giovedì 14 marzo 2013

Impressioni fulminanti | Le tre stimmate di Palmer Eldritch, di Philip K. Dick

La verità è che ho finito di leggerlo più di un mese fa, quindi questa è un'impressione molto a freddo. A malapena ricordo i nomi dei personaggi.
Ora invece mi trovo impantanato con un romanzo fin troppo lungo, di cui parlerò sicuramente in futuro. Appena lo finirò.
Tipo l'anno prossimo.
Le tre stimmate di Palmer Eldritch è stato recensito e consigliato da Tapiro in questo post, andatevelo a leggere. Io qui ci spreco giusto due parole.

Nel complesso, Le tre stimmate è un bel romanzo, nel senso che vale la pena leggerlo, non è tempo perso.
D'altro canto i suoi contro quasi bilanciano i pro.
Le idee sono molto interessanti. Il Can-D, il Chew-Z, il terraforming di Marte, i precog, la figura di Palmer Eldritch.
Lo stile di Dick è anche abbastanza buono, come sempre essenziale e mirato allo sviluppo della storia. Più o meno.
Ok, diciamo le cose come stanno. Dick da un lato dipinge il background della storia senza spiegazioni (il surriscaldamento globale, i ricchi che vanno in Artide per stare più freschi, i DJ sui satelliti che trasmettono informazioni - questo poi visto da noi del "futuro" è divertentissimo, visto che i disc-jockey praticamente sono costretti a stare nei satelli che orbitano e trasmettono limitatamente all'area che stanno sorvolando), dall'altro si mette a rigurgitare informazioni su altri punti, veri e propri infodump con tanto di wall of text; un po' di questi provengono dal narratore, un po' dai dialoghi.
E proprio riguardo ai dialoghi: ci sono momenti di "rivelazione" in cui i personaggi pensano e/o danno voce a monologhi filosofici d'impronta esistenzialistica. Sembra quasi che escano dai loro panni per speculare un po' sul Sé, sulla percezione soggettiva del mondo, su ciò che è reale e ciò che non lo è, e via discorrendo.
Accanto a questo, alcuni personaggi si comportano in maniera totalmente assurda.
Mayerson, il protagonista, prende decisioni palesemente impulsive e irrazionali. Non persegue né un obiettivo preciso né compie scelte influenzate dagli affetti. Ho avuto come l'impressione che Dick non sapesse bene come muovere quel tal personaggio in quel tal luogo, e l'avesse quindi semplicemente preso e messo lì senza tanti complimenti.
Per ultimo, com'è evidente, alcune idee forti del romanzo non sono ben spiegate. Il progetto Perky Pat non si capisce bene cosa sia, Dick fa discutere i personaggi a riguardo, li fa agire, ma nella maniera più oscura per il lettore. Allo stesso modo il funzionamento del Can-D relativamente al Perky Pat non è chiaro, e la cosa che appare più chiara è il funzionamento del Chew-Z... Finché a un tratto non si contraddice.
Infine, la storia è (letteralmente) sconclusionata. Ci sono questioni irrisolte, personaggi che semplicemente scompaiono e il finale è brusco, si interrompe senza dare tante spiegazioni.
A parte questo, comunque, il romanzo scorre, le idee spingono a leggere e a parte cadute di braccia causate da infodump e soliloqui esistenziali, si legge con interesse.
E grazie a Dio Dick non è prolisso.

2 commenti:

tapirullanza ha detto...

Sono contento che, problemi a parte, il libro ti sia piaciuto^^ E' davvero una di quelle storie che ti rimangono impresse; i dettagli si offuscano ma le cose cruciali rimangono, anche a distanza di anni...
Ciò detto, hai ragione su praticamente tutti i problemi che lamenti. L'unica cosa su cui non sono d'accordo è la critica al comportamento dei personaggi. E' vero, i personaggi di Dick spesso agiscono in maniera irrazionale, apparentemente non consequenziale; ma è proprio in questo che sono particolarmente "vivi".
Gli esseri umani sono fatti così. Dicono una cosa e poi ne fanno un'altra. Ci ripensano. Ciò che conta è che la loro logica sottostante sia coerente, e quella di Mayerson lo è. Mayerson è dipinto come un infelice. Ha passato tutta la sua vita a voler far carriera, a voler essere il primo, e a metterla in culo al prossimo per questo. Ma è stressato e insoddisfatto, si odia, tutto questo viene suggerito e a volte anche esplicitato fin dall'inizio.
Sicché, quando gli si presenta l'apparente obbligo di "cambiare vita", di punirsi e quindi di redimersi con il purgatorio di Marte, Mayerson lo fa. E anche quando ha la possibilità di tornare indietro, ormai ha fatto il primo passo: ormai gli è chiaro che la vita di prima lo disgustava e che potrebbe cambiarla. Non necessariamente in meglio, ma almeno cambiarla (e poi ricordiamo che si vuole punire, per come si è comportato con l'ex-moglie, con Bulero, per quello che è diventato).
I monologhi esistenziali in bocca sua hanno senso perché è un insicuro che cerca un nuovo scopo nella vita e un nuovo posto nel mondo - quindi ha bisogno di porsi questo interrogativo (e poi l'ambiente marziano è particolarmente adatto alle elucubrazioni melanconiche xD). Quanto ad Anne, anche lei si presta, ma lei è un personaggio dipinto come idealista e riflessivo fin dall'inizio...
Sarebbe strano se fosse un praticone come Bulero a lanciarsi in queste speculazioni, e difatti Bulero non lo fa praticamente mai; lui è un personaggio attivo, pragmatico, l'opposto di Mayerson che invece è sempre rappresentato come riflessivo, indolente, indeciso (come quando all'inizio del libro non trova il coraggio di andare a salvare Bulero e non fa niente).

I personaggi di Dick si comportano in modo irrazionale e contraddittorio con il loro carattere e le loro motivazioni "apparenti", ma in realtà sono interiormente consistenti. O così mi sembra.

Federico Russo "Taotor" ha detto...

Tengo a ricordare che tra questa impressione e la lettura del romanzo è passato un bel po' di tempo, quindi può darsi benissimo che le motivazioni sottostanti ai personaggi mi siano sfuggite e abbia fatto di tutta l'erba un fascio.
Mayerson lo ricordo come un depresso nichilista, e il fatto che ricopra una carica importante che poi decide di buttare al vento si può giustificare, a mio avviso, come una drastica caduta dell'umore (tant'è che lo conosciamo all'inizio che ha appena giaciuto con la tipa, ma poi per il resto è una specie di zombie-emo). Le motivazioni che riferisci - di redenzione ecc. - non mi appaiono tanto evidenti (nella memoria), per questo motivo mi sembrava più un pretesto che un "pilastro" per lo sviluppo della storia.
Molti autori oltretutto hanno i loro prototipi di personaggio, cioè spesso si fissano con dei modelli e certi personaggi sono uguali da romanzo a romanzo. Infatti dopo aver letto Le tre stimmate noto affinità col comportamento di alcuni personaggi di Dr Bloodmoney - sembrano quasi dissociati.
Ad ogni modo, ripeto, non ho trovato "naturale" il comportamento di certi personaggi, nel senso che nonostante tutto mi sembravano guidati dalla grande mano divina dell'autore, piuttosto che avere delle forti spinte all'azione.