mercoledì 28 novembre 2012

10 cose che odio del Fantasy

L'ordine non è proprio gerarchico, più che altro perché non mi va di sbattermi a sistemare ogni punto dopo averli scritti tutti. Diciamo che ognuno ha lo stesso vergognoso valore degli altri.
Inutile dire che si tratta solo di pareri personali, chi non è d'accordo puòannasseneaffanc può esprimere i suoi pareri nei commenti.

TOP TEN!

#10 - Le copertine
Le copertine dei romanzi fantasy o fanno pena, o sono fighissime... per un 13enne.
Diciamo che se dovessi portarti in giro il libro fantasy che stai leggendo, proveresti un po' di vergogna a lasciarlo a portata d'occhio. Soprattutto se sei grandicello.
Questo perché il più delle volte - almeno in Italia - il fantasy viene trattato come roba per bambini (e oserei dire che ci sarà pure un motivo, vedasi punto #03). E non fa bene alla socializzazione. (#05)
Morale della favola: molte copertine sono imbarazzanti, anche quando la qualità del libro è superiore a quella ipotizzata. Soluzione: meglio leggere su eBook Reader. Molto più di classe, e non si rischiano brutte figure.

#09 - Le trilogie/saghe
In Italia ti pagano come vogliono loro, solitamente ti danno il 10% sul prezzo di copertina, ma deve andarti molto bene. Altrove, in America per esempio, ti pagano a cartella. Questo significa che più scrivi, più guadagni.
La trilogia diventa quindi un must. O meglio, il minimo. Da lì si finisce a saghe come La ruota del tempo di Jordan (questa le batte tutte, perché sono millemila libri da millemila pagine), La spada della verità di Goodkind, e via discorrendo. Perché no, pure Le cronache del ghiaccio e del fuoco di Martin e La Torre Nera di King.
Non c'è nulla di male nelle saghe. Non è vero che fanno diventare ciechi. Ma devono essere all'altezza: se comincio a leggere il primo libro di una saga, già penso che sto prendendo un impegno, nel momento in cui dovesse piacermi. Ma allo stesso tempo penso: "Μέγα βιβλίον, μέγα κακόν", ovvero "Se ci hanno fatto una saga, deve essere sicuramente una merda". Non c'è niente di più bello ed elegante degli stand alone. Meglio ancora se si tratta di opere da 50mila parole o giù di lì. Brevi, minimal, soddisfacenti. Come la sigaretta di Wilde.

#08 - I cliché
Questi sono deprecabili in assoluto.
Devo averlo già detto altrove. Gli stereotipi non sono un problema, per me, e vanno bene pure i cliché: ma sfruttare idee simili e basta non fa accumulare "punti" (per me). Nel senso: se un romanzo (fantasy) ha un'idea originale, guadagna punti. Se prende roba vecchia ma la sviluppa in maniera interessante, guadagna punti. Se prende idee già usate e le sviluppa in maniera già nota, non guadagna punti: probabilmente ne perderà, ma se parte da 0, andrà sottozero (per me).
Il giovane orfano di turno che scopre di essere il prescelto, a mio avviso, è già un'inversione di marcia. Se in venti pagine leggo una roba simile, non aspetto di vedere come evolverà il romanzo. Perché se ha accumulato già, per dire, -10 ipotetici punti, avrà bisogno di altrettanti punti solo per essermi indifferente.

#07 - La guerra
Immaginiamo un popolo.
Diamogli una lingua, una cultura e tutto il resto. Diamogli una tecnologia medievale.
Bene, in un fantasy sarà sicuramente guerra senza quartiere. O per meglio dire, LA GUERRA PIU' TOTAAALEEEH! Non importano i motivi: deve esserci guerra!! Perché? Perché sì, diamine!
Bene, va benissimo, gli uomini si fanno guerra dall'alba dei tempi. Tutto normale. Ma che ne sa l'uomo moderno della guerra? A parte quello che si vede in tv o su internet, cosa ne sa? Puoi chiedere a un iracheno, magari, ma l'autore fantasy 20-30enne europeo, seduto in poltrona, con la tazza di caffè e il laptop e tutto il resto, che cavolo ne sa di guerra?
La risposta è: niente.
Quindi la verosimiglianza degli argomenti bellici che leggiamo è compromessa: se l'autore è stato in guerra, potremmo avere una sua visione personale della cosa; se l'autore si è informato bene sull'argomento, potremo avere una visione teorica vicina alla realtà. Ma solo il primo potrà darci la realtà narrativa che contraddistingue la letteratura. Vale a dire, la realtà oggettiva filtrata dal vissuto di una persona e restituita in una forma "arricchita".
Ad ogni modo, si può soprassedere su tutto ciò. Insomma, è solo un parere personale (come gli altri, d'altronde).
In alcuni romanzi però gli autori, consci della cosa (perché non venite a dirmi che mentre scrivete scene di guerra non provate a immedesimarvi e a scontrarvi contro la dura verità, ovvero che tutto ciò che immaginate non l'avete mai provato sulla vostra pelle), calcano la mano e ci danno dentro con le riflessioni su quanto la guerra sia terribile (scontato) o, la cosa che odio più di tutte, fanno gli uomini/le donne di mondo snocciolando fatterelli sulla guerra appresi su History Channel che, quando non sono scontati, sono proprio discutibili.
Ecco perché ammiro i romanzi fantasy che non trattano (direttamente) la guerra.

#06 - La serietà
Per suscitare un'emozione bisogna essere bravi.
Molti romanzi fantasy si distinguono per scatenare l'effetto opposto a quello voluto. Scene, dialoghi che vogliono essere seri, sul significato della vita, sulla natura dell'essere umano, spesso e volentieri fanno ridere. In senso cattivo. Cioè nel senso che traspare il tentativo, fallimentare, di voler dare spessore a storia/personaggi/scene, tentativo che scatena pietà e disprezzo.
Almeno in me.
Non tanto perché la storia in sé è fantasy, credo sia solo una correlazione (fantasy & tecnica scarsa). Ed è proprio per questo motivo che quando leggo preferisco la comicità al pathos esistenzialistico. Che riesco a trovare in altri autori (non fantasy).

#05 - La componente anti-sociale
Lo so che mi avete capito.
Sei a una festa. Sei un ragazzo single etero e stai parlando con una ragazza, oppure sei una ragazza single etero che sta parlando con un ragazzo. Poniamo che la conversazione si sposti sulla letteratura.
Poniamo anche che uno dei due non è un nerd, giocatore di D&D, amante delle ricostruzioni storiche, ecc.
Sei il ragazzo, e fai: "Sto leggendo - non so se la conosci - una saga di Weis e Hickman. Si chiama Le cronache di Dragonlance. E gli autori l'hanno scritta giocando a D&D! Be' sì, insomma, è figo, c'è questo mago, Raistlin..." Molto probabilmente la ragazza ti ascolterà annuendo, e poi troverà una scusa per andarsene.
Sei la ragazza, e fai: "Guarda, io sto leggendo 50 sfumature di staminch*a, in cui c'è 'sto tipo che cè è troppo un figo, è un inspiegabile miliardario che lavora nell'ambito della cura dell'ambiente, che poi incontra questa ragazza, e bla bla..." Perché sì, 50 sfumature è uno dei fantasy più beceri, come si capisce dalla sinossi. Il ragazzo probabilmente fingerà di ascoltare pensando: "Ci sta o non ci sta? 50 sfumature non è quel romanzo dove si schiaccia? Quindi forse mi sta mandando dei messaggi... Ma sì, ci sta, ci sta."
Nota: ultimamente, con la versione televisiva delle Cronache di Martin, anche le donne seguono GoT (attenzione, la serie tv, non i libri!), e ovviamente il loro personaggio preferito è Daenerys, quindi consiglio ai single rampanti ai cocktail party di snocciolare ammirazione per l'eroina suddetta, per entrare eventualmente nelle grazie delle donzelle.
In ogni caso, non importa quanti fantasy (anche buoni) tu abbia letto: la società ti apprezzerà come intellettual-chic solo se affermerai di leggere vecchiume socialmente considerato onorevole, non so, Joyce, Goethe, Hugo, Hemingway - o se volete incutere timore, andate sulla letteratura russa (non è necessario aver letto veramente questa roba), ma badate, è rischioso: potreste sembrare inquietanti.

#04 - Quattro
Quattro.

#03 - Lo stigma "letteratura da bambini"
Già accennato in qualche punto precedente: il fantasy è per i bambini. Secondo il senso comune.
In alcune librerie i romanzi fantasy li mettono lì, non insieme alla fantascienza, ma insieme a Geronimo Stilton e le Winx.
Ora, dico io, capisco che le copertine, e ok, anche i contenuti, possano trarre in inganno, ma perdio, librai italiani, leggetevi qualche fantasy che non sia Eragon, e rendetevi conto che in mano a un ragazzino di 9 anni potrebbe capitare un libro con un nano (affetto da nanismo acondroplasico) che si chiava una prostituta. [Parlo di Tyrion].
O peggio ancora: potrebbe capitargli un libro di Licia Troisi.
Rendiamoci conto.
Ma il mio biasimo va agli scrittori: mannaggia, impegnatevi a non scrivere delle merdate, che poi mi costringete a sentirmi un cretino, quando vado in libreria per fare l'intellettuale e finisco a spulciare il reparto bambini per vedere le novità fantasy.
E già una volta alcuni anni fa il libraio, mio amico, mi ha detto: "Che ne diresti di leggere qualcos'altro, eh? Basta avere la testa tra le nuvole, questa roba fantasy... eh?"

#02 - Gli autori di fantasy
Il fantasy è la prima dannata esperienza di scrittura che fa la gente.
Purtroppo capita che il risultato di questa prima volta finisca pubblicato.
Autori di fantasy di tutto il mondo riunitevi, così basterà una sola bomba: non è una legge che tutto ciò che si scrive vada proposto alle case editrici. Perché non provate a scrivere riguardo a qualcosa che conoscete bene? Chennesò, il vostro alter ego, con la moglie che gli fa le corna e lui lo scopre e diventa un serial killer. Tanto per dirne una. Storie di vita vera. Prima un po' di allenamento così, e poi vi date al fantasy.
Ma soprattutto, sappiate che pubblicare un libro (pagandosi la propria pubblicazione, per giunta) non fa di voi degli autori di bestseller, quindi sgonfiatevi un po' e se vi piace davvero la scrittura, dateci dentro e mettete da parte il fantasy, che c'è già tanta robaccia in giro.

#01 - I lettori di fantasy
Sono il primo ad ammetterlo.
Il fantasy non ha grande dignità. Potrebbe averne, possiamo citare diversi casi emblematici di come il fantasy sia un genere letterario dignitoso come altri. Ma insomma, non è come la fantascienza: diversi romanzi sci-fi impostati col what if - praticamente tutti - hanno dato all'umanità, oltre alla storia di per sé, vere e proprie profezie, spunti di riflessione, e quant'altro.
E il fantasy? Diciamocelo, poco.
Ciò nonostante, noi, imperterriti, continuiamo a leggerlo. A criticarlo, magari, a lamentarci, ma comunque lo leggiamo.
Poi però incontri lettori di fantasy, pre-adolescenti, adolescenti, magari pure qualche adulto, che dai gusti che esprimono (in fatto di romanzi) capisci subito che non capiscono un cavolo cercano solo dei "surrogati" dei videogiochi. Qualcosa da fare tra una partita a WoW e una ad Assassin's Creed. E poi te lo confermano.
Allora ti viene da pensare: "Perché diamine leggo fantasy? Forse dovrei smettere."

12 commenti:

Dr. Jekyll ha detto...

Non sono un esperto di fantasy, però ne ho letti un po' e sono d'accordo con molte delle cose che hai scritto. Soprattutto sul punto numero 5. Devo dire che anche io mi vergognavo un po' ad ammettere che leggo fantasy, o Harry Potter o fumetti, da Hellboy a Paperinik. Poi si cresce e ci si rende conto della me**a che c'è in giro, a livello "creativo". E ti rendi conto che non bisogna vergognarsi di essere mmm nerd. Una graphic novel trasmette molti più valori di un libro di me**a come quelli di Volo. Un libro fantasy lascia scorrere la fantasia più di un thriller-storico o, meglio ancora, un classico. Il problema è la cecità della società. Bel post, Fede!:)

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Riguardo al #05, non so te, io nel dubbio mi sto zitto, ché nella maggior parte dei casi se mi metto a parlare di letteratura con la gente va a finire male. xD

Dr. Jekyll ha detto...

Di solito con me la lettura è l'ultimo degli argomenti che mi propinano, paradossalmente XD

Epimeteo ha detto...

Un nuovo articolo che finirà su Spaghetti Fantasy? XD

Comunque bell'elenco, anche se io di fantasy sto leggendo roba vecchia (la Sword & Sorcery di Conan, Elric, Corum, ora Fafhrd e il Gray Mouser) e quindi delle moderne schifezze ne so poco, se non da post simili a questo in giro per blog. Sono molto d'accordo sull'eleganza dell'e-reader, anche se non avendo pagine da sfogliare, finisco per sembrare uno zombie che fissa per ore intere un tablet spento XD

Ora però vorrei vedere l'emblema del movimento "W le mezze saghe!" avvolto da una striscia di pergamena con su scritto "Μέγα βιβλίον, μέγα κακόν"... lunga vita alle raccolte di racconti, dico io!

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Oddio, io cominciai a leggere il primo libro della saga di Elric e mi provocò pianto e stridore di denti! >.< Da allora mi son detto: mai più pensare che un fantasy classico sia automaticamente buono.

Vero, i racconti spaccano! Ma anche le novelle, al posto dei romanzoni da 100mila parole e passa. Per esempio, Terry Pratchett è forte, ogni singola novella di Discworld può essere letta a sé, e sfrutta i cliché del fantasy per ottenere comicità e altre idee grandiose. Sì, lui per esempio scrive un bel fantasy.

Epimeteo ha detto...

Moorcock l'ho letto per dovere di cultura fantasy, ma se ti sei fermato al primo libro di Elric posso solo dirti una cosa: beato te XD Pratchett non l'ho ancora letto, ma è molto avanti sulla lista... prima devo finire Fafhrd e il Gray Mouser, poi leggere i quattro libri della Terra Morente di Vance, poi la First Law Trilogy di Abercrombie, Kane di Wagner... Dai, in 100 anni circa, è stato prodotto anche del fantasy ottimo... basta concentrarsi su quello XD Io poi spezzo la lettura del fantasy alternandolo a Bukowski... così, ogni volta che becco un racconto sulle 20 pagine che tratta un'avventura notturna in città medievale, "me se comprano", come diciamo a Roma XD

tapirullanza ha detto...

""Μέγα βιβλίον, μέγα κακόν", ovvero "Se ci hanno fatto una saga, deve essere sicuramente una merda". Non c'è niente di più bello ed elegante degli stand alone. Meglio ancora se si tratta di opere da 50mila parole o giù di lì. Brevi, minimal, soddisfacenti. Come la sigaretta di Wilde."

Potrei averlo detto io. Bravo!

In generale sono d'accordo con quello che dici, ma mi lascia perplesso la parte sulla guerra.
A voler essere rigorosi, nessuno di noi può davvero essere verosimile o autentico parlando di Medioevo, o in generale di qualsiasi periodo storico lontano da noi. Per il semplice fatto che non ne abbiamo mai avuto esperienza.
Questo significa forse che dovremmo smetterla di creare ambientazioni lontane dal presente? Meh. Mi sembra un po' nichilista.

Aldilà del fatto che non ti piacciono i fantasy di guerra (anch'io tendo a evitarli), direi che il problema non è parlare qualcosa di cui non hai esperienza di prima mano, bensì parlare di qualcosa su cui non sei preparato.
Zwei ce lo vedrei benissimo a scrivere un romanzo di guerra medievale (come infatti sta facendo, in teoria). L'importante è che sappia di cosa sta parlando, e che abbia le minime capacità stilistiche e mentali per non snocciolare banalità.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Riguardo al fatto della guerra, ci ho pensato, mentre scrivevo. Sì, è una roba tutta mia, ben lungi dall'essere oggettivamente valida. Si badi però: a me picciono pure, le storie di guerra, il problema è che facilmente possono scadermi nel momento in cui presentano le caratteristiche di cui parlo nel post.
Stavo leggendo The Heroes di Abercrombie (troppo lungo, arrivato a 150 pagine ho pensato di rimandare la lettura a un periodo più tranquillo, magari in italiano): ho apprezzato i momenti divertenti, ho tollerato i "facts" sulla guerra pronunciati da qualche personaggio (sì, lo so, essenzialmente è un romanzo di guerra, non è che uno può aspettarsi altro), però nel complesso, ho notato che gli elementi inerenti la guerra che già sono stati trattati altrove nel mondo della fiction non mi danno granché. Invece, per esempio in Erikson, la guerra (mi) diventa interessante nel momento in cui alla banale pugna pseudo-medievale si accoppiano elementi nuovi (la magia, i maghi e il loro ruolo coerente col resto) o, se non proprio nuovi, sviluppati in maniera interessante.
Non pretendo che mi si dica "hai ragione", più che altro è una mia idiosincrasia, non esente da nonsense! (magari un pizzico di comprensione però lo si può trovare)

Alessandro Fusco ha detto...

Ammetto che il tuo articolo è davvero bello, d'impatto, realistico e non manca di ironia di buon gusto (senza fare di te una persona affetta da "gamberite"). Terrò conto di ogni suggerimento implicito nella mia scrittura di genere e condivido volentieri la pagina su fb ;)

Alessandro Fusco ha detto...

Comunque sul punto 3 mi sento di dissentire: autori che scrivono fantasy per "adulti" ce ne sono quanti ne vuoi, ma credi che un solo grosso editore prenda in considerazione il loro manoscritto per renderlo almeno ben distribuito? No, per la stessa ragione del punto 3: il mercato del fantasy in Italia è considerato dal 90% delle persone per ragazzini. Se non ci credi, prova a mandare qualcosa e vedrai ;)

M. G. Prometheus ha detto...

Alessandro, le cose stanno iniziando a cambiare. "Numero Sconosciuto" di Giulia Besa è stato pubblicato da Einaudi, è un romanzo d'esordio e si tratta di un fantasy decisamente per adulti (la descrizione di Persefone è quasi horror, e in generale c'è parecchia violenza). Per giunta è pure scritto bene! L'ho recensito qui: http://micheleafgreco.blogspot.it/2012/04/recensione-numero-sconosciuto-di-giulia.html

Anonimo ha detto...

Non sono d'accordo con il punto uno, ci sono un sacco di fantasy per adulti e pieni di spunti di riflessione, forse non li hai colti o non hai letto quelli giusti. Io non mi vergognerò mai di leggere fantasy, ma devo ammettere che in Italia vengono pubblicate un sacco di cavolate che non dovrebbero neppure essere chiamate fantasy, per fortuna leggo in inglese e trovo materiale migliore!