domenica 29 maggio 2011

Impressioni fulminanti | Limitless

Ho visto la presentazione del film su Coming Soon, per caso. La trama era davvero intrigante, la presenza di Bradley Cooper era un ulteriore incentivo, insieme alla presenza di un volto conosciuto (De Niro, a prescindere dal ruolo nel film o dalla qualità della performance).
Brevissima sinossi necessaria:

La vita di un tale sta andando sempre più a rotoli. Il suo ex-cognato spacciatore gli procura una pillola che aumenta del 100% le sue capacità cognitive. Ne risultano costi entusiasmanti e benefici raccapriccianti. Fine.
Il bello dei film come questi è che partono dal What if, e tutto il resto semplicemente ne consegue. What if esistesse una pillola che ti rende un genio in ogni campo? Ne consegue una storia ricca.
Chiarisco la mia posizione fin dall'inizio: il film merita. Se ne fanno a bizzeffe, di film mediocri, che vedi e dimentichi. La maggior parte è costituita da thriller stereotipati, polizieschi, insomma, è sempre la solita salsa, e quando ti si presenta un film che non eccelle particolarmente quanto a sviluppo ma che almeno sa farsi spazio a spallate nella calca delle liste interminabili di film, è evidente che guadagna già dei punti.
Detto ciò, ritengo che da un'idea ottima abbiano sviluppato mezza storia e distorta, pure. Ecco perché, e attenti agli spoiler.

Primo: il fatto che lui fosse uno scrittore è secondario, a quanto pare, o forse è solo un pretesto per dimostrare i poteri del farmaco, perché una volta che lo assume, da scrittore in piena ebrezza ispiratrice decide di giocare in borsa e fare un mucchio di soldi.
Ok. Ma come mai questo cambio repentino, se nella prima parte del film il protagonista dichiara esplicitamente di non voler lavorare nel campo del commercio col padre? D'accordo, la pillola ti rende un genio, ma non risultava che facesse cambiare atteggiamento, credenze e motivazioni.

Secondo: il socio slavo malavitoso dichiara di sciogliere la pillola in soluzione e di iniettarsela, per avere un effetto maggiore e più duraturo. Fermo restando che dichiara anche (indirettamente) di essere stato praticamente un analfabeta, prima dell'assunzione dell'NZT, com'è possibile che il nostro ben più colto e raffinato eroe non ci pensa prima? Boo!

Terzo: se il modo più veloce per fare soldi è giocando in borsa, è possibile che col massimo delle capacità cerebrali e con un bel po' di tempo il protagonista riesce solo a diventare lo zerbino del capo? Ma soprattutto:

Quarto: sapendo che le scorte di NZT sarebbero finite, e che anche lui avrebbe dovuto smettere prima o poi, non poteva semplicemente assicurarsi una fonte di reddito fissa qualora fosse tornato "normale"? Non so, comprare una catena di alberghi e affidarne la direzione. Per dirne una.

Quinto: la prima persona. Non si può usare la prima persona quando si vuole e poi accantonarla così, quando più fa comodo. Ma soprattutto è risaputo, se è il protagonista a raccontare la storia, ne deriva che il protagonista non è morto. Tadan!, un colpo di scena in meno.

Sesto: come dice lo stesso protagonista verso la fine, le conoscenze le ha acquisite davvero, le sinapsi sono state create. Sebbene non venga specificata la modalità d'azione del farmaco, neurologicamente secondo la Legge di Hebb e il Potenziamento a Lungo Termine le conoscenze/abilità acquisite o consolidate sotto NZT non possono sparire del tutto a effetto finito. Se impara a suonare il piano e a parlare francese con la pillola, il giorno dopo magari non sarà in grado di eseguire Mozart o recitare Baudelaire, ma perlomeno dovrebbe sapere suonare San Martino campanaro e dire Bonjour, merci, baguette, champignons.

Queste sono solo alcune considerazioni. Quando si procede col What if, si sa che si deve procedere necessariamente con la ragione. E non è affatto facile considerare tutte le variabili (provare per credere). Ma considerando che non stiamo parlando di viaggi nello spazio e di conoscenze astrofisiche, lavorarci qualche minuto in più non avrebbe fatto male. Ne sarebbe uscito un film migliore se invece di puntare alla suspence e all'ansia-da-assassino-dietro-la-porta avessero puntato al wit, a un umorismo pungente.

Il finale. Ho letto in giro che non è piaciuto.
Dissento. Il fatto stesso che si discosti da altri finali più scontati (a me) lo fa piacere. Certo, liquidano un po' la faccenda, ma almeno si lascia col dubbio beffardo lo spettatore. Il protagonista sta continuando o no a prendere la pillola?
*Giù il sipario, musica epica e titoli di coda.*

2 commenti:

Giulio Pepe ha detto...

Dovevi mettere un spoiler alert!

Comunque il sesto punto mi ha fatto morire, da quanto ho capito è un film con le intezioni buone (idea e scenario) ma che inizia a scadere con il susseguirsi degli eventi.

Si sarebbe salvato se fosse rimasto sulla linea dell'onda di "ex-cognati spacciatori che provvedono pillole a scrittori in difficoltà"

Federico Russo "Taotor" ha detto...

La figura dello scrittore in difficoltà fa sempre figo! Vedasi "Secret window".
Ad ogni modo il bello è gustarsi le scene in cui si dispiegano le possibilità che la pillola offre, quindi diciamo che a prescindere dalla trama, ci sono i momenti fan-service, tipo lui che combatte alla grande ricordando all'improvviso tutte le mosse, grazie ai film di Bruce Lee o documentari di History Channel. :D