedibile senza pietà. In ogni caso, le caratteristiche dell'Evil Overlord della fiction riflettono i criteri diagnostici del DSM-IV¹ relativi al Disturbo Antisociale di Personalità:
A) il soggetto mostra inosservanza e violazione dei diritti degli altri fin dall'età di 15 anni, che si manifesta con almeno 3 dei seguenti elementi:
1. incapacità di conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento legale, con ripetersi di condotte suscettibili di arresto
2. disonestà: il soggetto mente, usa falsi nomi, truffa gli altri
3. impulsività o incapacità di pianificare
4. irritabilità e aggressività
5. inosservanza della sicurezza propria e degli altri
6. irresponsabilità: incapacità di far fronte a obblighi finanziari o di sostenere un'attività lavorativa con continuità
7. mancanza di rimorso
B) l'individuo ha almeno 18 anni
C) presenza di un disturbo della condotta con esordio precedente ai 15 anni
D) il comportamento antisociale non si manifesta esclusivamente durante un episodio maniacale o nel decorso della schizofrenia
Delle due figure, nel mondo reale è più probabile incontrare il secondo tipo, quello del malvagio oltrenatura, il cattivo che ora sta scherzando col suo scagnozzo e subito dopo gli spara in testa, il cattivo che uccide bambini di fronte alla loro famiglia e famiglie davanti ai loro bambini, che beve il sangue delle sue vittime usando come coppa il cranio della madre assassinata con le proprie mani, su un trono di ossa ecc.
Questo tipo di cattivo non esiste: le uniche persone in grado di fare questo genere di cose sono psicotici, persone che hanno un contatto con la realtà assente o gravemente alterato (per esempio, alcuni schizofrenici).
Ora, questo non significa che gli psicotici siano tutti assassini (anche se alcuni lo sono), tuttavia i comportamenti più bizzarri e palesemente inverosimili appartengono spesso a questo tipo di persone, per esempio sotto forma di deliri e allucinazioni.
Non sarebbe corretto dire che una persona psicotica non è in grado di elaborare un Piano Malvagio (come nella fiction) per distruggere il pianeta (a che pro, oltretutto?). Sarebbe corretto dire che potrebbe farlo, ma la motivazione sottostante sarebbe totalmente bizzarra, o ridicola, o assurda (del tipo: "Quando la signora Rossi mi ha chiesto quanto zucchero volessi nel caffè, in realtà mi stava leggendo la mente grazie ai microcongegni nel cervello che i marziani le hanno impiantato durante la notte, e che hanno impiantato a tutti gli altri del mio quartiere, e a quel punto mi è stato chiaro: devo distruggere la Terra, solo così potrò ottenere la salvezza del Coniglio"; chiaro, no?)
La figura del Genio del Male invece è meno credibile.
Sebbene nella teoria si parla di un continuum ai cui estremi ci sono il Narcisismo e il Disturbo Antisociale, con al centro il Narcisismo Maligno, è difficile che una persona totalmente antisociale sia in grado di conquistare la fiducia di molte persone, raggiungere posizioni di potere e ordire complicati piani di vendetta o di distruzione. Difficile, non impossibile. Tipicamente a riuscirci sono i politici, ma non sono individui antisociali, ma con possibili tratti antisociali, spesso tracci narcisistici. La personalità è complessa.
La maggior parte degli individui antisociali è costituita da poveracci (nel vero senso della parola), analfabeti, con un QI molto basso, cresciuti in condizioni di degrado, del tipo baraccopoli, a contatto costante con alcol, droga, violenza e abusi. Se non muoiono assassinati o per overdose, passano la vita in galera. Non hanno il tempo di organizzare complicati piani di vendetta che prevedano manipolazioni psicologiche e dissimulazioni varie. Se poi, come le ricerche stanno dimostrando, questi individui hanno alterazioni a livello della corteccia prefrontale, si comportano in maniera imprevedibile, ma secondo lo schema "faccio quello che mi va perché non ho alcun tipo di inibizione", quindi se anche deste una pistola in mano a un individuo simile e gli diceste "Guarda, quel tipo là ha dato della puttana a tua sorella", quello potrebbe sì andare dal tipo e ucciderlo, ma potrebbe anche avere voglia di farsi un giro in moto e ignorarvi, o andare a mangiarsi un panino, e via discorrendo. È disinibito, è imprevedibile.
Quindi possiamo stare tranquilli. Gli Evil Overlord di romanzi e film sono virtualmente impossibili. Ma ci sono sempre i politici.

Il trauma infantile
Il luogo comune, sia nella vita reale che nella fiction è questo: quando sei piccolo sei anche molto delicato psicologicamente, per cui una minima destabilizzazione può sconvolgerti al punto da determinare ciò che diventerai in futuro, con effetti perlopiù negativi. Tipicamente si tratta di un evento traumatico, e ancora più nello specifico, assistere a un evento drammatico.
Questo non è completamente vero, ma a grandi linee sì: nell'infanzia è tutto in via di sviluppo, e diversi fattori, compresi gli eventi stressanti, possono far cambiare la "direzione" di alcune linee di sviluppo, sia in positivo che in negativo.
Il trauma infantile però non determina sempre e comunque lo sviluppo di una psicopatologia in età adulta.
Assistere a una catastrofe, a un incidente, o alla morte di una persona, non fa necessariamente sbarellare l'individuo. Di conseguenza, quando in un romanzo o in un film si cerca di giustificare il comportamento (tipicamente teatrale) di un personaggio con la presenza di un trauma infantile nel suo background, in realtà si sta effettuando una certa forzatura, o comunque si sta ricorrendo a una facile scappatoia. Un individuo che sperimenta un trauma durante l'infanzia vive anche in un contesto che presenta diversi fattori, i cosiddetti fattori di rischio e i fattori di protezione.
Una buona condizione economica, un quoziente intellettivo alto, la presenza di una o più figure di riferimento, la vicinanza emotiva ecc., sono tutti fattori che modulano l'effetto del trauma e proteggono la persona. Viceversa, assenza di caregiver, lontananza affettiva, condizione economica scarsa, quoziente intellettivo basso, esposizione continua a stressor ecc., può peggiorare la situazione.
Di solito non è un evento traumatico a compromettere l'equilibrio psichico di una persona, ma la cronicità degli eventi traumatici, la continua esposizione a condizioni critiche, il cosiddetto trauma cumulativo (e.g., Follette et al., 1996).
Ci sono purtroppo tantissime persone che vivono in contesti familiari disfunzionali, continuamente esposte ad abusi fisici (violenza, incesto, ecc.) e psicologici (per esempio la svalutazione, "Tu non vali niente", "Sei inutile", ecc.), anche a rischio per la propria vita, e tutto questo per anni.
Ora, ciò non significa che chi ha "più esperienza traumatica" starà davvero male mentre chi ha vissuto solo un evento traumatico starà benissimo, come non averlo avuto affatto (anche se in realtà il numero di eventi traumatici è correlato alla gravità dei sintomi): per alcuni individui, con una certa struttura, anche un solo evento traumatico potrà essere significativo e potrà causare l'insorgenza di una psicopatologia. Tuttavia, la ricerca afferma che è meno probabile.
Di conseguenza, se volete scrivere una storia con un personaggio disturbato o serial killer o altro in conseguenza di un trauma infantile, assicuratevi che il contesto psico-sociale e la natura e la frequenza degli eventi traumatici vissuti durante l'infanzia sia appropriata. Altrimenti fate come vi pare: ci sono un sacco di personaggi poco credibili in romanzi e serie tv, ma nessuno ci fa molto caso.
A quanto pare il trauma è molto pittoresco.

Personalità, pensieri, atteggiamenti e comportamenti
Ogni individuo ha una sua personalità, composta da determinati tratti. I tratti di personalità costituiscono delle modalità relativamente stabili con cui un individuo pensa e si rapporta nei confronti del mondo, delle persone e di se stesso. Questo significa che, sempre considerando la Psicologia come scienza umana non deterministica ma probabilistica, la personalità implica pattern di pensiero e comportamento, grosso modo stabili e prevedibili.
In diverse fiction capita di leggere/vedere scene in cui la situazione è critica (per esempio, il leader e i forti del gruppo sono legati/immobilizzati e inermi e il Cattivo sta per ucciderli, dopo aver, sigh, spiegato il proprio piano malvagio) e un personaggio (per esempio, una bambina/un anziano pavida/o e debole che per tutta la storia è stata/o solo un peso nella quest) agisce in maniera assolutamente imprevedibile e controattitudinale (per esempio, sottrae la pistola a un tirapiedi, spara e becca il Cattivo alle spalle).
In situazioni estreme le persone possono comportarsi in maniera imprevedibile, diversa rispetto a come farebbero nella vita quotidiana? Può darsi, ma di solito no.
L'essere umano "si programma da solo" durante la vita. Ciò avviene principalmente attraverso la combinazione tra il proprio temperamento innato e atteggiamenti/comportamenti appresi. Un individuo tendenzialmente collerico, per dire, cresciuto in una famiglia avvezza alla violenza, intollerante verso le minoranze etniche, con personalità autoritaria (Adorno, 1950), schierata verso l'estrema destra, difficilmente penserà che non ci sono persone superiori e persone inferiori, che tutte le persone nel mondo sono uguali, che non esistono razze, che è importante aiutare i più deboli ecc. Quindi avrà specifici atteggiamenti razzisti e tutto ciò che ne consegue. La sua personalità è quella, gli atteggiamenti maturati nel tempo sono quelli, il comportamento che metterà in atto sarà coerente con tutto ciò.
Questa persona potrà cambiare? Sì. Ma non lo farà dall'oggi al domani (o alla fine rimarrà sempre uguale). Vedasi American history X.
L'esempio è un po' scomodo. Il cambio di bandiera politica è frequentissimo, quindi più che sull'ideologia politica vorrei soffermarmi sul bagaglio di atteggiamenti e convinzioni di un individuo, del tipo, "nella vita nessuno dà niente per niente", "Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio", "chi fa da sé fa per tre", o "chi fa del bene riceve del bene", o "le donne so' tutte zoccole", "gli uomini pensano solo a quello" ecc.: tutte convinzioni vere e false allo stesso tempo, ma che guidano il comportamento di un individuo.
Quindi: una persona si comporta in maniera coerente rispetto ai pattern di pensiero che strutturano la sua mente. Nel momento in cui agisce in maniera opposta al suo pensiero, subentra la Dissonanza cognitiva (Festinger, 1957): un eccessivo stress e disagio mentale che si avverte nel momento in cui c'è un conflitto tra atteggiamenti o tra atteggiamento e comportamento. L'esempio classico è quello della volpe e l'uva di Fedro, la volpe vuole l'uva, non riesce ad arrivarci, dice che è acerba.
Dato che un conflitto tra cognizioni e comportamento provoca un tale disagio mentale, un fastidio, è naturale che la gente si comporti in maniera coerente. Oltretutto è dimostrato (Lorenz 1963) che l'abitudine, i comportamenti appresi, portano l'individuo (nel caso di Lorenz si trattava di un'oca selvatica) a provare una fortissima paura nel momento in cui tale comportamento abitudinario non possa essere messo in atto nel modo usuale.
Potrebbe, dunque, il personaggio più scarso di una storia d'avventura/azione comportarsi in maniera totalmente diversa rispetto al solito? Dipende dalla sua personalità, atteggiamenti, bias di pensiero ecc.: quindi: in teoria sì, in pratica è improbabile.
Se mettete dunque un personaggio simile nella vostra storia e se per caso i personaggi più forti dovessero essere inermi e in pericolo di vita, temo che questi ultimi faranno una brutta fine.

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Note
¹ DSM - Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Per i profani, è il manuale delle malattie mentali. Wikipedia e l'Internet in generale possono darvi tutte le informazioni necessarie, ma in breve: le malattie (organiche e mentali) vengono catalogate in categorie strutturate (la cosiddetta nosografia), perché quando dài un nome a una cosa e la inquadri, è più facile concentrarvisi per porvi rimedio. Dare un'etichetta alle malattie è un affare macchinoso che la persona comune può criticare, ma essenzialmente è una cosa indispensabile sia dal punto di vista finanziario (per esempio, per usufruire di cure gratuite dal Sistema Sanitario Nazionale o dalle assicurazioni ecc.), sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista diagnostico e terapeutico: ci sono malattie che si assomigliano (anche mentali), e categorizzandole è possibile capire come procedere con ulteriori studi o in direzione della cura più adeguata.

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Bibliografia minima
Adorno, T. W., Frenkel-Brunswik, E., Levinson, D.J., Sanford, R. N. (1950). The Authoritarian Personality. Norton: NY.
- Festinger, L. (1957). A Theory of Cognitive Dissonance. California: Stanford University Press.
- Follette, V. M., Polusny, M. A., Bechtle, A. E., & Naugle, A. E. (1996). Cumulative trauma: The impact of child sexual abuse, adult sexual assault, and spouse abuse. Journal of traumatic stress, 9(1), 25-35.
Lorenz, K. (1964). Das sogenannte Böse. Borotha-Schoeler., p. 112