sabato 27 aprile 2013

Impressioni | La scomparsa dell'Erebus, di Dan Simmons

scomparsa erebus dan simmons hyperion passaggio nord ovest artico horror fantasyEro deciso a leggere Hyperion, dello stesso autore (tutt'altro genere), ma ho scoperto questo romanzo per puro caso mentre lurkavo la libreria anobii di Zwei, e visto il tema trattato mi è piaciuto e ho optato per questo (ma poi mi son trovato a maledire il giurista nerboruto).
La scomparsa dell'Erebus (titolo originale: The Terror) riprende la vicenda storica della ricerca del passaggio a Nord-Ovest (per maggiori informazioni c'è Wikipedia).
Partendo dai fatti reali, includendo personaggi realmente esistiti, il romanzo narra in sostanza il tentativo di risoluzione dell'impresa (storicamente la spedizione è andata perduta, sono state ritrovate solo le mummie congelate di alcuni membri dell'equipaggio sepolti dai compagni), nonché le dinamiche di sopravvivenza in condizioni estreme e i conflitti uomo/natura, uomo/suoi simili, uomo/sfide psicologiche nel panorama artico. L'elemento fantastico (la creatura dei ghiacci) è minore, sebbene sia sempre sullo sfondo e compaia a più riprese, ma direi che come sottogenere l'etichetta "horror" sia più che sufficiente. Quindi thriller storico, horror, horror-fantastico.
A primo impatto il romanzo acchiappa.
Lo stile è abbastanza buono e la narrazione accurata. Da questo lato non ci si può lamentare: l'autore si è documentato (nei ringraziamenti fa un elenco sterminato dei libri studiati) e nella narrazione si nota, talvolta anche troppo. I termini infatti spesso cadono nella specificità tecnica a cui l'utente medio è completamente estraneo. Con l'eReader ero costretto addirittura a cercarne il significato ricorrendo al dizionario, ma la comprensione di alcuni termini andava comunque oltre la loro semplice definizione (cioè sarebbe stato necessario ricorrere a un'immagine o un video esplicativo). Ad aggravare la situazione, poi, c'è la peculiarità che diversi termini sono obsoleti persino nella nautica moderna (parliamo pur sempre del XIX secolo).
A parte questo, lo stile alterna la terza persona POV alla prima (diaristica), a seconda dei personaggi. Ci scappa spesso la digressione che dipinge il background praticamente di ogni personaggio POV: ciò, nel momento in cui approfondisce e concretizza l'aspetto di un personaggio protagonista è tollerabile, costituisce un problema invece laddove si sofferma su personaggi di importanza scarsa o comunque non preminente (leggasi: che faranno presto una brutta fine, o anche: che occuperanno uno spazio ristretto all'interno della storia).
Altro punto a sfavore del romanzo è la ridondanza. Centinaia di parole che ricordano quanto faccia freddo, tanto freddo, freddissimo (ma sto tralasciando altri aspetti, come la stanchezza cronica dei personaggi, ricordata più e più volte senza apportare particolari benefici all'opera). Sì, è giusto non far cadere nel dimenticatoio determinate condizioni in cui si trovano i personaggi, è giusto riproporle più volte, ma dobbiamo ricordare che il romanzo conta ben 784 pagine! Oltre alle suddette ripetizioni, inoltre, il narratore ci tiene a raccontare con precisione gli spostamenti dell'equipaggio e altri dettagli che, se nel migliore dei casi potrebbero essere ridotti semplicemente con riassunti più concisi, nel peggiore andrebbero addirittura eliminati del tutto (a mio modesto avviso).
Lo sbrodolamento narrativo risulta evidente nelle ultime pagine, che hanno l'infamia di ricucire pezzi di trama - tralasciati durante tutta l'opera senza fornire uno straccio di indizio - sotto forma di mega-infodump di poca se non nessuna utilità (come scrittore, [mini-spoiler alert] avrei sfruttato le caratteristiche peculiari, "pseudo-sovrannaturali", del protagonista principale, Crozier, per comunicare le stesse informazioni in una cartella o in un paio di cartelle a voler essere generosi [/fine mini-spoiler].
Tirando le somme, consiglierei questo romanzo?
, ma solo se si ha tanto tempo a disposizione (per esempio si è in vacanza) & il tema trattato è d'interesse.
No, se il tema non interessa tanto il lettore & si vuol leggere una storia "veloce", ritmata. La scomparsa dell'Erebus si prende i suoi spazi per sviluppare gli eventi: ciò nonostante, tali spazi sono molto ampi e gli eventi si risolvono senza troppi conflitti a catena (conflitti e sotto-trame che si potrebbero leggere, per esempio, con Follett), di conseguenza potrebbero anche lasciare insoddisfatto il lettore in cerca del climax, o per così dire del classico dramma in tre-quattro atti.

giovedì 18 aprile 2013

Un anno con Linux

Premessa: non sono un esperto informatico, e nonostante mi sia impegnato a studiare linguaggi di programmazione e compagnia bella purtroppo non ho mai avuto abbastanza tempo per portare a termine l'indottrinamento. Di conseguenza questo post non vuole assolutamente essere geek. Ah, si sappia che di Linux non ci capisco granché, sto imparando. E finora la mia esperienza è ridotta principalmente a Ubuntu (Xubuntu e Lubuntu).

Ho sempre odiato Windows (fino a Win 95 paradossalmente mi ci trovavo abbastanza "bene", poi il Me non mi creava tanti problemi finché dopo qualche mese alcuni programmi crashavano in continuazione e il sistema andava avanti nonostante assurdi bug grafici e dll scombinate).
In realtà la maggior parte delle persone odia Windows, semplicemente perché non obbedisce mai agli ordini. A volte i crash vanno in effetto matrioska (Programma si impalla - clicchi su Termina Operazione programma X - Termina operazione si impalla - clicchi su Termina Operazione di Termina Operazione di programma X). Avevo un pc con XP con cui non potevo assolutamente aprire determinati .exe perché, se lo avessi fatto, avrei provocato una BSOD, ma la cosa divertente è che lanciando determinati programmi dovevo aspettare un minuto o talvolta anche più, affinché si aprissero dopo averci cliccato. È così che ho imparato a suonare la chitarra, esercitandomi nei tempi di "latenza" necessari perché si aprisse, per esempio, Firefox.
Ora, oltre a Windows e Mac OS X il popolino "ignorante" non conosce Linux, principalmente perché non è roba diffusa perché non fa guadagnare nessuno (la roba Microsoft e Apple si paga, ma se compri un computer con sopra per esempio Windows predefinito, puoi benissimo compilare un modulo di rinuncia a tale OS, richiedendone il rimborso; perché sì, a quanto pare comprando il computer compri anche il sistema operativo, nella maggior parte dei casi).
Basta il passaparola a far diffondere la cultura linuxiana.
Una decina di anni fa decisi di passare a Linux (Red Hat), ma a quel tempo io ero una ceppa, troppo spaventato per usare il BIOS, e nonostante in qualche maniera fossi arrivato vicino all'obiettivo, fallii miseramente. E forse scelsi una distro un po' complicata per un principiante assoluto come me.
Ad ogni modo, oggigiorno Ubuntu (una delle distribuzioni più diffuse di Linux) è probabilmente l'OS più facile da installare e da usare. La procedura è completamente grafica e la guida insieme al download gratuito sono disponibili sul sito ufficiale. Tutti dovrebbero usare Ubuntu (Linux), perché è semplice e obbedisce ai tuoi comandi senza problemi, è il sistema operativo che dovrebbero avere le famiglie, i bambini, i programmatori, chiunque. La Cina addirittura pare volere Ubuntu come OS ufficiale.

Ad ogni modo, dato che a noi interessa la scrittura e surrogati, parliamo di questo.
Io uso un netbook, un Asus EeePc 1000-H, praticamente una macchinetta non proprio scarsa ma decente, con Xubuntu (una distribuzione più leggera di Ubuntu). Diventa però una carretta scassata se si usa XP, al punto che a causa di bug di diverso tipo - non per ultimo il maledetto aggiornamento del sistema che se gli dài il consenso ti terrà il pc acceso per mezzora dopo aver scelto di chiudere la sessione, posticipando quindi lo spegnimento - ho dovuto formattare 3-4 volte in due anni perché Windows non partiva.


Esattamente quello che succede nella vita quotidiana.


Non serve un computer potentissimo per poter scrivere racconti/romanzi e simili. Ma nel momento in cui il computer ti frega ingrippandosi e obbligandoti a formattare, se non hai fatto un backup sei spacciato (in questo caso non tutto è perduto: basterebbe per esempio installare su una chiavetta Puppy Linux, una distribuzione leggerissima, e avviarlo live dal BIOS, così da poter recuperare file preziosi e backupparli, prima che il prossimo danno sia a carico dell'hardware).
Di conseguenza, se il pc si usa principalmente per scrivere/navigare (per esempio si vuole scrivere un racconto/romanzo e al contempo cercare informazioni su Google, vedere video su Youtube e salvare documenti come manuali e altro in pdf), si potrebbe benissimo recuperare un qualsiasi vecchio pc (tutti ne abbiamo uno), installarci sopra una distribuzione leggerissima di linux (per esempio Lubuntu), e sarà come avere un computer nuovo, che ti permette di gestire una cosa banale come file di testo in maniera pulita e stabile (non come Word di Office).
Poniamo invece che si disponga di un bel laptop potentissimo su cui giocare cagate fantasy, mmorpg, comprare giochi da Steam ecc. Si può, in tal caso, installare ugualmente per esempio Ubuntu in dual boot, cioè all'avvio si può scegliere con quale sistema operare. Se vuoi giocare scegli Windows, quando hai bisogno di lavorare scegli Linux. Se si giocano invece dei titoli che non richiedono grandi risorse, si può benissimo "emulare" il gioco in questione per Windows in ambiente Linux.
Poi c'è la questione programmi. Qualsiasi cosa esista per Windows o Mac - di solito a pagamento e regolarmente crackata -, esiste anche in open source (gratis) e per Linux. Steam è arrivato anche su linux, per esempio. Rhytmbox è un programma uguale ad iTunes, e ti consente anche di trasferire musica sull'iPod.
Se c'è bisogno di scrivere si può usare LibreOffice Writer, e tutto il pacchetto LibreOffice per presentazioni, database ecc.
Calibre, per la gestione degli ebook, è disponibile anche per Linux.
Se si vuole modificare un ePub malandato per leggerlo in maniera dignitosa sul proprio lettore, o se si vuole editare il proprio romanzo e trasformarlo in un raffinato ePub, c'è Sigil, un programma utile e facile da usare.
Molti programmi si possono scaricare direttamente aprendo l'Ubuntu Software Center, una specie di App store in cui digiti il nome del programma che ti serve e lo scarichi e installi cliccandoci sopra, proprio come si fa con Android o con iOS. Altri programmi sono un po' più "difficili" da scaricare, ovvero dal terminale, ma basta fare il copia-incolla dei comandi indicati per poter ottenere lo stesso risultato.
Per quanto riguarda i driver, invece, nella maggior parte dei casi si può collegare un qualsiasi dispositivo e farlo funzionare senza dover ricorrere a CD/pen drive/download improbabili della ricerca di Windows.
Finora ho avuto un'esperienza più che positiva. Una stampante che mi è stata regalata aveva bisogno del software e dei driver forniti col cd (il mio netbook non ha lettore cd, quindi ho dovuto prendere in prestito un lettore CD USB). Con Ubuntu invece bastava scegliere il modello della stampante: dato che nella lista non c'era il modello preciso, ho scelto quello che ci andava più vicino, e la stampante ha funzionato! Niente CD o pen drive.
Discorso analogo per la configurazione di una Internet Key (non per me). Su un netbook con Windows 7, la pennetta era impossibile da configurare nonostante il driver fosse immagazzinato nella stessa memoria interna. La colpa è della marca, la Onda, o della Wind, o di entrambi. Alla fine è stata configurata. Dopo mesi interi, decido di mettere su quel netbook (non mio) Lubuntu e smetterla con le frustrazioni da Windows, e poi per la pennetta si vedrà. Dopo aver installato l'OS mi informo un po', e scopro che non c'è bisogno di installare nulla: basta cliccare sulle impostazioni di rete (non wifi) e selezionare la Internet Key (già configurata in automatico). E ha funzionato.

Linux è un OS infallibile, stabile e affidabile?
Abbastanza. Inutile dire che una distribuzione "pesante" su un pc scarso può dare problemi a cominciare dalla grafica. Ma una distribuzione adatta al tipo di macchina può garantire una buona affidabilità.
Linux non si ingrippa mai? Di certo non come Windows, nulla è perduto con Linux, eventuali disagi possono durare alcuni secondi, a meno che non ci si metta di impegno a fare casino coi file di sistema accedendo da root (ma a questo punto non si agisce più da principianti).
Linux crasha? Sì, raramente, determinati programmi possono crashare, ma tu clicchi sull'invio della segnalazione, e (a me è successo così con il Bluetooth che dava problemi nel trasferimento dei file) in breve al prossimo aggiornamento disponibile il problema potrà essere risolto (il Bluetooth ha ripreso a funzionare bene, senza che io facessi nulla). O comunque il crash non si ripeterà, a meno che non ci siano problemi seri (che una riconfigurazione rimette a posto).
La community linuxiana è sempre pronta a dare una mano, a sostenere i nuovi utenti e a produrre nuova roba utile per tutti. Basta cercare aiuto su qualsiasi gruppo, forum, canale IRC, per ricevere aiuto. La maggior parte delle volte i problemi sono banali e la soluzione si ottiene facilmente googlandola.
Le ultime versioni delle varie distribuzioni, oltretutto, hanno una grafica accattivante, di gran lunga superiore a quella di Windows, e molto più customizzabile. Offrono un'esperienza davvero soddisfacente.
Uno potrebbe chiedere: e la roba Apple? Non ho esperienza in tal senso, ma dato che si parla di OS UNIX-based, in teoria la iRoba dovrebbe essere piuttosto affidabile, più di Windows. Il problema è che i computer Apple hanno un prezzo superiore al loro effettivo valore, ed essendo il sistema simile a Linux, non ha molto senso scegliere quello a pagamento, se ce ne sono altri uguali gratuiti (a meno che per esempio non si sia costretti per motivi professionali, come per l'uso di software specifici come Photoshop, o se si vuole possedere una macchina con determinate caratteristiche).

Lo scopo di questo post è quello di diffondere la notizia: esistono OS gratuiti, facili da installare e da usare, che facilitano la vita e fanno risparmiare soldi: molte persone buttano il proprio pc perché troppo lento o "pieno di virus", senza sapere che il più delle volte la lentezza non è colpa della macchina ma del sistema operativo, e che i virus li ha solo Windows, in Linux invece non si corre alcun pericolo simile.
Inoltre, ancora, Linux è ideale per lavorare. Le persone "vecchio stile" che usano il pc solo perché costrette dal lavoro e con la repulsione per la tecnologia potrebbero cambiare idea, vivendo un'esperienza positiva e gratificante come quella che potrebbe dare un OS bello, semplice e affidabile come Ubuntu.
Da parte mia non voglio convincere le persone a usare Ubuntu e simili, ma spero con questo post di aver fornito ulteriore materiale, insieme a quello già presente in rete, che permetta alle persone di approfondire e farsi un'idea.
Per quanto riguarda la scrittura, ritengo che Linux sia il miglior sistema operativo (oserei dire ispirante) utile allo scopo, e che ogni scrittore dovrebbe considerare di usare.

sabato 30 marzo 2013

Impressioni | Soldati a vapore, di Diego Ferrara

Soldati a vapore è una novellette di Diego Ferrara, pubblicata online e disponibile qui, su Ultima Books - a breve sarà pubblicata su altri negozi online (anzi, forse, mentre scrivo, è già stata pubblicata altrove).
Ho avuto l'onore di leggere l'opera in anteprima e sono rimasto di stucco. Il 90% e più della narrativa che si trova in giro è scarsa o nella migliore delle ipotesi discreta. Online è possibile leggere qualcosa di buono se si sa cercare bene.
Quando ho cominciato a leggere Soldati non mi aspettavo dunque un capolavoro, ero pronto tanto al romanzo scarsino quanto a quello sufficiente.
Invece l'apertura dell'opera mi ha subito convinto, è bastato poco per capire che era scritta in maniera magistrale. Ed è il termine migliore, perché effettivamente uno scrittore che legge Soldati ha un'utilissima fonte di apprendimento tecnico (o di imitazione, a ognuno il termine che preferisce).
Siamo in un 1848 ucronico in cui gli italiani, a bordo di mech - i Manzetti -, affrontano gli austriaci, anch'essi "motorizzati" - coi Krebs -, che rappresentano una seria minaccia per la nazione, in quanto in possesso di una superarma, per citare la sinossi.
Soldati è narrato in prima persona. I personaggi sono veri, credibili, sanno essere divertenti ma anche interessanti. I dialoghi sono naturali, non ci sono scene morte, filler, è tutto essenziale e accattivante.
Lo stile è azzeccatissimo, asciutto e carismatico: la storia non potrebbe essere raccontata in maniera migliore. Le azioni sono mostrate, i dettagli rendono palpabile l'atmosfera.
Lo stile è magistrale perché unisce l'affidabilità della prima persona con un linguaggio “personalizzato”, che ha carattere, con metafore e similitudini semplici, originali, adeguatissime e graficamente rappresentative.
Un esempio a caso:
(...) Mentre **** ha lottato valorosamente contro i Krebs finché questi ultimi, in soprannumero, non sono riusciti a oltrepassare le protezioni dorsali e lo hanno tagliuzzato come una zucchina.
Un esempio meno a caso:
Intanto tengo il sigaro lontano dal naso, come farei con uno che ha parenti viennesi.
Parlare di genere narrativo è sempre un po' difficile. In questo caso, a farla da padrone è l'azione/guerra. Sostanzialmente, è di questo che parla la storia. Secondariamente è steampunk, perché il ruolo dei Manzetti e compagnia è comunque molto significativo. Per ultimo, come sub-sub-genere, io ci metterei comedy-drama, forse perché è un sottogenere che mi piace, o forse semplicemente perché figurano contenuti drammatici trattati con umorismo nero, difatti nel complesso l'equilibrio della storia non si scompensa mai a favore di un versante piuttosto che l'altro (drammatico piuttosto che comico), e anzi, il ritmo degli eventi insieme allo stile mantengono un ottimo ritmo fino alla fine.
Soldati a vapore è il tipo di storia che mi piacerebbe vedere come serie tv ad alto budget. Così come Romanzo Criminale  la serie - l'unica serie tv italiana degna di stima anche fuori dallo stivale -, che mi risulta passino sulla tv via cavo americana in lingua originale coi sottotitoli, ecco, mi piacerebbe vederci pure Soldati. Spaccherebbe.
Diego sarà allo SteamCamp, quindi chiunque sia interessato può anche beccarlo lì a presentare Soldati e non solo.
Vi lascio con un'anteprima dell'opera. Si tratta praticamente dell'intro, Il brodo delle Mec. Mi piace perché è la maniera esatta in cui andrebbe usato il "tell"* (questo per sfatare il mito che lo show è sempre e comunque cosa buona, e anche per chiarire che un'opera di narrativa non si regge su banalità del tipo "Lui era teso").
Buona lettura!

0. Intro(Il brodo delle Mec) 
dal “Diario di Guerra” di Giuseppe Basile 

dintorni di Pozzolengo – 16 giugno 1848 
A me il brodo fatto col cervello dei crauti ha sempre fatto schifo, lo dico chiaro e tondo. C’è chi continua a ripetere che ci si fa l’abitudine – qualche genio ha il coraggio di sostenere che col tempo diventa addirittura buono – ma per me ficcare il naso in quella sbobba è come mettersi a baciare il culo di un cane. Come ci si può abituare a una merdata simile? Se non sbaglio il primo a raccontarmi che era solo questione di tempo era stato un certo Gianetti, mentre camminavamo verso il comando di battaglione con gli ordini nel tascapane e una torma di pensieri confusi su ciò che ci aspettava al di là delle colline. Il punto è che ti ci devi abituare per forza, era stato il suo ragionamento. Al rientro da un assalto bisogna bere, è tradizione. Sono ammesse defezioni solo se un Krebs ti ha staccato una mano e riesci a filartela in infermeria per direttissima. Oppure se i crauti ti hanno fatto secco. Sono passati quattro mesi da quel giorno, e il ricordo è stato sommerso da ciò che ne è seguito: un’alta marea di grida, boati e sinistri cigolii. Ma era tutto vero. Prima dell’inizio della primavera lo avrei constatato più volte di quante avrei desiderato.
Ai Pulcini è Costa che prepara il brodo, perché da civile faceva il barista a Pavia. Insomma, è quello con le qualifiche. La procedura è semplice: si prende un crauto – vivo è molto meglio, ma se proprio non si trova va bene anche morto – e mentre quello piange e strilla nein! Bitte nicht! gli appoggi il bordo di un bossolo da 120 sopra l’orecchio e cominci a menare forte con la mazza da cinque chili. C’è  un punto preciso (Costa sa benissimo dov’è) che se lo prendi, con due o tre colpi ben piazzati la calotta cranica del crauto salta via come un tappo di prosecco. Il cervello, sotto, è grigio e bitorzoluto. Bisogna scalzarlo con un grosso cucchiaio e poi tagliare. A questo punto viene fuori parecchio sangue, ma tanto nessuno ci fa caso: stanno tutti lì incantati a vedere quella roba grigia nelle mani di Costa che con aria  cerimoniosa la ficca nell’Elmo Potorio, a bagno nella mistura di grappa e olio lubrificante. Stando alle parole del tenente Bregoli, l’olio del Manzetti dovrebbe essere il fottuto sangue nero delle nostre vene. L’Elmo Potorio per noi ha lo stesso valore di un artefatto magico. È la nostra Cornucopia. È il primo pickelhaube catturato dai Pulcini da quando il battaglione è stato assegnato alla zona del Mincio, nel febbraio scorso. Ormai possiede la sua aura di leggenda. Quando non serve per bere il brodo, Costa lo tiene appeso al posto d’onore dietro il banco, insieme a un sacco di altra roba rastrellata sul campo di battaglia: croci di ferro, sciabole, stivali, il cranio di un colonnello crauto di cui non ricordo mai il nome (comunque il cranio è stato ribattezzato Joseph, in onore del sommo bastardo gran comandante di tutti i crauti). Sono cimeli che la compagnia conserva a memoria della sua gloria imperitura. C’è perfino un folgoratore da Wanderer intero, anche se un po’ carbonizzato, che punta il suo naso mortale verso il soffitto. Costa lo adopera come rastrelliera per i bicchieri.
Per finire il discorso, si lascia il cervello del crauto a macerare per mezz’ora, finché non ha preso quel gusto odioso di culo di cane. Un sorso a testa, dice a quel punto Costa (come se ci fosse qualcuno così coglione da scolarselo tutto!) e l’Elmo Potorio passa di mano in mano finché non è stato svuotato. Una volta finito, si butta via il cervello, poi l’Elmo viene sciacquato, asciugato con cura e torna al suo posto dietro il banco.
È così che si fa il brodo da noialtri delle meccanizzate.
Se lo racconti, la gente non ci crede.
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¹ Perdonando imprecisioni tecniche, ho usato il termine "tell" nel senso opposto di narrazione "corrente" di eventi (narrazione di eventi continuativi scanditi "a passo d'uomo", non nel senso stretto di riassunto di eventi (l'accezione effettiva). Un narratore prima persona (protagonista) che racconta ciò che pensa/ricorda di per sé è ovviamente in azione, ma soprattutto l'intera questione narrativa va inquadrata nello stile adottato (diaristico, per esempio, epistolare ecc.). Bisogna notare comunque che anche all'interno di questa cornice stilistica, ci sono comunque narrazioni buone (per esempio, la narrazione adottata in Survivor di Palahniuk, simulata come registrazione audio per la scatola nera dell'aereo dirottato dal protagonista) e narrazioni cattive (per esempio, Norwegian Wood di Murakami, un grosso tell introspettivo deprimente non meglio definito).

sabato 16 marzo 2013

SteamCamp 2013

Il 6 e 7 aprile 2013 a Cittadella (PD) si terrà lo SteamCamp 2013.
Si tratta di un evento GRATUITO dedicato al mondo dello Steampunk: storia, fumetti, narrativa, film, videogiochi, cosplay, e tutta la roba che ci piace tanto.
Vi consiglio di andare dritti dritti al sito ufficiale: lì c'è tutto quello che serve sapere.
Il Duca si è barcamenato e continua a barcamenarsi per dirigere l'evento e far funzionare le cose. Questo è il suo post dedicato all'iniziativa.
Per gli appassionati di Steampunk è una grande occasione: in Italia raramente si organizzano eventi di questo tipo (su generi/argomenti di nicchia o comunque non propriamente maintream, intendo).
Per chi non è appassionato di Steampunk, non vedo perché non andare a dare un'occhiata, se si abita nei dintorni o si può raggiungere facilmente il posto.
Il programma dell'evento si può leggere qui.

giovedì 14 marzo 2013

Impressioni fulminanti | Le tre stimmate di Palmer Eldritch, di Philip K. Dick

La verità è che ho finito di leggerlo più di un mese fa, quindi questa è un'impressione molto a freddo. A malapena ricordo i nomi dei personaggi.
Ora invece mi trovo impantanato con un romanzo fin troppo lungo, di cui parlerò sicuramente in futuro. Appena lo finirò.
Tipo l'anno prossimo.
Le tre stimmate di Palmer Eldritch è stato recensito e consigliato da Tapiro in questo post, andatevelo a leggere. Io qui ci spreco giusto due parole.

Nel complesso, Le tre stimmate è un bel romanzo, nel senso che vale la pena leggerlo, non è tempo perso.
D'altro canto i suoi contro quasi bilanciano i pro.
Le idee sono molto interessanti. Il Can-D, il Chew-Z, il terraforming di Marte, i precog, la figura di Palmer Eldritch.
Lo stile di Dick è anche abbastanza buono, come sempre essenziale e mirato allo sviluppo della storia. Più o meno.
Ok, diciamo le cose come stanno. Dick da un lato dipinge il background della storia senza spiegazioni (il surriscaldamento globale, i ricchi che vanno in Artide per stare più freschi, i DJ sui satelliti che trasmettono informazioni - questo poi visto da noi del "futuro" è divertentissimo, visto che i disc-jockey praticamente sono costretti a stare nei satelli che orbitano e trasmettono limitatamente all'area che stanno sorvolando), dall'altro si mette a rigurgitare informazioni su altri punti, veri e propri infodump con tanto di wall of text; un po' di questi provengono dal narratore, un po' dai dialoghi.
E proprio riguardo ai dialoghi: ci sono momenti di "rivelazione" in cui i personaggi pensano e/o danno voce a monologhi filosofici d'impronta esistenzialistica. Sembra quasi che escano dai loro panni per speculare un po' sul Sé, sulla percezione soggettiva del mondo, su ciò che è reale e ciò che non lo è, e via discorrendo.
Accanto a questo, alcuni personaggi si comportano in maniera totalmente assurda.
Mayerson, il protagonista, prende decisioni palesemente impulsive e irrazionali. Non persegue né un obiettivo preciso né compie scelte influenzate dagli affetti. Ho avuto come l'impressione che Dick non sapesse bene come muovere quel tal personaggio in quel tal luogo, e l'avesse quindi semplicemente preso e messo lì senza tanti complimenti.
Per ultimo, com'è evidente, alcune idee forti del romanzo non sono ben spiegate. Il progetto Perky Pat non si capisce bene cosa sia, Dick fa discutere i personaggi a riguardo, li fa agire, ma nella maniera più oscura per il lettore. Allo stesso modo il funzionamento del Can-D relativamente al Perky Pat non è chiaro, e la cosa che appare più chiara è il funzionamento del Chew-Z... Finché a un tratto non si contraddice.
Infine, la storia è (letteralmente) sconclusionata. Ci sono questioni irrisolte, personaggi che semplicemente scompaiono e il finale è brusco, si interrompe senza dare tante spiegazioni.
A parte questo, comunque, il romanzo scorre, le idee spingono a leggere e a parte cadute di braccia causate da infodump e soliloqui esistenziali, si legge con interesse.
E grazie a Dio Dick non è prolisso.