sabato 7 aprile 2012

Impressioni | Cavie, di Chuck Palahniuk


Questo è il secondo romanzo di Palahniuk che leggo. Non sono il suo fan numero 1 (lo sto diventando già da Choke), quindi prendete i miei pareri per quello che sono.
Ho cominciato a leggere Cavie (titolo originale: Haunted) dopo aver letto degli effetti, ehm, "psicosomatici" (leggasi: svenimenti e impellenti bisogni organici) indotti dai reading del primo racconto di questo romanzo, Budella (Guts). Una narrazione così potente, al punto da far svenire, dev'essere magistrale. Questo viene da pensare! E pare anche un'ottima pubblicità per l'autore.
Ho cercato un po' sul web qualche recensione, e ho trovato molti - troppi - pseudo-intellettuali, i soliti scrittori che estrapolano grande arte e filosofia anche quando non dovrebbero (e lo fanno col grande stile dei refusi e simili). Ma devo ammetterlo, Cavie si presta (come ogni romanzo di Palahniuk) a "interpretazioni" di livello più alto; non campate in aria, ma l'esplicito messaggio che traspare dalla storia.
Si può riassumere come un Decameron macabro. Anche se fino alla fine ho pensato di non essere stato attento durante la lettura, ho scoperto che no, in effetti, l'uso della prima persona per tutto il romanzo non è riferito a un personaggio specifico. Ad essere sinceri, dapprima il narratore dice di essere San Vuotabudella, poi però parla di quest'ultimo in terza persona e per il resto del romanzo la prima persona rispecchia il pov del personaggio protagonista di ogni racconto.
Ad ogni modo, pare che non sia il miglior romanzo di Palahniuk, così dicono. Rispetto a Choke, in effetti, Cavie mi è sembrato meno coinvolgente. La linea principale della storia (gli scrittori rinchiusi nel teatro, ognuno con una propria storia, in risposta a un appello che offriva un "Rifugio per scrittori") non è molto interessante. Lo sarebbe se non fosse che il fulcro dell'opera sono i (numerosi) racconti, che distolgono un po' l'attenzione, e sono in effetti narrati in maniera più coinvolgente rispetto alla linea principale.
La parte della storia che riguarda la prigionia degli scrittori è scritta in un modo "esagerato". L'autolesionismo e i pensieri di fama portati all'estremo vengono amplificati e resi macabramente comici, ma allo stesso tempo risalta lo squallore del pensiero moderno, l'insoddisfazione dell'uomo. Questo elemento di esagerazione e satira, in un primo momento, non lo avevo colto, o meglio, non pensavo fosse il motivo di quello stile.
Mi sembrava verosimiglianza a bassissimo livello, più da telefilm che da romanzo. Rappresentazione distaccata dell'orrido intesa come strategia atta a voler sconvolgere il lettore con la freddezza ma invano, un tentativo fallito che risulta solo poco evocativo. Poi ho capito che l'intenzione era appunto quella della "tragicommedia" (in senso molto lato, lasciatemelo dire) e nessun'altra. (Credo.)
I racconti sono belli; certo, alcuni - come quello di San Vuotabudella - sono molto più belli di altri, ma ognuno ha un suo perché. C'è un'alta dose di surreale, laddove l'argomento non è il sesso. Ma i nuclei di tutte le storie sono la morte e i paradossi della società moderna. In certi momenti, ho pensato di stare leggendo vagamente uno Stephen King dallo stile più asciutto.
Cavie non sarà il migliore romanzo di Palahniuk, lo riconosco; senza dubbio però questa è un'affermazione banale, dato che il peggior Palahniuk sarà sempre diversi gradini al di sopra di molti scrittori.

4 commenti:

Ewan ha detto...

Cavie l'ho appena scaric... acquistato attraverso una transazione economica legale e riconosciuta dalla UE, ma solo perché era lì che mi guardava. Personalmente non sono un estimatore di Palahniuk perché, per i miei gusti, è esageratamente grottesco. Dei tre libri suoi che ho letto mi è piaciuto solo Ninna Nanna, Gangbang era un po' così e Invisible Monsters l'ho trovato offensivo per chiunque abbia mai preso in mano una penna per scrivere qualcosa - il che include anche mia sorella quando scriveva le FF su Harry Potter.

Ora stavo pensando di prendere in mano Soffocare o l'ultimo, Senza veli (perché mi piace l'idea che è scritto quasi in stile sceneggiatura).

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Questa dannata connessione ha praticamente cancellato il commento che avevo scritto. T_T

Comunque. Concordo, Palahniuk sa essere anche troppo grottesco; credo che la "sopportabilità" sia soggettiva. Se si apprezza la cosa, allora è un genio, sennò, può essere stucchevole.
Comunque se Palahniuk ti sembra troppo grottesco, immagino come ti sembrerebbe Bukowski. Rivoltante? :D

Ad ogni modo, lo stile di Palahniuk invoglia alla lettura. Innegabilmente è un bravo autore. I contenuti possono non piacere, ma dal punto di vista stilistico non si può dire che non sia bravo.
I racconti di Cavie, poi, sanno essere molto accattivanti.

Michele A. F. Greco ha detto...

Io amo sempre di più Palahniuk. L'ho iniziato ad amare fin dal primo romanzo che ho letto ("Dannazione", che in pratica può essere benissimo considerato un fantasy tra il new weird e la bizarro fiction). Amo anche "Invisible Monsters". "Cavie" ce l'ho, è in coda di lettura.

Ewan ha detto...

Di Bukowski ho letto solo Pulp e, giuro, ancora non l'ho capito XD

E a cavie ho capito che darò una chance, se trovo un buco nella fittissima agenda dei libri da leggere