domenica 23 ottobre 2011

Impressioni | Le porte di Anubis, di Tim Powers

Le porte di Anubis Tim Powers Anubis Gates steampunkHo iniziato Le porte di Anubis pieno di aspettative. Lo si citava spesso nelle discussioni sullo Steampunk, in termini abbastanza positivi. Mi incuriosiva ancor di più perché ne parlava il Duca, per esempio qui, dicendo:
Le Porte di Anubis può non piacere come tipo di Steampunk (a me piace pochissimo) ma è Steampunk per definizione perchè la definizione di Steampunk è NATA per indicare quel libro e un paio di altri. Il fatto che sia science-fantasy non retrofuturistica invece di fantascienza retrofuturistica lo rende diverso, ma anche quello è Steampunk. E perlomeno quel libro ha lo spirito delle opere Steampunk, a differenza delle porcate che gli editori sfornano ora.
La sottolineatura è mia.

Gamberetta lo ha citato spesso. Di recente, nell'intervista fatta da Lega Nerd, Chiara dice:
D: Vorrei provare a fare un tuo ritratto basato sui tuoi gusti: scrittori fantasy preferiti?
R: Se si parla di fantasy, i miei preferiti sono: Cuore d’Acciaio di Michael Swanwick, Le Porte di Anubis di Tim Powers, e Un Americano del Connecticut alla Corte di Re Artù di Mark Twain.
Sottolineatura mia, di nuovo.
Con queste premesse, mi aspettavo un gran bel romanzo.
Le aspettative sono state un po' deluse, e sono rimasto sorpreso da questi giudizi nei confronti del romanzo. Ecco perché.
Stilisticamente, il romanzo è appena sufficiente. Lo sviluppo della storia è scontato. L'originalità dei temi casus belli è ottima, ma più che ottima oggettivamente, diciamo che io l'ho ritenuta tale (cos'è originale? Un tema che statisticamente ha una frequenza inferiore rispetto ad altri topoi, in pratica. Non esiste quasi più nulla di nuovo, sicuramente non del tutto: l'originalità sta ormai nella composizione finale dei fattori singoli).
Ammetto che di Steampunk ci vedo assai poco, ma non essendo un esperto del genere alzo le mani e mi fido di quanto detto dal Duca. Appoggio invece la classificazione fantasy data da Gamberetta.

Le porte di Anubis è un romanzo di viaggi nel tempo e magia. Il primo topos è affidato a principi di fisica quantistica illustrati dal personaggio di Darrow in maniera un po' infodumposa (As you know, Bob...), il secondo invece è il motore per tutto il resto del romanzo.
Di steam c'è principalmente l'ambientazione - il salto nel tempo riporta nell'800, e non solo -, e alcuni personaggi storici come Coleridge e Byron.
La magia è l'elemento centrale che fa muovere gli eventi, in quanto sottende vincoli che costituiscono, in toto, il conflitto che ostacola il protagonista fino alla fine. Elementali, evocazioni, ingegneria magico-genetica, e incantesimi più "banalmente" S&S rendono il romanzo prettamente fantasy (o fantastico, come si preferisce).

Lo sviluppo degli eventi è irrilevante. Posti i "misteri" a monte del romanzo, si intuisce tutto, ogni colpo di scena: è una serie di plot twist che non sconvolgono. Io mi reputo un lettore abbastanza distratto, sia perché leggo a intervalli molto lunghi, sia perché talvolta distolgo l'attenzione verso altro, soprattutto se il romanzo mi induce a farlo (leggasi: disinteresse). Ciò nonostante, la mia attenzione fluttuante mi ha permesso senza difficoltà di sciogliere tutti i "nodi", con un po' di rammarico invero. Aspettavo qualcosa di sorprendente che non è arrivato. Solo il twist ending, forse, è arrivato leggermente inaspettato. Ma intuibile ben prima della fine totale.
Nota a margine poco spoilerosa: la donna-camuffata-da-uomo-con-baffi-posticci mi ha fatto cadere i testicoli.

Parliamo dello stile.
Io ho letto il romanzo in italiano: potrebbe essere stato stravolto rispetto all'originale, e in questo caso vergogna al traduttore. Altrimenti, le cose stanno così.
Gli avverbi fiottano copiosamente. Ma a parte questo, nel romanzo spicca un SdT super strambo. A tratti, per esempio, Powers racconta in maniera distratta:
Si vedevano ovunque uomini e donne elegantemente vestiti.
O ancora:
I Lord Ladri stavano entrando in fila, adesso, con i loro abiti di un'eleganza affettata che producevano una nota macabra in quell'ambiente
In alcuni casi, addirittura, il narratore - che mentre leggevo non capivo a quale Pov si riferisse, ammesso che non stesse momentaneamente facendo la parte dell'onnisciente - inferisce lo stato dei personaggi, la situazione, le relazioni, il tutto in un tell assai squallido poetico.
Al di là di essi, e volutamente ignorati, c'erano gruppi di uomini ancora più poveri e oppressi da deformazioni fisiche e psichiche. Stavano accovacciati sulle lastre di pietra negli angoli bui, ognuno da solo nonostante fosse in mezzo agli altri, e farfugliavano e gesticolavano per abitudine piuttosto che per desiderio di comunicare qualcosa.
Ogni tanto compaiono delle similitudini strambe, troppo lunghe e fuori posto:
Romany si accasciò, e la sua già esile fiducia svanì bruscamente come inchiostro fresco lavato via da una pagina da un getto d'acqua gelata.
Non avendo preso appunti durante la lettura, mi è difficile citare tutti gli esempi necessari. Fatto sta, però, che Powers ricorre spesso a lunghe e inutili subordinate che fanno perdere il filo della lettura.
E non è solo lo stile, quanto la lentezza della narrazione ad annoiare. Dipinge scenari che però, nella mente, risultano sbiaditi, perché racconta in maniera approssimativa, più che dipingere schizza, e invece di descrivere oggettivamente si lascia andare in generalizzazioni grossolane.
Ma non è un autore che non sappia proprio mostrare. Nel raccontare in sunto un duello, sa essere tutto sommato chiaro:
Il pupillo di Angelo, il pluripremiato spadaccino noto come il Mirabile Chinnie, aveva ripetutamente eseguito una cavazione dopo un attacco simulato con una parata esterna di sesta sull'altro lato della lama del suo avversario, e questi aveva ogni volta parato con facilità, nonostante non fosse mai riuscito a mettere a segno una risposta su Chinnie.
Ottimo per l'uso di termini tecnici, un po' meno per gli avverbi e per la gestione della frase. Leggete ad alta voce: "aveva ripetutamente eseguito una cavazione dopo un attacco simulato con una parata esterna di sesta sull'altro lato della lama del suo avversario".
Spesso ci si imbatte, durante la lettura, in show dedicati a sottigliezze, per poi perdercisi nel tell approssimativo della narrazione.
Altro punto a sfavore è l'uso dei Pov. Non è coerente. Sebbene sul mio eReader la conversione in ePub potrebbe aver apportato modifiche nei paragrafi che separano le scene, è lampante il fatto che Powers dà i Pov a chi non dovrebbe. Togliendo i Pov ai cattivi, per esempio, il romanzo sarebbe meno prolisso, più efficiente, e soprattutto lineare. L'intervallo tra la narrazione di un Pov e gli altri non è ordinata: l'autore li sfrutta quando ne ha più bisogno, talvolta anche in maniera pittoresca più che utile.

Il tema dei viaggi nel tempo è affascinante. Nelle Porte di Anubis ci sono paradossi da viaggio nel tempo forzati, che però, tutto sommato, sebbene non abbiano motivo di esistere, solleticano l'interesse nello svolgimento della storia. L'aspetto storico non è marginale ma quasi. Ci sono accenni, riferimenti, nel caso del massacro dei Mammalucchi una vera e propria scena d'azione ma, a parte questo, il romanzo si caratterizza più come Avventura-Fantasy, che per ucronia o generica rivisitazione storica.
Ma la zavorra che il romanzo si porta appresso, a mio avviso, è lo stile. Un bel taglio alle parti inutili, una revisione del raccontato e del mostrato, e ne verrebbe fuori un ottimo romanzo.
Ma ha vinto il premio Philip K. Dick del 1983, quindi chi sono io per parlare?

4 commenti:

Zweilawyer ha detto...

Il mio primo libro steampunk, genere cui mi sono avvicinato su osceno suggerimento del Duca. Mi ha distrutto, l'ho trovato davvero tremendo.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

"Osceno" e "Duca" sono due concetti che vanno a braccetto. :D

Gherardo Psicopompo ha detto...

Nooooo!
A parte che mi hai fregato il post! (sì, dirai, ma tu chi accidenti sei?!) :D
L'ho finito di leggere ieri...a me è piaciuto moltissimo! Stavo riflettendo, leggendo di nuovo i pareri del Duca, che io non l'ho trovato affatto steampunk...cioè, magari un po' punk, ma davvero per niente steam...ma mi accodo all'ignoranza in merito, quindi taccio.
Il tell è abbondante, ma non mi ha dato fastidio. Riconosco che lo stile è un po' raffazzonato, e straripante di avverbi o di cambi di PoV assolutamente innaturali, quelli sì, un po' fastidiosi.
Ma questi sono tutti i difetti che gli ho trovato. L'ho trovato coinvolgente, la trama mi è piaciuta moltissimo, il finale ancora di più, il tema dei viaggi nel tempo e come viene affrontato e usato è la cosa che più ho apprezzato. Anche l'uso della magia ho trovato bellissimo, soprattutto con la questione della "perdita di contatto con la terra". Geniale.
Volevo fare una recensione questa settimana, ma adesso che l'hai postato tu sono indeciso! :D
tra l'altro ho letto due libri di fila sui viaggi nel tempo, questo e "Uno yankee alla corte di Re Artù" di Twain...e questo mi è piaciuto molto di più. L'utilizzo del viaggio nel tempo e le sue conseguenze sono mostrate decisamente meglio nel romanzo di Powers, secondo me...ma comunque, de gustibus.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Non fosse stato per i "poetismi", i pov inadeguati e la lunghezza addizionale, per me avrebbe guadagnato molti più punti.
Ora sto leggendo Asimov: è molto più infodumposo, mostra poco, per lo più racconta, ma per gran parte usa i dialoghi. Paradossalmente, mi trovo meglio a leggere Asimov - stilisticamente peggiore -, una boccata d'aria fresca rispetto a Powers!