mercoledì 6 luglio 2011

Impressioni | Assault Fairies, di Chiara Gamberetta


Assault Fairies è il romanzo con cui Gamberetta inaugura il nuovo genere (da lei inventato - ma io ci vedo la pesante influenza dell'esimio Duca!) del Military Aetheric Fairypunk.
Rimando al post specifico della crostacea per precisazioni e commenti alla diretta interessata.
Ammetto che all'annuncio dell'uscita di Assault Fairies ero tutto trepidante e l'ho scaricato in tutti i formati possibili (letto in ePub sul mio "nuovo" Cybook Opus: una goduria, e ora mi sembra assurdo che pochissimi possiedano un marchingegno simile).
Non so se il giudizio maturato sia dovuto a una possibile Anticipatory Attitude Change¹ o a un sincero parere personale scevro di pregiudizi (positivi o negativi).
Fatto sta che non mi sono trovato davanti a ciò che mi aspettavo.

Meglio ordinare tutto in una lista dei pro e contro in simultanea.


- Tecnica
[Pro.]
Molto show e niente tell. Termini adatti allo scopo prefisso, ritmo incalzante.
[Contro]
Troppo show, anche quando non serve. Ci sono scene "meccaniche" in cui si mostrano tante di quelle cose che il lettore è costretto o a conoscere nei dettagli il funzionamento del macchinario (e quindi può leggere in fretta senza intoppi, figurandosi tutto in testa), oppure deve fermarsi e riflettere su ogni parola - ma anche così la scena è probabile che rimanga oscura.
[Pro.]
Uso della prima persona e uso del presente. Chiunque abbia letto un manuale di scrittura saprà che la prima persona dà credibilità alla storia, favoriesce l'immedesimazione nel personaggio, e nel complesso insieme all'uso del presente la lettura viene facilitata.
[Contro.]
L'uso di una prima persona al di fuori di uno stile biografico/diaristico è rischioso: limita i pov a quello del protagonista, quindi restringe la visuale degli eventi e delle informazioni al lettore, nonché lo spettro della storia - soprattutto quando è così ricca di elementi -, e a mio avviso, in questo caso, riduce la potenza del racconto.
Oserei aggiungere che la prima persona non giustifica gli infodump; i pensieri infodumposi della protagonista non sono credibilissimi, ma si possono accettare senza problemi. Tuttavia l'infodump non compare proprio quando dovrebbe (per esempio, per spiegare svariati meccanismi troppo mostrati, o per definire le svariate strutture dimensionali, ecc.)

- Background
[Pro.]
L'ambientazione "storica" non si sente granché, nel senso che l'elemento fantastico prevale su tutto - basti pensare che il mondo è filtrato dal pov della fata. Ma è preferibile così, dato che le fatine sono più importanti dello squallido mondo degli umani.
L'ambientazione è ricchissima di spunti interessanti, sia dal punto di vista tecnologico che da quello fantastico.
[Contro.]
Non mi è stata molto chiara la natura della magia delle fatine. Cambia la realtà o è pura illusione? Ovviamente non è pura illusione, visto i modi in cui viene usata, ma allora mi chiedo perché in certe occasioni non è stata sfruttata? Esempio random con SPOILER: quando le fatine usano la posta pneumatica per essere trasportate (idea mitica), non dovrebbero avere nulla da temere per la loro incolumità: la magia potrebbe risolvere tutto, dalla mancanza di aria agli spigoli appuntiti. Forse l'esempio non è dei migliori, ma a mio avviso tante situazioni potevano verificarsi diversamente, con un uso intelligente della magia. /SPOILER
Altro contro, la ricchezza di elementi retrofuturistici è un'arma a doppio taglio. Nel modo in cui vengono presentati mi sono sembrati un'accozzaglia enorme di cose, e questo mi ha portato ad apprezzare molto alcuni elementi e a storcere il naso ad altri (e.g., l' "Inception" fatato).

- Personaggi
[Contro.]
Lo ammetto, le fatine non le ho distinte l'una dall'altra. Volendo, non potrei neanche votare la mia fatina preferita, perché l'unica davvero caratterizzata è la dinamitarda - ha il suo perché, alias l'esacerbazione dei tratti comici, una sorta di caricatura che non risulta affatto poco credibile perché, diamine, è una fatina!
Le altre fatine non le ricordo affatto. Ricordo che le loro magie avevano odori diversi, forse anche i capelli erano diversi, ma il problema è che non sono state propriamente caratterizzate.
Come ben sappiamo, quando i personaggi sono diversi è bene ricordare al lettore le loro caratteristiche. Per quanto possa risultare noioso all'autore, sarebbe troppo semplice fare un ritratto veloce nella presentazione del personaggio e lavarsene le mani per le pagine restanti.
La caratterizzazione risulta tanto più efficace quanto più rimane costante nelle pagine. Basta poco, per esempio ribadire che Fatina X ha i capelli verdi e lunghi (o corti), a pagina 10 si può dire che il vento glieli sbatte contro il viso, a pagina 15 si può dire che la fatina se li liscia nervosa, a pagina 17 che se li scosta dalla fronte ecc.
Non è difficile, ma ci vuole pazienza e capire che l'attenzione del lettore è fluttuante.
[Pro.]
I conigli fumatori sono i personaggi meglio caratterizzati. Dico sul serio: sembrano vivi, hanno una loro personalità, si comportano in maniera "naturale" nella storia. Sono il capolavoro del romanzo. Gli altri personaggi risultano piuttosto vuoti, privi di sentimenti veri e propri.

- Flashback / Cambi di scena
[Pro.]
La presenza di diverse dimensioni è figa. Soprattutto la flessibilità con cui una fatina può passare dall'una all'altra. Apre una marea di possibili sviluppi ( [contro.] sviluppi che nel romanzo sono stati affrontati in maniera concentrata, un po' come un caffè ristretto in una tazzina all'italiana, contro la possibilità di un bel cappuccino in bicchiere di carta da 250ml con schiumetta, panna, cacao e cioccolato liquido alla Starbucks, un insieme di sapori da gustare a lungo).
[contro.]
Per la prima parte del romanzo non capivo se la protagonista fosse sempre Astride (nome che ho memorizzato a metà opera) o se ci fosse un cambio di pov. Dopo che ho capito, ho cominciato a confondermi con le diverse dimensioni, ho realizzato che la fatina può andare nell'Aldilà, poi nelle menti altrui, poi in una dimensione diametralmente opposta a quella umana ma altrettanto indipendente, il Reame fatato. Però ormai era troppo tardi: se l'avessi capito subito avrei gustato meglio tutto il resto.

Conclusioni
Tirando le somme, Assault Fairies è un romanzo scritto bene e con ottime idee. La pecca, a mio avviso, sta nell' "approccio" con cui è stato sviluppato. Sembra che il riflettore sia puntato più sulle idee che sulla storia, e più sulla tecnica che sull'ispirazione. Credo che se si fosse prestata maggiore attenzione alla storia in sé, al suo sviluppo, e se si fossero usati gli altri elementi come strutture gregarie, piuttosto che come motore principale, il risultato finale sarebbe stato di gran lunga migliore.
Inutile dire che raccomanderei ugualmente di leggerlo, a chiunque; la qualità di uno scritto in prosa si può vedere dalla prima pagina (oserei dire dalle prime righe, ma non voglio sbilanciarmi). La qualità di Assault Fairies si vede dalle prime righe, e questo basta a preferirlo al 90% dei libri che si trovano in libreria.
Con la differenza che questo è gratis.


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¹ - In Psicologia Sociale, è un fenomeno che si può verificare in risposta a un messaggio persuasivo o a un compito relativo a un giudizio (persino un parere), per il quale le persone (i soggetti) tendono a cambiare preventivamente il loro atteggiamento riguardo a qualcosa - anche contrariamente alle loro credenze precedenti - in risposta a uno stimolo esterno, sostanzialmente per non fare la figura degli allocchi, per puro "anticonformismo" nei propri riguardi, ecc.
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Link utili
[in realtà solo uno]

7 commenti:

Simone ha detto...

Ogni cosa è meglio del 90% dei libri che trovi in libreria (e del 99,9% di quelli che trovionline). Che cavolo di giudizio hai dato?! ^^

Simone

Federico Russo "Taotor" ha detto...

La Bookeen mi paga per incentivare il mercato dei lettori eBook! xD

Simone ha detto...

Be', l'impressione che dai tutto sommato è quella eheh ^^.

Simone

Aacroma ha detto...

Dato una scorsa allo scritto... Devo dire diplomaticamente che non mi entusiasma. Forse è l'argomento. Forse è la scrittrice XD.
Fatto stà che a pag. 5 ho mollato, e devo dire che quanto ho letto non mi invoglia a continuare.
Grazie cmq per la segnalazione

Saluti

Michele A. F. Greco ha detto...

Bella recensione, concordo su varie cose.
Qui trovi la mia ;)

kurdt ha detto...

Suvvia, quel libro è una merda fusa.

Se Gamberetta lo avesse recensito, ci avrebbe vomitato sopra.

Hendioke ha detto...

Vomitato sopra non credo ma certo una mezza pagina di rant per il grossolano errore della fatina che, in Inghilterra, si offende perché non le viene dato del lei le sarebbe scappata XD

Condivido pienamente la rece di Tautor. Lo stile di Gamberetta è chiaro, diretto e immersivo, come ha sempre predicato si dovrebbe fare, e permette al lettore una totale immersione nella mente di Astride. Peccato che si resti intrappolati dentro!

Per tutta la lettura Astride è molto più un filtro fra il mondo narrativo e il lettore che un canale che li metta in contatto. Ci sta che un ufficiale determinato e improntato all'azione rifletta poco, si curi poco dei particolari di quanto gli sta attorno e interagisca sbrigativamente con chi gli sta accanto, in questo G. è stata molto coerente.
Peccato però che in questo modo mentre Astride bene o male è ben costruita e resa come personaggio, e anche le sue motivazioni interiori e il suo animo sono ben resi (anche se quei cavolo di flashback all'inizio sono peggio delle montagne russe), tutto il resto passi in secondo piano. Sembra di star seguendo le avventure della protagonista in un teatro di ombre cinesi, tutto quello che non è Astride è piatto e, alle volte, pure tirato via.

Penso che la scelta di non avere narratori esterni e di avere un solo POV le si siano ritorte contro. Se ogni tanto il POV fosse passato alle altre fatine o anche solo a una cacchio di comparsa ogni tanto (non credo sia peccato usare POV secondari per fornire una panoramica su un luogo o un fatto...il peccato e usarli male) sarebbe stato 5 volte più bello senza nemmeno troppi sforzi.

Inoltre queste scelte si ripercuotono non solo a livello stilistico sull'immersione del lettore nell'opera ma si ripercuotono anche a livello di trama. Faccio un esempio (SPOILER)

Capisco che l'infodump e i tempi morti son da evitare come la peste e quindi Astride non si fermi mai a riflettere e la cosa più vicina al pensare che faccia sia ricordare e analizzare i ricordi, ma quando arriva ad afferrare Anemone per il collo chiedendole per chi lavori non mi avrebbe fatto schifo qualche punto precedente nel testo che spiegasse i suoi sospetti.
Per tutto il libro Astride è sì inquietata dalla freddezza di Aneomone che le viene dall'esser stata nei terribili servizi segreti, ma è anche ammirata delle sue capacità e comunque da nessuna parte ci viene fornito anche il minimo indizio che Astride stia pensando che Anemone la spii per conto di qualcuno o che tutto il suo ingaggio sia un trucco architettato da qualcuno.
Eppure, a uno sputo dalla fine del romanzo, la affronta brutalmente con accuse ben precise. Perchè? E' straniante. E' come se Robin Hood verso la fine del libro pestasse Little john in testa, lo legasse a un albero e gli chiedesse di confessare d'essere una spia di Giovanni. WTF?

Insomma per me è in una scala anoobiana è un 2/5. 1/5 se consideriamo che è il primo di una trilogia, di un'autrice che ha bestemmiato regolarmente per 4 anni dietro alle trilogie XD